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di Marcello Pili*
(Il Sole 24 Ore 8.7.86)
La propensione al risparmio aveva sbalordito positivamente gli osservatori dell’economia italiana negli Anni ’70. Insieme a molti altri eventi positivi quali la capacità imprenditoriale dell’economia, la buona conduzione della politica monetaria e dei cambi, l’economia sommersa, la propensione al risparmio aveva fatto da contrappunto a fenomeni negativi quali una elevata inflazione, la vulnerabilità energetica del paese, una tribolata situazione del mercato del lavoro e una forte tensione che ha avuto conseguenze di natura anche non economica.
L’elevato livello del risparmio aveva mosso discussioni intorno al suo impiego più appropriato, rivolgendo l’attenzione verso l’indebitamento progressivo e crescente della pubblica amministrazione.
Inutile dire che gran parte delle discussioni erano identiche a quelle che hanno interessato il dibattito pre-Keynesiano sul bilancio in pareggio.
Il deficit pubblico, insieme con Keynes, richiede un punto di vista meno bigotto, senza ammiccamenti alla gestione del buon padre di famiglia, visto che il privato e il collettivo non sempre richiedono gli stessi criteri di giudizio.
Il problema di quale deficit, e del contenuto della spesa, invece, sarebbe stato un ottimo argomento di discussione. Il problema dello spiazzamento degli investimenti privati va visto con l’ottica del tasso esogeno, determinato dalle esigenze di riequilibrio della bilancia dei pagamenti, e ottenuto anche tramite la spinta dell’indebitamento pubblico, ma non determinato da questa.
Tralasciando questo discorso che ha assorbito anche troppo energie negli anni passati, vediamo l’andamento della propensione netta al risparmio delle famiglie italiane nella versione Sec (famiglie più imprese familiari) e nella versione normale dei conti finanziari (famiglie in senso stretto).
Tale propensione ha preso a salire dal 1970 progressivamente, per restare su livelli elevati (20% circa) per tutti i successivi anni ’70.
Le due serie presentano leggere differenze dovute alla presenza del risparmio delle aziende familiari nella versione Sec delle famiglie.
L’andamento più interessante è quello relativo alle famiglie in senso stretto che consente di riferire i valori alle famiglie a cui normalmente si fa riferimento.
L’andamento evidenzia un rialzo che porta il valore intorno al 20% dal 1973 al 1979. Dal 1979 la propensione al risparmio riprende a scendere in corrispondenza del terzo shock petrolifero dopo gli aumenti del 1973 e del 1976-77.
La coincidenza col terzo shock petrolifero è netta e la diminuzione prosegue per tutto il tratto discendente dal ciclo 1979-1983.
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Quattordici anni di grandi risparmi Propensione netta al risparmio delle famiglie italiane (valori %) |
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Anni 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 |
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F sec 18,4 19,9 21,1 20,8 19,8 22,2 21,9 21,3 22,5 21,7 19,7 19,7 19,2 18,2 |
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Fss 15,5 16,7 17,5 18,2 16,4 18,4 18,5 19,6 20,1 19,8 17,6 17,9 17,5 15,5 |
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F sec - Famiglie più imprese familiari Fss - Famiglie in senso stretto |
Accumulazione a MezzogiornoPropensione netta al risparmio (1) nelle regioni meridionali (valori %) |
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1978 1983 1978 1983 |
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Abruzzo 29,6 26,7 Calabria 32,4 29,4 Molise 33,7 39,3 Sicilia 19,5 18,9 Campania 22,3 19,9 Sardegna 25,1 24,1 Puglia 30,5 31,0 Italia 20,1 15,5 Basilicata 37,0 42,2 |
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(1) Versione Fss = Famiglie in senso stretto |
L’andamento regionale della propensione al risparmio delle famiglie in senso stretto mostra una discesa che si muove dal 1978 (anno dei massimo della propensione al risparmio in quasi tutte le regioni) fino al 1983.
L’andamento della diminuzione per regioni mostra una netta differenza tra il comportamento delle regioni del Centro-Nord e quelle del Sud.
Le regioni del Centro-Nord hanno una riduzione della propensione al risparmio (in percentuale, per gli anni 1978-83) che è legata alla percentuale di popolazione abitante nei centri urbani con oltre 200mila abitanti.
Per le regioni del Sud, viceversa, la relazione tra queste variabili non esiste, la propensione al risparmio non scende e pertanto non c’è relazione col peso della popolazione nelle città con oltre 200mila abitanti.
Questi risultati fanno pensare che la caduta della propensione al risparmio nello shock del 1979 e relativo ciclo sia il risultato di uno shock durissimo che ha trovato il paese già sull’orlo della sopportabilità.
In precedenza la sopportabilità era stata ottenuta con la fiscalizzazione di alcuni costi, quali quelli delle comunicazioni e dei trasporti che al 1970 rappresentavano il 4,8% del reddito disponibile e al 1978 il 4,5%; e che successivamente hanno preso a rincarare raggiungendo il 6,1% del reddito disponibile nel 1983.
Questi aumenti, insieme a quelli diretti dallo shock del 1979, hanno avuto l’impatto maggiore sulle aeree urbane del centro-nord. La indifferenza dell’area meridionale è da ascrivere al diverso impiego del sistema di trasporto pubblico nelle aree urbane e ai molti meccanismi di isolamento delle variazioni del sistema economico.
Quasi tutte le regioni meridionali hanno infatti continuato ad avere una propensione al risparmio più elevata delle altre regioni. La dicotomia Nord-Sud continua ad operare nel bene o nel male.
L’isolamento dai meccanismi di variazione del sistema economico da un lato allevia lo stress da sopportare nel breve periodo, dall’altro non dà indicazioni sulle trasformazioni richieste nel lungo periodo e che si cerca di realizzare, poi, tra molte difficoltà.
*dell’Università di Roma