L’ECONOMIA DEL LAZIO
(Il Corriere della Sera 4.1.86)
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Nella regione Lazio è localizzata una importante quota della struttura finanziaria del Paese.
Vi sono localizzate molte importanti sedi centrali di istituti di credito ordinario e speciale.
Tale localizzazione comporta per l’area romana importanti conseguenze sia produttive che occupazionali: il settore ha un alto se non altissimo valore aggiunto per addetto ed ha un’alta intensità di lavoro rispetto all’uso del capitale.
Tutte queste considerazioni fanno apparire il settore nel Lazio come un settore rilevante sia in assoluto che in rapporto al contributo degli altri settori.
Il fatto che questo abbia poi una importante quota localizzata nel centro storico di Roma rende i problemi di fruizione produttiva e di accessibilità dell’area, di cui oggi si parla, rilevanti anche per il settore produttivo qui menzionato.
Della funzione dei servizi del Centro ci si può occupare un’altra volta mentre qui si mette a fuoco il contenuto dell’attività finanziaria che si esplica nella regione.
L’attività finanziaria nel Lazio vede ridursi il ruolo che essa aveva rispetto al Paese.
In questi ultimi dieci anni tale riduzione di ruolo è stata consistente e può essere vista mediante un coefficiente di localizzazione regionale che si presenta con i risultati che qui vediamo[1]:
1974 1984
Lombardia 1.71 1.71
Lazio 2.04 1.50
L’andamento declinante del coefficiente di specializzazione è derivato da una riduzione del ruolo che il settore pubblico localizzato nella regione (enti locali o localizzati ma appartenenti alla amministrazione centrale) ha nei confronti del sistema bancario del Lazio. Ciò è in conseguenza di un richiamo dei fondi di molti enti pubblici alla tesoreria centrale come conseguenza della normativa che impegna molti enti a fruire della tesoreria centrale del Tesoro.
Questo calo di ruolo è accompagnato dalla riduzione dell’impegno relativo di finanziamento all’economia nel Lazio, fatto questo dovuto all’indebolimento dell’economia del Lazio che si è manifestato via via in questi ultimi dieci-quindici anni.
La perdita di ruolo del settore finanziario e dell’economia in complesso ha portato la riduzione della detenzione dei depositi bancari se considerata in rapporto alla dinamica nazionale (quota).
Tale quota si evolve nella regione Lazio e nella provincia di Roma rispetto alla regione Lazio ed al Paese nel seguente modo:
Dep. Fam. 1974 1984
Prov. Roma 0.85 0.81
Lazio
Prov. Roma 0.075 0.070
Italia
L’andamento indica che la perdita di ruolo della regione è largamente ascrivibile alla riduzione del ruolo che la provincia di Roma ha sul resto del Lazio e sul Paese.
Il fatto è in sintonia con l’andamento del settore reale e la relazione diretta tra crescita di ruolo economico e crescita del ruolo finanziario risulta valida e si verifica mediata dalla sola variazione della propensione al consumo nelle regioni, con l’aiuto della quale aumenta il grado di comprensione della relazione stessa.
La variazione della propensione al consumo del Lazio, (che si verifica in misura equivalente alle altre regioni incorporanti importanti aree urbane, eccetto la Campania, dove per la presenza di Napoli, l’aumento della propensione al consumo è alta) aiuta a spiegare la caduta dei depositi delle famiglie.
In particolare, se si assume che la gran parte della variazione della propensione al consumo nella regione Lazio deriva dalla variazione nell’area urbana di Roma, si può vedere che per varie ragioni nelle aree urbane più che altrove si è ridotta la capacità di risparmio delle famiglie.
Questo fatto è un riscontro ai problemi che nell’area urbana di Roma sono rilevanti ma non al fatto che l’approccio produttivistico tradizionale (localizzazione delle iniziative produttive e stimolo alla occupazione) è necessariamente l’unico da perseguire in una realtà di forte presenza del terziario e di alta potenzialità delle centralità.
La potenzialità delle centralità vanno quindi studiate tenendo presente che in questo settore il valore prodotto è altissimo e che la determinazione di questo è impedita o ridotta dalle ridotte possibilità di fruizione delle centralità a fini di aggiunta di valore.
Si può dire perciò che l’area di Roma deve essere vista come area in temporaneo declino ma con altissime potenzialità. Ciò a condizione che si riesca ad individuare bene la sostanza di tali potenzialità che sono le centralità e le fruizioni delle centralità .
Marcello Pili
(Cattedra di Economia applicata Università di Roma)