Berlusconi: un processo di eresia

 

 

         In tempi apparentemente moderni Berlusconi viene fatto oggetto di un processo politico di eresia.

La colpa è l'iniziativa liberale che lui aveva intrapreso non pensando che in Italia ci sono processi di eresia.

Chi dice che la terra non è piatta o che i cittadini hanno delle libertà, come quella economica ed al proprio benessere, viene processato per eresia come monito a tutti i cittadini, (colpirne uno per educarne cento???)

Già da trent'anni la libertà economica è eresia perché i giovani e le strutture non legali ma di fatto (sindacati) sono anticapitalisti, cioè antibenessere, antilibertà.

L'esito dell'anticapitalismo dalle Brigate Rosse in giù, fino alle odierne Brigate rosse, è sempre la disoccupazione.

L'anticapitalismo si traduce quindi in antioccupazione, e dà il consenso elettorale al programma di povertà e di sofferenza.

Questa diventa la base di voto per la politica anticapitalistica ulteriore e successiva.

Si produce sofferenza sociale perché il partito della sofferenza sociale cresca di voti e possa sfasciare l'economia ulteriormente con altre misure anticapitalistiche.

Si vede così che l'accusa di Eresia al capitalismo e a chi la difende (Berlusconi) è sufficiente a produrre una realtà di sofferenza generalizzata per i bassi redditi (fame) e la violenza (della Pubblica Amministrazione e diffusa) che sono la base per un impianto confessionale dello stato dove il benessere è peccato e lo stato liberale laico fonte del diritto e della libertà viene scalzato dagli stati di fatto come beni assoluti (e che beni assoluti!) quali sindacati e povertà che portano al dominio della chiesa e i suoi principi antibenessere in terra.