ELEZIONI E MALESSERE
La
democrazia è la forma più soddisfacente di gestione della vita collettiva, ma
già dall'antico si annoverava la sua degenerazione chiamata demagogia (cioè
tirannide). Oggi noi abbiamo in Italia la demagogia come forma di corruzione
della democrazia e la sostanza della dittatura.
Il
voto in antico era riservato agli aventi un reddito autonomo sufficiente per non
sentire i condizionamenti e i ricatti nel voto, cioè a chi era in grado di
esprimere un voto libero e poteva valutare il bene collettivo senza essere
oppresso dalla impellente necessità o bisogno, o disagio, che porta ad
accettare la politica di chi provvede, a questo fabbisogno minimo di sussistenza
(es. Pds, partito di dominio della sinistra).
Oggi
in Italia la gran parte dei voti comunisti non rispetta la condizione di
indipendenza economica di chi li esprime, per cui questi voti sono da
considerare condizionati.
Questo
"piccolo particolare" viene ora taciuto dalla propaganda comunista che
da a intendere che la cosa pubblica è cosa che si gestisce con concetti
semplici che anche i proletari possono capire, o i ragazzi che hanno appena
diciotto anni.
Ciò
che per loro c'è da capire è tutto qui: il comunismo è bene e il borghese, il
liberale (spinto eh!), è male.
E'
evidente che per bere questa menzogna bisogna ricorrere alla poca cultura, detta
anche ignoranza, alla giovane età, alla dipendenza economica.
I
comunisti con la loro organizzazione sindacale privilegiano "i
dipendenti" e ora hanno ormai aggredito altre forme di
"dipendenti" non propriamente lavoratori: i pensionati.
La
ricerca del maggior numero di dipendenti viene fatto mediante l'aumento di tutte
quelle persone che hanno difficoltà.
L'amore
per i poveri si spinge fino al volerne aumentare il numero, amore che è
riferito anche alla chiesa. "Très Saint-Père, l'Eglise aimeraitelle à ce
point les pauvres qu'elle cherche à en faire davantage, par crainte d'en
manquer?!!" (Santo Padre, la chiesa amerebbe a questo punto i poveri che
cerca di farne di più per paura che gliene manchino?!!). Dieu est contre
l'economie? (Lettre a Jean Paul II), J. Paternot, G. Veraldi 1988. Così il
partito comunista ha come attività politica quella di creare maggior danno
possibile per aumentare in maggior numero le persone dipendenti che lo coteranno.
Così
il regime demagogico è in tutto uguale a quello dittatoriale dove il consenso
è estorto con la paura e la minaccia di danno.
Nel
caso italiano la minaccia di danno ed il danno medesimo viene prodotto contro
tutti gli avversari politici dei comunisti tramite le tasse e poi non con la
legge contro i nemici ma l'abuso di legge che è ancora diverso, imposto come
legge.
In
Italia si finisce per indicare "doppiopesismo" o "strabismo
giudiziario" delle cose gravissime, invece la mancanza dell'equità
comporta che la democrazia non c'è ma c'è la dittatura. Quando la Giustizia
perde la bilancia resta con la spada, che è l'arma dei sicari. Per cui o la
giustizia opera contro tutti uguali per la legge oppure è la dittatura della
parte esonerata sugli altri che non subiscono le leggi ma l'abuso delle leggi.
Credo
che nessuno possa dire ormai che in Italia non c'è un regime e sempre più lo
sarà se non si pone l'obiettivo di far cadere questo governo che è come porsi
l'obiettivo della libertà, dato che questo regime si sta instaurando in tutta
Europa.
Se
qualcuno dice "il regime non c'è, se no io non starei in Bicamerale",
diciamo che questo può derivare dallo spessore delle lenti affumicate. Ora che
con queste tremende votazioni si è visto il risultato elettorale di regime, di
voto non libero, di voto condizionato dalla povertà creata dal governo tramite
la tassazione senza limite che crea schiavitù, la minaccia di agire fuori dalle
leggi impunitamente, abbiamo il voto come atto di sottomissione al tiranno per
scongiurare maggiori danni.
Questi
maggiori danni sono un'azione del tipo di quelle fatte a Berlusconi che possono
essere fatte a chi non si adegua non al conformismo signori, ma alla
sottomissione.
Colpirne
uno per educarne cento. Questo è il programma di oggi come allora. Bene fa il
nostro amico Direttore Diaconale a sviscerare la sostanza del rapporto mafioso
che c'è contro la stampa libera, ridotta quasi a niente. Per gli altri settori
quali economia, assistenzialismo, sindacalismo sono apprezzati contributi.
Il
regime mafioso o tirannico articola i rapporti di ricatto e di sottomissione in
violazione di ogni costituzione e di legge. Questo fatto è non contrastato nel
paese che ha inventato la mafia e la usa, e il voto è atto di sottomissione.
Così se in Sicilia comandasse la mafia il voto sarebbe a favore quasi al 100%
come sarebbe a Cuba o in un regime fascista e come è lo stato.
Stiamo
andando rapidamente verso la situazione in cui non si potrà più dire che siamo
in un regime e non vorrei che un Montanelli ci dicesse che il regime non c'è
allora perché nessuno si lamenta, dopo che si è detto che il regime non c'è
perché lo si può dire.
*Docente dell'Università
"La Sapienza" di Roma