MA RESTA L’INCREMENTO DELLA SPESA IL NODO CHE IL GOVERNO DEVE SCIOGLIERE

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Marcello Pili*

(l’Indipendente 18.5.93)

 

La relazione sulla situazione economica del Paese è un’occasione eccezionale che consente di fare il punto sui fatti, diradando la nebbia e il fumo delle chiacchiere di quella mistura di poco senso che è la gestione politica dell’economia. Tale occasione è motivo di sollievo per chi vede la conferma o no delle proprie opinioni su un testo sottratto finora alle manipolazioni. Così anche per un “tecnico” c’è la possibilità di vedere i dati effettivi su cui si discute tutto l’anno per ammiccamenti, proiezioni, interpretazioni, e per chi è più pleonastico per scuole di pensiero. Dalle belle tavole di questa relazione si ricavano informazioni importanti, che mettono in evidenza come durante l’anno le discussioni siano largamente a vanvera.

Prendiamo, per esempio, i dati del bilancio pubblico (Pubblica Amministrazione) (Tabella 1) da dove si vede che il deficit nel 1992 è inferiore a quello del 1991 (143mila miliardi contro 146mila) e che quindi l’obiettivo del Tesoro di riportare a 140mila miliardi il deficit è praticamente raggiunto. Ma allora di che cosa parlavano quelli che durante l’autunno alzavano la voce per altre stangate? Di niente. Una volta doppiato il Capodanno li abbiamo risentiti non più parlare di (o verificare il) passato ma subito precipitarsi su un nuovo (?) argomento – la stangatina – di cui ci stanno riempiendo i giornali. Nessuna verifica, nessuno controlla, e sulle discrepanze delle proiezioni per il futuro anziché dei dati consuntivi è possibile dire cose in libertà. Noi ci limitiamo a vedere i dati consuntivi e a fare le considerazioni che questi dati consentono.

Tab. 1

 

 

 

QUANTO COSTA LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

                                                                                    1991                                     1992

(dati in miliardi)

Totale uscite complessive                                          769.000                                836.000

Totale entrate complessive                                        623.000                                 693.000

Deficit                                                                        146.000                                 143.000

Incremento uscite complessive                                    69.000                                   67.000

Incremento entrate complessive                                  66.000                                    70.000

Incremento deficit                                                      + 3.000                                    - 3.000

 

Reddito nazionale                                                  1.426.000                                1.507.000

(rapporti %)

Tot. uscite complessive su reddito nazionale                54%                                        55%

Tot. entrate complessive su reddito nazionale               48%                                       48%

Fonte: Relazione sulla situazione economica min. Bil. e Istat. Nostra elaborazione

 

 

 

1)      Che il maggior prelievo del 1992 è andato praticamente ad alimentare totalmente la maggiore spesa. Per aumenti di entrate di 70mila miliardi si è ottenuta una riduzione del deficit di “3mila” miliardi e un aumento delle spese per 67mila miliardi (tabella 1), poiché il prelievo totale è ormai il 46% del reddito nazionale e che la spesa totale (redistribuzione) è ormai il 55% del reddito nazionale. Queste percentuali gridano vendetta.

2)      L’andamento della bilancia dei pagamenti (transazioni internazionali, tabella 2) mette in evidenza che per beni e servizi la bilancia è migliorata nel 1992 rispetto al 1991, con ciò rimanendo da chiarire l’allarme creato e le origini delle faccende della crisi valutaria del settembre, che non sono dovute a cattivo andamento del commercio e dei servizi (il saldo è migliore). Sul fatto che la svalutazione avrebbe avuto effetti benefici sul commercio (così dicono, forse i sostenitori della svalutazione) c’è da dire che la svalutazione sviluppa i suoi effetti nell’arco di un tempo di almeno un anno. Il correre a verificare risultati di miglioramento delle esportazioni su dati parziali porta qualche inconveniente, ben affrontato col silenzio, quando poi escono i rimanenti dati (commercio Cee, dati Uic) che mostrano una caduta del valore delle esportazioni 1993 (gennaio-febbraio).

 

Tab. 2

 

 

TRANSAZIONI INTERNAZIONALI

(In miliardi di lire correnti)

SALDI

AGGREGATI                 1986        1987        1988        1989        1990         1991           1992

Operazioni correnti       4,127      -2.078       -8.069     -15.550     -18.257      26.032      -30.949

Beni e servizi                3.622      -3.056        5.965       -7.260        -5.343      -4.892        -3.218

Consumi (Turismo)     10.077      9.591        7.967        7.138         7.073        8.459         6.145

Redditi (Interessi)        -6.907     -6.722       -7.550     -10.496      -15.701     -20.171     -25.031

Imposte indir. Nette      -2.728     -2.008      -1.986        -1.365        -3.064      -3.102       -2.073

Trasferimenti                       63        117          -535        -3.567        -1.222       -6.326      -6.772

Oper. in conto capitale     -488         227           631            739            635           169           137

Totale                             3.639      -1.851       -7.439     -14.811      -17.622     -26.201   -31.086

Fonte: Rel. Sit. Ec. Ministero del Bilancio 1922

 

 

 

 

 

 

3)      La tavola 2 mette in evidenza un altro rospo di cui, al solito, si tace: il deficit verso l’estero per interessi (25mila miliardi) che determina l’80% del nostro deficit corrente, mentre le merci sono in attivo. Tale partita negativa, responsabile della perdita di riserve non speculativa, è il corollario, conseguente, della risposta elastica, flessibile, totalmente elusiva del problema dell’inadeguatezza del livello dei tassi di interesse in Italia rispetto a tutti i concorrenti sul mercato dei capitali. Tale partita negativa si può seguire (tabella 2) nella linea dei redditi, totalmente determinata dagli interessi, e si vede come procede al galoppo negli anni a partire dal 1986 seguendo la tavola. E’ evidente che metter fuori questo dato o commentarlo è come attivare la rabbia della gente (famiglie e imprenditori) che pagano un alto tasso di interesse sostenuto con chiacchiere inconsistenti e che oltre a produrre difficoltà alle famiglie (per chi deve pagare la casa) produce difficoltà agli imprenditori che vengono così espropriati del frutto della loro “intraprendenza”. Il tutto è supportato dalla totale chiusura del mercato nazionale alle banche all’estero, altro che libertà d’insediamento.

4)      Che un confronto con i Paesi che rappresentano una visione corretta del rapporto pubblico/privavo (Stati Uniti, tabella 3) mette in evidenza che in Italia questo rapporto è maggiore di uno standard accettabile (Usa) del quindici per cento del reddito nazionale. Il fatto che tra i Paesi a maggior rapporto pubblico-privato ci siano i Paesi dell’Europa continentale fa pensare che sia una “caratteristica” delle zone di confine (di faglia, est-ovest). Così non vorremmo che le suggestioni di esproprio, di cui si parla e si nega in questi giorni, fossero esalazioni delle briciole di comunismo rimaste nel governo Ciampi.

 

Tab. 3

 

 

TRANSAZIONI INTERNAZIONALI

(In miliardi di lire correnti)

SALDI

AGGREGATI                 1986        1987        1988        1989        1990         1991           1992

Operazioni correnti       4,127      -2.078       -8.069     -15.550     -18.257      26.032      -30.949

Beni e servizi                3.622      -3.056        5.965       -7.260        -5.343      -4.892        -3.218

Consumi (Turismo)     10.077      9.591        7.967        7.138         7.073        8.459         6.145

Redditi (Interessi)        -6.907     -6.722       -7.550     -10.496      -15.701     -20.171     -25.031

Imposte indir. Nette      -2.728     -2.008      -1.986        -1.365        -3.064      -3.102       -2.073

Trasferimenti                       63        117          -535        -3.567        -1.222       -6.326      -6.772

Oper. in conto capitale     -488         227           631            739            635           169           137

Totale                             3.639      -1.851       -7.439     -14.811      -17.622     -26.201   -31.086

Fonte: Rel. Sit. Ec. Ministero del Bilancio 1922

 

 

 

 

 

*Università “La Sapienza”