( E CHE POI C'E' STATO PER AZIONE INTENZIONALE DESTABILIZZATRICE SUI PREZZI )
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(l’Opinione 27.9.94)
L’ECONOMIA è intesa come l’insieme di regole e comportamenti, individuali e istituzionali, che sono in grado di dare il maggiore benessere alla popolazione. Così titolava Adam Smith il primo testo universitario di economia: “Indagine sopra l’origine e la causa della ricchezza delle nazioni”.
Con ciò ci sentiamo in linea col primo docente universitario di economia politica, anche se l’economia era stata trattata abbondantemente prima di lui, ma non in un corso universitario.
Ricordiamo l’Economico di Senofonte, l’economia che si ricava dalla Repubblica di Platone, le Vite Parallele di Plutarco, le ricche storie di Polibio, il Porto dei ladri di Demostene, per limitarci ai classici; poi David Hume e tanti altri, anche italiani, del Medioevo e Rinascimento.
Ciò per indicare che l’economia politica ha radici, non è una scienza giovane, ma, come conoscenza, accompagna le vicende umane e il progressivo benessere almeno dai tempi degli imperi iranici.
Il tempo di Roma viene definito da Lucrezio come il tempo in cui “abbondanza di ogni cosa ci affoga”. E infatti Roma fu il primo mercato comune mondiale e di “libero” scambio, quindi con la divisione internazionale del lavoro e i benefici in termini de “la ricchezza della nazione”.
Recentemente ha presso piede la tendenza, ispirata forse dal secolo scorso, a usare la teoria economica non per produrre il massimo di benessere, ma un benessere minore. Così il dibattito si allunga su questioni prive di senso, se viste rispetto all'obiettivo di aumentare la ricchezza delle nazioni. Una cattiva definizione degli strumenti e comportamenti relativi all’economia porta un minore benessere ed è quindi una teoria della povertà.
Tra i tanti argomenti usati alla rinfusa, c’è il potenziale inflazionistico della ripresa dei consumi, quasi come punizione del benessere raggiunto.
Queste definizioni dell’inflazione non dovrebbero essere fatte da economisti, ma lasciate a considerazioni non controllate. L’inflazione è un fenomeno ben conosciuto e chi lo cita in questo modo non lo conosce, oppure disinforma. L’inflazione come regola dei prezzi di lungo periodo (secolare) non esiste.
Ad esempio diamo l’indice dei prezzi dell’Italia per i periodi tra il 1861 e il 1950.
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LA STORIA DELL’INFLAZIONE I dati dell’inflazione nell’ultimo secolo mostrano incrementi elevati solo in coincidenza con i periodi bellici.
PERIODI Var. % |
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1861 – 1900 + 0,2 |
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1900 – 1915 + 1,3 |
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1915 – 1921 + 25,4 |
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1921 – 1942 + 2,5 |
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1942 – 1950* + 53,3 |
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*Gran parte dopo l’8 settembre 1943 *Fonte istat |
Tali indici di variazioni dei prezzi indicano che, fuori dei periodi bellici, i prezzi non hanno nessuna tendenza a salire, essendo controllati dalla concorrenza del mercato. Ciò vale per tutti i Paesi, e quindi vale una scheda simile per tutti i Paesi sviluppati, con differenze non rilevanti, a seconda della loro struttura produttiva.
Nell’ultimo episodio recente – inflazione degli anni ’70 e ’80 – abbiamo un caso di inflazione indotta dal rincaro petrolifero esterno, valido per tutti i paesi sviluppati, cui si aggiunge un altro contributo a seconda della politica di cambio adottata (per esempio l’Italia con la svalutazione ripetuta, mentre la Germania riduce l’inflazione prodotta dal primo fattore con la rivalutazione che abbassa tutti i prezzi esteri). Se c’è una indicizzazione dei salari, come è avvenuto negli anni ’70 e ’80, questi due effetti (fattori) sono potenziati.
Per cui oggi (1994) abbiamo solo un po’ di svalutazione della lira, nessun aumento del prezzo petrolifero e nessuna indicizzazione dei redditi, che è un elemento di amplificazione degli altri fattori inflazionistici e non un fattore autonomo.
Poi neanche tutto il margine di rialzo dei prezzi possibile con la svalutazione viene coperto dagli esportatori per poter guadagnare mercati, dato che se non esportano sono oppressi dal ciclo depressivo della domanda interna e dal fisco.
Non sarà quindi l’uscita dalla bassa domanda interna a generare inflazione, se non in quel minimo rialzo di prezzi contenuto nei decimi di punto, stante la buona politica della banca d’Italia, che pure non si regge sugli alti tassi di interesse.
Non ha senso predire (o invocare?) il fuoco inflazionistico (la vampata dei prezzi!!!), perchè questo mette in evidenza scarsa conoscenza dell'economia politica o cattiva fede.
*Università “La Sapienza”