L’ETERNA LOTTA DELL’ITALIA LIBERISTA- DI PROF MARCELLO PILI

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Marcello Pili*

(l’Opinione 27.11.94)

 

RINGRAZIAMO il Giornale di Feltri che ci sta dando una storia d’Italia non melensa e non di racconti da osteria, come era quella precedentemente fatta sullo stesso giornale da Montanelli. Nella storia di Feltri, che non è eccellente, c’è almeno la cronaca ed è veritiera: si vede come il Risorgimento italiano sia stato osteggiato in maniera parossistica ed i patrioti colpiti a fucilate e incarcerati per impedire la formazione dell’Italia liberale.

            Le forze che volevano impedire l’unificazione dell’Italia liberale erano gli Stati del Nord, del Centro e del Sud, legati da un solo filo antiitaliano: il filo della “dea Madre” mediterranea, rimasta, dopo aver distrutto l’Impero Romano. E’ la stessa dea che veniva dall’Oriente e che fu fermata dagli eserciti Assiri; quella che i Fenici chiamavano dea Tanit, che incuteva loro tanta paura, da indurli a sacrificare ad essa i loro figli. Questa dea non riuscì mai a passare i confini del mondo occidentale ellenistico. Così l’Impero Romano potè estendersi su tutto il mondo allora conosciuto e, con esso, la cultura occidentale, fruttuosa di un benessere, mai visto prima di allora, basato sulla costituzione del primo mercato comune della storia, che univa il Sudan attuale e l’Etiopia alla Scozia, con i vantaggi del libero scambio e della divisione del lavoro e del commercio per specializzazioni. Laddove, poi, il valore e la professionalità sono stati sostituiti dall’apologia della debolezza e della vita facile, dalla da Madre, l’Impero Romano è crollato e il mondo è caduto indietro nella barbarie per mille anni e più.

            Solo la revisione religiosa e il rinascimento delle arti, mestieri e attività economiche, sotto l’esempio dell’Impero Romano, hanno consentito di riprendere il cammino della storia e del benessere, dopo il pesante contributo di un millennio pagato alla da Madre. Ma questa dea Madre non si è data per vinta, ha chiamato la debolezza socialità e la professionalità sfruttamento ed è ripartita con il vibrione della discordia dentro la società riformata dell’occidente.

            Tale discordia è stata chiamata lotta di classe mentre era ed è lotta al benessere, che emancipa il cittadino-figlio dalla dea-Madre assistenziale. Se un vostro figlio di un anno impara a camminare cadendo, potete accettare che qualcuno gli offra un bastone “per aiutarlo”? Certamente no! Tutti capiscono che chi “lo vuole aiutare” in realtà lo vuole dipendente, zoppicante malfermo ed insicuro. Ciò che vediamo oggi nei telegiornali è la replica di quanto vediamo nei fascicoletti di Feltri sul Risorgimento: fucilate ai patrioti, che si battono per l’Italia liberale, dalle stesse forze che hanno osteggiato il Risorgimento, la formazione dell’Italia liberale ed il suo cammino unitario e che ora operano dentro l’Italia, come partiti che hanno come caratteristica l’essere contro l’Italia liberale e l’Italia degli italiani.

            Da sempre, l’Italia preunitaria di tanti Stati era dilaniata dai partiti che sono riconducibili, come oggi, a due: uno per la dea Madre, l’apologia della debolezza, dell’assistenzialismo e della sudditanza politica; uno per l’efficienza del lavoro, per l’indipendenza e la libertà del cittadino, la professionalità che sola è matrice di benessere.

            Lo scontro politico in atto è nulla di nuovo, è la solita storia degli Stati reazionari contro l'Italia liberale, che ora si chiamano comunisti e cattocomunisti. L'avere legittimato questi partiti e questi valori come interni allo Stato democratico è un errore. Essi perseguono invece l’indebolimento dello Stato liberale italiano, tramite l’apologia, la pratica della debolezza e l’assistenzialismo, per consegnare l’Italia allo straniero, anche vicino, e tenerla sottomessa come nuovo Stato della dea Madre.

            I liberali devono sapere che la libertà e la patria non sono cose che si conquistano una volta per tutte, anche se i nostri libri sussidiari della terza elementare (forse non disinteressatamente) insegnavano che “ormai abbiamo l’Italia unita”, “ormai abbiamo la libertà, grazie al Risorgimento”, invitando implicitamente a dormirci su. Così non è: la libertà non difesa si perde; all’efficienza si sostituisce la debolezza, l’assistenzialismo e la miseria. Tutto questo è proposto oggi come opinione di una parte politica, ma è un vero progetto di morte. La dea Madre non vuole che il figlio si emancipi ed esca dall’età della pietra.

            Ciò è già avvenuto ed è stato superato una volta, ma vediamo che non è superato una volta per tutte, e dobbiamo vincere la tentazione della debolezza e della morte e dei suoi fautori, ogni giorno. La ripresa della cultura liberale, la difesa del libero pensiero individuale e non l’indottrinamento di massa debbono, sia nell’informazione che nei rapporti con la pubblica amministrazione, essere la base di quell’igiene personale e mentale che dà al cittadino il senso di essere un cittadino.

            Non bisogna oggi farsi fuorviare dal fatto che l’apologia della debolezza viene fatta sempre con nuovi nomi, quali mafia, camorra, ‘ndrangheta, comunismo, droga, assistenzialismo, questione meridionale, disagio urbano, inquinamento eccetera, eccetera, eccetera.

 

*Università di Roma “La Sapienza”