KARLHEINZ
DESCHNER Editore Ariele da
http://www.calogeromartorana.it/ Vol 1 - PARTE PRIMA Grazie al
notevole impegno di "Nuntius" numicco@tin.it Quest'Italia
mai
liberamente laica di Sergio
Romano ( Ambasciatore
d'Italia ) Il vaticano , anche
dopo Porta Pia , ha continuato a influenzare la politica . E il Palazzo sembra
oggi vacillare di fronte alla aggressività ecclesiastica . " Mi sono
chiesto perchè tanti uomini politici facciano a gara per
partecipare agli incontri annuali di comunione e liberazione , perchè
Massimo D'Alema abbia partecipato alla cerimonia per la
beatificazione del fondatore dell'opus dei , perchè giovanni
paolo 2° abbia potuto indirizzarsi ai Parlamentari
Italiani dalla Tribuna di Montecitorio ( Parlamento ). " Paradossalmente
è dopo la fine della democrazia cristiana che aumenta
la spinta del mondo cattolico ufficiale per travolgere la
Separazione Liberale . Il nuovo saggio
di Sergio Romano sui difficili rapporti tra Stato e chiesa , da pio
9° al pope attuale , riapre una discussione cronica . E mai
tanto attuale ............ .................................................................................................. TESTO Per Gaetano Salvemini il cattolicesimo è
stato un disastro morale per il nostro paese, generalmente la chiesa cattolica è
stata la pervertitrice sistematica della dignità umana, per Nietzsche il
cristianesimo rappresenta la più alta forma di corruzione che ha reso la
menzogna una verità. KARLHEINZ DESCHNER Vol 1 - PARTE SECONDA KARLHEINZ DESCHNER Vol 2 - PARTE UNICA KARLHEINZ DESCHNER Vol 3 - PARTE PRIMA KARLHEINZ DESCHNER Vol 3 - PARTE SECONDA KARLHEINZ DESCHNER Vol 4 - PARTE PRIMA Ernesto Rossi ha detto che il Vaticano è
naturale alleato delle forze reazionarie dalle quali può ottenere i privilegi
che chiede, la Santa Sede esercita un potere indiretto sul governo tramite il
braccio secolare, così raggiunge i suoi obiettivi senza assumersi
responsabilità, è il governo anonimo per interposta persona. KARLHEINZ DESCHNER Vol 4 - PARTE SECONDA Papa Gregorio I Magno, prima definiva i
longobardi briganti, assassini e incendiari, poi fece con loro un trattato
di pace a spese di Bisanzio, al re dei longobardi disse: "Senza la pace si
verserebbe il sangue dei contadini, il cui lavoro va a vantaggio di
entrambi". KARLHEINZ DESCHNER Vol 4 - PARTE TERZA Pipino II mise su due sedi vescovili bavaresi
due monaci irlandesi di sua fiducia, che non prendevano ordini da Bonifacio,
uomo di fiducia di Roma, papa Zaccaria (741-752) minacciò di scomunicarli anche
perché sostenevano la tesi che la terra era sferica. Nel 763 divenne duca
di Baviera Tassatone III che, desiderando l'indipendenza dai franchi, si
avvicinò ai longobardi di Desiderio, sposandone anche una
figlia.
STORIA CRIMINALE DEL
CRISTIANESIMO
Oggi il Vaticano fa largo uso dei mass media, una vera
operazione di marketing ha avuto per oggetto il lancio dell'immagine del vicario
di Cristo, sovrano assoluto di stampo medioevale, eppure la chiesa ha appoggiato
il regime fascista di Peron e Pinochet, come in precedenza quelli di
Mussolini, Franco, Salazar ed Hitler, ha beatificato il cardinale
jugoslavo Stepinac, che è stato un criminale di guerra, e delle sue azioni
ritiene di non dover rendere conto a nessuno, limitandosi, a scopo
preventivo, a falsificare la storia.
All'inizio la chiesa chiedeva all'impero
libertà e tolleranza religiosa, vietò ai cristiani di fare il servizio militare
e di prestare ad interesse, poi, una volta legalizzata, nella ricerca del
potere si mise al servizio dei potenti, prima romani e poi germani,
quindi, si emancipò dall'impero d'oriente e poi da quello d'occidente, la
sua ascesa coincise con la caduta dell'impero romano.
Il patrimonio
della chiesa è nato dalle donazioni, dai privilegi fiscali, dai lasciti, dalle
decime, dalle estorsioni e dallo sfruttamento dei lavoratori. Nel medioevo la
chiesa possedeva un terzo delle ricchezze d'Europa, anche oggi la chiesa
cattolica è il più grande possidente del mondo.
I primi sovrani
cattolici, delegavano l'amministrazione dello stato e la giustizia ai vescovi,
così i peccati divennero reati per lo stato, i tribunali ecclesiastici, retti da
vescovi, funzionarono con licenza statale e le prigioni erano annesse ai
monasteri, colà la tortura fu largamente praticata.
I monasteri divennero
anche delle banche e alla fine del XX secolo i gesuiti erano proprietari del 51%
della banca d'America, in America la chiesa cattolica possiede terre, banche,
imprese strategiche, immobili importanti, scuole, ospedali, ecc.
Sindona fu
amico di Marcinkus e di Paolo VI, anche Calvi era uomo di fiducia delle curia,
era il banchiere di Dio e con Sindona testimoniò come il Vaticano gestisse il
cancro della criminalità economica, anche Gelli era legato al Vaticano ed a
Calvi.
La cupidigia dei prelati è nota, essi hanno ceduto o si sono
appropriati del patrimonio ecclesiastico, hanno praticato la simonia, la vendita
delle cariche, il voto di scambio, l'usura, la vendita d'indulgenze, hanno fatto
collette in grande stile e sollecitato lasciti alle vedove, hanno fatto traffico
d'armi e di droga e lo sfruttamento della prostituzione, sfruttando sempre la
credulità popolare.
Con il denaro, il vescovo Cirillo riuscì ad ottenere
l'istituzione del dogma mariano, il culto della madonna era, infatti, fonte di
grandi entrate, solo interessi economici si celano dietro i culti alle persone e
ai luoghi di pellegrinaggio, al culto delle reliquie e dei miracoli. La chiesa
si è arricchita con la credulità e lo sfruttamento delle masse, oggi è un
immenso potere finanziario.
Nel secondo medioevo i falsari di documenti
furono tutti membri del clero, tanto che i documenti falsi superavano in
numero quelli autentici, ciò accadde quando i vescovi s'appropriarono della
cultura e divennero consiglieri e cancellieri imperiali.
In un primo
momento i primi vescovi erano stati ignoranti, infatti, al concilio di
Calcedonia presero parte 40 vescovi analfabeti e fino al IX e X secolo la
maggioranza dei papi era analfabeta, come del resto i sovrani, poi fu la chiesa
a monopolizzare e filtrare la cultura.
Senza rimpianto, papa Leone I (109-115
d.c.) fece incendiare una ricca biblioteca sul Palatino, il suo esempio fu
seguito a più riprese dalla chiesa nei secoli successivi, anche per spegnere le
voci del dissenso, cioè degli eretici, quelle dei filosofi pagani e quelle dei
concorrenti ebrei.
Nei primi monasteri, prima che si coltivasse la cultura,
gli illetterati erano numerosi e Tommaso d'Aquino, filosofo ufficiale della
chiesa, arrivò a dire che il desiderio di conoscenza era un peccato se non era
finalizzato alla conoscenza di Dio, per gli uomini della chiesa, la conoscenza
ricercata dagli gnostici non era apprezzata, come non era apprezzata la voglia
di conoscenza dell'uomo nell'Eden, prima della cacciata di Adamo ed
Eva.
Quando il clero divenne più colto, i principi e la nobiltà medioevale
restarono analfabeti e divennero facilmente preda del clero, che nelle corte
assunse la funzione ministeriale e amministrativa. Con l'adozione del pensiero
di Aristotile da parte della chiesa, fu ostacolato lo sviluppo della conoscenza,
chiesa e stato non avevano bisogno d'uomini pensanti, ma solo di buoi disposti a
faticare.
Con la scienza fu sacrificata anche la storia, sempre falsificata o
censurata, gli scienziati liberi e originali furono imprigionati, nel 1163
papa Alessandro III proibì ai chierici di studiare la fisica e nel 1380 papa
Giovanni XXII bandì la chimica, ciò accadeva mentre nel mondo arabo fioriva il
sapere.
In Europa la conoscenza fu ingessata dalla chiesa fino al XVI secolo,
anche la medicina era considerata un'ingerenza nei disegni divini. Nel 1564
l'Inquisizione condannò Andrea Vasali, fondatore della moderna anatomia, perché,
sezionando un cadavere, aveva scoperto che all'uomo non mancava la costola da
cui era nata Eva.
La chiesa praticò largamente la censura sulla stampa ed il
rogo dei libri, così la storia fu trasformata in un mucchio di chiacchiere e di
dicerie e divenne la vergogna del genere umano, per Max Weber essa appare come
un immenso elenco caotico d'eventi, eppure Cicerone aveva detto che l'historia è
magistra vitae.
L'umanità è sempre stata dominata da una minoranza di
sfruttatori e di parassiti, di qualunque colore politico essi siano,
teoricamente però sarebbe possibile raccontare la storia con la stessa
perfezione delle scienze naturali, tenendo sempre conto che essa è sempre
il risultato d'ambizioni di potere, avidità e fanatismo religioso, generalmente
la religione è sempre il pretesto.
La storia di stato o ufficiale sembra
consegnare un messaggio folle, eppure governare non significa altro che impedire
la giustizia e operare per il privilegio di pochi, anche se il potere, con la
propaganda, vuol far credere il contrario, sul palco si muore per le ideologie
che dividono i sudditi, dietro il palco si ride di esse da parte dei
burrattinai.
Purtroppo tanto materiale storico importante è andato perduto e
quello arrivato fino a noi è stato spesso filtrato con lenti deformanti, poi,
proprio quelli che, per la loro posizione, paiono più legati alla chiesa, sono
in realtà e con discrezione più critici verso di essa, di fatto, solo il popolo
sfruttato che è tenuto a credere ciò che la chiesa raccomanda.
Da
sempre c'è chi, dietro compenso, propaganda idee, dottrine e manipola la storia,
nella storiografia non può esistere nessuna verità oggettiva, così la storia è
diventato anche un prodotto della fantasia e della poesia, una raccolta di
racconti e di prodotti letterari che intrecciano realtà e finzione, è una nuova
forma d'arte.
La storia statale esalta i regimi e i paesi trionfanti e
condanna quelli sconfitti, è propaganda politica, la storiografia di stato, di
regime o di partito non racconta la storia ma la crea, però la vera storia,
anche se sconosciuta, si fonda su forza, violenza e crimine, gli storici
ufficiali, per paura dei potenti, la presentano in maniera edulcorata, per
conseguenza la storia, così falsificata, non aiuta a migliorare la politica e a
riscattare i sudditi, ma aiuta lo sfruttamento delle masse.
Gli storici hanno
lodato i crimini e si sono limitati a descrivere le battaglie, ignorando gli
oppressori e presentando nella luce migliore i protagonisti vincenti della
storia nazionale, la loro è stata interpretazione della storia in chiave
nazionalistica.
I dirigenti cristiani del II e III secolo reclamavano la
libertà religiosa, poi, arrivati al potere, tesero al monopolio del potere, fino
ad invocare il potere assoluto per il papa, combattendo le altre fedi hanno
rubato e hanno ucciso nel nome di Cristo.
Il cristiano luterano Hegel esaltò
lo stato e la religione, voleva l'uomo sottomesso all'autorità e diceva che solo
con la guerra si preservava la salute morale dei popoli, anche Agostino esaltava
l'obbedienza e la guerra giusta, il che era propaganda, perché per gli stati che
le promuovono, le guerre sono sempre giuste.
Carlo Magno compì rapine,
saccheggi e uccisioni, però fu canonizzato perché provocò l'espansione del
cristianesimo, anche l'annessione dell'Austria alla Germania, sotto Hitler, fu
salutata dalle campane a festa, anche i gesuiti appoggiarono la seconda guerra
mondiale.
Le speculazioni teologiche, i dogmi, le preghiere, i miracoli, la
suggestione della liturgia, le risoluzioni conciliari, le encicliche e i decreti
della chiesa sono solo strumenti per il potere e lo sfruttamento economico delle
masse.
I pastori ebrei occuparono Canaan in varie ondate, prima di
loro, in Palestina già esisteva il culto di Geova, assieme al politeismo ed al
culto della natura, conquistarono la terra promessa in una guerra senza
quartiere, facendo sterminio e terra bruciata contro gli altri popoli, com'era
d'uso in quei tempi.
Gli ebrei lottavano contro l'idolatria e contro i
matrimoni misti, cioè erano contro l'assimilazione degli indigeni, Dio
rimproverava il suo popolo per i rapporti amichevoli con i cananei, i suoi
sacerdoti erano gelosi del culto prestato alle altre divinità che dovevano
essere distrutte, le concessioni all'idolatria erano equiparabili alla
prostituzione, ogni infrazione a questo comando meritava la morte e le malattie
per tutto il popolo.
La pena di morte in Israele era largamente
praticata, come avveniva per i popoli antichi, nomadi e senza carceri, le
donne erano emarginate, apostasia, bestemmia e adulterio erano sanzionate
con la pena di morte, la guerra contro i pagani era una guerra santa, durante la
quale nemmeno le donne e i bambini erano risparmiati, s'incrementava
l'intolleranza verso le altre culture, come fa oggi l'Islam.
Da Israele passò
all'Islam ed ai crociati cristiani lo spirito della guerra santa, che si
nutriva d'odio, superiorità e disprezzo verso gli altri popoli, per Tacito il
disprezzo degli ebrei verso i pagani nasceva dal fanatismo
religioso.
Tuttavia, malgrado il messaggio biblico, gli ebrei si fusero con
parte della popolazione indigena, nonostante l'intransigenza dei suoi capi
religiosi, i grandi della terra sono stati i più grandi criminali, verso i quali
il clero è stato sempre ben disposto, se servivano i suoi interessi. Circa
la metà dei re d'Israele furono assassinati, come tantissimi papi, come tanti
capi di stato e re.
Re Acab (874-853 a.c.) fu calunniato dal profeta Eliseo
perché tollerò l'idolatria, eppure fu un re giusto e capace, la stessa cosa
accadde a Giuliano l'apostata che era stato contro i dirigenti cristiani e fu
calunniato, anche se fu un ottimo imperatore. Il profeta Eliseo, come Al Capone,
invitò i sacerdoti di Baal ad un banchetto sacro e poi li fece uccidere
tutti.
La monarchia israeliana iniziò nell'anno 1.000 a.c. circa, nel 926
a.c. lo stato si divise e nel 722 a.c. gli assiri conquistarono lo stato
d'Israele al nord e nel 583 a.c. i babilonesi di Nabucodonosor presero lo stato
di Giuda a sud e gli ebrei furono deportati; cinquanta anni dopo, grazie
al re persiano Ciro II, tornarono in Israele.
Nel 327 a.c. l'impero
persiano cadde sotto i colpi di Alessandro il macedone, nei decenni
successivi ad Elefantina, in Egitto, fu distrutto un tempio ebraico
dedicato a Geova, perché gli ebrei del paese erano stati collaborazionisti
dei dominatori persiani.
Gli ebrei, tornati in Palestina con l'aiuto di
Ciro II, ricostruirono il tempio di Gerusalemme, Zerobabele, discendente di re
Davide, fu fatto governatore e sommo sacerdote, la riforma religiosa del
sacerdote Esdra si accanì contro i matrimoni misti e portò al ripudio delle
mogli straniere degli ebrei, nel 445 a.c. anche il governatore Neemia si scagliò
contro le donne straniere e seguì la stessa politica di Esdra.
Eppure i
patriarchi ebraici, come Abramo, Isacco, Giacobbe, avevano fatto matrimoni
misti, però Esdra e Neemia, cioè i sacerdoti, non volevano contaminazioni
idolatre, la classe sacerdotale voleva il potere ben saldo in mano con tutti i
suoi vantaggi economici.
Così i sacerdoti di Gerusalemme continuavano a
ricevere primizie, decime e primogeniti del bestiame e dell'uomo, che erano
riscattati, poi c'erano le offerte sacrificali, gli olocausti, le offerte per
espiare colpe, le offerte dei pellegrini, anche la chiesa cattolica seguirà la
stessa politica d'esazione fiscale.
Ogni ebreo maschio doveva recarsi a
Gerusalemme tre volte l'anno, gli ebrei della diaspora continuarono ad inviare
denaro in Palestina e i santuari ebraici diventarono delle banche che prestavano
ad interesse, anche se esso era vietato dalla bibbia, la stessa evoluzione
avvenne nella chiesa medievale.
Lo storico ebreo-romano Giuseppe Flavio
documenta che il tempio di Gerusalemme difendeva il suo monopolio del culto di
Dio, contro analoghi culti praticati a Betel, Elefantina, Leopoli e
Samaria.
Il basso clero invece viveva nell'indigenza, anche perché doveva
versare al tempio parte della decima, prima riservata ai leviti, ed era spesso
preda di furti organizzati dall'alto clero, la stessa cosa accadde ai preti
cattolici nel medioevo per mano dei vescovi.
Come accadrà a Roma con i
cristiani, al tempo degli imperatori Costantino e Costanzo, il persiano
Artaserse esentò i sacerdoti del tempio dal pagamento delle imposte, così
crebbero le loro ricchezze, così si creò così una spaccatura nella società
tra popolo sfruttato e sacerdoti ricchi e conservatori, è accaduto, fino ad
oggi, anche nei paesi cattolici.
In Israele gli elementi ellenizzati ed
istruiti erano desiderosi di emergere nella società, perciò si contrapponevano
ai sacerdoti ebrei sadducei, Paolo, interpretando il loro risentimento, divenne
l'avvocato delle loro istanze e delle loro rivendicazioni, la religione si
mischia sempre alla politica, anzi è un pretesto per la lotto economica e
politica.
Sotto i seleucidi siriani si verificò una massiccia penetrazione
ellenistica in Giudea, a cui tentò di opporsi il sommo sacerdote Onia III, nel
168 a.c. Antioco IV profanò il tempio di Gerusalemme e vi alzò un altare
dedicato a Zeus, proibì la religione ebraica, saccheggiò il tesoro del tempio e
mise a ferro e fuoco Gerusalemme.
Così iniziò la rivolta ai greci dei sette
fratelli maccabei, essi praticarono la guerriglia per la libertà religiosa e
l'indipendenza politica, tra loro Giovanni Ircano I (135-103 a.c.) arrivò
praticamente all'indipendenza, sostenuto da farisei e sadducei, egli, per
alimentare il lusso della sua corte sottrasse, secondo Flavio, il tesoro della
necropoli dei re d'Israele.
Suo figlio Gionata (103-176) fu in guerra civile
contro i farisei e, avuta la meglio, fece crocifiggere 800 nemici, alla fine
furono i romani a riportare una pace provvisoria nel paese. I libri dei maccabei
non sono entrati nel canone ebraico, in una sinagoga di Antiochia erano le loro
spoglie, questa fu trasformata in chiesa cristiana e le loro reliquie furono
trasferite a Costantinopoli, come fossero santi cristiani.
Dal 6 d.c. gli
zeloti, partito nazionalista ebraico, come oggi quello sionista, organizzarono
la resistenza antiromana, tra loro vi era anche l'apostolo Simone Pietro, che
girava armato, e altri apostoli, tra gli zeloti, i sicari erano fanatici
abituati a pugnalare alle spalle gli avversari politici.
La guerra
giudaica si aprì (66-70 d.c.) con il massacro della guarnigione romana della
fortezza Antonia e nel 70 Gerusalemme e il tempio furono ridotti dai romani in
un cumulo di rovine, gli ebrei sopravvissuti furono fatti
schiavi dall'imperatore Tito, mentre altri fuggirono alimentando la
seconda diaspora, dopo quella babilonese.
Ad Alessandria tradizionalmente
vivevano tanti ebrei, anche loro dovettero subire una dura repressione da parte
dei romani, nel 131 gli ebrei di Palestina si ribellarono di nuovo ai romani,
erano diretti da Simone Barcokeba, che prese Gerusalemme, intervenne
l'imperatore Adriano che massacrò gli ebrei e li fece schiavi, gli zeloti furono
annientati e agli ebrei fu anche proibito di mettere piede a Gerusalemme.
Dal
IV secolo la proibizione fu revocata dai romani, il 14.5.1948, dopo il genocidio
nazista, nacque di nuovo lo stato d'Israele, con l'ostilità di arabi e
palestinesi.
Gli ebrei, anche se dispersi, all'inizio dell'era volgare
rappresentavano il 7% della popolazione dell'impero, non erra una piccola cifra,
considerate quante erano le nazioni sotto i romani. All'inizio i romani erano
stati tolleranti con gli ebrei, li avevano autorizzati a servirsi di loro
giudici, avevano fatto doni al loro tempio, nel 42 d.c. Claudio aveva
concesso loro la libertà religiosa, a patto che rispettassero quella degli
altri, i romani erano informati che il Dio del monoteismo ebraico era un Dio
geloso degli altri dei, la moglie di Nerone, Poppea, protesse gli ebrei, lo
stesso Adriano lasciò agli ebrei la libertà di culto.
L'intolleranza è una
delle componenti essenziali del monoteismo, mentre i pagani consideravano il
monoteismo ebraico e cristiano alla stregua dell'ateismo e lo vedevano come una
minaccia alla società.
All'inizio i cristiani, nella dottrina e nella vita
quotidiana, s'ispirarono agli ebrei, che avevano già avuto cimiteri sotterranei
come le catacombe, anche gli ebrei predicavano l'amore per il prossimo, come già
Budda, Platone e lo stoicismo, anche Geremia e Isaia ritenevano opportuno
porgere l'altra guancia, come forma di rinuncia unilaterale alla legittima
difesa, anche gli ebrei, come i primi cristiani, raffiguravano il Messia con un
pesce.
Paolo, l'apostolo dei gentili, con Giovanni pose le basi del
cristianesimo, egli era in guerra ideologica e di potere con gli ebrei e alleato
con i gentili convertiti, i cristiani presero a chiamare gli ebrei assassini di
profeti, però anche la chiesa avrebbe sterminato profeti cristiani, come anche
Elia aveva sterminato 450 sacerdoti di Baal.
Per Giustino gli ebrei avevano
meritato la loro sorte, per Eusebio essi erano responsabili delle colpe di tutto
il genere umano, alle fine furono accusati di aver ucciso Dio, Tertulliano
diceva che gli ebrei non erano destinati al paradiso, nel IV secolo, l'epoca di
Costantino e del cristianesimo trionfante, l'ostilità verso gli ebrei divenne
sempre più violenta, per opera di Ippolito, Attanasio, Ambrogio e
Agostino.
Cipriano, nel terzo secolo, odiava gli ebrei, Efrem (306-373)
chiamò gli ebrei assassini di Dio, Crisostomo (354-407) chiamò gli ebrei
criminali e assassini, per lui la sinagoga era un bordello e un covo di
briganti, per Clemente d'Alessandria, Origene e Crisostomo gli ebrei dovevano
essere schiavi dei cristiani, allora ad Antiochia, Roma e Alessandria vi erano
importanti comunità ebraiche.
Il sinodo di Elvira del 306 proibì ai
cristiani, con aspre pene, di mangiare con gli ebrei e di celebrare con loro
matrimoni misti, il sinodo successivo di Antiochia proibì di celebrare assieme a
loro la pasqua e di fare visita alle sinagoghe, nel 315 Costantino dichiarò la
conversione alla religione ebraica un delitto capitale e proibì i
matrimoni misti con gli ebrei.
Progressivamente gli ebrei furono privati
della capacità di fare testamento, allontanati dagli impieghi, dalla corte,
dall'esercito e nel 438 furono dichiarati inabili a ricoprire qualsiasi incarico
statale, perciò furono costretti a dedicarsi alle attività finanziarie e
commerciali.
Sotto i romani, le persecuzioni legali, cioè non spontanee,
degli ebrei della diaspora, iniziarono nel IV secolo, agli ebrei fu proibito di
possedere schiavi, le loro sinagoghe erano incendiate e i loro beni
espropriati dai cristiani, è accaduto per tutto il medioevo e anche sotto il
nazismo, anche i pogrom sono stati spontanei od organizzati dallo
stato.
Nella seconda metà del II secolo Marcione fu l'autore della versione
più antica del Nuovo Testamento, Marcione sosteneva che il dio del vecchio
testamento aveva creato il mondo e quello del nuovo testamento, che era diverso,
lo aveva salvato dal peccato.
La chiesa cattolica sorse tra il 160 e il 180,
quando fu definito il canone cattolico, in questa evoluzione Paolo era stato in
aperto contrasto con i cristiani ebrei, ebioniti e nazareni, che non credevano
alla divinità di Cristo.
Tra i cristiani già nel II secolo erano tante le
sette in lotta tra loro e con i Giudei, fino all'eliminazione fisica, per la sua
propaganda Paolo iniziò a ricorrere alle falsificazioni, come la chiesa
cattolica avrebbe continuato nei secoli successivi, Paolo diceva espressamente:
"Se grazie alle mie menzogne la verità di Dio ha trionfato, perché io devo
essere biasimato?".
Paolo era anche accusato dagli ebrei cristiani d'imbrogli
finanziari, l'amore di Paolo era riservato solo agli elementi del suo partito e
a chi condivideva la sua opinione, grazie alla sua predicazione, ad Efeso i
cristiani distrussero un patrimonio in libri, questa pratica cristiana sarebbe
continuata seguita anche nei secoli successivi.
Cerento sosteneva che Gesù
non era nato da una vergine ed era solo un uomo saggio, era la tesi di ebioniti
e nazareni, però, a causa delle dispute su Cristo, i figli si divisero dai
genitori, d'altronde Cirillo d'Alessandria diceva che il timore reverenziale
verso i genitori era inopportuno se portava danno alla fede, in pratica i
genitori andavano onorati dai figli solo fino a che non si mettevano contro la
chiesa.
Anche Hitler e Stalin sostennero la stessa tesi, invitando i figli a
fare i delatori dei genitori, non a caso papa Gregorio Magno ribadiva che
chi aspirava alle gioie ultraterrene doveva dimenticare famiglia e genitori,
anche Cristo aveva sostenuto tesi analoghe.
Nelle dispute teologiche la
diffamazione diventava più importante di qualunque prova, come accade oggi in
politica, anche il veleno era usato per eliminare gli avversari, com'è stato
abbondantemente usato nei secoli dalla curia romana e ai vertici degli
stati.
Nel II secolo Ignazio di Antiochia sancì che ogni comunità doveva
essere presieduta da un vescovo, Ireneo attaccò duramente lo gnosticismo,
ne fu distrutta la sua ricca produzione letteraria, accusò ingiustamente gli
gnostici di lussuria, erano uomini che non credevano alla gerarchia religiosa,
inseguivano la conoscenza ed erano asceti, lo gnostico Bordesane (154-222),
condannato dalla chiesa, fu un pensatore originale, capace di fondere il
pensiero cristiano con la filosofia greca.
All'inizio del III secolo
Tertulliano elaborò la dottrina della grazia, del battesimo, della penitenza,
della cristologia e della trinità, fissando altri principi al protocattolicesimo
di Paolo e Giovanni, lottò per eliminare fisicamente i suoi avversari,
naturalmente eretici per lui, alla fine della sua vita però anche lui
aderì all'eresia montanista, i montanisti erano asceti che annunciavano, dopo la
rivelazione di Cristo, quella dello spirito.
Cirillo accusava i montanisti di
uccidere i bambini e di mangiarli, un'accusa che i romani all'inizio avevano
rivolto ai cristiani e che poi il cristianesimo istituzionalizzato rivolse agli
ebrei, nel IV secolo Pacomio, fondatore del monachesimo cristiano, odiava gli
ebrei come la peste. Efrem diffamò il persiano Mani, fondatore del
manicheismo, che era contro il servizio militare, la venerazione delle immagini,
l'idolatria.
Chi la pensava diversamente dai padri cattolici era trascinato
nel fango, nel IV secolo Ilario denigrava ebrei, pagani ed eretici ariani.
Girolamo era contro le eresie ed esaltava la verginità, come Agostino
ricordava i giorni dissoluti della sua giovinezza, comunque definì i cristiani
eterodossi bestie da macello.
Origene nello stesso secolo sosteneva che il
figlio era subordinato al padre e lo spirito santo al figlio, non credeva al
fuoco eterno dell'inferno, per lui incompatibile con la misericordia di Dio,
perciò alla fine anche lui fu condannato dalla chiesa trionfante.
Girolamo
accusò Rufino di aver usato il denaro per appropriarsi del seggio episcopale
romano, questa prassi si ripeté nei secoli successi, la simonia a Roma era
sempre condannata e sempre praticata, comunque era chiaro che la lotta alle
eresie era pura lotta per il potere.
All'inizio del V secolo il sacerdote
Vigilanzio attaccò con veemenza il culto delle reliquie e dei santi, che
favorivano le truffe e lo sfruttamento della credulità popolare, il santo
Girolamo disse che i libri da lui scritti erano stati vomitati nell'ebbrezza del
vino, egli tentava sempre di far apparire come abietti furfanti i suoi
avversari. Girolamo era ben introdotto presso l'aristocrazia romana, falsificò
documenti e fece delazioni.
A causa della divisione dei cristiani,
ufficialmente per ragioni ideologiche, in realtà per ragioni economiche e di
potere, Giovanni Crisostomo affermava che non si potevano convertire i
pagani con la condotta di vita dei cristiani, che avevano essi stessi
bisogno di essere salvati.
Fortunatamente di lì a poco il cristianesimo,
nella sua opera d'evangelizzazione sarebbe stato soccorso dalla spada del
braccio secolare, accadrà anche con Maometto, comunque anche Nazianzeno
denunciava le divisioni e le rivalità che divoravano i cristiani.
Nel 372
d.c. San Basilio diceva che il più grande bestemmiatore era il candidato ideale
a ricoprire la carica di vescovo, destinato a sperperare il denaro che doveva
essere consegnato ai poveri, comunque anche San Basilio era contro la libertà di
pensiero, cioè era contro l'eresia degli altri.
Ai cristiani trionfanti
stavano a cuore la distruzione dei luoghi di culto concorrenti e la persecuzione
dei seguaci delle altre confessioni religiose, i templi antichi hanno sempre
attirato ricchezze, tra loro si facevano concorrenza e di denaro non ce n'era
mai abbastanza per i dirigenti cattolici.
Nel quarto secolo i cristiani
erano urbanizzati, entrati nelle istituzioni e civilizzati, mentre i pagani
erano più rurali e considerati selvaggi, cioè erano regrediti, perché in epoca
ellenica avevano coltivato arti e cultura e abitato anche nelle città.
Prima
di Costantino i padri della chiesa predicavano la tolleranza e reclamavano la
libertà di culto, invitando a non odiare nessuno, all'inizio anche Tertulliano
era a favore della libertà di culto, le sue prese di posizione però erano state
solo tatticismo politico verso il potere romano.
Una volta ottenuta la
libertà di culto, i cristiani iniziarono le polemiche contro i pagani, come
prima avevano fatto contro ebrei ed eretici cristiani, attaccarono l'idolatria
perché i miti antichi erano scandalosi, gli dei pagani non erano altro che cani
e maiali.
Sottolineavano che le rondini facevano cadere escrementi sulle
statue degli dei, per Tertulliano era peccato anche fabbricare statue agli dei,
com'era peccato portare i processione gli dei e baciare le loro statue, Agostino
affermava che le immagini degli dei non proteggevano gli uomini in
battaglia.
Alla metà del II secolo Aristide condannava l'uso egiziano di
divinizzare le forze della natura e gli animali, per lui il regno animale e
vegetale non significavano nulla, i cristiani non si sentivano naturalisti, ma
superiori alla natura.
Taziano criticò costumi e filosofia pagana, diffamando
la cultura pagana, del resto tutti i padri della chiesa come Policarpo, Ireneo,
Teofilo definivano la filosofia pagana come una frottola menzognera e
folle.
Tertulliano riconosceva che gli dei erano una personificazione e
divinizzazione delle forze della natura e ne denigrava il carattere osceno,
perciò proibì ai cristiani di fabbricare statue e proibì il servizio militare.
Alla fine del IIII secolo, Clemente d'Alessandria condannava la mitologia,
classica con la divinizzazione degli astri, Attanasio vi vedeva solo immoralità
e depravazione sessuale.
Visto che gli uomini con la religione si mettevano
in relazione con l'aratura, la semina e la nascita dei frutti della terra,
Clemente si chiedeva perché gli uomini abbandonavano il cielo per venerare la
terra, lui la terra la calpestava con i piedi e non l'adorava, era inoltre
scandalizzato dalla riproduzione della sessualità, voleva sostituire il cosmo
dominato dalle forze di natura con un cosmo controllato dalla chiesa.
Quando
il cristianesimo divenne lecito, iniziò la persecuzione del paganesimo, il
sinodo di Elvira nel IV secolo colpì l'idolatria e le usanze pagane. Le vittime
delle persecuzioni romane dei cristiani nei primi tre secoli furono poche
migliaia, infatti, Origene, morto nel 254, affermava che i martiri cristiani
erano un numero piccolo e facile da calcolare.
Una volta assunto il potere,
il cattolicesimo fu capace di superare quella cifra, tra i nemici della sua
fede, in un solo giorno. I cristiani furono perseguitati sotto Marco
Aurelio (177), sotto Diocleziano, Massimiano e Valeriano, morto Diocleziano, i
cristiani si vendicarono trasformando il suo mausoleo di Spalato in una chiesa
cristiana.
Nei secoli successivi le persecuzioni degli avversari sarebbero
state ben viste dalle gerarchie ecclesiastiche, perché in grado di esaltare gli
animi, generare coesione e fare propaganda alla chiesa, anche Hitler avrebbe
appreso da questa lezione.
Nel 311 Galerio emanò l'editto di tolleranza di
Nicomedia, che metteva fine alla persecuzione dei cristiani, il cristianesimo
diventava "religio licita" e i suoi adepti potevano costruirsi delle chiese, nel
313 Costantino emise l'editto di tolleranza verso tutte le religioni, a
vantaggio soprattutto dei cristiani.
Eusebio e Lattanzio erano protetti da
Costantino, il primo formulò contro gli imperatori pagani le più infami
calunnie, attestando l'orrore del paganesimo e le virtù del cristianesimo, poi
si rallegrò quando Costantino aveva preso a perseguitare i pagani, anche
il secondo aveva attaccato gli ultimi imperatori pagani.
I primi imperatori
cristiani si adoperarono per distruggere gli scritti di due filosofi pagani,
Celso e Porfirio, vissuti nel II e III secolo, Celso aveva individuato nel
cristianesimo una commistione d'ebraismo, stoicismo, platonismo, religione
egiziana, persiana e culti misterici e rideva sul senso d'elezione d'ebrei e
cristiani.
Celso si chiedeva perché Dio era venuto in terra, non sapeva già
tutto se voleva porre rimedio al male, purché non era venuto prima, perché si
era rivolto solo ad un popolo, inoltre rimarcava che la dottrina morale di
Cristo non era nuova, perché anticipata dai pitagorici. Poi aggiungeva che di
divinità morte e risorte già si sapeva, come di miracoli, inoltre notava che i
cristiani si rivolgevano ai ceti più ignoranti.
Porfirio, nato nel 233, fu la
prima vittima della censura cattolica, la sua opera fu condannata alla
distruzione da Costantino, Teodosio II e Valentiniano III, anch'egli si chiedeva
perché Cristo era venuto in ritardo sulla terra, condannando tanti uomini
precedenti alla perdizione, sottolineò le contraddizioni tra vecchio e nuovo
testamento e negò la natura divina di Cristo.
Porfirio accusava Paolo
d'avidità e di aver spillato soldi alla ricche credulone, Paolo, come si era
giustificato per i suoi falsi e per i suoi brogli finanziari, riguardo a queste
accuse aveva detto:" Chi andrebbe in guerra a proprie spese, chi possedendo un
gregge non si nutrirebbe del suo latte?".
Con Costantino, nato nel 285,
iniziò l'alleanza fra trono e altare, egli si circondò di preti a corte e
promosse il cristianesimo romano, aveva ucciso figlio, moglie, suocero e
cognato, ma non importa, fu osannato dalla chiesa cattolica e fatto santo
da quella ortodossa.
Costantino era d'umili natali e sua madre Elena era
stata la concubina di Costanzo Cloro, Elena fu fatta santa dalla chiesa,
Costantino era un uomo bellicoso che amava sterminare i suoi nemici, infatti,
soffocò nel sangue Franchi e Germani e abbandonò i prigionieri alle fiere del
circo.
All'inizio egli divideva l'impero con Licinio, Massenzio e Massimino
Daia, un sistema tetrarchico voluto da Diocleziano per tenere insieme
l'immenso impero, Costantino però, per raggiungere l'unità dell'impero solo
sotto di lui, si alleò con i cristiani contro gli altri tre soci.
Massenzio
(306-312) aveva lasciato in vigore l'editto di tolleranza di Galerio e non
perseguitò i cristiani, tuttavia mandò in esilio da Roma i vescovi Eusebio e
Marcello, per brogli elettorali, perciò i cristiani avevano preso le distanze da
lui e gli preferirono Costantino.
Massenzio, fece un altro errore politico,
costruì una rete stradale prelevando imposte dai grandi proprietari terrieri,
appartenenti alla classe senatoria vicina alla chiesa, perciò i cristiani lo
avversarono.
Eppure Costantino non era un credulone religioso, appoggiava i
vescovi solo per convenienza politica, adorava Marte e Saturno e si
convertì al cattolicesimo ariano solo prima di morire, anche perché così gli
erano cancellati tutti i suoi peccati precedenti.
Massimo Daia, era stato un
persecutore dei cristiani ma poi fece loro delle concessioni, sotto di lui i
cristiani che subirono il martirio furono solo tre, Licinio era stato alleato di
Costantino e dei cristiani.
Quando Costantino si volse contro
Licinio, la guerra fu presentata dai cristiani come guerra di religione, i
sacerdoti cristiani accompagnavano i soldati in battaglia e le insegne militari
si arricchirono di simboli cristiani, alla fine Costantino rimase sovrano
assoluto di tutto l'impero.
Quando Licinio era alleato di Costantino, Eusebio
e Lattanzio avevano chiamato i due imperatori gli eletti del signore, quando
Licinio divenne nemico di Costantino, Eusebio prese a diffamarlo e il concilio
di Nicea scomunicò chiunque si fosse messo al suo servizio. Anche Licinio,
riducendo la corte, cioè i parassiti, e aumentato le tasse sui proprietari
terrieri, s'inimicò i cristiani, vicini ai latifondisti.
Costantino
trionfante regalò alla chiesa il palazzo del Laterano, le fornì i mezzi per il
restauro di chiese e sovvenzionò l'alto clero, sotto di lui la chiesa era
passata da oppressa, a riconosciuta, a favorita e godette di crescenti
privilegi, diventando sempre più ricca.
Egli donò terre alla chiesa in tutto
l'impero, costruì chiese dotandole di possessi fondiari, spesso sulle rovine dei
templi pagani, i vescovi ricevettero dall'imperatore onori e premi in denaro,
furono incaricati di distribuire il grano ai poveri, furono incaricati di
giudicare in cause civili, mentre allo stato spettava l'esecuzione delle
sentenze.
Poiché i vescovi avevano generalmente un secondo impiego, furono
anche esonerati dal pagare imposte sulle attività produttive, da allora il
tema delle esenzioni tributarie diverrà cruciale nella storia della
chiesa.
Poiché a causa di queste concessioni, diminuirono le entrate statali,
nel 320 Costantino proibì ai ricchi di entrare nelle gerarchie ecclesiastiche,
però nel 321, per favorire ancora il clero, autorizzò la chiesa ad accettare
lasciti testamentari, da allora tanti fecero lasciti alla chiesa per salvarsi
l'anima, tanto che essa nel medioevo arrivò a possedere un terzo della
ricchezza, soprattutto terriera, dell'Europa.
I privilegi concessi al clero
da Costantino furono così rilevanti che i membri dei consigli cittadini
entrarono in massa nel clero e nel 326 il sovrano fu costretto a limitare questo
esodo in massa, per lo stesso motivo nel 370 fu revocato temporaneamente il
diritto a ricevere lasciti, con le proteste del santo Girolamo.
Nel 325 una
città della Frigia chiese all'impero l'esenzione fiscale, perché tutti i suoi
abitanti erano cristiani, anche Maometto concesse facilitazioni fiscali ai
convertiti ed in Egitto anche i sacerdoti pagani avevano avuto privilegi
fiscali.
Costantino fece concessioni ai cristiani e mise il clero al proprio
servizio, però s'intromise nella sfera ecclesiastica, non sostenne la
separazione dei poteri, infatti, era lui a convocare concili, poi, quando spostò
la capitale dell'impero a Costantinopoli, favorì l'affermazione del potere
monopolistico della chiesa cattolica a Roma.
Costantino era chiamato "il
salvatore" dai cristiani, dopo aver unificato l'impero sotto la sua autorità,
esautorò i senatori dalla gestione del potere e, per favorire ancora la chiesa,
prese combattere le eresie, usando la religione come uno strumento per il
potere, nelle sue guerre era accompagnato dai vescovi.
Oggi in oriente
Costantino è detto il tredicesimo apostolo, è annoverato tra i santi con sua
madre Elena e la sua immagine si trova nelle chiese greche, la sua festa
religiosa cade il 21 maggio.
Coerentemente con il comandamento di non
uccidere, nei primi tre secoli i cristiani non avevano voluto prestare servizio
militare e si dichiararono anche contro la violenza, rifiutando anche la
legittima difesa, cioè porgevano l'altra guancia, furono anche contro la
pena di morte, il vescovo di Roma, Ippolito, vissuto nel III secolo, si disse
anche contro la caccia, nel secolo successivo su questi temi nella chiesa
sarebbe avvenuta una rivoluzione copernicana.
Sembra che nella guerra
giudaica del 66-70 d.c. e nel 131 d.c., al tempo della rivolta di Simone
Barcokeba, i cristiani non avevano voluto impugnare le armi contro i
romani, però già nel II secolo nell'esercito romano erano presenti dei
cristiani, che furono le prime vittime della furia anticristiana di
Diocleziano.
Tra il 301 e il 311 dei cristiani furono martirizzati, poi
nel 313 Costantino emise l'editto di tolleranza, da quel momento la
chiesa prese a trasformarsi in chiesa militare e nel 314 il sinodo di Arles
sancì la scomunica per i cristiani disertori.
Così, per opportunismo di
carriera, la maggioranza dei generali dell'impero divennero cattolici,
affiancati da pochi ariani e pagani, un secolo dopo i non cristiani furono
banditi dall'esercito, mentre chiese e monasteri divennero territorio franco,
sbarrati all'esercito e alla giustizia.
Lattanzio era stato contro la guerra,
contro il servizio militare e contro la pena di morte, poi arrivò ad esaltare il
servizio militare e il clero prese a benedire le armi, si apriva la strada alle
guerre di religione, si pregava prima della battaglia e le insegne dell'esercito
erano cristiane.
La chiesa, ricolma d'onori, si sentì sempre più vicina e
complice dello stato, la maggior parte dei membri della corte di Costantino era
fatta da cristiani, anche il simbolo della croce comparve sulle monete imperiali
e sullo scettro dell'imperatore.
Ambrogio prese a predicare l'eroismo in
battaglia ed Agostino asseriva che i militari compiacevano Dio, il clero fu
inquadrato in formazioni i militari, i sacerdoti guidavano 100 uomini ed i
vescovi 1.000, inoltre le loro chiese ospitavano le guarnigioni
dell'impero.
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
La chiesa
condannò la diserzione e ordinò che le milizie fossero costituite solo da
cristiani, nel 362 però Attanasio, faziosamente, invitò alla diserzione i
soldati cristiani che militavano nelle file dell'imperatore pagano Giuliano,
inoltre Attanasio, che si era detto contrario all'assassinio, sostenne che in
guerra era legittimo uccidere il nemico. Comunque, Crisostomo sosteneva
che i militari cristiani dovevano essere solo volontari, per servire lo stato i
preti erano ormai a favore della pace solo in tempo di pace.
C'è chi dice
che Costantino si trasferì a Bisanzio perché il suo assassinio dei parenti aveva
generato a Roma un moto generale di riprovazione, poi l'imperatore fu battezzato
in punto di morte da un prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo
ricevette impulso l'applicazione della pena di morte, però l'impiccagione
sostituì la crocifissione, e le epurazioni negli strati alti della popolazione,
dove vi era la lotta politica, perché gli strati bassi si potevano anche
costringere ai lavori forzati o alla schiavitù, Costantino autorizzò l'uso della
tortura nei tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il
divorzio e l'adulterio fu considerato un grave reato, però, mentre i preti
predicavano contro la lussuria e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le
loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e
figli non potevano ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere
legittimati, inoltre i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto
tradimento e frode fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso
della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti
con gli ebrei, invece i pagani avevano tollerato la religione ebraica e
Diocleziano, ultimo persecutore dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei
offrissero sacrifici alle divinità pagane.
L'editto del 313, firmato da
Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni religione, tuttavia, dopo il
concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli ebrei d'essere autori di
misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme soltanto un giorno l'anno,
vietò loro di avere schiavi cristiani e la conversione all'ebraismo fu punita
con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei
vescovi erano spesso irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione,
perché la carica di vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe
durata per tutti i secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti
respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra loro Cipriano sosteneva che la
validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza di chi li impartiva, cioè
chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti non erano più cristiani
quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la loro fede, la maggior
parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della supremazia,
era di manica larga perché il numero era potenza, come affermava
Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio
e corrotto rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha
riscosso la maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando
il vescovo Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li
sterminò, espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto,
consegnati ai cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si
unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani, generalmente cattolici,
scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo Eusebio approvò, con
entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si
muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani, perché essi erano
ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli inizialmente, come pontefix
maximus, nominava anche sacerdoti pagani e presiedeva il collegio dei
sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i cristiani facevano carriera
più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi
Costantino prese a perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di
tutte le immagini degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il
loro restauro e poi n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece
bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a saccheggiare i
templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle chiese
cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane
sequestrate e da allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda
nei viali e nelle piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine
dei templi distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero
stati suoi soci e amici e purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per
il popolo ma solo per se stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio
solo prima di morire, com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati
con il pentimento e il battesimo.
In Persia in un primo tempo re
Sapur I fece giustiziare sua moglie ed esiliare una sorella perché si erano
convertite al cristianesimo, poi re Baharam I (274-277) perseguitò cristianesimo
e manicheismo e suo il figlio Baharam II fece uccidere sua moglie perché
cristiana, ciò attesta che le persecuzioni religiose non furono una
caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV
secolo, la Persia contava diciotto vescovi cristiani, cioè sotto i sassanidi ci
fu tolleranza religiosa, anche se il sovrano era generalmente orientato, per la
ragione di stato, cioè per opportunismo di potere perché la Persia era nemica di
Roma, verso lo zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era
sospettata di cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il
servizio militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II
(310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo impero delle spie dei
romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato, quando divenne re
Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal mazdeismo e si avvicinò ai
cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di Persia fu costretto ad accettare
una chiesa cristiana autocefala, cioè indipendente da Roma.
Anche la
chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una chiesa
nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero templi
pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di stato,
essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca Gregorio,
per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci, e fece
costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e
fece in modo che i beni donati al suo episcopato diventassero proprietà privata
della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro patriarca e alleati dei romani,
sconfissero i persiani in battaglia, nel 334 anche Costantino intervenne a
fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva
perseguitato i cristiani e poi si convertì dieci anni prima di Costantino, la
cristianizzazione dell'Armenia avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno
280, dopo che questo aveva guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa
avanzava dietro mogli, sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa
quando si dovranno convertire i germani.
Sotto i successori di
Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione cristiana e gli imperatori
furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il figlio di Costantino,
Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi della sua famiglia, le sue
guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani, tanto che Giuliano l'apostata
affermò che non esistevano fiere tanto pericolose quanto i
cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che
aveva ricevuto il battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa
per casto, in realtà rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò
le chiese e i prelati di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i
poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani,
intensificò la lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze
e donò le loro chiese ai cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi
opportunisti che cambiavano bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era
il trasformismo della politica e dei centri di potere, con il tradimento si
poteva fare carriera, ciò che contava era avere un seguito tra il popolo,
diversamente non si potevano ricattare i potenti, accade ancora
oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal
pagamento dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi
fossero giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla
chiesa, anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la
penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici e commerciali
dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum regni", perciò
Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in esilio il vescovo Attanasio
(295-375), santo e dottore della chiesa che non disdegnava la lotta per il
potere, con la scusa della religione, l'imperatore inasprì anche le
disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti
misterici pagani, le ricchezze dei templi furono espropriate, le statue
distrutte, tra i cristiani Firmino esortava a sterminare tutti i pagani,
così i cattolici passarono dall'ideologia del martirio a quella della
persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con
la confisca dei loro beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano
in massa tra le mani dei nuovi pastori, perché bisognose di protezione, però ne
venivano tosate, Costanzo II mise anche in piedi un vasto apparato di polizia
segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione,
perciò Costanzo II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la
realtà mutò radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e
divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse
come un tiranno e perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il
popolo, incendiò città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente
alla famiglia reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi
di pianto, era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione
agli abusi dei cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal
paganesimo e nel 360 fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano
(361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul culto del
sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato, però fu
chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli adulatori,
i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i templi pagani,
senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli ebrei.
Ci
furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per vendicarsi
dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle repressioni, Giuliano
criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e cristiani, però autorizzò
gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme, vestiva con modestia, era
frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò di aiutare i
poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la
ragione e non la violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i
loro beni, vietò ai preti di stendere testamenti come notai, per impedire che
incamerassero beni di altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai
cristiani di restituire le colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la
sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una dura
opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al fianco
da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i
cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e distrussero le sue opere
letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo, Nazianzeno ed Efrem lo
diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni
della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età moderna da Montesquieu,
Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller, probabilmente è stato uno
dei più illuminati e umani regnanti di tutti i tempi.
Il suo
successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la pace con i
persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari vicini a
Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad affollare la
corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però vi erano ancora
dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano
cristiani con la fede nella trinità, governarono il primo in occidente e il
secondo in oriente, Valentiniano era vicino alla chiesa cattolica e
Valente vicino agli ariani, comunque, erano entrambi senza scrupoli e
fautori di un militarismo esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò
di arginare la tendenza del clero a dare la caccia alle eredità, la chiesa
sollecitava i lasciti dalle ricche vedove, ripudiò la cattolica Marina Severa
per sposare Giustina ed il clero, in questo caso, non ebbe niente da ridire, fu
ben disposto verso gli ebrei e sancì che il clero poteva essere giudicato solo
da tribunali ecclesiastici, perseguitò manichei, donatisti, maghi e quelli che
si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente
la pena di morte, senza regolare processo, con confessioni estorte con la
tortura, colpì anche l'aristocrazia, confiscando le sue ricchezze, rafforzò
l'esercito e aumentò la pressione fiscale, tollerò la corruzione, edificò
castelli e sottomise la Britannia, spingendosi oltre il Reno.
Valente
(364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere l'arianesimo,
all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia perseguitò i
cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte, incendiò biblioteche,
non risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e confiscò
ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e
cattolicesimo, al centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio
d'Alessandria, dal IV al VI secolo crebbero le dispute sulla dottrina
trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot
diceva: "Se Dio ci chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò
che egli ha creato", fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito
santo e Nazianzeno guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che
alimentavano le controversie ed i conflitti ed erano
inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli
avversari e della loro dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano
passati sotto silenzio da chi stendeva le cronache, così si comportarono
Gelasio, vescovo di Cesarea, e Attanasio, Gelasio falsificò anche la
storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato,
per i cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che
veniva dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti,
faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano un pretesto,
la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo dei
conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i
cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in
competizione con quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva
rinunciato al vescovato d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato
dal vescovo Alessandro, nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore
dell'unità dell'impero, convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono
pochi vescovi occidentali, e cercò di dirimere la controversia tra Ario e
Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a
conquistare i favori dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra
padre e figlio e il dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo
l'unità della chiesa e dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che
decideva sulla dottrina della chiesa e convocava i
concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore
trattò con ostilità i disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono
bruciati dei libri e tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi
cristiani accettavano il martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto
patriarca d'Alessandria, la sua elezione era stata irregolare come quella
d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla diffamazione e
all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo stato la libertà
per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come
patrimonio di tutti, ma solo la libertà per se stessa, per la brama di
potere e per difendere propri interessi economici, essa è stata
sempre disposta a calpestare tutta l'umanità e ad appoggiarsi a tiranni di tutti
i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò,
difese il concilio di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani,
bruciò vivo il vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi,
perciò Costantino gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che
si comportavano peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma
poi lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di
Costantinopoli di riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse
assassinato, Attanasio però affermò che era morto grazie alle sue
preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati
ed altri vescovi, ad Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani
il pane della comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata
un campo di battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania
tra oriente e occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza
dell'imperatore Giuliano, anche là ci furono tumulti con gli ariani, il popolo
ne uscì stremato dai conflitti e forse per questo alla fine aderì in massa alla
setta eretica giacobita, costituita da cristiani monofisiti
siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo
scontro c'erano anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti
di Tracia e di Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si
scomunicarono a vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto
dal vescovo di Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò
di nuovo e si rifugiò presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi
per volontà dall'imperatore nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355),
nel 362 Attanasio ritornò ancora ad Alessandria e promise ai vescovi ariani la
conservazione del posto, se avessero riconosciuto il credo niceno.
Al
concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono al
credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il credo
ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però, non
appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di
Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli affari nel settore
delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di papiri, andava a
caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari di testamenti,
incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e saccheggiò i loro
luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio,
nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di potere
vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire miracolosamente
le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano, otto giorni dopo
aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa della religione
cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei,
falsificò documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio,
l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e paganesimo,
rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex maximus,
Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di Roma. Il
successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le persecuzioni
contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel
375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri
nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per Agostino la guerra
era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro pagani ed eretici,
allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i romani erano
cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al
nepotismo e allo sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi
nemici, dai soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore,
sotto di lui i goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio
cercò di mettere le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio
fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale, dichiarando
che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero, allontanò i
vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di Costantinopoli il laico
Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio
respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma fu
distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati dei
residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano,
perciò divenne lecito distruggere le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai
concili dei vescovi e nei verbali dei concili finivano solo le tesi dei
cattolici, mentre i vescovi seguirono Ambrogio come un
coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana
di Milano, sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si
sviluppò il traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo
contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda antisemita della chiesa, il
culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto Teodosio, che aveva solo
proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di fari matrimoni misti.
L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se non avesse alle spalle
due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua
morte non fu pianto dai cattolici, perché prima di morire aveva revocato le
esenzioni fiscali a favore del clero, forse Valentiniano e Graziano morirono per
ordine di Teodosio, che fu un grande per la chiesa, Teodosio aumentò le imposte
e fece delle dure repressioni, però Ambrogio lodò la sua
clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si
ribellarono all'imperatore, ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio
che però fu il primo imperatore a farsi battezzare molto prima di
morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica
degli entratiti, che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il
saio e viveva in ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con
il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della
chiesa, i cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più
ereditare, erano vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani.
Agostino era intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante
studente, malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano
da Ambrogio e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e
arrivista, non era animalista perché aveva detto: "Dio ha creato gli animali
perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse alla virtù della pazienza", era
superficiale, retorico, banale e polemico, attaccò donatisti, pelagiani, pagani,
ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e apollinaristi.
I priscilliani
rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli apollinaristi, si
richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto miracoli come Cristo.
Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi alla lussuria e alla
fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una bambina, alla fine
stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il
vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando la sua fede sembrava
conquistare l'Africa, la sua chiesa fu saccheggiata, la chiesa donatista
voleva imporsi come comunità di poveri, di tipo comunista, perciò seminò il
panico tra i grandi proprietari terrieri della Numidia, sostenuti dai cattolici
e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza
donatista, la sinistra donatista, cioè i circoncellioni erano visti come ladri e
saccheggiatori, che arrivavano anche ad appiccare il fuoco alle basiliche
e rendevano la libertà agli schiavi.
La loro roccaforte era in
Algeria, i donatisti erano contadini d'origine cartaginese o berbero-punica,
esisteva colà un gap sociale tra i proprietari terrieri e i contadini,
Agostino difese con risolutezza gli interessi della classe dei possidenti, prima
pensò di convertire alle sue idee gli eretici donatisti, poi sollecitò la
repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le
torture inflitte dai cattolici erano poca cosa di fronte ai tormenti
dell'inferno, egli in principio era stato contrario alla pena di morte, ma poi
avallò la condanna a morte per i briganti donatisti, nel 405
l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che furono repressi e le
loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero
l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni contro i donatisti, anche in Africa
settentrionale i donatisti furono protetti dai vandali e furono annientati
definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la
dottrina del peccato originale, della predestinazione e della grazia, attaccò
Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero arbitrio, poi la dottrina
d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange del 529 e da quello di
Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad
Ippona ed Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a
non lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa,
Pelagio non aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che
divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non nascevano
peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo
di aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della
preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non
trovarono colpe in Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato
africano la riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora
Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente Onorio,
figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro espulsione e
la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si sottomise
alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato
protezione, erano ammirati per il loro ideale umanitario e per la loro condanna
dello sfruttamento, per la loro lotta al clientelismo e alla corruzione, perché
erano per la giustizia sociale e la distribuzione delle ricchezze. Nella
storia le questioni politico-sociali s'intrecciano sempre con quelle
teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che
un nobile con sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa
sensibilità, Giuliano definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di
conciliare grazia con libero arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa
d'Agostino su matrimonio e concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da
papa Zosimo, istigato da Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino
difendeva la prostituzione, utile per dare sfogo alle passioni, diceva, allora
però vescovi, abati e badesse mantenevano spesso bordelli molto redditizi,
accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488). Agostino aveva l'abitudine di
picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a scopo
preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua
sorella erano sotto l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici,
pagani ed ebrei, così tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei
dovevano esser schiavi dei cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe
massacrati, naturalmente incolpò gli ebrei della morte di
Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare,
per lui lo Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal
peccato, lodava sempre gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato.
Per Agostino i non cristiani avevano meno diritti dei cristiani e gli animali
avevano meno diritti dell'uomo, inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè
dei preti, poteva anche uccidere.
Agostino considerava la
disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il militarismo anche quando sapeva
che i militari vessavano i contadini con le requisizioni, giustificava anche le
guerre d'aggressione, con i conseguenti massacri, esaltò la guerra giusta e
affermò che erano giuste tutte le guerre di Roma, diceva che bisognava portare
la civiltà e imporre la pax romana. Diceva Napoleone che non esiste un'intesa
migliore come quella tra preti e soldati.
Agostino era favorevole alla
tortura, che diceva che era niente se paragonata alle pene dell'inferno,
sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò la guerra santa voluta
da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato che la guerra apportava
alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre
da condannare erano quelle civili, con romani contro romani, nel 429 Agostino,
con l'avanzata dei vandali, assistette al crollo del dominio romano in Africa,
la popolazione non oppose resistenza perché indebolita economicamente
dallo sfruttamento della chiesa e dello stato, solo i goti, alleati dei romani,
tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé
avevano difeso la ragione umana contro i dogmi, anche Lutero esaltò la libertà
del cristiano e la sua autonomia di coscienza, generalmente però le religioni si
sono opposte alla libertà di pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato
volentieri di adattarsi ai tempi moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai
suoi interessi di potere, coltivando sempre nostalgie per il
medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa
luterana svedese, in omaggio ala separazione dei poteri, non è più
religione di stato ed è stato innestato un processo di privatizzazione massiccia
delle proprietà della chiesa svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di
privatizzare le sue ricchezze e preferisce farsi passare per povera,
invece è una potenza finanziaria immane e
planetaria.
nuntius
Fine del primo
volume, seguirà, fra dieci giorni circa, la recensione del
secondo.
KARLHEINZ DESCHNER
STORIA CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO
- VOL. I - Editore Ariele
PARTE
SECONDA
La chiesa condannò la diserzione e ordinò che
le milizie fossero costituite solo da cristiani, nel 362 però Attanasio,
faziosamente, invitò alla diserzione i soldati cristiani che militavano nelle
file dell'imperatore pagano Giuliano, inoltre Attanasio, che si era detto
contrario all'assassinio, sostenne che in guerra era legittimo uccidere il
nemico. Comunque, Crisostomo sosteneva che i militari cristiani dovevano
essere solo volontari, per servire lo stato i preti erano ormai a favore della
pace solo in tempo di pace.
C'è chi dice che Costantino si trasferì a
Bisanzio perché il suo assassinio dei parenti aveva generato a Roma un moto
generale di riprovazione, poi l'imperatore fu battezzato in punto di morte da un
prete ariano.
Con l'avvento del cristianesimo ricevette impulso
l'applicazione della pena di morte, però l'impiccagione sostituì la
crocifissione, e le epurazioni negli strati alti della popolazione, dove vi era
la lotta politica, perché gli strati bassi si potevano anche costringere ai
lavori forzati o alla schiavitù, Costantino autorizzò l'uso della tortura nei
tribunali.
Per favorire la chiesa, si rese più difficile il divorzio e
l'adulterio fu considerato un grave reato, però, mentre i preti
predicavano contro la lussuria e l'adulterio, avevano rapporti lascivi con le
loro schiave.
Per tutelare l'asse ereditario dei possidenti, concubine e
figli non potevano ricevere eredità e i figli illegittimi non potevano essere
legittimati, inoltre i servi non potevano denunciare il padrone se non per alto
tradimento e frode fiscale, anche queste riforme furono fatte con l'assenso
della chiesa.
Furono previste pene per chi intratteneva rapporti
con gli ebrei, invece i pagani avevano tollerato la religione ebraica e
Diocleziano, ultimo persecutore dei cristiani, non aveva preteso che gli ebrei
offrissero sacrifici alle divinità pagane.
L'editto del 313, firmato da
Licinio e Costantino, garantiva la libertà ad ogni religione, tuttavia, dopo il
concilio di Nicea del 325, Costantino accusò gli ebrei d'essere autori di
misfatti, concesse loro di recarsi a Gerusalemme soltanto un giorno l'anno,
vietò loro di avere schiavi cristiani e la conversione all'ebraismo fu punita
con la morte.
Costantino perseguitò anche le eresie, le elezioni dei
vescovi erano spesso irregolari e spesso in esse si ricorreva alla corruzione,
perché la carica di vescovo era ambita e fonte di privilegi, la pratica sarebbe
durata per tutti i secoli successivi.
Tra gli eretici, i donatisti
respingevano l'alleanza fra trono e altare, tra loro Cipriano sosteneva che la
validità dei sacramenti dipendeva dalla purezza di chi li impartiva, cioè
chiedeva un clero moralmente sano, per i donatisti non erano più cristiani
quelli che durante le persecuzioni avevano abiurato la loro fede, la maggior
parte dei dirigenti cristiani però, nella ricerca della supremazia,
era di manica larga perché il numero era potenza, come affermava
Mussolini.
Agostino ribatté ai donatisti che anche il sacerdote malvagio
e corrotto rappresentava Dio, tesi in verità molto singolare, che però ha
riscosso la maggioranza del consenso dentro la chiesa. Costantino, assecondando
il vescovo Ciciliano, inviso ai suoi fedeli, diede battaglia ai donatisti e li
sterminò, espropriando le loro ricchezze e privandoli dei luoghi di culto,
consegnati ai cattolici, ed esiliando i loro capi.
Ai donatisti si
unirono anche gli schiavi dei latifondisti nordafricani, generalmente cattolici,
scoppiò cioè anche un a rivolta contadina, il santo Eusebio approvò, con
entusiasmo, la repressione operata da Costantino.
Costantino però si
muoveva con maggior circospezione nei confronti dei pagani, perché essi erano
ancora la maggioranza in occidente, inoltre egli inizialmente, come pontefix
maximus, nominava anche sacerdoti pagani e presiedeva il collegio dei
sacerdoti pagani, tuttavia a corte e nell'esercito i cristiani facevano carriera
più velocemente.
Nel 330 ci fu la condanna del neoplatonismo, poi
Costantino prese a perseguitare anche i culti pagani e ordinò la distruzione di
tutte le immagini degli dei, privò i templi delle loro entrate, ne proibì il
loro restauro e poi n'ordinò anche la distruzione.
Costantino fece
bruciare gli scritti di Porfirio e i cristiani cominciarono a saccheggiare i
templi pagani, mentre i loro arredi sacri erano consegnate alle chiese
cristiane, le ricchezze dei templi affluirono anche nelle casse
imperiali.
Costantino ordinò di esporre nelle piazze le statue pagane
sequestrate e da allora esse, prima custodite al chiuso, diventarono una moda
nei viali e nelle piazze, tante chiese cristiane furono costruite sulle rovine
dei templi distrutti.
La chiesa era attratta dai tiranni purché fossero
stati suoi soci e amici e purché l'avessero favorita, non reclamava diritti per
il popolo ma solo per se stressa, Costantino fu battezzato dall'ariano Eusebio
solo prima di morire, com'era allora di moda, per vedersi cancellati i peccati
con il pentimento e il battesimo.
In Persia in un primo tempo re
Sapur I fece giustiziare sua moglie ed esiliare una sorella perché si erano
convertite al cristianesimo, poi re Baharam I (274-277) perseguitò cristianesimo
e manicheismo e suo il figlio Baharam II fece uccidere sua moglie perché
cristiana, ciò attesta che le persecuzioni religiose non furono una
caratteristica dei soli cristiani.
Ciò malgrado, tra il III e il IV
secolo, la Persia contava diciotto vescovi cristiani, cioè sotto i sassanidi ci
fu tolleranza religiosa, anche se il sovrano era generalmente orientato, per la
ragione di stato, cioè per opportunismo di potere perché la Persia era nemica di
Roma, verso lo zoroastrismo o mazdeismo. Infatti, la chiesa persiana era
sospettata di cospirare con i romani, poi i persiani cristiani rifiutavano il
servizio militare e disprezzavano lo zoroastrismo.
In Persia re Sapur II
(310-379) cominciò a vedere nei cristiani del suo impero delle spie dei
romani, perciò fece del mazdeismo religione di stato, quando divenne re
Jezdegerd I (339-420), questo prese le distanze dal mazdeismo e si avvicinò ai
cristiani e a Roma, però nel 423 il nuovo re di Persia fu costretto ad accettare
una chiesa cristiana autocefala, cioè indipendente da Roma.
Anche la
chiesa armena, più antica di quella persiana, si sviluppò come una chiesa
nazionale, gli armeni, nel propagare la loro fede cristiana, distrussero templi
pagani e uccisero donne e bambini, divenuto il cristianesimo religione di stato,
essi iniziarono le persecuzioni contro i pagani, il santo patriarca Gregorio,
per distrurre i templi pagani, allestì un esercito di monaci, e fece
costruire al loro posto chiese cristiane.
Gregorio divenne arcivescovo e
fece in modo che i beni donati al suo episcopato diventassero proprietà privata
della sua famiglia, gli armeni, guidati dal loro patriarca e alleati dei romani,
sconfissero i persiani in battaglia, nel 334 anche Costantino intervenne a
fianco degli armeni.
Il re dell'Armenia Tiridate III, prima aveva
perseguitato i cristiani e poi si convertì dieci anni prima di Costantino, la
cristianizzazione dell'Armenia avvenne, per opera di Gregorio, intorno l'anno
280, dopo che questo aveva guadagnato i favori della sorella del re, la chiesa
avanzava dietro mogli, sorelle e concubine di principi, vedremo meglio la cosa
quando si dovranno convertire i germani.
Sotto i successori di
Costantino, l'impero fu considerato un'istituzione cristiana e gli imperatori
furono nobilitati dalla chiesa come figli di Dio, il figlio di Costantino,
Costanzo I, di fede ariana, sterminò i membri maschi della sua famiglia, le sue
guardie del corpo e i suoi sicari erano cristiani, tanto che Giuliano l'apostata
affermò che non esistevano fiere tanto pericolose quanto i
cristiani.
Eusebio non condannò gli assassini ordinati da Costanzo, che
aveva ricevuto il battesimo, anzi l'imperatore era fatto passare dalla chiesa
per casto, in realtà rifiutava le donne perché omosessuale, Costanzo I ricolmò
le chiese e i prelati di doni, ricorse al commercio delle cariche e oppresse i
poveri.
Suo fratello Costante riprese a distruggere i templi pagani,
intensificò la lotta contro i donatisti, sequestrò le loro ricchezze
e donò le loro chiese ai cattolici, comunque allora vi erano molti vescovi
opportunisti che cambiavano bandiera, da ariani, a cattolici, a donatisti, era
il trasformismo della politica e dei centri di potere, con il tradimento si
poteva fare carriera, ciò che contava era avere un seguito tra il popolo,
diversamente non si potevano ricattare i potenti, accade ancora
oggi.
L'imperatore Costanzo II esonerò i preti e le loro famiglie dal
pagamento dell'imposta fondiaria e delle altre imposte, impedì che i vescovi
fossero giudicati dai tribunali civili, per conseguenza, fu sostenuto dalla
chiesa, anche se ariano, perché ne difese gli interessi.
Per favorire la
penetrazione romana, furono costruite chiese nei nodi strategici e commerciali
dell'impero, il cristianesimo era divenuto un "instrumentum regni", perciò
Costanzo II favorì l'unità della chiesa e spedì in esilio il vescovo Attanasio
(295-375), santo e dottore della chiesa che non disdegnava la lotta per il
potere, con la scusa della religione, l'imperatore inasprì anche le
disposizioni contro gli ebrei.
L'impero si accanì contro i culti
misterici pagani, le ricchezze dei templi furono espropriate, le statue
distrutte, tra i cristiani Firmino esortava a sterminare tutti i pagani,
così i cattolici passarono dall'ideologia del martirio a quella della
persecuzione.
L'imperatore ordinò la chiusura di tutti i templi con
la confisca dei loro beni, ora le pecorelle dei sudditi accorrevano
in massa tra le mani dei nuovi pastori, perché bisognose di protezione, però ne
venivano tosate, Costanzo II mise anche in piedi un vasto apparato di polizia
segreta.
Nel 357 però Roma era ancora roccaforte dell'antica religione,
perciò Costanzo II rese ancora omaggio alle vestali, alcuni decenni dopo la
realtà mutò radicalmente, comunque fu rinnovata la proibizione di magia e
divinazione.
Ad Antiochia Gallo, cristiano e cugino di Costantino, visse
come un tiranno e perseguitò e sterminò i pagani, arrivando a sobillare anche il
popolo, incendiò città e massacrò abitanti. Il piccolo Giuliano, appartenente
alla famiglia reale, al ricordo del massacro dei parenti, si abbandonava a crisi
di pianto, era stato educato dall'ariano Giorgio di Cappadocia, per reazione
agli abusi dei cristiani e degli imperatori cristiani fu conquistato dal
paganesimo e nel 360 fu acclamato imperatore dalle truppe.
Giuliano
(361-363) sostituì la dottrina cristiana con un panteismo centrato sul culto del
sole Helios, esso ebbe un'alta statura morale ed era un letterato, però fu
chiamato "l'apostata" dai cristiani, non si circondava, come i suoi
predecessori, di concubine o di giovinetti, non beveva, nell'amministrazione
dello stato si appoggiò agli intellettuali, cercò di allontanare gli adulatori,
i delatori e le spie, ridusse le tasse, iniziò a ricostruire i templi pagani,
senza però attaccare il cristianesimo, e fu tollerante con gli ebrei.
Ci
furono disordini, perché i donatisti profittarono dell'occasione per vendicarsi
dei cattolici, perciò Giuliano fu costretto a fare delle repressioni, Giuliano
criticava l'arroganza e il senso d'elezione d'ebrei e cristiani, però autorizzò
gli ebrei a ricostruire il tempio di Gerusalemme, vestiva con modestia, era
frugale e mangiava il rancio dei suoi soldati, cercò di aiutare i
poveri.
Giuliano diceva che per persuadere gli uomini occorreva la
ragione e non la violenza, richiamò in patria gli esiliati e restituì loro i
loro beni, vietò ai preti di stendere testamenti come notai, per impedire che
incamerassero beni di altri, perché il popolo era analfabeta, impose ai
cristiani di restituire le colonne rubate ai templi pagani.
Tuttavia la
sua decisione di escludere i cristiani dalla milizia suscitò una dura
opposizione, nel 363 morì in una campagna contro i persiani, colpito al fianco
da una lancia scagliata da un sicario cristiano, Teodoreto affermò che
l'arma era stata scagliata da un angelo.
Alla morte di Giuliano i
cristiani celebrarono l'evento con pubblici banchetti e distrussero le sue opere
letterarie e le sue iscrizioni, Agostino, Crisostomo, Nazianzeno ed Efrem lo
diffamarono crudelmente, Efrem lo chiamò caprone.
Dopo le denigrazioni
della chiesa, questo personaggio fu rivalutato nell'età moderna da Montesquieu,
Voltaire, Montaigne, Chateaubriand, Goethe, Schiller, probabilmente è stato uno
dei più illuminati e umani regnanti di tutti i tempi.
Il suo
successore Gioviano (363-364) sacrificò alle divinità pagane, fece la pace con i
persiani, amava il vino e le donne, esiliò militari e funzionari vicini a
Giuliano, restituì i privilegi al clero cristiano che tornò ad affollare la
corte e perciò lo sostenne, nelle alte cariche dello stato però vi erano ancora
dei pagani.
I successori imperatori Valentiniano e Valente erano
cristiani con la fede nella trinità, governarono il primo in occidente e il
secondo in oriente, Valentiniano era vicino alla chiesa cattolica e
Valente vicino agli ariani, comunque, erano entrambi senza scrupoli e
fautori di un militarismo esasperato.
Valentiniano (364-375) però cercò
di arginare la tendenza del clero a dare la caccia alle eredità, la chiesa
sollecitava i lasciti dalle ricche vedove, ripudiò la cattolica Marina Severa
per sposare Giustina ed il clero, in questo caso, non ebbe niente da ridire, fu
ben disposto verso gli ebrei e sancì che il clero poteva essere giudicato solo
da tribunali ecclesiastici, perseguitò manichei, donatisti, maghi e quelli che
si macchiavano di delitti sessuali.
Valentiniano applicò sistematicamente
la pena di morte, senza regolare processo, con confessioni estorte con la
tortura, colpì anche l'aristocrazia, confiscando le sue ricchezze, rafforzò
l'esercito e aumentò la pressione fiscale, tollerò la corruzione, edificò
castelli e sottomise la Britannia, spingendosi oltre il Reno.
Valente
(364-378) in oriente fu l'ultimo imperatore a sostenere l'arianesimo,
all'inizio egli era stato cattolico, però poi ad Antiochia perseguitò i
cattolici, punì la stregoneria con la pena di morte, incendiò biblioteche,
non risparmiò nemmeno le mogli dei congiurati e confiscò
ricchezze.
Il IV secolo fu caratterizzato dalla lotta tra arianesimo e
cattolicesimo, al centro di questo conflitto fu il vescovo Attanasio
d'Alessandria, dal IV al VI secolo crebbero le dispute sulla dottrina
trinitaria.
A proposito dei misteri e dei dogmi cristiani, Diderot
diceva: "Se Dio ci chiede di sacrificare la ragione ci chiede di occultare ciò
che egli ha creato", fino all'inizio del III secolo nessuno credeva allo spirito
santo e Nazianzeno guardava con sospetto i sinodi dei vescovi, che
alimentavano le controversie ed i conflitti ed erano
inconcludenti.
Continuava però la falsificazione e la denigrazione degli
avversari e della loro dottrina, per favorire un partito, fatti importanti erano
passati sotto silenzio da chi stendeva le cronache, così si comportarono
Gelasio, vescovo di Cesarea, e Attanasio, Gelasio falsificò anche la
storia.
Per gli ariani Cristo era distinto dal padre e a lui subordinato,
per i cattolici era consustanziale al padre ed era Dio fatto uomo, le dispute
religiose erano frequenti e arrivavano nelle strade, però erano sempre
alimentate dall'interesse economico e di potere, cioè l'interesse per i
vescovati e relative pecorelle e l'interesse per un riconoscimento che
veniva dall'imperatore, che portava altri privilegi.
Infatti,
faceva notare il vescovo Nazianzeno, i contrasti ideologici erano un pretesto,
la brama per il potere e i privilegi economici erano il vero motivo dei
conflitti, accade ancora oggi nelle lotte tra i partiti, tanto che il santo
Girolamo riconobbe che era più facile vivere tra le fiere che tra i
cristiani.
Tra il IV e il V secolo il patriarcato d'Alessandria era in
competizione con quello d'Antiochia, Ario, che disinteressatamente aveva
rinunciato al vescovato d'Alessandria, a causa della sua dottrina fu esiliato
dal vescovo Alessandro, nel 325 Costantino, per risolvere la disputa a favore
dell'unità dell'impero, convocò il concilio di Nicea, al quale parteciparono
pochi vescovi occidentali, e cercò di dirimere la controversia tra Ario e
Alessandro.
In quell'occasione il vescovo cattolico Eusebio riuscì a
conquistare i favori dell'imperatore e il concilio accettò la constanzialità tra
padre e figlio e il dogma trinitario, all'imperatore in realtà premeva solo
l'unità della chiesa e dell'impero, nel IV secolo era l'imperatore che
decideva sulla dottrina della chiesa e convocava i
concili.
Gli ariani disertarono il concilio di Nicea, l'imperatore
trattò con ostilità i disobbedienti e mandò in esilio Ario, naturalmente furono
bruciati dei libri e tanti ritrattarono per salvarsi, come il solito, pochi
cristiani accettavano il martirio.
Nel 328 Attanasio era divenuto
patriarca d'Alessandria, la sua elezione era stata irregolare come quella
d'Agostino e accompagnata da violenze, ricorse alla diffamazione e
all'eliminazione fisica degli avversari, però poi invocò dallo stato la libertà
per la sua chiesa.
La chiesa non ha mai invocato la libertà come
patrimonio di tutti, ma solo la libertà per se stessa, per la brama di
potere e per difendere propri interessi economici, essa è stata
sempre disposta a calpestare tutta l'umanità e ad appoggiarsi a tiranni di tutti
i tipi.
Attanasio aveva condannato la dottrina di Ario e lo diffamò,
difese il concilio di Nicea e si abbassò al pestaggio degli avversari cristiani,
bruciò vivo il vescovo Arsenio, falsificò documenti e sfruttò la sua diocesi,
perciò Costantino gli fece notare il triste spettacolo dato dai figli di Dio che
si comportavano peggio dei pagani, l'imperatore quindi lo mandò in esilio, ma
poi lo richiamò.
Stanco dei cattolici, Costantino ordinò al patriarca di
Costantinopoli di riammettere Ario, il quale però morì per la strada, forse
assassinato, Attanasio però affermò che era morto grazie alle sue
preghiere.
Scoppiarono tumulti tra vescovi esiliati e poi ritornati
ed altri vescovi, ad Adrianopoli il vescovo Lucio diede da mangiare ai suoi cani
il pane della comunione, gli altari erano profanati, Alessandria era diventata
un campo di battaglia, Attanasio riparò a Roma dove cercò di mettere zizzania
tra oriente e occidente.
Antiochia fu scelta come città di residenza
dell'imperatore Giuliano, anche là ci furono tumulti con gli ariani, il popolo
ne uscì stremato dai conflitti e forse per questo alla fine aderì in massa alla
setta eretica giacobita, costituita da cristiani monofisiti
siriani.
Anche a Costantinopoli continuava la guerra civile, dietro lo
scontro c'erano anche questioni politiche, come la sorte di diocesi importanti
di Tracia e di Costantinopoli, la chiesa occidentale e quell'orientale si
scomunicarono a vicenda, Attanasio si schierò con quell'occidentale, protetto
dal vescovo di Roma.
Nel 346 Attanasio ritornò ad Alessandria, poi scappò
di nuovo e si rifugiò presso un'avvenente ventenne, fu destituito quindi
per volontà dall'imperatore nei sinodi di Arles (353) e di Milano (355),
nel 362 Attanasio ritornò ancora ad Alessandria e promise ai vescovi ariani la
conservazione del posto, se avessero riconosciuto il credo niceno.
Al
concilio di Rimini, i padri conciliari, appellandosi a Nicea, si ribellarono al
credo ariano di Costanzo II, quando però questo minacciò, accettarono il credo
ariano, più preoccupati della loro poltrona che della loro fede, però, non
appena morì l'imperatore, tornarono al loro credo niceno.
Il patriarca di
Gerusalemme, Giorgio di Cappadocia, era un ariano dedito agli affari nel settore
delle pompe funebri, nella produzione di bicarbonato e di papiri, andava a
caccia d'eredità, arrivando anche ad assassinare i beneficiari di testamenti,
incarcerò persone ed esiliò vescovi, perseguitò i pagani e saccheggiò i loro
luoghi di culto, alla fine fu costretto fuggire da Attanasio.
Ambrogio,
nato nel 333 o nel 339, era intollerante e inflessibile, era uomo di potere
vicino all'impero e sapeva manipolare la folla, faceva apparire miracolosamente
le reliquie dei santi, nel 374 fu consacrato vescovo di Milano, otto giorni dopo
aver ricevuto il battesimo, allora aveva una conoscenza scarsa della religione
cristiana.
Il santo Ambrogio fu contro gli ariani, i pagani e gli ebrei,
falsificò documenti, sobillò le truppe, però sopravvisse alla caduta di quattro
imperatori, invece l'imperatore Valentiniano I era dedito alla preghiera, in
pratica perciò Ambrogio governò per il giovane sovrano.
Suo figlio,
l'imperatore Graziano, perseguì eresie, arianesimo e paganesimo,
rimpinguando le casse dello stato, e rifiutò il titolo di pontifex maximus,
Ambrogio si servì di questo imperatore per combattere il senato di Roma. Il
successivo imperatore Teodosio (379-395), cattolico, continuò le persecuzioni
contro eretici ed ebrei e fece spargere il sangue come fosse acqua.
Nel
375 i goti, divisi in visigoti e ostrogoti, che vivevano sui carri ed erano
originari della Svezia, furono travolti dagli Unni, che vivevano a cavallo e
venivano dall'Asia centrale, perciò chiesero all'imperatore Valente di essere
accolti entro i confini dell'impero come federati, quando irruppero in Italia,
sotto Teodorico, i goti erano già cristiani, anche se ariani, nel 377
l'imperatore Valente fu sconfitto dai goti ad Adrianopoli.
Amare i propri
nemici per Ambrogio e Agostino non era possibile, anzi per Agostino la guerra
era legittima, Ambrogio istigava l'imperatore Graziano contro pagani ed eretici,
allora i germani e l'imperatore d'oriente erano ariani e i romani erano
cattolici, allora germano era sinonimo di ariano, di straniero e di
miscredente.
Il governo di Teodosio fu improntato allo spreco, al
nepotismo e allo sfruttamento del popolo, egli confiscò il patrimonio dei suoi
nemici, dai soldati pretendeva un giuramento alla trinità e all'imperatore,
sotto di lui i goti erano privi di cittadinanza e servi dell'impero, Teodosio
cercò di mettere le tribù barbare germaniche una contro l'altra.
Teodosio
fu il primo imperatore a gettare le basi di uno stato confessionale, dichiarando
che il cattolicesimo era l'unica religione ammessa nell'impero, allontanò i
vescovi ariani dalle loro chiese ed elevò a patriarca di Costantinopoli il laico
Nettario, che non aveva ricevuto neppure il battesimo.
Ambrogio
respingeva la filosofia pagana e il sapere scientifico, nel 376 a Roma fu
distrutto il tempio di Mitra e in quegli anni i culti pagani furono privati dei
residui privilegi fiscali.
Ambrogio condizionava l'imperatore Graziano,
perciò divenne lecito distruggere le sinagoghe, gli ariani non partecipavano ai
concili dei vescovi e nei verbali dei concili finivano solo le tesi dei
cattolici, mentre i vescovi seguirono Ambrogio come un
coro.
Ambrogio inserì finte reliquie di martiri nella basilica ambrosiana
di Milano, sulle quali crebbe il culto, anche in altri paesi d'Europa si
sviluppò il traffico delle reliquie dei santi.
Le ragioni del vandalismo
contro le sinagoghe risiedevano nella propaganda antisemita della chiesa, il
culto degli ebrei però era ancora tollerato sotto Teodosio, che aveva solo
proibito agli ebrei di possedere schiavi cristiani e di fari matrimoni misti.
L'antisemitismo di Hitler non si potrebbe comprendere se non avesse alle spalle
due millenni d'antisemitismo cristiano.
L'imperatore Graziano alla sua
morte non fu pianto dai cattolici, perché prima di morire aveva revocato le
esenzioni fiscali a favore del clero, forse Valentiniano e Graziano morirono per
ordine di Teodosio, che fu un grande per la chiesa, Teodosio aumentò le imposte
e fece delle dure repressioni, però Ambrogio lodò la sua
clemenza.
Agostino condannò la follia dei tessalonicesi che si
ribellarono all'imperatore, ma non la dura repressione dell'imperatore Teodosio
che però fu il primo imperatore a farsi battezzare molto prima di
morire.
Teodosio condannò a morte anche i membri della setta eretica
degli entratiti, che rifiutava la carne, il vino, il matrimonio, indossava il
saio e viveva in ascetismo, celebrando l'eucaristia con l'acqua invece che con
il vino.
Teodosio erra sostenuto dalla chiesa, che voleva l'unità della
chiesa, i cristiani che si convertivano al paganesimo non potevano più
ereditare, erano vietati i sacrifici e la frequentazione di templi pagani.
Agostino era intollerante e non era contrario alla guerra, non fu un brillante
studente, malgrado ciò, divenne insegnante di retorica, fu battezzato a Milano
da Ambrogio e nel 398 divenne sacerdote.
Agostino era cavilloso e
arrivista, non era animalista perché aveva detto: "Dio ha creato gli animali
perché l'uomo, morso da essi, si esercitasse alla virtù della pazienza", era
superficiale, retorico, banale e polemico, attaccò donatisti, pelagiani, pagani,
ebrei, ariani, astrologi, priscilliani e apollinaristi.
I priscilliani
rifiutavano trinità e resurrezione di Cristo e gli apollinaristi, si
richiamavano ad Apollonio di Tiana che aveva fatto miracoli come Cristo.
Agostino aveva disperso le sue energie, abbandonandosi alla lussuria e alla
fornicazione, aveva vissuto con una concubina e poi con una bambina, alla fine
stanco, arrivò ad esaltare la castità.
In Africa settentrionale il
vescovo donatista, Massimiano, fu assassinato quando la sua fede sembrava
conquistare l'Africa, la sua chiesa fu saccheggiata, la chiesa donatista
voleva imporsi come comunità di poveri, di tipo comunista, perciò seminò il
panico tra i grandi proprietari terrieri della Numidia, sostenuti dai cattolici
e dall'imperatore.
Anche la diocesi di Agostino era a maggioranza
donatista, la sinistra donatista, cioè i circoncellioni erano visti come ladri e
saccheggiatori, che arrivavano anche ad appiccare il fuoco alle basiliche
e rendevano la libertà agli schiavi.
La loro roccaforte era in
Algeria, i donatisti erano contadini d'origine cartaginese o berbero-punica,
esisteva colà un gap sociale tra i proprietari terrieri e i contadini,
Agostino difese con risolutezza gli interessi della classe dei possidenti, prima
pensò di convertire alle sue idee gli eretici donatisti, poi sollecitò la
repressione da parte dell'impero.
Per Agostino, vescovo d'Ippona, le
torture inflitte dai cattolici erano poca cosa di fronte ai tormenti
dell'inferno, egli in principio era stato contrario alla pena di morte, ma poi
avallò la condanna a morte per i briganti donatisti, nel 405
l'imperatore Onorio dichiarò eretici i donatisti che furono repressi e le
loro chiese furono consegnate ai cattolici.
I vandali di Alarico invasero
l'Italia e nel 410 sospesero le persecuzioni contro i donatisti, anche in Africa
settentrionale i donatisti furono protetti dai vandali e furono annientati
definitivamente solo con l'avanzata dell'Islam.
Agostino sosteneva la
dottrina del peccato originale, della predestinazione e della grazia, attaccò
Pelagio che sosteneva invece l'importanza del libero arbitrio, poi la dottrina
d'Agostino fu trasformata in dogma dal concilio d'Orange del 529 e da quello di
Trento.
Nel 410 Pelagio, appartenente ad una ricca famiglia, sbarcò ad
Ippona ed Agostino, ancora non schierato contro di lui, cercò di convincerlo a
non lasciare i suoi beni ai poveri, ma a devolverli alla sua chiesa,
Pelagio non aderì alla richiesta, così si procurò un nemico.
Pelagio, che
divenne patriarca di Gerusalemme, affermava che i bambini non nascevano
peccatori e che ogni uomo poteva discernere il bene dal male,
praticava l'ascesi e reprimeva la sessualità. Anche Girolamo attaccò Pelagio,
nel 416 i sinodi di Cartagine e Milano condannarono Pelagio, accusandolo
di aver negato la necessità del battesimo dei bambini e della
preghiera.
Papa Innocenzo I e il suo successore Zosimo (417-418) non
trovarono colpe in Pelagio e ammonirono Agostino, chiedendo all'episcopato
africano la riabilitazione di Pelagio e del suo seguace Celestio.
Allora
Agostino non si arrese e si rivolse a Ravenna all'imperatore d'occidente Onorio,
figlio di Teodosio, e ottenne la repressione dei pelagiani, la loro espulsione e
la confisca dei loro beni, poi lo stesso papa Zosimo si sottomise
alla volontà dell'imperatore.
In Sicilia i pelagiani avevano trovato
protezione, erano ammirati per il loro ideale umanitario e per la loro condanna
dello sfruttamento, per la loro lotta al clientelismo e alla corruzione, perché
erano per la giustizia sociale e la distribuzione delle ricchezze. Nella
storia le questioni politico-sociali s'intrecciano sempre con quelle
teologiche.
Agostino si scontrò con il vescovo pugliese Giuliano, che
un nobile con sensibilità sociale, mentre Agostino mancava di questa
sensibilità, Giuliano definiva Agostino: "Patronus asinorum" e cercò di
conciliare grazia con libero arbitrio, egli criticava anche l'opinione negativa
d'Agostino su matrimonio e concupiscenza, alla fine Giuliano fu scomunicato da
papa Zosimo, istigato da Agostino.
Come S. Tommaso D'Aquino, Agostino
difendeva la prostituzione, utile per dare sfogo alle passioni, diceva, allora
però vescovi, abati e badesse mantenevano spesso bordelli molto redditizi,
accadde anche sotto Sisto IV (1471-1488). Agostino aveva l'abitudine di
picchiare la propria famiglia, ogni sabato, a scopo
preventivo.
L'imperatore Onorio, figlio di Teodosio I, e sua
sorella erano sotto l'influenza di Ambrogio, perciò perseguitavano eretici,
pagani ed ebrei, così tanti templi furono demoliti, per Agostino gli ebrei
dovevano esser schiavi dei cristiani, era sicuro che un giorno Dio li avrebbe
massacrati, naturalmente incolpò gli ebrei della morte di
Cristo.
Agostino, come Ambrogio, difese la guerra e il servizio militare,
per lui lo Stato era stato voluto da Dio, anche se era corrotto dal
peccato, lodava sempre gli interventi sanguinosi e repressivi dello stato.
Per Agostino i non cristiani avevano meno diritti dei cristiani e gli animali
avevano meno diritti dell'uomo, inoltre, chi combatteva per volontà di Dio, cioè
dei preti, poteva anche uccidere.
Agostino considerava la
disobbedienza il peggiore dei peccati, esaltò il militarismo anche quando sapeva
che i militari vessavano i contadini con le requisizioni, giustificava anche le
guerre d'aggressione, con i conseguenti massacri, esaltò la guerra giusta e
affermò che erano giuste tutte le guerre di Roma, diceva che bisognava portare
la civiltà e imporre la pax romana. Diceva Napoleone che non esiste un'intesa
migliore come quella tra preti e soldati.
Agostino era favorevole alla
tortura, che diceva che era niente se paragonata alle pene dell'inferno,
sosteneva la pena del taglione e la vendetta, caldeggiò la guerra santa voluta
da Dio, Teodoreto però, senza demagogia, aveva affermato che la guerra apportava
alla chiesa maggiori benefici della pace.
Per Agostino le uniche guerre
da condannare erano quelle civili, con romani contro romani, nel 429 Agostino,
con l'avanzata dei vandali, assistette al crollo del dominio romano in Africa,
la popolazione non oppose resistenza perché indebolita economicamente
dallo sfruttamento della chiesa e dello stato, solo i goti, alleati dei romani,
tentarono un'inutile resistenza.
Socrate, i filosofi romani e Averroé
avevano difeso la ragione umana contro i dogmi, anche Lutero esaltò la libertà
del cristiano e la sua autonomia di coscienza, generalmente però le religioni si
sono opposte alla libertà di pensiero, la chiesa cattolica non ha accettato
volentieri di adattarsi ai tempi moderni, ma ha desiderato piegare il tempo ai
suoi interessi di potere, coltivando sempre nostalgie per il
medioevo.
Diamo un'occhiata all'estero, dal 1/1/2000 la chiesa
luterana svedese, in omaggio ala separazione dei poteri, non è più
religione di stato ed è stato innestato un processo di privatizzazione massiccia
delle proprietà della chiesa svedese, la chiesa cattolica invece, non pensa di
privatizzare le sue ricchezze e preferisce farsi passare per povera,
invece è una potenza finanziaria immane e planetaria.
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Il Vaticano è stato il naturale
alleato delle forze reazionarie, purché esse siano state rispettose della
libertà della chiesa, in Nicaragua, contro il dittatore Somoza, si pronunciarono
due sacerdoti ed un gesuita, i primi due furono sospesi "a divinis" dalla chiesa
e il terzo fu cacciato dall'ordine.
Nel 1933 il dittatore portoghese Salazar
introdusse la nuova costituzione, incentrata su principi cattolici e
antimoderni, anche Mussolini, moderno braccio secolare sella chiesa, adottò
istituzioni medievali, raccomandate dalla chiesa.
Circa l'arricchimento in
guerra, il cardinale Liverpool Gasquet ebbe ad affermare, dopo la prima guerra
mondiale, che chi era uscito meglio dalla guerra era la chiesa, non solo in
termini patrimoniali, infatti, aumentò anche il fervore religioso e si
riempirono di persone i luoghi di culto, dal 1919 al 1930 i tedeschi
fondarono tredici nuovi monasteri il mese.
Nel 359 morì l'imperatore romano
Teodosio, magnificato da Ambrogio e Agostino, era stato istigato dalla chiesa a
perseguitare pagani, ebrei ed eretici, gli successero gli imperatori bambini
Arcadio a Costantinopoli ed Onorio a Milano, entrambi sotto la tutela della
chiesa, così la chiesa aumentò il suo patrimonio, si liberò dalle imposte e si
legò strettamente allo stato, il cui potere, diceva, veniva da dio, almeno
fino a che collaborava con la chiesa.
Già in Paolo esisteva una
tendenza filostatale, poi Crisostomo esaltò anche il potere dell'uomo sulla
donna e dei principi sui sudditi. Nel IV secolo i vescovi estesero le loro
competenze e divennero anche giudici conciliatori, nella lotta per supremazia, i
cristiani divennero i migliori cacciatori di teste (in senso letterale).
Nel
396 tutti i privilegi dei sacerdoti pagani furono annullati e le feste pagane
furono proibite, nel 399 venne l'ordine di abolire templi e altari, nel V secolo
gli eretici subirono la confisca di beni, l'espulsione e l'esilio, le loro
chiese erano cedute ai cattolici, agli eretici fu anche proibito di fare
testamento e di ereditare, fu anche istituita la pena di morte per eresia.
I
goti erano diventati i più importanti missionari cristiani tra i popoli
germanici, dopo aver abbandonato l'arianesimo, essi arrivarono in Italia nel
401. Dalle guerre la chiesa ne guadagnava sempre, il vescovo e padre della
chiesa Teodoreto ha affermato che la guerra portava alla chiesa più benefici
della pace, allora i vescovi organizzavano spedizioni militari contro
germani e persiani.
Nel 423, sotto Teodosio II, la circoncisione fu punita
con la confisca dei beni e con l'esilio, nel 426 l'imperatore cercò di
promuovere la conversione al cristianesimo anche attraverso il diritto di
successione.
La leggenda di Pietro, primo vescovo di Roma, non ha fondamento
storico, il passo di Matteo (16,17-19): "Tu Pietro e su questa pietra
edificherai la mia chiesa", è un'aggiunta posteriore per giustificare il primato
di Pietro, manca su tre vangeli su quattro, nei testi paleo-cristiani non si
parlava di Roma, come centro della cristianità, e del suo primato, poi, a causa
del suo preteso primato, il papa divenne il principale ostacolo verso
l'ecumenismo cristiano.
Pietro non fu vescovo di Roma e non arrivò mai a
Roma, Claudio a metà del primo secolo espulse da Roma solo ebrei, lo storico
Tacito (54-116 d.c.) accennò ai cristiani e diceva che erano originari della
Giudea, senza accennare a Pietro.
Nel 1950 Pio XII, con un colpo di scena,
annunciò il ritrovamento della tomba del principe degli apostoli, però era solo
una povera tomba anonima, senza iscrizioni, risalente al tempo di Costantino,
cioè molto posteriore all'epoca in cui visse Pietro.
Gesù aveva annunciato la
fine imminente e l'avvento del regno di Dio, invece nacque la gerarchia
della chiesa fino ai vescovi e fino ai vescovi di capoluogo di provincia, detti
metropoliti o arcivescovi o patriarchi o esarchi, come quelli d'Alessandria,
Cartagine, Antiochia, Nicea, Gerusalemme, Efeso, Cesarea, Antiochia,
Gerusalemme, Costantinopoli, Milano e Roma.
A metà del II secolo
a Roma non si sapeva nulla della successione apostolica derivata da Pietro, alla
fine del secolo il più antico elenco dei vescovi di Roma, tenuto da Ireneo, non
nominava Pietro, all'improvviso, nel IV secolo, si affermò che Pietro era stato
a Roma per 25 anni, però il "liber pontificalis", il registro ufficiale de papi,
non menzionava Pietro ma Lino, come primo vescovo della città.
Anche presso
gli ebrei, i greci e gli ortodossi le genealogie furono falsificate, dopo
l'invasione araba del VII secolo, Costantinopoli divenne il patriarcato più
importante in oriente, mentre Roma lo divenne in occidente, le città importanti
avevano i patriarchi e Costantinopoli, come Roma, fu definita sede
apostolica.
Nel 352 i vescovi di Roma presero per la prima volta il titolo di
papa, già stato usato dai vescovi orientali, da notare che nel 255 il vescovo
Cipriano non riconosceva alcun primato a Roma, così Origene nel III secolo e
Ambrogio nel IV.
Attanasio affermava che Roma era solo un tribunale arbitrale
ecclesiastico e voleva che il sinodo fosse convocato solo dall'imperatore, per
Basilio le chiese erano una comunità d'eguali, per Girolamo i vescovi avevano
gli stessi poteri, Agostino non riconosceva nemmeno il primato dottrinario e
giurisdizionale al papa, infatti, al vescovo di Roma anteponeva il concilio
plenario.
Sin dalla metà del II secolo la chiesa convocò sinodi, cioè concili
locali, provinciali, interprovinciali e generali o ecumenici, i primi sinodi
generali non decretarono il primato di Roma, non erano convocati dal papa ma
dall'imperatore, che stabiliva anche l'oggetto della discussione, presiedeva il
dibattito e dava forza di legge alle decisioni.
Fino al VI secolo, la chiesa
d'oriente non riconobbe il primato di Roma e in occidente Roma subiva anche la
concorrenza di Milano, in generale il concilio prevaleva sull'autorità del papa,
durante il concilio di Nicea del 325, il papa non era nemmeno
presente.
L'invasione dei vandali, che nel IV secolo erano in Spagna e nel V
in Africa settentrionale, e poi dell'Islam nel VII secolo, spianarono la strada
al primato di Roma in occidente, una volta eliminata l'ingombrante concorrenza
della chiesa di Cartagine, divenuta capitale dei vandali nel 439, Cartagine fu
presa dai bizantini nel 533 e poi fu distrutta dagli arabi il secolo
dopo.
Comunque, dopo questi eventi, anche con il primato del papa, in
occidente si contestò sempre l'infallibilità del papa in materia di fede, la
caduta definitiva dell'impero favorì il primato del vescovo di Roma, una volta
che questo si fu consolidato, il papa ridusse l'autonomia dei vescovi e
nell'ottocento si definì l'episcopato universale del papa e la sua
infallibilità, cioè la sua sovranità assoluta.
Alla corte del papa ben presto
dominò lo sfarzo ed i banchetti suntuosi, in antitesi con la povertà evangelica,
a Roma dominavano le fazioni, animate dalla voglia d'arricchimento, ci furono
antipapi e anche tanti antipapi furono dichiarati santi.
Papa Callisto
(217-222) era stato uno schiavo, era avido di denaro e divenne banchiere e
speculatore, stabilì l'irrevocabilità dell'ufficio vescovile, anche in caso di
peccato mortale da parte del vescovo, per lui e per i successori la chiesa era
sempre santa, nonostante i peccati dei suoi preti e vescovi.
Callisto aveva
anche autorizzato le nobildonne a prendersi un compagno da letto, generalmente
uno schiavo, queste donne praticarono anche gli aborti. Alla fine del IV secolo
il latino divenne la lingua ufficiale della chiesa d'occidente, al posto del
greco.
Tra i primi diciassette vescovi di Roma, la chiesa ne ha spacciati per
martiri undici, per la maggior parte questi papi non sono personaggi
storici, nel III secolo i papi erano generalmente ignoranti e analfabeti.
Un
sinodo romano del 378 accusò i vescovi di aver depredato altri episcopati, da
notare che papa Damaso I (366-384) aveva detto: "Fatemi vescovo e divento subito
cristiano", questo papa fu sostenuto, nella sua candidatura, da un'orda armata
di bastoni, era massacratore e omicida ma divenne santo, esaltava la
castità e commise adulterio. Fu allora che Girolamo, falsificatore di
documenti, divenne patrono delle facoltà di teologia.
Papa Damaso mirava al
primato e fu sostenuto dall'imperatore Graziano, si prese il titolo di
"pontifex maximus" al posto dell'imperatore, allora era guida spirituale
dell'occidente Ambrogio, che risiedeva a Milano, nel IV secolo il vescovo
di Roma aveva un primato solo nel centrosud d'Italia.
Papa Siricio (384-399)
volle che i suoi decreti fossero sullo stesso piano dei canoni dei sinodi,
Innocenzo I (402-417), dopo la morte di Ambrogio e lo spostamento della capitale
d'occidente a Ravenna, ricercò il primato, egli affermò che senza la ratifica
del Papa le risoluzioni conciliari non avevano alcun valore, però Agostino non
condivideva quest'opinione.
Nel corso del primo millennio a Roma diversi
figli di preti diventarono papi, come Bonifacio I (418-422) che voleva il
primato di Roma e perciò riscrisse la storia con lenti deformanti papali.
In
oriente dopo il sinodo d Efeso (449), definito il sinodo dei briganti,
Costantinopoli prese la prevalenza su Alessandria, anche lì le lotte per il
potere si servivano di controversie teologiche, nel 381 il concilio di
Costantinopoli assegnò il primato orientale a questa città e nel 451 il IV
concilio di Calcedonia equiparò il patriarca di Costantinopoli a quello di
Roma.
Nel IV secolo l'oriente e l'Egitto erano popolati da migliaia di monaci
che offrivano alloggio agli stranieri, curavano i malati, soccorrevano poveri e
copiavano libri, ad Alessandria esistevano 600 conventi di monaci e suore che
creavano disordini, dispute teologiche e si rivoltavano contro i loro
abati.
A volte questi monaci erano usati dai vescovi per fare delle violenze
e per fare pressioni sul governo, in Libia vi erano 5.000 monaci seguaci
d'Origene, nel 401 centinaia di monaci, perseguitati da Girolamo, fuggirono
dall'Egitto e si rifugiarono a Costantinopoli e in Palestina. Girolamo attaccò
il vescovo di Gerusalemme, Giovanni, che alimentava la guerra privata dei monaci
seguaci di Origene, anche il patriarca d'Antiochia, Isacco, fu attaccato da
monaci.
Giovanni Crisostomo era un asceta ed era contro i ricchi, depose
sacerdoti adulteri e assassini e attaccò i vescovi che avevano comprato la loro
carica, perciò fu attaccato dal vescovo Teofilo d'Alessandria, Crisostomo
non riconosceva il primato di Roma, però sollecitò il vescovo di Roma a svolgere
opera d'arbitrato nella controversia.
A quell'epoca accadeva che, nelle
dispute, anche i vescovi potessero essere assassinati, dopo la morte di Teofilo,
divenne patriarca d'Alessandria, Cirillo (412-444), che con la violenza
s'impossessò del patriarcato, egli controllava il commercio del grano egiziano e
una banda di monaci, praticò la simonia e perseguitò gli ebrei.
Il monaco
Nestorio, già vescovo d'Antiochia, divenne vescovo di Costantinopoli e
perseguitò ebrei ed eretici, Cirillo d'Alessandria, che voleva il primato su
Costantinopoli, lo accusò d'eresia e cercò l'appoggio di Roma.
Sulla
questione pretestuosa della natura di Gesù, si aprì la lotta tra Cirillo e
Nestorio, Cirillo promosse intrighi e congiure alla corte di Costantinopoli,
Nestorio era monofisita, cioè credeva ad un'unica natura in Cristo e negava
l'unione ipostatica, delle due nature umana e divina, sostenuta da Cirillo, in
altre parole l'incarnazione della parola di Dio, era contrario alla
santificazione di Maria e non la voleva chiamare madre di dio, allora la madonna
cominciava ad essere venerata in oriente.
Nel IV secolo a Roma il culto di
Maria non era diffuso, tuttavia esistevano delle sette mariane, Cirillo accusò
Nestorio di non rispettare la fede di Nicea, egli si serviva d'orde di monaci
che andavano all'assalto, nel 431, al concilio di Efeso, si presentò con
una forte scorta fatta di monaci armati di bastoni. Alla fine il papa si
pronunciò contro la dottrina di Nestorio, forse perché geloso di Costantinopoli,
mentre l'imperatore d'oriente accusò Cirillo di fomentare le
discordie.
Nestorio fu accusato d'eresia e destituito, invece il tema del
sinodo, in altre parole l'annunciazione di Maria, fu poco trattato, il sinodo fu
trasformato in tribunale in cui il giudice era Cirillo e l'imputato era
Nestorio.
Cirillo, per vincere la sua battaglia contro Nestorio, si
servì del papa e dei principali episcopati d'oriente, per ottenere la condanna
di Nestorio, aveva anche praticato ampiamente la corruzione, perciò il dogma
mariano che ne uscì fu pagato a caro prezzo, però oggi è ancora valido.
La
fede si difendeva e si diffondeva anche con il denaro, inoltre il dogma sulla
maternità di Maria nacque ad Efeso perché la città era stata la patria delle dee
pagane Cibele ed Artemide, cioè si metabolizzavano nel cristianesimo fedi
pagane.
L'imperatore Teodosio II fu intimidito dalle azioni terroristiche dei
monaci di Cirillo, Nestorio fu mandato in esilio e morì nel 451, seguì la sorte
di Crisostomo ed Attanasio, gli interessi dell'impero coincidevano con quelli
del papato, papa Leone I Magno (440-461) aveva riconosciuto all'imperatore e non
a se stesso il dono dell'infallibilità.
Cirillo perseguitò gli eretici e i
pagani, appropriandosi de loro beni, tra loro erano i messaliani, che vivevano
in comunità miste di uomini e donne, in Egitto i suoi monaci distrussero le
sinagoghe, si appropriò dei beni degli ebrei e li fece fuggire, nella sua opera
si servì della corruzione, ciò malgrado fu proclamato santo.
Tra i seguaci di
Cirillo vi era il monaco Scenute, che bastonava regolarmente i suoi monaci,
votati alla castità, con lo scopo di rafforzare la sua autorità, alcuni di loro
morirono a causa delle torture ricevute, poi Scenute divenne santo della chiesa
copta, nei monasteri in cui vissero questi monaci è attestata la presenza
di ossa di bambini e di neonati.
Scenute, con l'autorizzazione imperiale,
distrusse templi pagani, il suo esercito di asceti riceveva da lui bastonate,
pane ed acqua, dopo il 450 nell'Egitto settentrionale gli dei non furono più
venerati, ricchi proprietari terrieri greci e pagani furono colpiti ed
espropriati, poi dalla chiesa Scenute fu definito l'animatore del movimento
monastico egiziano.
Nel V secolo la controversia monofisita lasciò il posto a
quella ariana, nel 444 ad Alessandria Dioscoro successe a Cirillo, Dioscoro
continuò la lotta per il potere contro Costantinopoli, sorretto da monaci
fanatici.
A Costantinopoli, Eutiche, negava la consustanzialità delle due
nature in Cristo, anche Nestorio aveva separato la natura divina da quella
umana, nella disputa intervenne Dioscoro, aiutato da spie a corte e da monaci,
Eutiche prese una posizione monofisita, sostenendo che Gesù aveva due nature
solo prima dell'incarnazione, poi ricevette solo una natura divina.
Il
patriarca di Costantinopoli, Flaviano, destituì Eutiche ed anche il papa lo
condannò, però Eutiche, in un primo momento, ebbe dalla sua l'imperatore
Teodosio II; per dirimere la questione, nel 449 si aprì il sinodo di Efeso,
detto il sinodo dei briganti, presieduto da Dioscoro, che era seguito dai suoi
monaci e dalle sue guardie del corpo, tutti pronti alla violenza, anche Eutiche
era appoggiato da Barsumas, che aveva al seguito mille monaci.
Fu stabilito
che la dottrina di Eutiche era ortodossa, però ci furono tumulti e, causa delle
percosse ricevute, il patriarca Flaviano morì e poi fu fatto santo dai padri
conciliari, il sinodo di Efeso fu il trionfo dei monofisiti e di Dioscoro che
vinse, il papa però affermò che il concilio, con la scusa della religione,
perseguiva interessi privati.
Al concilio furono denunciati brogli, perché
erano stati ammessi alla votazione non vescovi e veri vescovi non avevano potuto
votare, perciò, per annullare il verdetto, papa Leone I si appellò
all'imperatore.
Nel 451 papa Leone I fece indire all'imperatore Marciano il
IV concilio di Calcedonia, che fu parimenti pilotato e turbolento, anche questo
concilio fu presieduto dall'imperatore, anche se il papa ne aveva richiesto,
senza successo, la presidenza.
Il concilio depose Dioscoro, lo privò della
sede vescovile e lo mandò in esilio, ora il papa e il nuovo patriarca di
Costantinopoli, Anatolio, sostenevano la dottrina duofisica, in altre parole due
nature in Cristo, che divenne la base della teologia occidentale e orientale, la
maggior parte dei vescovi erano incompetenti in cose teologiche, quaranta di
loro erano analfabeti.
Anche questo fu un sinodo di briganti, i vescovi
fecero gazzarre, Dioscoro, prima osannato, fu abbandonato e destituito, definito
ladro, assassino, lussurioso ed eretico, il concilio di Calcedonia decretò la
supremazia del vescovo di Costantinopoli sull'oriente e stabilì che
Costantinopoli aveva le stesse prerogative di Roma, però Roma era in svantaggio,
perché la sede dell'impero d'occidente allora era a Ravenna.
Leone I Magno
(440-461) affermava che il papa era il successore di Pietro, con l'autorità sui
vescovi conferitagli da Cristo, per favorire il suo primato si servì anche
dell'imperatore Valentiniano III, che era un debole. Comunque, nel V secolo il
vescovo di Roma era il proprietario terriero più grande di tutto
l'impero.
Papa Leone I (440-461) vietò agli schiavi di diventare sacerdoti,
la chiesa prendeva le distanze dagli umili e si apriva agli aristocratici,
infatti papa Callisto (217-222) era stato uno schiavo, Leone
sosteneva che l'imperatore aveva ricevuto il suo potere da Dio, perciò aveva il
dovere di combattere contro eretici e barbari, consigliava il digiuno e la
mortificazione della carne, che portavano all'aggressività in battaglia, e
proibì i contratti con i non cattolici.
Anche il governo imperiale aveva un
certo interesse ad incoraggiare le tendenze centralizzatrici della chiesa di
Roma, perciò gli eretici furono allontanati dagli uffici e dalle cariche, si
diede la caccia a pelagiani e manichei, i cittadini furono invitati a fare la
spia.
Leone I accusava gli eretici di essere falsificatori di scritture, i
manichei perdettero la libertà contrattuale e il diritto di successione, il
potere secolare seguiva le indicazioni della chiesa, anche se gli eretici
arrestati formalmente erano inviati alla giurisdizione statale.
Della morte
di Gesù, Leone discolpò Pilato e incolpò gli ebrei, così gli ebrei furono
cacciati, espropriati e le loro sinagoghe incendiate, anche gli imperatori
romani divennero intolleranti verso le altre religioni perché così volle la
chiesa.
Nel 452 Leone I fermò Attila in Italia, forse pagò un riscatto, come
si faceva allora, nel 455 però non riuscì a fermare i vandali di Genserico che
giunsero a Roma e saccheggiarono la città, senza distruggerla, questo papa fu
fatto santo nel 1754.
Contro Calcedonia, il monofisismo divenne dottrina
ufficiale in Egitto e in Abissinia, mentre il nestorianesimo conquistò la
Mesopotamia, contro Calcedonia ci furono rivolte in Egitto ed in Palestina, con
i monaci sempre in prima linea. Nel 542 il monofisismo si diffuse in Egitto
(copti e melchiti), in Siria, Etiopia e Mesopotamia (giacobiti) e in
Armenia.
La resistenza a Calcedonia, che era a favore delle due nature, venne
dai monofisiti, e portò alla separazione d'interi popoli d'oriente dal
cattolicesimo e nell'VII secolo favorì l'espansione dell'Islam.
Nestorio era
stato monofisita e aveva negato l'unione delle due nature in Cristo, nel 486 la
dottrina dei nestoriani divenne religione ufficiale di Persia e si diffuse
in Arabia, India e Cina, poi, dopo l'avvento dell'Islam, la chiesa
nestoriana si chiamò chiesa caldea.
L'imperatore Marciano, la monaca
Pulcheria e Leone I lavoravano in accordo, pare che Pulcheria, malgrado
avesse fatto voto di castità, pur essendo sposata, avesse rapporti sessuali
anche con il fratello.
Nel 457 ad Alessandria i monaci monofisiti
fomentarono rivolte e fecero resistenza alle risoluzioni di Calcedonia, si
rivoltarono anche in Palestina, dove occuparono Gerusalemme e misero a fuoco la
città, così gli episcopati palestinesi caddero nelle mani dei
monofisiti.
Allora l'imperatore Marciano, spinto dal papa, proibì la
predicazione ai monaci dissidenti, proibì la costruzione di conventi e la
costituzione di nuove confraternite, tolse ai monaci il diritto di fare
testamento e di ereditare, poi li bandì, chi li accoglieva era minacciato di
confische e deportazione.
Leone I cercò di isolare i monaci, mentre contro
gli eretici ariani voleva l'uso delle armi e non il concilio o il dibattito
religioso, pare che in Egitto i poveri contadini, sfruttati dai latifondisti
greci, ad un certo punto si siano appoggiati anche ai monaci, come a Cartagine
si erano appoggiati ai donatisti.
Alla fine del quinto secolo l'imperatore
d'oriente Zenone (430-491), che era un fedele cristiano, voleva conquistare i
monofisiti alla chiesa cristiana, per ricondurre il clero su una linea mediana e
assicurare all'impero l'unità e la pace religiosa, inoltre desiderava riportare
la chiesa orientale sotto la sua guida, non ci riuscì perché il vescovo di Roma
fomentò una guerra civile sul suo territorio.
Allora a Roma papa Felice III
(483-492) era figlio di un prete ed era maestro nel mettere i sovrani uno contro
l'altro, sotto di lui divenne re d'Italia il goto Teodorico, mentre il
successivo imperatore d'oriente, Anastasio I (491-518), si spostò verso i
monofisiti, era allora patriarca di Costantinopoli, Eufemio (490-496), che era
calcedoniano, cioè per le due nature in cristo, e perciò prese a parteggiare per
Roma.
Nel 492 divenne papa Gelasio che volle dare ai suoi decreti lo stesso
valore delle risoluzioni dei sinodi, perché si sentiva al disopra di tutti, però
l'oriente lo disapprovò, cercò in tutti i modi di affermare il primato di Roma,
per lui la giustizia statale era subordinata a quella della chiesa ed affermava
che l'imperatore non era il capo della chiesa ma il suo difensore.
Per il
papa, il nodo non era Calcedonia ma il primato su Costantinopoli, abolì l'ultima
festività pagana e proibì la licenziosità e il divertimento, a Roma c'erano però
chiese ariane e il papa era soggetto al re dei goti, Teodorico, che era
cristiano, sotto il pontificato di Gelasio avvenne la conversione di Clodoveo,
re dei franchi merovingi.
Nel 498 divenne antipapa Laurenzio, la sua elezione
era stata ottenuta con l'oro di Costantinopoli, quindi era amico di Bisanzio,
egli vendette seggi vescovili e favorì la corruzione, era favorevole a
Teodorico, mentre il suo avversario, papa Simmaco, era contrario. Ci furono
scontri e Simmaco fu quasi lapidato, fu ignorato il diritto d'asilo nelle chiese
e nei conventi, ci furono saccheggi e le monache furono violentate.
A difesa
della sua autorità e indipendenza, nel 501 papa Simmaco produsse una falsa
documentazione, in altre parole lettere, ordinanze e atti conciliari falsi, che
volevano dimostrare che il papa non poteva esser giudicato, malgrado fosse stato
accusato di lussuria con una suora, affermò che i vescovi di Roma avevano
l'innocenza e la santità ereditate da Pietro. Nel 506 Simmaco si contrappose
all'imperatore Teodorico, che si era avvicinato ai monofisiti.
Nell'impero
d'oriente vescovi e monaci si ribellarono all'imperatore monofisita Anastasio di
Costantinopoli, sostenuti dal patriarca Macedonio II (496-511), il comandante
militare Vitaliano, sostenitore di Calcedonia, chiese all'imperatore
d'oriente la reintegrazione dei vescovi calcedoniani cacciati, trattative con la
chiesa di Roma e un concilio con l'obiettivo di riunificare la chiesa, ma
l'imperatore Anastasio non seguì i suoi suggerimenti.
Dopo Anastasio,
con la corruzione, divenne imperatore d'oriente Giustino I (518-527), un
calcedoniano, appoggiato dai militari, che liquidò l'opposizione
monofisita del partito di Anastasio e impose il credo calcedoniano, poi
perseguitò eretici, ariani e monofisiti.
Un'ondata di persecuzioni si abbatté
sui monofisiti e sui monaci monofisiti, però in Egitto e Siria l'opposizione
mostrava i denti, Giustino ebbe anche contro il patriarca d'Antiochia, Severo,
che organizzò la resistenza armata e divenne santo della chiesa copta. Tra le
altre misure repressive, Giustino chiuse chiese ariane ed espropriò i beni
di eretici, manichei, ebrei e pagani.
In Abissinia, Giustino prima inviò i
missionari e poi le truppe, nel 527 gli successe il nipote Giustiniano, con
l'aiuto dei generali Narsete e Belisario, egli fece grandi conquiste, si
considerava capo della chiesa e i vescovi gli giuravano fedeltà.
Sotto
l'imperatore d'oriente Giustiniano, i vescovi sovrintendevano alle tasse, agli
approvvigionamenti, ai trasporti e avevano funzioni arbitrali, Giustiniano
concesse alla chiesa poteri più ampi sui legati testamentari, mentre le
donazioni alla chiesa restavano esenti dalle imposte di successione, com'erano
esenti le attività commerciali della chiesa in Costantinopoli.
In cambio la
chiesa sosteneva l'imperatore e le sue guerre, come lo sfruttamento dei sudditi,
allora il popolo non sceglieva più il vescovo di Costantinopoli, ma lo facevano
solo vescovi e nobili locali, la stessa evoluzione era avvenuta a
Roma.
Giustiniano opprimeva il popolo con le tasse ed era bramoso della
proprietà altrui, sosteneva una fazione cittadina che derubava le altre, però fu
dominato da sua moglie Teodora, che aveva vissuto in una casa
d'appuntamento, aveva numerosi amanti, però diceva di inseguire le
virtù.
A Roma, dopo una campagna militare, l'antipapa Silverio fu
deposto dal generale Belisario che impose come papa Vigilio (537-555), che gli
aveva offerto del denaro per la sua elezione, Vigilio fece
imprigionare Silverio e lo fece morire di fame, perciò fu simoniaco e
assassino.
Teodora, aveva appoggiato Vigilio alla carica di vescovo di
Roma perché voleva da lui un aiuto per fare patriarca di Costantinopoli il
monofisita Antimo, però Vigilio poi gli negò questa collaborazione e perciò fu
imprigionato dai due coniugi regnanti a Bisanzio.
Nel 553 Giustiniano volle
un concilio a Costantinopoli e in quella sede papa Vigilio fu costretto ad
approvare le tesi del concilio volute dall'imperatore. Teodora era legata ai
monofisiti, mentre il marito imperatore era stato sostenitore di Calcedonia,
l'imperatrice fu generosa con monasteri e conventi, le piaceva assistere alle
torture, mise i suoi favoriti in posizione chiave e confiscò i beni dei suoi
avversari.
Giustiniano stabilì che gli eretici potevano lasciare i loro beni
solo ai cattolici (allora erano chiamati così anche gli ortodossi d'oriente) e
non potevano riceverne, essi persero i diritti civili, i loro beni erano
confiscati e in caso di recidiva erano messi a morte.
Giustiniano approvò le
conversioni forzate, perseguitò i monofisiti e voleva avvicinarsi a Roma,
perseguitò montanisti, gnostici e borbonici, che praticavano la comunanza delle
donne e l'onanismo per il controllo delle nascite. Nel II secolo Montano
rifiutava le gerarchie ecclesiastiche e voleva un ritorno alla purezza delle
origini, per queste idee i montanisti si fecero massacrare.
Giustiniano
proibì le donazioni e i lasciti testamentari a favore di pagani e costrinse
questi al battesimo, pena la confisca dei beni, chi si opponeva perdeva diritti
civili e i beni, ai dotti eretici o pagani fu impedito l'insegnamento, così fu
chiusa l'Accademia di Atene, l'ultima grande università pagana, le sue proprietà
furono confiscate e l'insegnamento della sua filosofia proibito.
Gli ultimi
templi d'Egitto furono chiusi, compreso il tempio di Giove Ammone in Libia, poi
si ordinò il battesimo coatto dei pagani, chi era al di fuori della chiesa
cattolica era privato di tutti i diritti.
Poi Giustiniano si scatenò ancora
contro l'ebraismo, considerata nei primi due secoli "religio licita", gli ebrei
furono parificati agli eretici, non potevano avere schiavi, non potevano
testimoniare, né stare in un processo contro cattolici, s'impedì loro l'acceso
agli uffici pubblici e in Africa le sinagoghe furono trasformate in
chiese.
Come gli ebrei, anche i samaritani furono perseguitati, i loro beni
furono confiscati e furono loro proibite le funzioni religiose sulla montagna
sacra di Garizim, nel 484 essi avevano già subito una repressione sotto
l'imperatore d'oriente Zenone, ora perdevano il diritto di indire sinodi, di
battezzare, di costruire monasteri.
Nel 529 furono distrutte tutte le
sinagoghe dei samaritani, essi non potevano più donare, alienare o ereditare, a
Scitopoli la setta si ribellò, alcuni di loro si nascosero sul monte Garizim e
furono sterminati, le loro classi superiori però si convertirono al
cristianesimo, Giustiniano voleva l'unità politico religiosa dell'impero
romano d'oriente.
In occidente i vandali erano cristiani ariani, credevano
all'origine divina del potere del re, dalla Scandinavia penetrarono in Germania,
in Ungheria, in Gallia, in Spagna e in Africa del nord, nel 435 come federati si
misero al servizio dei romani, nel 442 però crearono un loro impero germanico
sotto Genserico.
I vandali erano avversari feroci del cattolicesimo,
Genserico si alleò ad ariani e donatisti africani contro Roma, espropriò i
cristiani cattolici delle loro terre africane, perciò a lui si unirono schiavi e
coloni, spogliò chiese e monasteri, regalando le terre ai suoi guerrieri, fece
dell'arianesimo religione di stato, per lui ariano e fedele alla sua corona
erano sinonimi, perciò il clero cattolico romano si mise a cospirare contro di
lui.
Dopo la conquista di Cartagine, Genserico espropriò il clero cattolico
avversario, trasferì le loro chiese al clero vandalico ariano o le trasformò in
caserme, perseguitò i cattolici, più per ragioni di sicurezza che di religione,
perché per lui i cattolici erano nemici dello stato.
Pretese la conversione
all'arianesimo dei suoi dignitari di corte, però combatté lussuria, pederastia,
bordelli e prostituzione, ciò malgrado, i vandali furono calunniati, tra
l'altro, in guerra fecero meno vandalismo di altri popoli.
Grazie alla
distruzione del clero cattolico africano, per opera dei vandali, Roma, che
perseguiva il primato, in occidente perse la concorrenza di Cartagine, nel 457 a
Genserico successe suo figlio Unerico, che all'inizio fu più tollerante verso i
cattolici perché era minacciato da Bisanzio, poi tornò a perseguitarli,
battezzandoli anche con la forza.
Quando divenne re dei vandali Ilderico
(523-530), che era allora alleato di Bisanzio e di Giustiniano, richiamò i
vescovi cattolici, restituendo loro le chiese, a causa di questo avvicinamento
ai cattolici orientali, tradì anche un patto d'alleanza fatto con
Teodorico.
Quando i bizantini ripresero il controllo dell'Africa,
strappandola ai vandali, grazie alla loro flotta, al generale Belisario ed ai
mercenari goti, la loro esazione fiscale fece rimpiangere l'avidità dei
vandali.
In occidente, Teodorico aveva preso Ravenna con metodi sanguinari,
ma poi cercò di salvaguardare la pace in politica estera, riconobbe la
supremazia di Bisanzio e fu tollerante verso il cattolicesimo, riconoscendo
l'autorità del papa, in quegli anni il generale Belisario, al servizio de
bizantini, con una guerra lampo, conquistò gran pare l'Italia.
Nel 538 i goti
di re Vitige assediarono Roma, per la fame, durante l'assedio, ci furono episodi
di cannibalismo, per cacciare i goti, l'imperatore d'oriente Giustiniano inviò
Belisario contro Vitige che fu sconfitto nel 540, Belisario però
saccheggiò Ravenna. Poi Vitige fu ospitato nella corte di Costantinopoli, come
facevano gli antichi persiani, mentre i goti, com'era avvenuto con i vandali
superstiti, furono mandati a combattere per Bisanzio contro i persiani e in
Italia.
Giustiniano si alleò anche con franchi e combatté contro il re
ostrogoto Totila, in nome della madonna conseguì vittorie su vandali e goti,
perciò suo nipote Giustino II elesse la madonna patrona dell'esercito.
Nel
552 l'imperatore d'oriente Giustiniano, con l'aiuto de longobardi, distrusse gli
ostrogoti e l'esercito goto, ora in Italia il papato si sentiva minacciato dai
bizantini, Totila era divenuto re nel 540, dopo che Ravenna era caduta in
mano ai bizantini, era riuscito a conquistare gran parte d'Italia ma fu
sconfitto e ucciso da Narsete nel 552, durante il suo regno aveva introdotto
riforme di carattere sociale. Dopo queste vittorie bizantine a Ravenna si
stabilì l'esarca di Bisanzio.
Con le vittorie di Giustiniano su vandali e
goti, i ricchi si arricchirono ancora di più, le leggi sociali di re Totila
furono abolite, i latifondi s'ingrandirono e la chiesa fece profitto,
rifiorirono le istituzioni conventuali e il vescovo di Ravenna incamerò gli
immobili della chiesa ariana.
Giustiniano impose sempre nuove tasse, ci
furono perciò tumulti a Bisanzio che causarono molti morti, egli conquistò il
nordafrica, sconfisse i popoli ariani, conquistò l'Italia, mentre i ricchi
vescovi greci ubbidivano all'imperatore per conservare i loro privilegi.
Dal
568 i longobardi, altro popolo d'origine germanica, conquistarono molte zone
d'Italia, soprattutto al nord, mentre la Spagna sudorientale cadde sotto il
dominio dei visigoti.
Fine del secondo volume
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Quasi tutti i testi sacri sono stati
scritti sotto falso nome d'autore, questa falsificazione ha percorso tutta
l'antichità e fino al medioevo cristiano, della falsificazione fanno parte anche
la donazione di Costantino e le false decretali pseudoisidoriane.
Falsi
letterari esistevano presso greci, romani, indiani, egizi, persiani ed ebrei, la
falsificazione era nella consuetudine, favorita dalla credulità della gente,
perché il lettore era privo di senso critico e di malizia, perciò facile da
fuorviare, si definiscono testi pseudoepigrafici quelli scritti sotto falso
nome. Oggi le falsificazioni storiche e politiche non si servono di falsi autori
ma di firme note, si limitano a manipolare le notizie, a omettere le notizie e a
fare disinformazione.
La falsificazione o contraffazione presuppone l'idea di
proprietà intellettuale e d'autenticità dell'opera dell'ingegno che
nell'antichità non era tutelata come oggi, così numerosi scritti religiosi,
grazie all'impostura della religione, sono entrati nella storia delle religioni
sotto falso nome.
Con il fine di fare di dare autorevolezza alla propria
propaganda, vi era il costume di porre gli scritti religiosi sotto l'autorità di
nomi celebri, per dare maggiore risalto alle proprie opinioni, mentre il vero
autore rimaneva in ombra. Del resto oggi c'è l'utile e la vanità della proprietà
intellettuale, mentre allora non c'erano.
Oggi si parlerebbe di truffa
letteraria, della quale però l'antichità non aveva regolamentazione giuridica,
infatti, la legislazione antica non proteggeva la proprietà letteraria, ma solo
il manoscritto. Forse da questo costume antico è nata anche la pseudonimia
moderna, che si ha quando l'autore usa un altro nome o un nome d'arte, ma non
per nascondersi. Comunque, in passato, a volte i falsi servivano anche a
legittimare altri falsi.
Presso i romani, la falsificazione letteraria non
era diffusa, però nel 181 a.c. a Roma si scoprirono dei falsi di Numa Pompilio,
anche il medico Galeno (129-199) scoprì dei falsi sotto il suo nome, nel 1583 a
Venezia fu rinvenuto un falso letterario attribuito a Cicerone, pare inoltre che
Solone avesse interpolato un verso dell'Iliade, per consolidare le sue pretese
sull'isola di Salamina.
Come succede oggi con i falsi museali, anche allora
con i falsi si faceva profitto, certi testi, anche se falsi, acquistavano anche
valore e soddisfacevano le richieste delle biblioteche, come quelle
d'Alessandria e Pergamo.
Poi si crearono falsi a vantaggio di una causa e di
un partito o per la propagazione della fede, a volte, invece di falsificare
interi libri, s'interveniva su opere autentiche con interpolazioni, mutilazioni,
correzioni o inserendo note nel testo, questa sorte la ebbero anche opere già
nate false.
L'uomo è pervaso di paura e insicurezza verso la natura, passò
dall'animismo, al culto degli antenati, al politeismo e al monoteismo, la
credulità, alimentata dai persuasori occulti, fa il resto, infatti,
Pausania ebbe ad affermare che non è facile convincere la gente del contrario di
ciò che essa è abituata a credere, anche a causa delle pregiudiziali opzioni
ideologiche, di partito o di fede.
In oriente e nel Mediterraneo era
diffusa l'idea che Dio si era rivelato con leggi scritte, un'idea poi mutuata da
ebraismo, cristianesimo e Islam. Per superare le assurdità e il caos delle
religioni, il faraone Amenofi IV (1364-1347 a.c.) cercò di sostituire il
politeismo con il culto del dio sole o Aton, da cui sembra che derivò l'Adonai
degli ebrei reduci dall'Egitto, comunque, anche in Egitto prosperò la
falsificazione religiosa e storica, naturalmente a vantaggio di alcuni faraoni
contro altri faraoni deceduti.
Diceva Quintiliano, retore romano, che era
impossibile confutare ciò che non era mai esistito e che era oggetto di fede,
nell'antichità, per motivi religiosi e politici, si falsificavano anche gli
oracoli e si dichiarava di aver assistito a portentosi segni divini.
Ciò
malgrado, parecchi antichi ritennero gli oracoli trucchi e imbrogli, le
falsificazioni dei greci furono superate da quelle fatte dagli ebrei sulle loro
scritture e questi furono superati dai cristiani, tra i cristiani, nella
battaglia per la fede, in pratica per il potere, l'accusa di falso fu lanciata
da tutte le sette contro tutte le altre.
Le scritture sacre, o ispirate da
Dio, videro per la prima volta la luce in Cina, in India e in Egitto, la
letteratura sacra ebraica vide la luce dopo la cattività babilonese (6° secolo
a.c.), mentre il canone ebraico fu fissato nel 100 d.c., ad esso si legarono
anche i protestanti che rigettarono i libri deuterocanonici dei cattolici,
mentre tra i cristiani, molti gnostici rigettarono tutto il vecchio testamento
in blocco.
La bibbia ebraica fu proceduta dalla tradizione orale e da altri
libri smarriti, come il "Libro degli svegliati", "Il libro delle guerre di
Geova" e "Lo scritto del profeta Iddio", citati nel vecchio testamento, anche il
nuovo testamento cristiano fu preceduto dalla tradizione e da diversi vangeli,
arrivati a noi incompiuti o in alcuni brani, perché distrutti dall'opera
censoria della chiese cattolica.
L'esistenza degli antichi patriarchi ebrei
non è documentata da nessuna parte, Erodono (V secolo a.c.) ignora totalmente
Mosè, l'unica fonte su di lui, come su Noè, su Abramo e Gesù è la bibbia, non si
conosce la tomba di Mosè, anche se i monaci cristiani di Palestina tentarono di
spacciarne una, com'è accaduto a Roma per la tomba di Pietro.
I libri biblici
sono stati attribuiti a personaggi eminenti delle storie raccontate, però sono
opera di più persone, restate anonime e comunque legate alla casta sacerdotale,
la chiesa cattolica ha sempre combattuto la libertà in queste indagini e Pio XII
nel 1906 sostenne la paternità di Mosè sul Pentateuco, che in realtà questa è
opera di più persone, che scrissero nel corso di più generazioni, diverse da
Mosè.
Nel vecchio testamento, come nel nuovo, ci sono strane ripetizioni e
contraddizioni, che si spiegano solo con generazioni d'autori diversi, come una
doppia storia della creazione, una doppia genealogia di Adamo, un doppio
diluvio, anche re Davide a volte non sembra un personaggio storico, perché non è
riportato sui testi storici, perciò le opere letterarie attribuite a lui, come i
salmi, sono opera d'altre persone. La storia o mito di Davide assomiglia al mito
di Romolo.
Salomone fu un grande costruttore però, con le tasse e il lavoro
forzato portò Israele alla decadenza e alla divisione, nemmeno le opere
letterarie attribuite a Salomone sono opera sua, forse nacquero in epoca
ellenistica, perciò il suo libro, l'Ecclesiaste, divenne canonico solo nel 96
d.c., a Salomone sono stati anche attribuiti degli apocrifi.
Il libro di
Giusuè è d'autore ignoto, databile nel VI secolo a.c., all'epoca dell'esilio
babilonese, inoltre ha subito aggiunte e rimaneggiamenti, il libro d'Isaia è
stato prodotto da diversi autori e fu completato nel 180 a.c., la maggior parte
nacque sotto Alessandro Magno (336-323 a.c.), il libro d'Ezechiele fu
rimaneggiato e solo un quinto appartiene ad un autore originale.
Il libro di
Daniele fu composto al tempo di Antioco Epifanie (164 a.c.), mentre Daniele era
vissuto nel VI secolo a.c. alla corte di Babilonia, il suo libro è l'apocalisse
più antica e un'evoluzione dell'escatologia ebraica.
I libri
apocalittici degli ebrei sono stati composti da autori sconosciuti e poi
attribuiti ad altri, come i falsi artistici, riportano sogni, estasi, rapimenti
e catastrofi, anche i libri di Baruch sono falsi, furono redatti mezzo millennio
dopo l'esistenza del profeta Baruch e finiti nel 50 d.c. Le falsificazioni
avvenivano, malgrado l'avvertimento che falsificare la bibbia era un
delitto.
Anche gli oracoli sibillini e le profetesse greche invasate
raggiravano i credenti, i 14 libri degli oracoli sibillini furono falsificati,
poi, come gli ebrei si richiamavano alla sibillistica pagana, i cristiani si
richiamarono a quell'ebraica.
Anche i libri cristiani, apocrifi o canonici,
furono interpolati e rimaneggiati, la sofisticazione doveva sostenere una fede e
confutare gli avversari, le falsificazioni nacquero fin all'inizio e non
cessarono mai, anche se qualcuno, per accertare i fatti, ha tentato di risalire
alla fonte, perché si crede che l'acqua più pura sgorga alla fonte, non sa però
se ciò valga per la religione, inoltre quest'opera è impossibile perché ci
mancano gli originali.
La storicità di Gesù non è attestata né da Svetonio,
né da Plinio il Giovane, né da Filone e né da Giusto di Tiberiade, l'unica fonte
è il nuovo testamento. Gesù credeva all'imminente fine del mondo, per lui la sua
generazione doveva essere l'ultima, dopo la morte di Gesù si attese il suo
ritorno, egli non venne ed al suo posto s'installò la chiesa. A volte sembra che
il cristianesimo si sia prodotto nella tradizione, senza un'esistenza provata di
Gesù.
Per tutto il II secolo non ci fu canone fisso dei vangeli, ogni chiesa
aveva il suo vangelo e i racconti sulla vita di Gesù, Marcione accoglieva solo
il vangelo di Luca e le lettere di Paolo. Il primo libro dei giudeo-cristiani fu
il libro degli ebrei, Clemente d'Alessandria, morto nel 215, usava
indifferentemente il vangelo degli egizi, quello degli ebrei ed i vangeli
canonici.
Dopo diversi concili, nel IV secolo fu fissato il canone cattolico
ed il concilio di Trento del 1546 confermò definitivamente il canone. Non
possono essere ispirati i vangeli, perché sono pieni di contraddizioni, i
cristiani dopo le scritture, presero a falsificare anche le risoluzioni
conciliari e i trattati, ciò malgrado, la chiesa ha garantito l'autenticità dei
testi e l'ispirazione divina del canone.
Non possediamo l'originale di
nessuno scritto della bibbia, il più antico libro di Marco è stato scritto in
lingua latina, che Marco non conosceva, però sono arrivati a noi frammenti di
papiri che risalgono al III secolo a.c.
Anticamente i libri erano manoscritti
e i copisti, a volte, mentre copiavano facevano delle manipolazioni o inserivano
delle note nel testo, anche per enfatizzare, ciò accadeva soprattutto nei primi
secoli dell'era volgare.
Le frodi ingannavano i lettori, anche perché questi
libri erano considerati ispirati, s'ingannavano i lettori sul nome dell'autore,
sul luogo e sul tempo della stesura e s'inventavano i fatti, facendoli passare
per rivelazioni.
I falsi furono fatti anche per creare una dottrina, per
sostenere un partito della chiesa e per dirimere una controversia, si facevano
falsi per dimostrare la fondazione apostolica di un vescovato, per ampliare la
proprietà di un monastero e nel IV secolo si produssero anche false reliquie e
false vite di santi, i falsi esaltavano una dottrina e gettavano discredito
sulla dottrina avversaria.
Solo di rado si conoscono i nomi dei falsari, il
falsario si sentiva inferiore al nome che usava, le contraddizioni bibliche
dovrebbero attestare la falsità delle testimonianze, come avviene nei tribunali,
accadeva che i falsificatori mettessero in guardia dai falsi degli altri, altri
giuravano di dire il vero, si servivano di testimoni e, qualche volta, per avere
credito, affermavano anche qualche verità.
Le falsificazioni avvenivano a
sostegno della fede, nel IX secolo si presero a falsificare anche documenti
papali, i quattro vangeli all'inizio furono tramandati in forma anonima, poi la
chiesa dichiarò che quelli canonici risalgono agli apostoli.
Marco forse era
un cristiano ex pagano, lo si riconosce dalla sua polemica antigiudaica, forse
il vangelo di Matteo fu opera di una scuola intera, anche gli atti degli
apostoli nacquero anonimi, il quarto vangelo è opera non
dell'apostolo.
Dionigi d'Alessandria, morto nel 265, negò che l'apocalisse
fosse opera dell'apostolo Giovanni, forse fu opera di Cerinto e di Giovanni il
Presbitero, anche se l'autore dell'apocalisse si firma con il nome dell'apostolo
e si presenta come testimone dei fatti.
Nemmeno le epistole di Paolo sono
autentiche, soprattutto le lettere a Timoteo, a Tito, quella ai Colossesi, anche
se la seconda lettera ai Tessalonicesi è firmata da Paolo, è stata manipolata la
lettera agli efesini e la lettera agli ebrei che, fino al IV secolo, non era
giudicata né apostolica, né canonica.
Le epistole cattoliche, attribuite a
Pietro, Giovanni, Giacomo e Giuda, solo nel IV secolo furono inserite nel
canone, per Lutero la I epistola di Pietro era contraffatta e nel 200 il
canone Muratori della chiesa romana non la menzionava, lo stesso canone non
menzionava le epistole II e III di Giovanni e l'epistola di Giacomo che era
respinta da Tertulliano, Origene e Lutero.
Le interpolazioni dei testi furono
numerose tra i cristiani, per esaltare Cristo e per far passare opinioni, le
epistole di Paolo furono rimaneggiate da Taziano, per motivi estetici, e da
Marcione per i contenuti.
Girolamo, per incarico di papa Damaso I
(366-384), fece una revisione delle bibbie latine e creò la Volgata latina, così
facendo modificò numerosi passi, però nel XVI secolo il concilio di Trento
dichiarò autentica la sua Vulgata.
La trinità era conosciuta nel mondo
pagano, mancava nel cristianesimo dei primi secoli e s'impose tra i
cristiani nel IV secolo, Gesù non aveva nessuna concezione trinitaria, per
sostenere la fede nella trinità, furono create le interpolazioni false di Matteo
e Giovanni, infatti, gli antichi manoscritti greci mancano del passo di Giovanni
I (5,7) che accenna al padre, al figlio ed allo spirito santo.
Molte
falsificazioni hanno influito, in maniera determinante, sullo sviluppo della
dogmatica della chiesa, sulla sua politica e sulla sua storia, la scorta di
documenti contraffatti è illimitata.
Tanti teologi antichi consideravamo
apostolici molti libri poi definiti apocrifi, ogni chiesa aveva il suo vangelo,
a causa della lotta per il primato e il potere, poi la chiesa definì non
autentiche o apocrife alcune scritture. E' anche vero che i concili cercarono di
mettere ordine al caos delle scritture e perciò, a tale fine, dichiararono
apocrifi alcuni scritti.
Anche gli apocrifi furono scritti da cristiani e
servirono a diffondere il cristianesimo, alcuni di essi furono rimaneggiati e
falsificati, a volta, alcuni falsi erano attribuiti ad avversari per
screditarli, tutti i santi dirigenti delle chiese si rinfacciavano i falsi. Il
vescovo Eustazio d'Antiochia accusò il vescovo Eusebio di Cesarea di aver
falsificato il credo di Nicea del 325, alcuni apocrifi erano più antichi di
scritti poi divenuti canonici.
Il vangelo dei nazareni aveva tratti in comune
con il vangelo di Matteo, come il vangelo degli ebioniti, che non credevano alla
nascita verginale di Gesù ed erano vegetariani. Nel vangelo degli ebrei la madre
era lo spirito santo, nei primi secoli circolarono anche falsi attribuiti a
Gesù, il vangelo apocrifo di Pietro, scritto nel II secolo, fu scoperto solo nel
1886.
L'apocalisse di Pietro era commentata da Clemente d'Alessandria,
considerata ispirata da Metodio e inserita nel canone cattolico di Muratori,
alla pari dell'apocalisse di Giovanni. Nel IV secolo nacque anche l'apocalisse
di Paolo, che accennava ad una discesa di Paolo all'inferno, di cui si
descrivevano le pene, ad essa s'ispirò anche Dante per scrivere la divina
commedia.
Esistono anche vangeli attribuiti a Maria, nel protovangelo di
Giacomo si parla della fanciullezza di Maria, questo vangelo fu accettato in
oriente e rifiutato in occidente, la Didaché, o dottrina dei dodici apostoli, fu
scoperta nel 1883 e risale al secondo secolo.
Le costituzioni apostoliche, in
otto volumi, contengono dottrina, diritto e liturgia, nacquero nel 400 in
oriente, i primi sei libri furono attribuiti agli apostoli, anche la professione
apostolica di fede del IV secolo conteneva il credo ufficiale attribuito agli
apostoli, forse il primo nucleo nacque alla fine del II secolo a Roma.
Le
storie o atti degli apostoli, sono apocrifi databili II e III secolo, poi furono
contraffatti, tra di essi, gli atti di Giovanni furono respinti da Eusebio ed
Agostino, questi scritti erano di supporto alla campagna d'evangelizzazione, gli
atti di Pietro integravano la storia canonica degli apostoli e gli atti di Paolo
erano raccomandati da Origene ed Eusebio, gli atti di Pilato nacquero per
testimoniare l'esistenza storica di Gesù e per parlare del suo
processo.
Nel III secolo fu falsificato Clemente Romano, papa Zefiro
(199-217) produsse un falso trattato attribuito a Tertulliano, anche Attanasio
fu falsificatore e scrisse un'opera di tendenza antiebraica, il vescovo
Apollinare scrisse sotto il nome d'Attanasio, inoltre sotto il nome di Ambrogio
esistono molti falsi.
E' falso il carteggio tra Girolamo e papa Damaso, è
falso il Liber Pontificalis, registro ufficiale dei papi che, fino ai papi del
IV secolo, non ha valore storico, esistono anche falsi attribuiti ad Agostino,
tra i falsificatori si cita Hieronymus Vignier, morto nel 1611, un oratoriano
noto come falsificatore di documenti.
Tommaso D'Aquino fu sedotto da un falso
attribuito a Dionigi l'Aeropagita, il vero autore era, in realtà, un monofisita
anonimo, la lettera di Pilato rende testimonianza alla resurrezione e
all'ascensione di Cristo, perciò la chiesa copta venera Pilato come santo.
I
cristiani fecero carte false per dimostrare il parto virginale di Maria,
contestato da ebrei e giudeocristiani. Nel II secolo prese vita un carteggio tra
Paolo e il filosofo stoico Seneca (4 a.c. e 65 d.c.), che fu poi dichiarato
falso da Erasmo da Rotterdam, comunque, grazie a questo falso, i primi cristiani
giunsero ad annoverare Seneca tra santi cristiani.
Nel 64 d.c. Nerone accusò
i cristiani di aver incendiato diversi quartieri Roma, forse i cristiani erano
innocenti o forse l'incendio non era doloso, Svetonio e Tacito accennano al
processo ai cristiani, questi fatti testimoniano la presenza a Roma di una setta
di cristiani, giudei o gentili convertiti, ma non dell'esistenza del Gesù
storico o dell'arrivo a Roma di Pietro.
I romani erano tolleranti in fatto di
religione, esentarono gli ebrei anche dal sacrificio a favore dell'imperatore,
per due secoli i cristiani non furono perseguitati, poi iniziarono le
persecuzioni e tanti, per sfuggire alla condanna, rinnegarono la loro religione,
fu Diocleziano (morto nel 313) che si accanì contro quelli che non facevano il
sacrificio all'imperatore.
Le persecuzioni iniziarono all'inizio nel 250,
sotto l'imperatore Decio, la chiesa però ha cercato di far credere che fino ad
allora la chiesa di Roma aveva avuto 11 vescovi martiri su 17, queste sono
leggende, questi primi papi non sono personaggi storici, mentre agli inizi del
IV secolo i papi, per sfuggire alle persecuzioni, erano spesso apostati.
Il
culto dei martiri cominciò nel III secolo, tra di loro vi erano pochi vescovi
che però, al sicuro, incoraggiavano gli altri alla resistenza, incredibilmente
la moglie di Pietro, Tecla, per tradizione è considerata martire e santa, si
afferma che le sue presunte reliquie sono conservate a Milano.
Gli atti
persiani dei martiri, che si presentano come storia vera e non come una
leggenda, narrano di torture e di morti cruente di cristiani, in realtà i
martini cristiani non furono molti, alcuni furono fatti santi e di loro si
parla nel Martirologo romano.
Secondo le cronache a noi tramandate, nei
primi tre secoli questi martiri sarebbero stati circa 1.500, ma forse sono
stati meno, Origene affermava che erano stati pochi e facili da contare. Ciò
malgrado si crearono falsi martiri e falsi episcopati sui loro nomi, attribuendo
ad ogni sede vescovile una discendenza apostolica, tutti gli elenchi vescovili
che contengono una successione apostolica sono falsi.
I nomi dei vescovi
romani sono incerti fino al 235, anche Bisanzio seguì la strada di Roma e
nel IX secolo fece risalire il suo patriarcato all'apostolo Andrea, che così
sarebbe divenuto il primo vescovo di Costantinopoli.
La chiesa d'Alessandria
aveva come capostipite Marco, le cui spoglie furono poi trafugate dai veneziani,
la lista alessandrina dei vescovi fu accettata anche da Eusebio, in realtà, il
primo vescovo d'Alessandria fu Demetrio (189-231).
Corinto e Antiochia, in
concorrenza con Roma, dicevano di aver avuto come primo vescovo Pietro, in
realtà il primo vescovo di Roma fu un certo Lino, la successione apostolica di
Antiochia fu inventata nel III secolo da Giulio Africano.
La successione
apostolica della chiesa armena era fatta risalire a Taddeo e Bartolomeo e, a
volte, a Cristo stesso, invece il primo vescovo d'Edessa fu Kune, morto nel 313.
Nel IV secolo si parlava di una lettera di Gesù caduta dal cielo, che serviva a
dimostrare che la resurrezione di Gesù era avvenuta, con il tempo queste lettere
celesti divennero sempre più frequenti.
La lotta tra i vescovadi d'Aquileia,
Ravenna e Grado fu accompagnata da documenti falsi, con i falsi, Barnaba diventò
primo vescovo di Milano, in Gallia nel V secolo Arles mirava alla supremazia su
Marsiglia, Narbona e Vienne, perciò si affermò che la sede vescovile di Arles
risaliva al santo Trofimo, discepolo di S. Pietro, tutta questa falsificazione
era stata opera del vescovo Patroclo.
In Renania la città di Metz si richiamò
a Clemente, Treviri ai discepoli di Pietro, Magonza a Crescenzo, discepolo di
Paolo, a Treviri si falsificarono atti conciliari, per impedire che Colonia
divenisse sede metropolita. Tutti questi falsi ebbero un imprimatur
ecclesiastico, perché la chiesa arrivò a sostenere che dove c'era una sede
vescovile era passato un apostolo, un suo discepolo o un successore di
questo.
Nel IV secolo s'interpolarono i testi del II secolo, con il concilio
di Calcedonia del 451 si fabbricarono diversi falsi, nel IV secolo le zuffe
d'interesse tra monasteri e vescovadi portarono a manipolazioni di documenti,
con i falsi si promosse il culto di santi, s'inventarono miracoli e
reliquie.
Con i falsi si credeva di servire la religione, la missione
cristiana giustificava l'inganno, il fine santificava i mezzi, i falsi erano
bugie necessarie perché il popolo era fatto di bambini, anche Platone sosteneva
che si poteva utilizzare la menzogna a fin di bene, anche Filone consigliava
l'uso della bugia, per il bene degli individui e della patria, forse è stato lui
l'inventore della propaganda di stato.
Aveva affermato Paolo: "Se a causa
della mia menzogna si glorifica Dio, perché io devo essere biasimato?", anche
per Clemente la menzogna e il raggiro si potevano usare a fin di bene, cioè per
la salvezza dell'anima, per Origene la menzogna poteva essere un farmaco, perché
anche Dio poteva mentire con lo scopo di realizzare un piano di
salvezza.
Giovanni Crisostomo sostenne la necessità della menzogna, sempre
con lo scopo di salvare l'anima, infatti, anche i medici, a volte, ingannano i
malati con i placebo e con la suggestione, con il fine buono di portarli a
guarigione.
Infatti, secondo Giovanni Cassiano di Costantinopoli, la bugia
era salutare come i farmaci, tra i vizi egli non citava l'inganno, anche per
Tommaso D'Aquino, per la causa del cattolicesimo, era lecito ingannare e i
gesuiti hanno condiviso l'idea che mentire sia utile per una buona
causa.
Gesù fece 38 miracoli, 19 di essi sono narrati solo da Marco, anche
l'apostolo Taddeo, secondo Eusebio, faceva molti miracoli, leggendo i vari
evangelisti, alcuni miracoli, a causa delle contraddizioni di cui si è parlato,
a volte sembrano fatti a favore di una persona a volte a favore di più
persone.
Nei tempi in cui erano di moda i vaticini e le divinazioni, tutti
credevano ai miracoli, per denigrare i miracoli al massimo si potevano
attribuire al diavolo, però alcuni dei miracoli attribuiti a Gesù erano già
stati fatti da altri, prima che egli nascesse.
Budda aveva camminato
sull'acqua e placato le tempeste, a Babilonia certi Dei rianimavano i defunti,
il salvatore Asclepio, Osiride e Attis resuscitarono dalla morte. Tutti
credevano alle divinità inviate dal cielo come redentori, salvatori e pastori,
nati da una vergine, le divinazioni profetiche e i vaticini avevano molto
credito.
Però sulle profezie si fecero delle forzature, i profeti ebraici
generalmente avevano scritto riferendosi al passato già verificatosi, per la
chiesa mille passi degli antichi profeti avevano già parlato di Gesù, in realtà,
questi profeti si riferivano ad altri personaggi. I prodigi dei profeti e
di Cristo furono, con il tempo, ampliati ed arricchiti, infatti, il miracolo si
fonda sull'esagerazione, perché per Dio niente è impossibile.
Dopo Cristo i
miracoli furono attribuiti ai martiri cristiani che, si narrava, avevano
sopportarono coraggiosamente le torture, poi questi santi continuarono i loro
miracoli anche dopo la morte, dei martini si conservarono anche le reliquie, a
volte questi martiri della tradizione non erano mai esistiti.
Dopo Costantino
non ci furono più martiri cristiani, anche perché ora era il cristianesimo a
fare martiri, al posto loro vennero monaci e asceti che facevano miracoli, non
poteva esserci un santo senza miracoli e chi li faceva era acclamato santo dal
popolo, in un secondo tempo, per la loro canonizzazione, ci volle la
certificazione dei loro miracoli da parte del papa, che così accentrava sempre
più funzioni e poteri, mentre fedeli e vescovi ne erano esclusi.
Si credeva
che i poteri taumaturgici del santo deceduto fossero conservati nelle ossa del
suo scheletro, perciò delle ossa di santi si faceva incetta e mercato, tuttavia
si alzò qualche voce critica e Benedetto XIV (1740-1758) dichiarò solennemente
che l'inserimento di un nominativo nel Martirologo romano, non dimostrava
assolutamente la santità del soggetto.
Allora si diceva che San Benedetto
aveva fatto sgorgare l'acqua dalla roccia, che fece resuscitare due persone e
fece camminare sull'acqua un suo discepolo, si credeva che anche Agostino fece
resuscitare un morto. Nel medioevo, oltre ai miracoli salutari, si credeva
anche ai miracoli punitivi dei santi cristiani, una specie di magia nera, in
certi vangeli apocrifi anche Gesù bambino aveva fatto miracoli del
genere.
Fino al quinto secolo si veneravano i santi ma non Maria, poi anche
Maria ebbe santuari, venerazione e fece miracoli, per il popolo certe invenzioni
mitiche avevano il peso della verità, inoltre per gli antichi non si faceva
distinzione tra romanzo storico e storia vera, come non si faceva distinzione
tra storia e leggenda. Questa credulità fruttò alla chiesa credito, potere e
ricchezze.
Fine della prima parte del III volume
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Nel primo millennio i santi, per il
credito che riscuotevano, furono canonizzati direttamente dal popolo, poi i papi
si riservarono il diritto di beatificare e santificare, oggi si può affermare
che non è Dio ad avere bisogno dei miracoli, ma la chiesa, con lo scopo di
mantenere il suo potere e di accrescere le sue ricchezze, i santuari, infatti,
sono stati sempre molto ricchi.
Per la chiesa solo i suoi miracoli, da essa
certificati, sono autentici, eppure ne hanno fatto anche Budda e Krishna, anche
il pagano Apollonio di Tiana fece miracoli, anche se furono attribuiti da
Giustino e dalla chiesa all'opera del diavolo.
Con le crociate, l'oriente si
rivelò per la chiesa un patrimonio di reliquie, che spesso erano comprate o
sottratte in guerra, infatti le ossa di Marco finirono da Alessandria a Venezia,
anche i primitivi usavano custodire resti di persone venerate, di Budda furono
distribuiti tra i seguaci le ceneri, le ossa, i capelli, i denti e il bastone;
di Maometto si conservarono i peli della barba, invece l'ebraismo non aveva il
culto delle reliquie, in Israele chi toccava il cadavere di una persona era
impuro per sette giorni.
Il culto cristiano delle reliquie si ricollegava
anche al culto degli eroi semidei pagani, che erano stati guerrieri eccellenti,
fondatori di templi, di città e di dinastie, i greci conservavano le loro ossa,
per averne protezione, su un sepolcro elevato al centro della città, oppure
erano inserite in un reliquario ed erano portate in processione.
Le tombe
degli eroi erano luoghi di guarigione e di divinazione, gli antichi però non
frazionarono i resti degli eroi, né praticarono il commercio delle reliquie,
come avvenne tra i cristiani, presso i quali la tomba del martire divenne
oggetto di culto, ancora prima del culto delle immagini.
Le reliquie potevano
essere primarie, come la testa, e secondarie, come un dente, e da
contatto, come indumenti od oggetti venuti a contatto con i santi,
allora si credeva anche che le ossa dei santi trasudassero olio santo
profumato. La raccolta delle reliquie divenne così diffusa che, appena moriva un
monaco stimato, si accorreva al suo capezzale per appropriarsi del suo cadavere,
che poi era sezionato.
La prima traslazione della salma di un martire ebbe
luogo ad Antiochia nel 354, fu trasportato il corpo del santo Babila a Dafne,
con lo scopo di contrastarvi il culto d'Apollo, poi Cirillo trasportò i corpi
dei due martiri, Ciro e Giovanni d'Alessandria, a Menuthis, per far dimenticare
il culto di Iside, già praticato in questa città. Nel 386 Ambrogio scoprì
le ossa dei martiri Gervasio e Protasio e le spedì dappertutto.
Quindi si
diffuse l'usanza di custodire il resto dei martiri sotto l'altare, così l'altare
divenne una tomba consacrata e ogni chiesa volle avere le reliquie di un santo
per il suo altare, ancora oggi perciò l'altare delle chiese ha la forma di un
sarcofago.
Si eseguivano i giuramenti sopra le reliquie, che erano portate
anche in guerra, per appropriarsi di reliquie si allestivano campagne militari,
fino al XIII secolo l'acquisizione privata o libero commercio di reliquie
avvenne liberamente, senza alcun controllo da parte della chiesa.
Per
sfuggire all'inferno, i comuni cristiani si portavano le reliquie dei santi
nella tomba e, poiché Teodoreto e Gregorio I Magno (560-604) avevano affermato
che il più piccolo frammento di reliquia aveva la stessa efficacia di uno
scheletro intero, si prese a frantumare gli scheletri dei santi. Inevitabilmente
ci furono anche delle truffe, vendendo per ossa di santi martiri ossa di
comuni mortali e anche d'animali.
Così si smembrarono cadaveri e si
frantumarono strumenti di tortura che si diceva avessero straziato i martiri,
come avvenne con la presunta croce di Cristo, Gregorio Magno I (590-604) spediva
ai sovrani schegge della croce di Cristo e capelli di Giovanni Battista, anche
Bonifacio IV (608-615) esportò in Francia ossa di santi.
Al concilio d'Efeso
del 431, Cirillo, con la corruzione, impose il dogma di Maria madre di Dio, così
le sue immagini entrarono per la prima volta nelle case dei cristiani d'oriente,
poi dal VII secolo Maria diventò la patrona e la regina degli eserciti
cristiani.
Dal V al VI secolo si sviluppò il commercio di reliquie mariane,
erano venerate reliquie del suo abito e a Monaco il suo pettine, la riforma
protestante respinse la venerazione delle reliquie che fu però ripristinata dal
concilio di Trento, anche perché il culto delle reliquie era collegato a quello
dei santi martiri e ai pellegrinaggi, con gli interessi economici che ne
scaturivano. Anche il culto delle immagini fu difeso perché collegato a
rappresentazioni artistiche vendute dai monasteri.
Come gli ebrei e gli
arabi, anche i cristiani adottarono le processioni, i cristiani facevano voti
come avevano fatto i pagani, anche i pagani, come i cristiani, avevano portato
ai templi offerte votive ed ex voto, come riproduzioni di arti guariti.
Nei
templi pagani e cristiani si portavano in dono anche animali e parte dei bottini
di guerra, in quei luoghi tutti chiedevano guarigioni e perciò i templi
diventarono anche degli ospedali, l'uso di dormire nei luoghi sacri,
per averne delle visioni, risaliva ai pagani. I templi pagani e cristiani
divennero anche banche, dove si custodivano ricchezze e si facevano transazioni
finanziarie.
I pellegrinaggi furono praticati in Cina dai confuciani, in
Egitto e in Grecia, alla fine del V secolo a.c. Asclepio diventò il più
importante dio di salvazione, era taumaturgo e redentore e fu deificato, sedava
le tempeste e resuscitava i morti, alla fine ascese in cielo. Strane queste
coincidenze con Cristo, tanti miti pagani furono metabolizzati dal cristianesimo
e attribuiti a Cristo.
Epidauro, nel Peloponneso, dal VII al V secolo a.c. fu
una specie di Lourdes cristiana, vi si facevano cure traumatologiche e idriche,
aveva un albergo per pellegrini, si diceva che più importanti erano le donazioni
fatte al santuario, maggiore era le probabilità di guarigione, ingegnoso questo
stratagemma dei sacerdoti!
Ciò che fu Asclepio in Grecia, lo divenne nel II
secolo a.c. Serapide in Egitto, dove aveva 42 templi e ospedali, Pacomio, il
fondatore del monachesimo cristiano, era un medico che aveva servito in
precedenza Serapide.
In Grecia nei templi s'interpretavano i sogni e si
spiegavano gli oracoli, anche Artemide era considerata eternamente vergine,
anche Iside era rappresentata come una vergine con il bambino in braccio, era
anche detta la madre di Dio, in un suo tempio c'era anche una banca. Presso
alcuni templi pagani si praticava anche la prostituzione sacra.
Pian
piano il pellegrinaggio religioso divenne obbligatorio a Gerusalemme, a Roma,
con i giubilei, ed alla Mecca e nessuno si presentava ai santuari a mani vuote.
Con la riforma religiosa di Costantino, decaduto il pellegrinaggio alle tombe
degli eroi pagani, nel IV secolo si affermò il pellegrinaggio cristiano,
favorito da Elena, madre di Costantino.
Le chiese presero ad esibire
frammenti della croce di Cristo, i quali erano autenticamente falsi, poi si
prese a venerare il sangue e il prepuzio di Cristo, che era portato in
processione e venerato da Santa Brigida di Svezia, perciò nel 1426, ad
Anversa, esisteva la confraternita del santo prepuzio.
Nei luoghi di
pellegrinaggio cristiani, com'era accaduto al tempo del pagano Asclepio,
avvenivano guarigioni miracolose, con esorcismi erano curati i posseduti e gli
invasati, detti anche indemoniati, che erano spesso solo degli epilettici o dei
malati mentali.
In Palestina monaci devoti erano in grado di indicare tutti i
luoghi citati dalle scritture, Girolamo credeva che in quella terra fossero
sopravvissute anche le impronte di Cristo, poi a Gerusalemme si prese
l'abitudine di asportare, per fede, la terra dal monte degli ulivi, con il
rischio di trasformare l'altura in una pianura.
Nei luoghi di culto, per
curare i malati, si faceva uso di acqua consacrata, si fece anche traffico di
oggetti benedetti e di souvenir, di amuleti e portafortuna per pellegrini. Se i
cristiani adoravano immagini, senza essere idolatri, bisogna ricordare che
all'inizio dell'era cristiana, in pratica, nemmeno i pagani identificavano
più le immagini con gli dei, non erano poi così sciocchi.
In epoca
ellenistica il santo asceta Apollonio di Tiana non celava la sua impudicizia e
le sue mortificazioni corporali, seguendo questo costume, dalla seconda metà del
IV secolo nacquero in Egitto comunità monastiche, la santità si riconosceva dal
cattivo odore.
Alcuni di questi monaci, soprattutto in Siria, si
riconoscevano perché, pregando, stavano immobili sotto la pioggia, invece gli
stiliti stavano accovacciati su una colonna, in Siria, prima della croce,
adottata come simbolo cristiano solo nel IV secolo, il pesce divenne il
simbolo del Messia, dei cristiani e di Cristo.
Si diceva che Gesù era nato
sotto il segno dei pesci, la tiara papale, di origine babilonese, ha la forma
della testa di un pesce, gli antichi pescatori palestinesi avevano come totem un
pesce, inoltre i re pescatori merovingi francesi, che si dicevano discendenti di
Cristo, avevano per simbolo un pesce.
Il santo Simeone da una colonna faceva
miracoli e riceveva offerte, quando nel 459 morì, seicento soldati di Antiochia
dovettero proteggere la sua salma da chi voleva farne reliquie. La polvere di
luoghi sacri o uomini sacri era considerata naturale veicolo di benedizione, con
capacità terapeutiche, il fervore religioso spesso sfociava
nell'estasi.
Nella città di Seleucia era venerata la santa Tecla, discepola
di Paolo, c'erano le sue reliquie e si diceva facesse miracoli, i
pellegrini facevano donazioni per riceverne aiuto e i suoi santuari, per
difendersi dai briganti e preservare le loro ricchezze, erano muniti come
fortezze.
Poiché presso i Pagani anche Ermete era stato rappresentato avvolto
in fasce in una stalla, i racconti dell'infanzia di Gesù furono accolti
bene dal popolo; poiché i miracoli erano frequenti e straordinari,
Agostino cercò di registrarli.
Una Lourdes cristiana era nel santuario di
Mena, in Egitto, nel IV e V secolo questo santo, quando i cristiani
abbandonarono l'obiezione di coscienza, divenne protettore dei combattenti
cristiani, Mena era un guaritore e, con olio ed acqua benedetta, venduti in
ampolline, guariva gli infermi.
Questo santuario era così ricco che
l'imperatore Zenone, per proteggerlo dai banditi, vi mise una guarnigione di
1.200 uomini. In Egitto un'altra sede di pellegrinaggio cristiano era a
Menuthis, vicino ad Alessandria, dove era stato un tempio pagano dedicato a
Serapide o Iside, vi si facevano miracoli ed oracoli.
I santi cristiani
Teofilo e Cirillo cancellarono da quel luogo il culto di Iside, per imporvi il
culto cristiano, per fare questo Cirillo vi trasportò le ossa di due presunti
martiri cristiani, Ciro e Giovanni, e le collocò nella chiesa degli Evangelisti
di Menuthis, cioè nello stesso santuario prima dedicato ad Iside.
A
Costantinopoli erano venerati i santi guaritori cristiani Cosma e Damiano,
contraltare dei pagani Castore e Polluce, i tedeschi divennero estimatori dei
due santi e le loro reliquie oggi sono venerate a Monaco, questi due santi erano
favoriti anche dai gesuiti e divennero patroni delle corporazioni e delle
confraternite.
A Roma, sia pure tardivamente rispetto all'oriente, si
millantarono più tombe di martiri che in qualsiasi altro luogo, papa Damaso era
dedito a scovare tombe di martiri, alle cui tombe poi favoriva il
pellegrinaggio.
Nel VI secolo a Roma vi erano dozzine di tombe di santi,
assieme a quelle di Pietro e Paolo, si distribuivano, in loro nome, ampolle e si
costruirono chiese su di esse, che poi si riempirono d'offerte votive e di
preziosi.
I ricchi regalarono alle chiese anche latifondi, anche gli
imperatori fecero ricche donazioni ed il Liber Pontificalis era anche un
registro di queste donazioni, così nel IV secolo Roma divenne ricchissima di
chiese.
Socrate cercò di indurre gli uomini a pensare in modo autonomo,
facilitato dal fatto che, nel mondo greco-romano, l'istruzione serviva a
sviluppare la conoscenza, cioè era legata alle cose terrene. Invece presso gli
ebrei l'istruzione era legata alla religione, nel giudaismo rabbinico educazione
e religione andavano di pari passo, le scuole erano collegate alle sinagoghe e
non erano aperte alle donne, i rabbini o maestri erano venerati.
Malgrado
Agostino avesse confessato che la bibbia gli sembrava una fiaba per bambini,
anche i cristiani puntarono all'educazione religiosa ed abbandonarono quella
laica, assieme alla ricerca della conoscenza, Dio diventava il vero ed unico
fine della conoscenza, mediato dalla chiesa.
Origene e Crisostomo non erano
interessati al mondo visibile, per Clemente, Origene e Crisostomo la pena era un
mezzo educativo, per Agostino il padre doveva essere il vescovo della famiglia,
la donna doveva essere a lui sottomessa e i figli dovevano obbedienza ai
genitori.
Però per la chiesa questo principio poteva essere derogato, perché
se i figli decidevano di diventare sacerdoti, il parere contrario dei genitori
non contava.
Paolo aveva messo i cristiani sull'avviso del pericolo della
filosofia e della scienza, i primi cristiani erano ignoranti e Tertulliano
riconobbe che tra i cristiani gli idioti erano la maggioranza, perciò il pagano
Celso accusava i cristiani di stare alla larga dalle persone colte, per
associarsi solo agli incolti.
I monaci disprezzavano la scienza, ritenendola
antagonista della fede, per loro l'ignoranza era il presupposto di una vita
virtuosa, alla fine del IV secolo, nelle zone desertiche d'Egitto vivevano
24.000 asceti che praticavano il digiuno per rafforzare l'anima, fame, sporcizia
e lacrime erano il loro più grande ideale cristiano.
Questi uomini a volte
erano nudi e pascolavano l'erba come le bestie, si diffusero fino in Etiopia,
dove in certi casi fecero piazza pulita dell'erba e perciò vennero scacciati da
pastori, i più noti asceti egiziani erano analfabeti, come l'altro fondatore del
monachesimo cristiano, dopo Pacomio, cioè Antonio Abate.
Nel 190 il vescovo
Ireneo non sapeva scrivere, papa Zefirino era ignorante ed al sinodo di
Antiochia (324-325) la maggioranza dei vescovi era incompetente in materia
ecclesiastica, al concilio di Calcedonia del 451, 40 vescovi erano analfabeti,
ancora per due secoli i dirigenti della chiesa avrebbero respinto la cultura dei
gentili.
Nel 172 Taziano condannava la cultura greco-romana, Ermia
giudicava inutile la filosofia, Ignazio di Antiochia respingeva l'istruzione e i
contatti con il paganesimo, nel 180 il vescovo di Antiochia, Teofilo, proclamò
la cultura greca come immorale e senza valore.
Solo Ireneo ed Origene
conoscevano la cultura classica, anche se la rigettavano, i classici ed Omero
erano accusati di corrompere la gioventù, anche Tertulliano condannava la
cultura pagana, per lui solo la fede era importante.
Nel IV secolo Anobio di
Sicca condannava gli dei, la letteratura mitologica, l'architettura e le arti
figurative dei gentili, per lui solo il cristianesimo poteva fornire la verità,
questo santo faceva risaltare la bassezza del mondo pagano.
Generalmente dai
primi cristiani il teatro greco era definito immorale, perché presentava storie
di violenze, di lussurie e d'adulterio, si riteneva che attraverso il teatro
entrassero nel cuore umano anche i vizi.
Per Girolamo anche la musica delle
scene era una minaccia per la morale, secondo Lattanzio gli dei insegnavano solo
malaffare e malvagità, per lui nel teatro si rappresentava quanto c'era d'infame
ed esecrabile. Pèrciò nel IV secolo, al concilio spagnolo di Illiberris, si
proibì l'unione tra cristiani ed attori, oltre a quella tra cristiani ed
ebrei.
Da giovane Agostino era stato attratto dal teatro pagano ed aveva
anche scritto un pezzo per il teatro, poi esaltò le rappresentazioni cristiane,
che erano in antitesi a quelle pagane, e definì il teatro pagano frivolo,
sudicio e svergognato, ancora nel XX secolo Leone XIII vietò tutti i libri e i
film immorali.
Nel IV secolo il cristianesimo non aveva considerazione tra le
persone colte, ma tra gli schiavi e la gente minuta, però il cristianesimo già
sentiva il bisogno di persone colte e corteggiava i ricchi, fino al VI secolo i
cristiani non ebbero scuole proprie, poi Clemente d'Alessandria fece trasmigrare
la filosofia pagana nel mondo cristiano.
Quindi, per opera di Clemente e di
Origene, il cristianesimo si trasformò, anche Basilio traeva ausilio dai libri
dei greci e così la filosofia fu finalmente accettata, divenendo però "ancilla"
della teologia.
Comunque per cristiani continuarono ad essere considerate
malfamate la matematica, la geometria e la scienza, guardate con sospette perché
fonti di eresie, cioè minacciavano la verità della fede, furono attaccate le
scienze naturali e la medicina fu sospettata di allontanare da Dio, chi vedeva
nei terremoti dei processi geofisici e non divini era definito
eretico.
Contemporaneamente la chiesa diede risalto alla mitologia biblica e
alla creazione biblica, per conseguenza tra i cristiani solo alla fine del
medioevo si sarebbe appreso che la terra era sferica, cosa già conosciuta da
alcuni antichi filosofi greci.
Tra i cristiani si diffuse l'interpretazione
allegorica della bibbia, sostenuta da Ambrogio ed Agostino, che era sospettoso
verso le scienze naturali, le altre scienze e rifiutava l'arte, per lui tutto
ciò che si doveva conoscere era nella bibbia, una tesi simile all'odierno
integralismo islamico che guarda al corano.
La chiesa perciò incoraggiò
l'ignoranza, anche i principi erano analfabeti e usavano, al posto della firma,
un sigillo, Teodorico vietò l'istruzione ai bambini, così la ricerca scientifica
cadde nell'oblio, mentre la filosofia fu ancora sospettata d'eresia,
conseguentemente nel IV secolo la professione d'insegnante era vista con
sospetto.
Agostino sbeffeggiava la filosofia, che perciò cadde in disuso
anche nell'università di Costantinopoli, la chiesa vedeva anche con sospetto le
opere storiche, crebbe il pregiudizio sul sapere laico, per la chiesa non era
importante saper leggere e scrivere, nei conventi per i novizi non era prevista
istruzione, mentre per loro era importante l'ascesi e la preghiera.
Sumeri,
indiani, egiziani e babilonesi avevano esorcizzato gli spiriti maligni o demoni,
in Israele anche le malattie erano imputate a spiriti malvagi, tra i rabbini
c'erano esorcisti di professione che scacciavano i demoni, dai quali in tutto il
mondo ci si difendeva con amuleti, per gli ebrei Dio era il creatore anche dei
demoni, si credeva che gli spiriti maligni, che davano malattie, si annidassero
nella sporcizia, avevano cioè capito che la sporcizia conteneva batteri
patogeni.
Anche Cristo scacciava gli spiriti maligni e satana, i demoni
furono visti come artefici di possessioni e malattie, perciò anche i sacerdoti
cristiani presero a fare gli esorcisti, Gesù e i suoi discepoli furono
esorcisti, anche Attanasio evidenziò il potere dei cristiani sui
demoni.
Ancora oggi tra alcuni sacerdoti cristiani che fanno gli esorcisti,
ci sono quelli che dichiarano di essersi imbattuti in spiriti maligni, streghe e
stregoni che portano disgrazie, i cristiani accusarono gli eretici di essere
posseduti dal diavolo e alcune persone sono state esorcizzate da loro a forza,
però Ireneo rimproverava agli esorcisti eretici concorrenti di operare con
l'aiuto di trucchi o del demonio.
Non sempre i demoni si presentavano come
ripugnanti, a volte si presentavano sotto corpo di donna, secondo Agostino anche
gli dei pagani erano demoni, egli credeva che si potesse interrogare gli
spiriti, che si potessero fare accordi con il diavolo, che ci si potesse unire
sessualmente con lui, tesi riprese nel medioevo, durante la caccia alle
streghe.
La demonologia era collegata alla magia malefica e ci si tutelava
con gli amuleti, tra essi il più importante era la croce, già usata nella
Palestina precristiana, con lo scopo di difendersi dal malocchio.
Si credeva
che con la croce si potevano mettevano in fuga i demoni, si riteneva che
anche lo sputo allontanasse i demoni, come l'affumicamento e l'uso d'incenso,
che oggi sappiamo essere antibatterici.
Per allontanare i demoni si usava
anche l'olio dei martiri, le reliquie, il fuoco, l'aglio, le cipolle, la danza e
l'astensione dalla carne di maiale, il fuoco, l'aglio e la cipolla sono
antibatterici, a volte la carne di maiale porta malattie, la gente non è sempre
cieca.
In origine, in Europa la terra appartenne alle comunità locali e in un
secondo tempo passò ai clan familiari, le guerre arricchirono minoranze e fecero
crescere i latifondi familiari, sui quali lavoravano gli schiavi, mentre i
piccoli contadini erano costretti a vendere, perché oberati da debiti.
Nei
primi secoli il latifondo crebbe sempre di più, a vantaggio anche degli
imperatori, la metà del nordafrica apparteneva a sei famiglie
romane.
La ricchezza di alcuni crebbe anche con i bottini di guerra,
con i risarcimenti di guerra e con i tributi di guerra, inoltre con il credito e
con le confische a carico dei perseguitati eretici; anche Silla si arricchì
così, Marco Crasso, Plinio il Giovane e Seneca erano ricchissimi e Plinio il
Giovane aveva praticato anche l'usura.
Per far quadrare il bilancio, gli
imperatori presero a peggiorare il contenuto metallico delle monete, Diocleziano
cercò di fissare i prezzi delle merci per aiutare l'economia e i poveri, ma
fallì. Caracalla, per pagare i soldati, impose tributi sempre maggiori, Settimo
Severo procedette a confische e Massimino I (235-238), per fare cassa, vendette
proprietà statali, mentre la popolazione era vessata da requisizioni
straordinarie.
Per i greci e latini la ricchezza era considerata una fortuna
e la povertà una calamità, nel V secolo a.c., dalle attività dei cambiavalute,
nacquero le banche. Le famiglie senatoriali romane godevano di alte rendite dai
loro latifondi, inoltre, mentre aumentavano i poveri, i soli obbligati a pagare
le tasse, l'esercito ingoiava somme sempre più ingenti.
Per i greci ed i
latini, chi lavorava per un salario s'abbassava al livello d'uno schiavo, questa
era l'opinione anche di Cicerone, che non vedeva bene nemmeno artigianato e
commercio, il commercio era approvato solo quando forniva proventi poi investiti
in beni fondiari, gli aristocratici non stimavano il commercio, a volte però
praticavano l'usura.
Solo la proprietà fondiaria era stimata, per
Platone commercio e finanza non meritavano stima, per i cinici il denaro era
cosa volgare, tra gli ebrei, gli esseni disprezzavano la ricchezza e il
commercio e vivevano in comunione di beni.
I primi cristiani condannavano i
ricchi e la proprietà privata e praticavano la comunione dei beni,
aspettando l'imminente fine del mondo, erano quasi tutti poveri e schiavi, tra
loro gli ebioniti o poveri ricollegavano la loro povertà agli apostoli, altre
sette cristiane erano contrarie alla proprietà ed al denaro.
La primitiva
chiesa dei poveri si presentava anche come un'istituzione caritativa, i vescovi
però, piano piano, accrescevano le loro sostanze e guardavano con crescente
interesse alle classi benestanti che facevano loro donazioni e lasciti.
Ben
presto Paolo, che aveva parlato della redenzione, del peccato originale e
della predestinazione, si aprì ai gentili ed ai padroni, giudicando
positivamente la proprietà e condannando i nullatenenti che non volevano
lavorare, la sua comunità non praticava più la comunione dei beni.
I primi
cristiani avevano anche un'avversione verso lo stato che era visto al servizio
di satana, esso era definito da loro: "La grande meretrice, il moloc orrore
della terra", per Cristo gli stati facevano parte della "civitas
diaboli".
Ben presto però i cristiani successivi fecero il loro compromesso
con il potere, infatti per Paolo, che era collaborazionista, lo stato era
stato preordinato da Dio, poi, da Costantino in poi, i dirigenti cristiani
giunsero ad esaltare gli imperatori.
Quindi la chiesa giudicò il commercio
necessario, anche se lo vietò ai chierici, già nel III secolo ci furono
banchieri cristiani, lo stesso papa Callisto I fu un banchiere e un usuraio, poi
la chiesa arrivò a mettere le mani sui latifondi e accumulò privilegi, in un
quadro storico in cui le tasse le pagavano solo i poveri.
Chi lasciava i beni
ai poveri, in pratica li lasciava alla chiesa, nella storia della chiesa,
infatti, i poveri divennero un eufemismo, usato per accrescere il suo
patrimonio; comunque, all'inizio, anche i vescovi, a volte, lasciavano le loro
terre private alla chiesa, così fecero Cipriano, Basilio e Gregorio di Nissa,
queste terre erano appartenute alla loro famiglia o le avevano avute in
donazione a loro volta.
Malgrado Platone ed Aristotile avessero fatto
presente che la povertà poteva portare alle rivolte, la chiesa, raggiunta
la ricchezza, divenne ben presto sorda alla sorte degli emarginati, ora
prometteva ai poveri solo il regno dei cieli e invitava i ricchi a fare
elemosine per i poveri; contemporaneamente Cipriano benediceva la fortuna
dei poveri che non avevano le tribolazioni e gli affanni dei ricchi, anche
Clemente ce l'aveva più con i peccatori che con i ricchi.
L'elemosina era
stata praticata anche dai greci, dal IV secolo la chiesa tenne a freno i poveri
e corteggiava i ricchi, infatti Gregorio Nazianzeno vedeva nella ricchezza
un dono di Dio e affermava che era meglio aiutare i ricchi divenuti poveri che i
nati poveri.
Ambrogio, a causa della sua elevata posizione sociale,
patrocinava la causa dei poveri senza guastarsi i ricchi, non era contro i
ricchi o contro la proprietà e invitava all'elemosina, però, almeno lui, fece
presente che la proprietà non aveva fondamento nella natura ma nell'usurpazione,
non gli era sfuggito che le terre e le sostanze erano state spesso rubate ad
altri.
Come sappiamo, i primi cristiani erano poveri e mettevano tutto in
comune, come fossero comunisti, tale costume continuò con i monaci cristiani,
mentre, ben presto, gli altri cristiani si dissociarono, inseguendo i loro
interessi privati.
Comunque, tra alcuni dirigenti cristiani rimase una certa
antipatia per i ricchi e Giovanni Crisostomo (347-409) affermò che solo con
l'ingiustizia e l'iniquità si diventava ricchi, accusò i giudici di farsi
corrompere e affermò che l'avidità faceva scoppiare guerre e rapine, quindi
consigliò ai ricchi di fare beneficenza per salvarsi l'anima.
Crisostomo
però, per non alienarsi i ricchi benefattori della chiesa, non rinnegò
esplicitamente la proprietà privata e osservò che, mentre i ricchi passavano
notti insonni, i poveri riuscivano a dormire, affermava che i poveri erano più
felici dei ricchi, asserì che il lavoro era un mezzo per l'educazione e una cosa
virtuosa, perché l'uomo era nato per il lavoro. Certamente però non gli era
sfuggito il fatto che le classi privilegiate sfuggivano il lavoro, soprattutto
quello manuale, cioè il vero lavoro.
Per Teodoreto ricchezza e povertà
facevano parte dell'ordine naturale voluto da Dio, Agostino difese le differenze
sociali esistenti e la proprietà, che, anche per lui, era dono di Dio, anche per
lui la ricchezza non rendeva felici, per Agostino il guadagno del commerciante
era legittimo, invece Salviano di Marsiglia aveva affermato che la vita degli
uomini d'affari era inganno e spergiuro.
Così l'immenso patrimonio fondiario
della chiesa fu definito eufemisticamente: "Proprietà dei poveri". Agostino ebbe
a combattere i manichei, che guardavano il denaro come un male, e i pelagiani
che invitavano i ricchi a rinunciare ai loro beni, corteggiò gli straricchi e si
pronunciò a favore delle elemosine, metteva anche in guardia i poveri dalla
bramosia dell'avere.
Agostino esaltava il lavoro degli altri, specialmente il
lavoro nei campi, durante i quali s'innalzavano inni religiosi che, oltre a
rafforzare lo spirito, facevano sentire meno la fatica, come accadeva agli
schiavi negri americani. Agostino voleva anche la sottomissione di mogli, figli
e schiavi.
Con l'aumento di ricchezza, vescovi e chierici furono contagiati
dalla sete di potere e dalla venalità, si esortarono i fedeli a fare offerte
volontarie alla chiesa e agli spiccioli dei poveri si aggiunsero le ricche
offerte dei ricchi; Tertulliano, a carico dei fedeli, introdusse anche una
specie di quota associativa, per Ireneo l'offerente acquistava un credito in
cielo.
Nei primi due secoli i sacerdoti vivevano d'offerte volontarie, poi si
prese a prelevare dai fedeli una tassa, detta decima sulla terra,
con la motivazione che i santi della chiesa non potevano procacciarsi gli
alimenti da soli. Il primo collettore di queste entrate divenne il vescovo, che
rivendicava il potere di amministrare, insegnare ed ordinare, a lui erano
sottomessi chierici e laici.
Il vescovo poi, controllando la cassa, come
accade oggi anche in politica, s'impose in maniera assoluta sul suo clero che
poteva, a suo arbitrio, insidiare o destituire, divenne amministratore del
patrimonio ecclesiastico, delle offerte e delle donazioni, delle quali doveva
rendere conto solo a Dio, in pratica a nessuno. Sacerdoti e diaconi rispondevano
solo a lui e ne ricevevano uno stipendio, però, siccome questo era esiguo, i
sacerdoti all'inizio esercitavano anche un altro mestiere.
Nel 343
l'imperatore Costanzo concesse esenzioni fiscali ai chierici che svolgevano
attività commerciali, da Costantino in poi, cioè nel IV secolo, la chiesa prese
ad incrementare la sua proprietà immobiliare, però nel III secolo la chiesa di
Cartagine era già ricca.
Ad innestare le persecuzioni di cristiani
cattolici, eretici, ebrei e pagani, fu anche la voglia di riempire le
casse dello stato con la confisca di loro beni, nei secoli a venire
quest'operazione si sarebbe ripetuta a carico di ebrei, templari e gesuiti,
perché lo stato faceva espropriazioni sia in pace sia in guerra, così facendo
mirava all'equilibrio di bilancio.
Fine della seconda parte del III
volume.
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Pio IX,
contrario alla modernità ed ai diritti umani, emanò tre dogmi, nel 1854 quello
dell'immacolata concezione e nel 1870 quello del primato di Pietro e quello
dell'infallibilità papale. La chiesa cattolica fonda la sua potenza
sull'ignoranza, l'uomo sarebbe eterno bambino, mentre il papa è l'autorità
assoluta e la fonte della verità definitiva, l'ignorante è sempre in condizione
di minorità ed è incapace di servirsi del proprio intelletto senza la guida di
un altro.
In un primo momento i vescovi romani riconobbero la supremazia
dell'impero d'Oriente, il potere degli imperatori di Bisanzio era fatto derivare
da Dio, questi imperatori comandavano sui patriarchi, sui vescovi ed anche
sul vescovo di Roma ed ingerivano nelle faccende ecclesiastiche.
Il crollo
dell'impero d'occidente nel 476, di fatto, consolidò la posizione del papato di
Roma e ne favorì l'indipendenza da Bisanzio, anche se all'inizio la fine del
potere di Roma imperiale fu vista dal vescovo di Roma come una catastrofe, anche
perché il vescovo di Roma aveva collaborato strettamente con l'imperatore di
Roma.
Così Roma divenne una città di preti e le festività civili scomparvero
a favore di quelle religiose, i privilegi ecclesiastici erano tali che il
mestiere di prete attirava molti, per conseguenza nel 592 l'imperatore
d'oriente, Maurizio, proibì la fuga dei soldati e dei funzionari nei chiostri e
tra le file del clero.
Nel V secolo il vescovo di Roma era diventato il più
grande latifondista dell'impero romano, sotto i merovingi, i papi dirigevano i
funzionari statali, l'esercito e contribuivano alla scelta dei governatori delle
province.
I papi, con l'aiuto dei longobardi, presero le distanze da
Bisanzio, poi, con l'aiuto dei franchi, si liberarono dei longobardi. Il papa
mirava al primato sugli altri patriarchi, però fino al 754 fu suddito di
Costantinopoli, poi, offrendo la corona imperiale al re dei franchi, si
trasformò in padre dei regnanti.
Il neonato impero romano d'occidente però
fu considerato un'usurpazione da Bisanzio, con il sacro romano impero, il
papa conquistava popoli ex ariani e pagani, accresceva le sue ricchezze e
gettava le basi per un proprio stato, facendosi forte della falsa donazione di
Costantino.
I vescovi erano imparentati con l'aristocrazia, con la quale
condividevano interessi economici e politici e partecipavano alle lotte per il
potere, guidati sempre dal proprio interesse, al centro d'ogni interesse si
ergeva la chiesa.
Ai vescovi di Gallia furono concessi incarichi militari ed
il territorio che la chiesa di Roma perdeva con l'espansione araba, lo
acquistava in nord Europa, tra gli ostrogoti, i vescovi assunsero funzioni
statali ed in Inghilterra i vescovi divennero membri del parlamento,
governanti e condottieri.
I vescovi crearono il diritto, innalzarono e
abbatterono re, anche in Italia vescovi ed abati occuparono uffici
amministrativi assieme ai conti, promulgando le leggi assieme ai governi civili.
La chiesa sopravvisse sempre alla caduta dei suoi alleati, anzi rafforzandosi ad
ogni cambio di regime, calpestando la giustizia ed il popolo, tentò sempre di
trasformare lo stato in un suo sgherro. Nel Medioevo il clero era
mosso solo dal proprio egoismo, dalla bramosia del potere e delle ricchezze, non
era commosso dalle miserie delle masse. I sinodi dei franchi, tenuti a
principio del IX secolo, non si preoccupavano dell'indigenza generalizzata, ma
dell'intangibilità dei patrimoni ecclesiastici e dall'affrancamento dei prelati
dal pagamento delle imposte.
All'inizio il vescovo di Roma aveva riconosciuto
il primato dell'impero, poi elaborò la dottrina delle due potestà, secondo la
quale il potere civile e quello spirituale erano entrambi d'origine divina
e di pari dignità, in un terzo momento elaborò la dottrina delle due spade, in
base alla quale Cristo avrebbe consegnato alla chiesa le due spade del potere
temporale e di quello spirituale, riconoscendo quindi al papa il primato.
In
cambio dei suoi privilegi, la chiesa offrì all'impero la docilità assoluta dei
sudditi, perché ora il potere veniva da Dio, in contrasto nettissimo con l'odio
verso lo stato da parte dei primi cristiani, anche Gregorio VII (1073-1085)
diceva che il potere imperiale era sotto influssi diabolici, però poteva essere
santificato, non operando bene, ma con il riconoscimento dell'autorità del
papa, unico depositario di verità e di giustizia.
Il papa acquisì privilegi
feudali, distribuì regni e principati, tanto che lo stesso Gregorio VII riteneva
di poter infeudare l'Inghilterra ed Adriano IV (1154-1159) voleva
concedere l'Irlanda ad Enrico II.
Per mezzo d'eserciti e di mercanti il
cristianesimo si diffuse in Gallia settentrionale e fino al Reno, nel III secolo
apparvero in Francia le prime comunità cristiane, nel IV secolo il cristianesimo
divenne religione dominante in alcuni territori renani, alla fine del V secolo
ci fu l'evangelizzazione dei franchi, alla fine del VI secolo
l'evangelizzazione degli anglosassoni e dei longobardi, nel IX secolo si
cristianizzò la Scandinavia, nel X secolo si convertirono slavi occidentali ed
ungheresi.
Furono rasi al suolo templi pagani ed altri furono trasformati
in chiese cristiane, per missionari il regno di Dio, in pratica, aveva
natura assolutamente materiale, i sacerdoti prosperavano sulla paura e
sull'angoscia della gente, che era vittima della peste, della guerra e della
carestia.
Allora era proibito ai cristiani di mangiare alla stessa tavola dei
pagani, la prima a convertirsi al cristianesimo, per cupidigia ed interesse, fu
la nobiltà, con l'alleanza della chiesa con lo stato anche le guerre dei re
cristiani divennero sacre.
Della religione della tolleranza i germani
convertiti fecero una religione guerresca, il clero sapeva infondere ai germani
convertiti la fierezza della nuova condizione, i franchi presero il posto del
popolo eletto d'Israele, adoravano San Giorgio, che aveva ucciso un drago, e San
Martino, che era un ex guerriero.
Numerosi principi germanici si convertirono
perché Cristo li avrebbe guidati alla vittoria in battaglia, tanti di loro si
fecero battezzare dopo un voto e una strage ben riuscita; sotto i carolingi, le
vittorie militari più importanti furono attribuite a San Pietro, invece i
rovesci militari erano imputati dai preti alla scarsità della fede ed ai
peccati, mentre profetizzavano la vittoria finale di Cristo.
Dopo la
conversione dei loro principi, i barbari germani si convertirono, tribù per
tribù e non individualmente, i legati papali presso i principi prima
convertivano le loro mogli poi, attraverso queste, i principi, quindi, per
inerzia, intere tribù.
L'elemento decisivo per la conversione non era il
vangelo, ma la scelta del re, il suo matrimonio con una cristiana o una grande
vittoria militare, poi i propagandisti cristiani si volsero a convertire i
grandi latifondisti feudatari, sulle cui terre erigevano preliminarmente una
chiesetta, il popolo sarebbe venuto automaticamente.
Nell'alto o primo
medioevo i contadini erano generalmente pagani, mentre i cittadini erano
cristiani, quindi i pagani erano più numerosi dei cristiani, il cristianesimo
nacque come religione cittadina e poi divenne religione di stato, divenne la
regione dei feudatari dominanti e attraverso questi, in un secondo tempo, si
estese ai contadini, che però, contemporaneamente, continuavano a seguire
pratiche pagane.
I contadini erano usi adorare gli alberi, come la quercia,
pietre e fonti, perciò i sinodi condannarono queste pratiche pagane, i Germani
praticavano una religione naturale dai tratti panteistici, veneravano i boschi,
i monti, le sorgenti, i fiumi, i mari, il sole, la luce, l'acqua, gli
alberi e le pietre, credevano nei demoni e negli spiriti, loro eredi furono le
streghe medievali, perseguitate dalla chiesa.
Ad un certo punto
l'organizzazione ecclesiastica, con l'assenso di principi conquistatori,
prese a praticare nei territori conquistati i battesimi forzati e la
distruzione di templi pagani. Presso Colonia, San Gallo, zio di San Gregorio,
vescovo di Clermont-Ferrand, fece incendiare un tempio pagano e fu salvato dalla
furia vendicatrice dei contadini dall'intervento del re.
Durante la lotta
contro il paganesimo, alcuni santi cristiani furono incendiari e predoni, San
Vigilio, vescovo di Trento, nel 400 distrusse un'immagine e fu lapidato
dai contadini incolleriti.
San Benedetto (morto nel 543), padre del
monachesimo occidentale, si accanì contro un tempio d'Apollo e
contro i boschi sacri, in Irlanda San Colombano (morto nel 615) con i suoi
monaci sradicò i culti pagani e fondò un centinaio di conventi, poi si diresse
in Gallia dove, appoggiato dai merovingi, abbatteva i templi pagani con il
fuoco, quindi si rifugiò presso i longobardi.
Oggi San Colombano è patrono
dell'Irlanda e protegge dalle inondazioni e dalle malattie mentali, il suo
discepolo, San Gallo, incendiò templi e boschi e si diede alla caccia d'idoli,
praticò il battesimo coatto, e naturalmente, come S. Colombano, compì
miracoli, anche Eligio, vescovo di Noyon, dopo aver riattaccato la zampa ad un
ronzino, divenne patrono dei maniscalchi.
Martino di Tours (morto nel
397) con l'aiuto dei suoi monaci, ma contrastato dai contadini, spianò
templi, altari druidi e querce sacre, era stato prima militare presso l'esercito
romano e iniziò la sua carriera religiosa come esorcista, vedeva il demonio
nell'aspetto dei pagani, in seguito alle sue guarigioni miracolose, divenne
vescovo, santo e patrono dei francesi, ben 425 paesi della Francia oggi portano
il suo nome.
Nelle spedizioni belliche, i principi merovingi portavano come
reliquia il suo leggendario mantello, sul quale si prestavano giuramenti e si
stringevano accordi, ove Martino aveva distrutto luoghi di culto pagani, aveva
fatto costruire centri di culto cristiani e sui templi distrutti e sulle
necropoli pagane fece costruire monasteri.
Stato e chiesa favorirono insieme
la diffusione della nuova fede e la distruzione dell'antica, Bonifacio V
(619-625) invitava il re degli Angli d'Inghilterra a distruggere i luoghi
di culto pagani, in Germania il culto pagano fu represso con l'esilio,
l'esproprio e la riduzione in schiavitù.
Si proibirono anche banchetti, canti
e danze pagane, i concili gallici condannarono magia, esorcismo, divinazioni,
riti per i morti, sacrifici, banchetti, danze, il culto dei geni delle rocce,
degli alberi, delle sorgenti ed i sacrifici a favore di Giove (Donar) e Mercurio
(Odino).
I franchi dal Reno meridionale si stanziarono in Belgio ed in
Francia settentrionale, come federati dei romani, prestavano servizio
nell'esercito romano e, contemporaneamente, erano impegnati in faide
tribali, acclamavano re e li deponevano.
Meroveo nel 450 aveva combattuto con
Ezio contro gli Unni, Childerico (morto nel 482), anche se non era
cristiano, concesse privilegi alle chiese, gli successe Clodoveo I (466-511) un
bandito che estese il suo regno con rapine, assassini e razzie, alla fine
assoggettò i gallo-romani.
Clodoveo I divenne cristiano cattolico e perciò
fu decantato dal vescovo Gregorio, allora la maggior parte dei principi
barbari erano cristiani ariani, il re si convertì dopo aver sposato la
principessa cattolica burgunda, Clotilde, che perciò divenne santa.
Il
matrimonio fu arrangiato da due santi, Avito e Remigio, dopo una difficile
vittoria contro gli Alemanni provenienti dall'Elba, nel 496 a Reims Clodoveo si
convertì e si fece battezzare, in pompa magna, fu acclamato dai vescovi come un
novello Costantino, mentre Remigio lo incitava ad incendiare le vestigia delle
vecchie religioni.
Remigio era un vescovo di famiglia aristocratica e divenne
l'apostolo dei franchi, predicò il cattolicesimo tra ariani e pagani, fece
miracoli e distrusse altari pagani, anche il vescovo Avito era un aristocratico,
figlio di un vescovo e fratello di un altro vescovo, lavorò per il passaggio dei
franchi al cattolicesimo, promettendo fortune belliche.
S. Avito raccomandò a
Clodoveo le missioni presso i pagani, in pratica raccomandò la guerra e favorì
la conversione dei Burgundi, quindi Clodoveo I fece convertire al cattolicesimo
i suoi uomini, che erano ariani e pagani, mentre i principi della chiesa, Avito
e Remigio, occuparono posti d'onore alla corte di Clodoveo ed esercitavano su di
lui massima influenza.
Il re elargì al clero donazioni e terre, provenienti
dai bottini di guerra, si assicurò il sostegno del clero gallo-romano, la sua
conversone al cattolicesimo, come quella di Costantino, fu un atto squisitamente
politico, divenne cattolico per favore la su espansione territoriale e così
fondò il regno dei franchi su germani e gallo-romani.
I burgundi dalla
Scandinavia si erano prima insediati in Germania orientale, nel 435 irruppero in
Gallia e si stabilirono nel sudest, nel 461 fecero loro capitale Lione,
nel IV secolo, tramite i visigoti, si convertirono in parte
all'arianesimo, poi si avvicinarono al cattolicesimo. Nel 500 la chiesa
cattolica istigò Clodoveo I a fare guerra ai burgundi e il re dei
burgundi, Gundobado (480-516) accusò i vescovi cattolici di averlo tradito.
I
visigoti si erano separati dagli ostrogoti, che erano stati sterminati
dall'imperatore romano Giustiniano I, divennero ariani e si stanziarono sulle
rive del Danubio, poi penetrarono in Italia, nel 415 penetrarono in Spagna, lo
stesso anno il loro re Ataulfo morì assassinato a Barcellona da un cattolico del
suo seguito.
Il re visigoto Teodorico II (453-466), che era cristiano
ariano, sconfisse duramente gli svevi cattolici stanziati in
Portogallo, così il cattolicesimo per un secolo fu sradicato in Portogallo, i re
goti erano per la libertà religiosa e si scontrarono con il fanatismo religioso
dei missionari cattolici, in ogni modo conquistarono la Spagna.
L'episcopato
cattolico di Gallia, costituito da membri della nobiltà senatoria romana, si
orientò verso Clodoveo I, unico re cattolico dei germani, così, nella guerra tra
visigoti e franchi, questi vescovi parteggiavano per i franchi, anche se alcuni
vescovi cattolici, come Cesario e Quinzano, pare che si macchiassero di
tradimento verso Clodoveo, in altre parole facevano il doppio
gioco.
Nel 507 Clodoveo, alleato con i burgundi, mosse guerra contro i
visigoti e presentò la guerra come una crociata per la liberazione della
chiesa, alcuni vescovi guidavano la battaglia, la Madonna era la loro
consigliera strategica.
I visigoti ariani furono sconfitti, i vescovi avevano
aizzato i franchi a questa guerra, che, come le altre guerre, era nata
dalla sete di dominio di Clodoveo e dei vescovi, inoltre i vescovi si servivano
di Clodoveo per la loro missione di conversione.
Penetrati a Bordeaux, i
franchi rubarono il tesoro che il re visigoto Alarico aveva rubato ai romani,
dopo aver preso Roma, poi Clodoveo regalò parte del ricco bottino a S.
Martino, suo aiutante a Tours.
Dopo la guerra Clodoveo, arricchì d'altri
donativi il chiostro di San Martino, consegnò le chiese ariane ai cattolici
e impose la fusione delle tribù franche renane con i franchi salii,
naturalmente San Gregorio lo acclamò come nuovo Costantino.
I successori di
Clodoveo I favorirono la chiesa, il cattolicesimo ed il monachesimo,
combatterono il paganesimo con energia crescente, con brutalità conquistarono la
Burgundia e la Provenza (534-537) e continuarono la strada dell'alleanza fra
trono e altare.
Intorno al 500 re Sigismondo di Burgundia si convertì
dall'arianesimo al cattolicesimo, aveva commesso orribili violenze e delitti,
nel 523 i franchi cattolici si scagliarono contro i burgundi cattolici, istigati
da santa Clotilde, che voleva vendicarsi dell'assassinio dei suoi genitori.
Comunque, anche Sigismondo, che aveva assassinato un figlio, divenne santo della
chiesa cattolica, perché operò per la cattolicizzazione dei burgundi.
Nel 510
la Turingia tedesca era alleata con i visigoti di Teodorico contro i franchi, la
casa reale di Turingia fu sterminata e sopravvisse la principessa Redegonda, che
fondò un chiostro vicino Poitiers e divenne santa, allora tutti i santi dovevano
essere aristocratici, cattolici e ben visti dai vescovi cattolici.
Molti
prelati cattolici avevano cospirato con i franchi cattolici nei territori di
missione presso i visigoti, nel 531 il re franco Childeberto I irruppe in
territorio visigoto, accompagnato dal vescovo Leonzio, e sconfisse il re dei
visigoti, Amalarico, presso Narbona.
Il re franco Teodeberto I, della
schiatta dei merovingi, compì tante imprese belliche, con le solite distruzioni
e stragi, fece donativi alla chiesa e la esentò dalle tasse, perciò San Gregorio
lo esaltò, affermando che governò con giustizia.
Il re franco Clotario I
continuò la guerra ai pagani e nel 555 fece la guerra ai sassoni, promosse
la venerazione dei santi, fece traslare le ossa dei martiri e fondò
numerosi chiostri, però, bramando le crescenti ricchezze della chiesa,
pensò di chiedere un terzo delle entrate alla chiesa, i vescovi gli risposero
che, se toglieva qualche cosa a Dio, presto avrebbe perso il
regno.
Childeberto I, usurpatore ed incestuoso, ladro di terre e assassino,
era però sottomesso al clero, era circondato da preti a corte e collezionava
reliquie, ricoprì di regali la chiesa cattolica e perseguitò pagani, perciò la
chiesa lo definì mite e giusto.
I longobardi provenivano dalla
Scandinavia e avevano combattuto a fianco dei romani, si stanziarono nel corso
dell'Elba, vicini ai sassoni, quindi arrivarono in Ungheria e poi in
Italia settentrionale, in maggioranza erano ariani, ma tra loro non mancavano
cattolici e pagani.
Erano brutali conquistatori e razziatori, la loro
penetrazione in Italia fu facilitata dal fatto che il paese era esausto per la
lunga guerra contro i goti, nel 569 presero Milano e nel 572 Pavia, dove
fissarono la loro capitale, la città era stata anche la capitale degli
ostrogoti.
Con l'arrivo dei longobardi, in Italia restarono sottomesse a
Bisanzio solo Roma, Venezia, Ravenna, Napoli, Reggio e Taranto, i longobardi
facevano scorrerie nel territorio bizantino, espropriarono terre e distrussero
chiese e conventi. Ciò malgrado, a Treviso il vescovo Felice offrì a re Alboino
le chiavi della città e molti altri vescovi fecero accordi con i
longobardi, anche per assicurarsi la successione del loro vescovado.
Quando
Alboino sposò la principessa franca e cattolica Clodosvinta, il vescovo Nicezio
di Treviso sollecitò la regina a far convertire il coniuge ariano al
cattolicesimo, secondo una tecnica collaudata dei vescovi verso i principi non
cattolici, si convertiva prima la regina, poi, per mezzo di questa il re,
i sudditi sarebbero poi venuti automaticamente.
In Francia il re franco
Chilperico I (561-584) uccideva gli avversavi politici e ne incamerava i beni,
istigato dalla moglie Fredegonda, amica del vescovo Egidio di Reims. I vescovi
di corte prendevano attivamente parte alle congiure, infatti, il vescovo
Protestato di Rouen, alleatosi con Meroveco e con il vescovo di Reims, Egidio,
partecipò ad una congiura contro Chilperico I che falli e Moroveco ed Egidio
furono messi a morte.
Mentre la dinastia merovingi s'indeboliva, anche a
causa di faide e intrighi, i latifondisti feudali si rendevano sempre più
indipendenti dalla monarchia, il vescovo d Bordeaux, Bertram, era in stretti
rapporti con la regina Fredegonda ed un giorno fu accusato dal vescovo Palladio
di Saintes di lussuria, adulterio e spergiuro.
Nel 585 le truppe del santo
Guntram, re di Burgundia (festeggiato il 25 marzo), e giudicato da Gregorio di
Tours incline alla misericordia, assalirono la chiesa di S. Vincenzo, depredando
e assassinando preti.
A Roma papa Pelagio II (579-590) invocava l'aiuto dei
franchi contro i longobardi che volevano unificare l'Italia con Roma capitale,
inoltre i vescovi di Milano e Aquileia avevano promosso uno scisma
religioso contro il papa.
Nel 583 i franchi, alleati con i bizantini, mossero
contro i longobardi, i longobardi si riconobbero tributari e il re franco
Childeberto II tornò a casa, dopo aver fidanzato la sorella Clodosvinta con il
re longobardo Autari, poi nel 591 Childeberto II tornò in Italia ed aumentò il
tributo a carico dei longobardi.
Il re dei visigoti Leovigildo
(568-586) aveva messo al bando i vescovi cattolici, espropriato le loro
chiese e imposto la fede ariana, però egli era soprattutto contro il clero
cattolico, perché costruì chiese e conventi cattolici e pregava nelle chiese
cattoliche.
Nel 579 Leovigildo fece sposare suo figlio Ermenegildo alla
principessa franca cattolica Ingunda, poi si cercò di convertire con la
forza Ingunda all'arianesimo, mentre il vescovo cattolico Leandro, zio
materno di Ermenegildo, tallonava Ingunda perché rimanesse cattolica.
Così
Ingunda era assediata da una famiglia di santi, infatti, Leandro era fratello di
S. Isidoro di Siviglia, Leandro fece scacco matto e nel 579 riuscì anche a
convertire Ermenegildo al cattolicesimo e lo istigò a ribellarsi al padre
Leovigildo, che però prevalse nello scontro, bandì Leandro e mise a morte
il figlio Ermenegildo.
Papa Gregorio I (590-604) affermò che Ermenegildo fu
ucciso perché si era rifiutato di diventare ariano e ne fece un martire
cristiano del fanatismo ariano, nel 1585 papa Sisto V lo innalzò all'onore degli
altari, per vendicare Ermenegildo, i franchi intervennero contro i
visigoti.
Leovigildo perseguì una politica anticattolica e controllava
la chiesa ariana anche in questioni dogmatiche, per Isidoro di Siviglia era
l'anticristo, dopo la sua morte, il figlio Reccaredo (586-601), divenuto re dei
visigoti, passò al cattolicesimo, perché voleva come alleata la chiesa. Isidoro
affermò che era mite e di buon cuore e che restituì alla chiesa ciò che il fisco
le aveva tolto sotto il regno del padre.
I visigoti di Spagna si convertirono
al cattolicesimo sotto papa Pelagio II (579-590), mentre gli ostrogoti erano
stati cancellati dalla storia, da allora il cattolicesimo plasmò la Spagna e i
suoi sovrani si conformarono alle decisioni dei concili di Toledo, capitale del
regno visigoto, allora in Spagna anche gli svevi, che erano ariani, avevano un
loro territorio.
Il popolo visigoto però stentava a seguire il re nella sua
conversione, con il terzo concilio di Toledo del 589 furono dispersi gli
organismi ecclesiastici ariani, gli ariani furono esclusi dagli uffici pubblici
e così sotto il regno visigoto di Reccaredo scomparvero gli ultimi ariani di
Spagna.
I vescovi, con in testa San Isidoro di Siviglia, esaltarono Reccaredo
come novello Costantino, il concilio di Toledo, durante il quale gli ariani in
massa si convertirono al cattolicesimo, condannò l'arianesimo, perseguitò gli
ebrei e rafforzò le servitù ecclesiastiche, allora S. Leandro era
mediatore nei rapporti tra re Reccaredo e papa Gregorio I.
Reccaredo
faceva la guerra perché il suo popolo non si disabituasse alle armi, creò una
flotta, infranse ogni opposizione al cattolicesimo, agli ariani furono
interdetti i pubblici uffici, il loro patrimonio fu confiscato, alcuni vescovi
ariani trovarono la morte e ci furono conversioni coatte, furono
bruciate bibbie ariane.
Gregorio I (590-604) attaccò giudaismo,
paganesimo ed eresie, con la violenza, la predicazione e la corruzione, ai
convertiti alleggeriva le gabelle e le aumentava a chi non si convertita, una
pratica poi usata dall'Islam nella sua opera di conversione.
Papa Gregorio I
fu il primo monaco a diventare papa, discendeva da una ricca famiglia senatoria
romana, con grandi latifondi, la sua famiglia aveva dato altri due papi,
Agapeto I e Felice III, la madre e due sue zie si fecero monache, dal IV secolo
ormai la maggioranza dei santi apparteneva a ricche famiglie, erano
governanti, vescovi o uomini di chiesa.
Gregorio I era malaticcio ed
attendeva la fine del mondo, dichiarò che la peste era la punizione divina per i
peccati dei longobardi, pregava i santi mai esistiti, Gervasio e Protasio,
inventati da Sant'Ambrogio di Milano.
Gregorio era stato prefetto bizantino
di Roma ed ex giudice penale, poi mirò al trono episcopale, fondò sei
monasteri, a Bisanzio aveva chiesto all'imperatore truppe e denaro per
combattere i longobardi. Dalla fine del 400 il patriarca di Costantinopoli
ricopriva il titolo di patriarca ecumenico, al tempo di Gregorio era patriarca
Giovanni IV.
Dall'imperatore Giustiniano era stato riconosciuto il peso del
vescovo di Roma, perciò Gregorio, come il predecessore Pelagio, si scagliò
contro la superbia del patriarca di Bisanzio e contro l'imperatore di Bisanzio
che non volevano riconoscere il primato del papa.
Poiché anche il successore
di Giovanni IV, S. Ciriaco, usava il titolo di patriarca ecumenico, alla
fine anche Gregorio I decise di assumere questo titolo e chiamava Pietro,
principe degli Apostoli, rivendicando il suo primato.
Gregorio I
chiedeva a monaci e suore obbedienza, disciplina e voto di povertà e li chiamava
soldati della chiesa, era severo con i monaci ma con potenti faceva
eccezioni, vietò ai sudditi di criticare i superiori o di rovesciarli, diceva
che l'uomo aveva meritato di essere sottomesso a cattivi padroni, chi biasimava
l'autorità dei superiori, biasimava colui che l'aveva conferita loro, cioè dio,
in tal modo si guadagnò la stima di tutta la classe dirigente.
Tra i
suoi atti di coraggio si segnala che accusò il vescovo Natale di Salona di
gozzovigliare, di corruzione, violenza, violazione del celibato e perciò
lo scomunicò, però allora in Sardegna i poveri erano salassati dalle tasse, i
preti si appropriavano dei patrimoni dei conventi, praticavano violenza, usura
ed omosessualità, l'arcidiacono andava a caccia delle donne degli altri e
l'arcivescovo rubava le ricchezze altrui, eppure Gregorio non intervenne e
non li cacciò via.
Quando il vescovo Andrea di Taranto, che maltrattava i
preti e teneva relazioni con le donne, uccise una donna di botte, il papa
lo sospese dalla celebrazione della messa solo per due mesi, per gli altri
comuni peccatori carnali della chiesa le pene previste erano maggiori,
naturalmente sempre se erano scoperti.
Gregorio I raccomandò la tortura e la
galera, usò la violenza, la carcerazione e le agevolazioni fiscali per
favorire le conversioni de pagani, nella lotta all'eresia usò anche il denaro,
raccomandò ai sudditi mansuetudine, obbedienza e devozione, per lui gli eretici
erano ribelli e superbi e non meritavano tolleranza, si accanì contro gli
eretici donatisti perché volevano anche la divisione delle terre.
Sotto
Gregorio I, detto Magno, gli ebrei non potevano costruire sinagoghe, fare i
missionari, fare conversioni, fare matrimoni misti, ereditare, possedere
incarichi pubblici o militari, possedere schiavi cristiani; il papa spingeva gli
ebrei alla conversione con la corruzione, inoltre sostenne il battesimo forzato
d'ebrei.
Il papa possedeva terre in Italia, Europa ed Africa, era il più
grande latifondista d'Italia, alcune terre le aveva rubate alla chiesa ariana,
allora la chiesa cattolica era la prima potenza economica d'Italia, arricchita
anche da lasciti e donazioni.
I contadini erano salassati dalle tasse
imperiali, dagli affitti e dai tributi alla chiesa, subivano l'estorsione dai
preti anche per un permesso di matrimonio, Gregorio, come il resto del clero,
quando riceveva denaro, si definiva cassiere dei poveri, ma era solo un
eufemismo, allora i vescovi non si prendevano cura degli oppressi e dei poveri e
i contadini liberi e proprietari di terra erano rari.
Per Gregorio I le
divisioni in classi erano la conseguenza del peccato, perciò si doveva accettare
il dominio degli altri, Dio e la chiesa erano per il mantenimento della
schiavitù, anche la chiesa e i conventi avevano bisogno di schiavi, il papa
scoraggiava gli schiavi che volevano fuggire e regalava schiavi agli amici,
stranamente, faceva affari anche in attesa della prossima fine del
mondo.
Roma si era messa prima sotto la protezione di Bisanzio e poi di
Teodorico, re dei goti, quando prevalsero i bizantini i papi furono sottomessi
all'esarca, il governatore bizantino di Ravenna; dopo la morte dell'imperatore
di Bisanzio, Giustiniano, avvenuta nel 565, l'impero di Bisanzio fu sotto
la minaccia dei persiani, perciò il papa si avvicinò ai longobardi, i bizantini
in Italia controllavano Ravenna, la Pentapoli, Venezia, Genova, Roma, Napoli e
Amalfi. Nel 589 Gregorio, timoroso dei longobardi, che volevano unificare
l'Italia, si avvicinò ai franchi.
Gregorio fu il fondatore del potere
temporale dei papi, anche se lo stato del chiesa non era ancora nato, i vescovi
di Gregorio eleggevano i governatori provinciali, anche se l'imperatore di
Bisanzio emanava i decreti ecclesiastici, indiceva i concili, ratificava
l'elezione del papa e d'altri importanti seggi episcopali in Italia e deponeva
arcivescovi.
Gregorio I si destreggiava tra oriente e occidente, badando solo
al proprio interesse, si disse fedele all'imperatore di Bisanzio
Maurizio e poi al suo successore e assassino Foca, ufficialmente anche le
truppe stanziate a Roma dipendevano da Ravenna, cioè da Bisanzio, però Gregorio
n'assunse il comando e nominò gli ufficiali.
Fine della prima
parte.
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Opponendosi a Bisanzio, Gregorio arrivò a scomunicare l'esarca di
Ravenna, Romano, il papa era anche vicino alla regina cattolica
Teodelinda, moglie del re longobardo Agilulfo, grazie alla
mediazione del vescovo Secondo, consigliere della regina.
Il papa mandò
in regalo alla regina Teodolinda dell'olio santo, schegge della croce di Cristo
e bottigliette con il suo sangue, perciò Teodelinda fece battezzare con il rito
cattolico suo figlio Adaloaldo, poi il re Agilulfo si accostò al cattolicesimo,
accettò i missionari cattolici e restituì le terre espropriate alla chiesa,
aggiungendone delle altre.
A Bisanzio il capitano Foca detronizzò Maurizio,
ne sterminò la famiglia e si fece incoronare imperatore dal patriarca di
Costantinopoli, sua moglie Leonzia divenne imperatrice, Gregorio fece
comunella e inviò lettere di gaudio, poi collocò in Laterano le immagini della
coppia imperiale di gangsters, vicine al santo Cesario.
Gregorio I prese
anche a dipingere Maurizio come un oppressore e definì Foca giustiziere inviato
da Dio, bisogna ricordare che Maurizio aveva cercato di contenere il
potere del papa, sostenendo il patriarca di Costantinopoli, al quale aveva anche
conferito il titolo d'episcopo universale, mentre Foca sembrava disposto a
riconoscere il primato di Roma.
Il nuovo imperatore di Bisanzio, Foca,
riconoscente al papa, gli regalò il Pantheon di Roma, già dedicato dai romani a
tutte le divinità, che i papi successivi intitolarono ad
ognissanti.
Il cristianesimo fu introdotto in Britannia da mercanti e soldati
nel II secolo, nel 314 al sinodo di Arles, in Francia, vi erano tre vescovi
britannici, il dominio romano sull'isola si concluse nel 400, al tempo di
Gregorio I la provincia meridionale di Britannia era divisa in un regno
romano-britannico ad occidente e nei regni degli Angli e Sassoni ad
oriente.
Alla fine del V secolo il re degli Angli del Kent Etelberto, che era
pagano, sposò la principessa cattolica merovingia Berta, pronipote di Clodoveo,
la quale arrivò a corte seguita dal vescovo franco cattolico Liutardo.
Nel
595 Gregorio inviò alla corte di Etelberto il vescovo Agostino di Canterbury
(morto nel 604e fatto santo) per evangelizzare gli anglosassoni britannici, con
quaranta monaci questo ebbe mano libera nella propaganda, Agostino
assicurava anche di poter compiere miracoli, convinse Etelberto a costruire una
chiesa in onore di Pietro e Paolo.
Nel paese il culto di Odino e dei druidi
cominciava ad essere messo in crisi, il re Etelberto si fece battezzare nel 601,
poi nel 602 giunsero i rinforzi dal papa di Roma, così l'abate Mellito, capo
della squadra pubblicitaria vaticana, divenne vescovo di
Londra.
Gregorio I invitò Mellito a distruggere gli idoli ma non i templi,
che potevano essere consacrati al Signore, era un'evoluzione sui costumi
precedenti della chiesa cattolica, chiese esplicitamente di trasformare le
ricorrenze pagane in feste cristiane, affermò che, invece di sacrificare i
buoi agli dei, si potevano fare uccidere gli animali e fare dei banchetti in
onore di Dio, in fondo la chiesa non era contro i macelli.
A Roma,
sotto Gregorio I, la formazione filosofica e scientifica degli antichi era stata
archiviata in favore dell'esaltazione mistica, ciò malgrado, nel IX
secolo, in tono apologetico, Giovanni Diacono definì Gregorio Magno tempio di
sapienza e uomo sorretto dalle sette arti.
Sotto Gregorio la produzione
letteraria fu scarsa, era condannata la cultura classica, nessun conosceva il
greco ed era conosciuto male anche il latino, per Gregorio l'unica filosofia
degna di nota si trovava nella bibbia, la stessa tesi dell'Islam integralista,
che però guarda al corano.
E' probabile che il dotto della chiesa,
Gregorio, abbia fatto incendiare la biblioteca imperiale del Palatino e
quella del Campidoglio a Roma, egli propagandava l'ascesi e la fuga al
mondo, rifiutava la cultura greca e non imparò mai il greco, nonostante
gli anni da lui trascorsi a Costantinopoli come nunzio papale.
Gregorio era
ostile alla scienza mondana, credeva all'imminente fine del mondo e nel 600
rampognò il vescovo di Gallia, Desiderio di Vienne, perché insegnava grammatica
e letteratura classica, affermava che non era possibile cantare
contemporaneamente le lodi di Giove e di Cristo.
Gli artifici allegorici di
Gregorio non conoscevano limiti, come quelli di Ambrogio ed Agostino, ad ogni
modo egli favori la conversione di tanti regnanti, si mise a fabbricare reliquie
in serie, che si credeva facessero miracoli, con panni che, affermava,
erano stati a contatto con gli apostoli e con le presunte catene di
Pietro.
Nel 599 regalò al re visigoti spagnolo Reccaredo un anello fatto con
la catena di Pietro, un crocefisso fatto con la croce di Cristo e una
ciocca di capelli di Giovanni Battista, il re franco Childeberto ricevette da
lui le chiavi di San Pietro e pezzi delle sue catene, la regina Brunechilde ebbe
reliquie di Pietro, inoltre Gregorio distribuì ai richiedenti resti
dei pasti del Battista.
Per incarico dei vescovi c'erano scavatori di tesori
d'ossa d santi, Gregorio importò dall'oriente un braccio dell'apostolo Luca, un
braccio dell'apostolo Andrea ed il mantello dell'evangelista Giovanni,
l'imperatrice Costantina, moglie di Maurizio, gli chiese la testa di Paolo o
un'altra parte del suo corpo, il papa questa volta rispose che era un
delitto smembrare il corpo del santo e le fece avere solo un po' di
limatura delle catene d San Pietro.
I diplomatici di Gregorio consegnavano ai
potenti miracolose reliquie, delle quali si esaltava la forza guaritrice,
anche se dolori di stomaco e di gotta del papa non venivano mai
meno.
Gregorio I predicò l'obbedienza, approvò le guerre di religione e
d'aggressione, la fustigazione, la tortura, il carcere e la pressione fiscale,
approvò l'antisemitismo e represse le lettere e le scienze, definito da
Schiller un manigoldo, era l'autore più citato dai teologi ed uno degli
scrittori più letti nel medioevo.
Dopo la sua morte, il suo progetto di
conversione dell'Inghilterra crollò temporaneamente, pare che il canto
gregoriano a lui attribuito non sia opera sua, egli non è l'autore nemmeno degli
inni poetici a lui attribuiti, era successo anche con re Davide, ai potenti
erano sempre attribuite opere dell'ingegno altrui. Gregorio, con una lirica, si
limitò solo ad esaltare il criminale Foca.
In Francia i vescovi Sigismondo di
Magonza e il suo successore Leudegasio erano legati alla regina cattolica
Brunechilde, che rimasta vedova era reggente in nome dei figli, promotrice del
culto di San Martino e fondatrice di chiese.
Naturalmente la regina era
corteggiata da Gegorio I, anche se ella si apriva la strada tra i cadaveri
ed era disposta a tutto per il potere, il papa non faceva cenno alle faide
familiari di Brunechilde e la definiva faro luminoso, governante intelligente e
sapiente, la ringraziava per l'aiuto da lei fornito alle missioni in Inghilterra
e per aver combattuto eresie e paganesimo, per la conversione dei pagani, le
raccomandava l'uso della frusta, della tortura e del carcere.
Il papa inviò
anche alla regina delle reliquie ed il vicario apostolico e consigliere Siagrio
di Autun, ad Autan, Brunechilde fondò un chiostro dedicato a S.
Martino ed un convento femminile, la regina edificò abbazie, fece donazioni alla
chiesa e mise sotto la sua protezione i beni ecclesiastici; ciò malgrado, quando
il suo potere cominciò a vacillare, il papa l'allontanò, invitandola a
pensare alla sua anima.
Nel 599, in seguito ad una cospirazione,
Brunechilde fu cacciata dalla corte di Metz, tradita dai capostipiti dei
carolingi e dal santo vescovo di Metz, Arnolfo, passato dalla parte di suo
nipote il merovingio Clotario, che divenne re dei franchi.
Il regno franco
era diviso in tre regni, la Neustria, l'Austrasia e la Burgundia,
Clotario, dopo aver fatto squartare la zia Brunechilde, fece altre donazioni al
clero, esentò la chiesa dalle imposte e le lasciò la libertà di scegliere i
vescovi, conseguentemente ebbe l'appoggio di Roma, anche contro la vecchia
benefattrice della chiesa Brunechilde.
Patrono speciale del re Clotario era
San Dionigio, suo tesoriere era il vescovo di Cahors, Desiderio, alla corte di
Clotario rivestirono cariche ufficiali anche i vescovi Paolo, Audoino di Rouen,
Eligio di Noyon e Sulpicio di Bourges. Il merovingio e neustriano re Clotario I
elesse Parigi come capitale del suo regno unificato.
Nel 614 il
successivo re Clotario II convocò a Parigi un sinodo che segnò la nascita
della chiesa nazionale franca, Arnolfo, il capostipite della casa carolingia, lo
aiutò ad estendere la sua sovranità sull'Austrasia e sulla Burgundia e fu
ricompensato, per il suo tradimento, con il vescovado di Metz.
Un altro
traditore, Pipino il vecchio d'Austrasia, fece carriera come maestro di palazzo
alla corte di Dagoberto I, figlio di Clotario II, e fu poi proclamato santo
dalla chiesa.
La venerazione dedicata al vescovo Arnolfo iniziò alla fine del
VIII secolo ed anche suo figlio Clodulfo divenne santo, anche in Burgunda era
grande la bramosia di potere dei vescovi, che partecipavano a tutte le faide,
con alterne fortune.
Dagoberto I (600-638), alla morte del padre si
trasferì a Parigi e governò consigliato da Pipino il vecchio e dal vescovo
Arnolfo di Metz, fu l'ultimo dei re merovingi, fece uccidere il fratello
Cariberto II e conferì la reggenza d'Austrasia al vescovo Cuniberto, missionario
presso i frisoni.
Dagoberto I era corteggiato e tenuto in grande stima dal
clero, favorì vescovadi e chiostri e volle che i rampolli delle famiglie
importanti fossero ospitati alle scuole dei missionari irlandesi, fondò conventi
e abbazie, tra le quali quella di San Denis divenne famosa come luogo di
sepoltura dei re franchi, a quest'abbazia donò vasti latifondi tolti ai
ribelli.
Il re promosse il culto di San Dionigi e si circondò di uomini della
chiesa, tra i quali santo Eligio, orafo e sovrintendente alla zecca, ed il
vescovo di Tours, suo consigliere fu il vescovo Cuniberto, succeduto ad
Arnolfo, perseguitò pagani e sottopose gli ebrei al battesimo
forzato.
Sotto Dagoberto I si svilupparono le missioni cattoliche, perciò il
re fu proclamato santo, era un macellaio, ma benefattore della chiesa e amico
dei preti, perciò definito re buono dalla chiesa. Dopo la morte di re
Dagoberto I il regno franco si divise ancora in tre parti, rette da reggenti o
maestri di palazzo o maggiordomi di corte, in pratica primi ministri e
amministratori unici del bilancio pubblico.
In precedenza, il maggiordomo era
stato a capo della guardia del sovrano e si destreggiava tra re e nobiltà, dal
600 il maestro di palazzo divenne rappresentante dell'aristocrazia,
facendo soprattutto i suoi interessi, divenne viceré e reggente, mentre gli
ultimi merovingi sembravano marionette nelle sue mani.
La più antica
iscrizione cristiana di Francia, trovata a Lione, risale al 354, nel IV
secolo la Gallia pullulava di vescovadi autonomia da Roma, nel V secolo il paese
aveva 115 vescovi, anche se la vantata origine apostolica dei vescovati franchi
e spagnoli era naturalmente un falso.
Nel VII secolo si affermò la
società medioevale, basata su monarchia, chiesa ed aristocrazia, i
merovingi, a partire da Clodoveo, governarono con l'assolutismo, avevano anche
il potere giurisdizionale ed erano penalmente irresponsabili, la chiesa concorse
ad accrescere il potere monarchico ed esigeva l'obbedienza al re.
La chiesa
era sempre pronta all'accumulazione di denaro e le sue ricchezze crebbero a
dismisura, i vescovi franchi presero parte alle lotte di potere tra sovrani e
aristocrazia, così, alla fine, l'alto clero e l'alta nobiltà minarono l'unità
dell'impero. Otto sovrani sassoni, che avevano combattuto contro i franchi,
rinunciarono al trono e si richiusero in convento per preservare la loro
incolumità.
Nel VII secolo in Francia si contarono ottocento santi,
fondarono chiostri ed erano protetti dalla monarchia, per la massima parte
discendevano da famiglie aristocratiche, allora la nobiltà era la premessa per
la santità. L'episcopato presentava i criminali re cattolici come vicari di Dio
in terra, gli uomini insicuri facevano donazioni alla chiesa e la guerra era
fonte di guadagno.
I sovrani frequentavano ed erano amici dei santi, come San
Gallo di Colonia e Sant'Eusicio, mentre le regine lavoravano accanto a vescovi,
nel VII secolo si faceva incetta di reliquie e si facevano pellegrinaggi in
Terrasanta.
Il vescovo Gregorio di Tours era sempre d'accordo con la politica
imperialista dei principi, specialmente quando andava a vantaggio della chiesa,
perché le guerre esterne ampliavano il numero dei cattolici, la chiesa
voleva soggiogare tutti i popoli pagani.
Gregorio I definì Deoteria, amante
di re Teodeberto, che era donna sposata ad altri, donna valente e
assennata e del re scrisse che governò con giustizia, in realtà onorò i
vescovi e ricoprì la chiesa di doni.
Gli uffici ecclesiastici rappresentavano
una forte attrattiva per le famiglie nobili, sotto i merovingi, i vescovi ebbero
una posizione largamente autonoma, già le famiglie senatorie romane si erano
accaparrare le cariche vescovili, per i nobili germanici l'ufficio episcopale
rappresentava la conclusione di una carriera al servizio del re.
Nacquero
principati ecclesiastici e vescovi conti, i vescovi simoniaci erano comuni,
l'alto clero si riempì di privilegi, come la dispensa del servizio militare,
l'esenzione fiscale, l'abusato diritto d'asilo, ebbero giurisdizione esclusiva
su clero ed a volte sui laici, amministravano i beni ecclesiastici e quelli de
re, il vescovo era capo delle abbazie, dove non sempre si osservava il voto di
castità, così le abbazie divennero anche conventicole nobiliari.
Nel V e VI
secolo, la creazione dei regni germanici lasciò intatto il patrimonio della
chiesa, anzi l'accrebbe, così la chiesa diventò il più grande proprietario
terriero dopo il re, in Gallia ed in Germania si diventava vescovo dietro
pagamento, come ha affermato anche il santo Gregorio I, detto
Magno.
Monarchia ed episcopato erano interdipendenti, la struttura gerarchica
della chiesa nazionale franca era un sostegno al sistema politico, grazie
agli incarichi ecclesiastici, le famiglie più potenti consolidavano privilegi e
ricchezze.
I vescovi erano filomonarchici e i sovrani erano
filoecclesiastici perché si servivano delle missioni per la loro espansione, i
merovingi distribuivano seggi vescovili ai combattenti meritevoli e ricoprivano
le chiese di ricchezze e privilegi.
Nella famiglia del vescovo Gregorio di
Tours l'ufficio episcopale era ereditario, il bisnonno materno era stato
vescovo, suo zio paterno era stato vescovo, il suo prozio materno vescovo,
suo cugino vescovo. I vescovi non erano irreprensibili, tant'è vero che due
martiri della chiesa, Protestato e Desiderio, versarono il sangue per colpa
di due vescovi.
Quasi tutti i vescovi erano nobili, avevano vasti
latifondi ed erano venerati come santi, alcuni erano feudatari, padrini dei
principi merovingi, approvavano la guerra e seguivano più le prescrizioni del re
che quelle della religione.
Chi era eletto vescovo aveva bisogno della
conferma, reale o papale, però i vescovi erano nominati tenendo conto delle loro
ricchezze, della discendenza e della loro politica e non della loro fede, figli
di vescovi diventarono vescovi, la dignità episcopale divenne oggetto di
mercato, infatti, gli investimenti anticipati per acquisire la carica si
recuperavano rapidamente.
Poiché si credeva di poter guadagnare un posto in
cielo grazie alla protezione dei santi, i signori facevano lasciti alla chiesa,
così la ricchezza si spostava dalla nobiltà alla chiesa, oltre le terre,
la chiesa aveva le oblazioni, l'esenzione dalle tasse, la decima, i lasciti e le
donazioni, chi non pagava la decima e chi attentava al patrimonio ecclesiastico
era scomunicato.
Merovingi e carolingi nutrirono particolare riguardo verso
il patrimonio della chiesa, così la chiesa divenne un bacino di raccolta
di ricchezze che non doveva essere divise tra eredi, inoltre i beni della chiesa
erano inalienabili, le donazioni fatte alla chiesa erano irrevocabili e non
erano prescrittibili. Vari concili ribadirono questi concetti, come il concilio
di Tours del 567.
Le terre donate ai conventi erano organizzate come imprese
schiavistiche, sotto i merovingi c'erano più schiavi che nel IV secolo, la
chiesa non proteggeva gli schiavi fuggiaschi ed i vescovi potevano
trattenere gli schiavi cristiani degli ebrei, invece di affrancarli, in pratica
li confiscavano come oggetti di reato.
La chiesa disponeva di schiere di
schiavi, indispensabili per i suoi latifondi, in età carolingia lo schiavo
nasceva da schiavi ed era trattato come un bene mobile, non riacquistava la
libertà nemmeno con la consacrazione sacerdotale o il matrimonio. Inoltre, per
incrementare la schiavitù, fu prevista la schiavitù per tradimento, adulterio,
fabbricazione di monete false; agli abati fu vietato affrancare gli schiavi
donati al convento.
Stando così le cose, il re franco Chilperico I
affermò che la ricchezza ed il potere dei franchi erano finiti in mano ai
vescovi, perciò provvide ad annullare i testamenti a favore della chiesa, era
una persona colta, però il vescovo Gregorio lo chiamò ubriacone e ricevette
dalla chiesa il trattamento riservato a Giuliano l'apostata.
I vescovi
non erano versati nella scienza e facevano solo danno al buon nome della chiesa,
il loro livello culturale non era superiore a quello dei nobili, inoltre tra i
vescovi, come tra i nobili, era diffusa la violenza.
Il re franco Clotario II
(584-629) volle che i vescovi appartenessero alla nobiltà di corte,
questi puttaneggiavano ed il vescovo Bertram di Bordeaux pare che se
la intendesse anche con la regina Fredegonda.
I vescovi sceglievano spesso i
loro successori, trasmettevano beni e vescovati ai nipoti, che a volte erano in
realtà figli, acquisivano vescovadi contraffacendo documenti, come fece
Eusebio di Parigi.
Molti si destreggiavano con la corruzione a corte, come
fece il vescovo Egidio di Reims, in occasione delle loro elezioni si
verificavano violenze e battaglie, fatti analoghi si verificarono nelle abbazie
per l'elezione di abati e badesse, verso la fine del VII secolo in Gallia
c'erano 400 abbazie che con le chiese possedevano un terzo delle
terre.
Questa proporzione di un terzo delle terre in mano alla chiesa, o
meglio delle sue branchie, è rimasta costante nel tempo in tanti paesi e
fino ad oggi, però non se ne parla quando s'invoca la riforma agraria contro i
latifondisti e quando si dice che Mussolini fu sostenuto dagli agrari, non
si ricorda che tanti agrari erano enti ecclesiastici.
A volte c'erano delle
guerre tra vescovi, preti e arcidiaconi, il vescovo era generalmente nemico del
proprio clero, perciò i preti ordivano congiure contro i vescovi, invocando
anche l'aiuto dei laici, a volte i vescovi erano assaliti e cacciati, nei
monasteri c'erano rivolte e assassini. Il diritto d'asilo fu continuamente
calpestato e tanti omicidi si verificarono nelle chiese, con scontri
armati anche sotto l'altare.
Benché i concili condannassero i religiosi che
portavano armi, l'abitudine non venne meno, a volte i preti si facevano
assoldare come killer, Eterio, Vescovo di Lisieux, doveva essere ucciso a
colpi d'ascia da un prete, istigato da un arcidiacono, diversi vescovi
furono avvelenati.
Il concilio di Marsiglia del 533 accusò il vescovo di
Riez, Contumelioso, d'adulterio, dissolutezza e furto di beni ecclesiastici,
tanti vescovi si ubriacavano, erano assassini ed adulteri, Cautino, arcivescovo
di Clermont, rubava la proprietà degli altri e praticava l'usura.
Nel 590 in
un convento di Poitiers, dedicato a Santa Radegonda, due principesse monache si
rivoltarono contro la badessa, generalmente le suore e i monaci erano bastonati
da abati e badesse. Generalmente le suore di famiglie bene se la cavavano, non
andava così per le altre monache, nei conventi parecchie suore rimanevano
incinte e i conventi di San Benedetto avevano l'abitudine di seppellire la prole
monacale, vittima d'infanticidio, ancora oggi i scoprono gli scheletri di questi
bambini.
Tanti concili si scagliarono contro gli ebrei, un concilio di Toledo
dichiarò gli ebrei schiavi per aver offeso Cristo, i loro patrimoni furono
confiscati ed i loro figli furono loro sottratti, fu loro vietato di fare
matrimoni misti, di avere schiavi cristiani, di avere proprietà e incarichi
pubblici, tutte misure replicate dal nazismo.
Il santo Avito di Vienne operò
instancabilmente contro il giudaismo, diceva d'essere contro la violenza, però
fece distruggere una scuola ebraica, anche Gregorio I e re Guntram erano
fieramente antiebrei.
Re Sigiberto III divenne re d'Austrasia a tre anni,
reggente al trono era il vescovo Cuniberto di Colonia (623-663), mentre Pipino
il vecchio era maestro di palazzo, Cuniberto, dopo la morte dell'ultimo
merovingio Dagoberto I (600-638), favorì l'ascesa dei carolingi, cioè tradì la
dinastia merovingia che gli aveva riservato grandi onori.
Il maggiordomato
divenne ereditario ed il figlio di Pipino il vecchio, Grimoaldo I, alleato del
vescovo Cuniberto, divenne maestro di palazzo. Prima di morire, Sigiberto aveva
messo il figlio minorenne sotto la tutela di Grimoaldo, che però favorì il colpo
di stato, per mettere i pipinidi sul trono franco.
Il viceré Grimoaldo, con
la complicità del vescovo Dido, tonsurò il principe ereditario merovingio
Dagoberto II, e lo chiuse definitivamente in un convento irlandese, però i
franchi di Neustria resistettero al tentato colpo di stato di Grimoaldo I,
che finì al patibolo.
La madre di Grimoaldo I, sant'Iduberga, era stata
fondatrice di chiostri e abbazie, sua figlia era la santa badessa Gertrude,
protettrice dai ratti, ed era in rapporti molto stretti con monaci irlandesi e
con l'abate Foillon, anche lui santo, ucciso e buttato in una porcilaia e
quindi adorato come martire.
Batilde, sposata nel 648 a Clodoveo II, cercò di
tenere unita la Neustria-Burgundia con l'aiuto dei vescovi di corte, come
Crodoberto di Parigi, Eligio di Noyon e Audoino di Rouen e perseguì una politica
centralista, governando nel nome di Clotario III, come reggente fece giustiziare
il vescovo di Lione, Aunemundo, che sobillava l'aristocrazia burgunda contro la
casa reale di Neustria.
Batilde per ragioni politiche fece ammazzare nove
vestivi dell'opposizione, questa regina non era anticlericale perché aveva
strette relazioni con altri prelati e fu anche proclamata santa dalla
chiesa.
Nel 662 il vescovo Leodegaro era portavoce dell'opposizione
aristocratica alla monarchia unica dei franchi, proclamò re Childerico II, che
reggeva l'Austrasia, il re fu ucciso e Leodegaro fu decapitato, poi fu
fatto santo e martire.
Il giovane Dagoberto II fu ammazzato e così Pipino II
il medio, il capostipite dei carolingi, divenne l'uomo più potente d'Austrasia,
era nipote di Pipino I il vecchio e progenitore di Carlo Martello, di Carlo
Magno e di suo fratello Carlomanno, Pipino II inaugurò la storia dei
carolingi.
Pipino II, maggiordomo d'Austrasia, s'impose su Ebronio,
maggiordomo di Neustria, alla lotta parteciparono i vescovi delle opposte
fazioni, poi Pipino II sconfisse l'armata di Neustria, comandata da Teoderico
III, i re franchi erano ormai solo comparse e marionette.
Pipino II lasciò
sul trono di Neustria Teoderico III, ponendogli a fianco degli uomini ed un
maestro di palazzo di sua fiducia, fu fondatore e protettore di conventi e
propagatore della fede, soprattutto presso i frisoni.
I frisoni furono
sconfitti nel 689 e 695 e l'aristocrazia franca trasferì alla chiesa parte
dei territori presi a questi, in Austrasia operava l'arcivescovo San
Willibrord, sostenuto dall'aristocrazia e da Carlo Martello, spettò poi a
Carlo Magno soggiogare definitivamente la Frisia ed i sassoni.
La vedova di
Pipino I, Plectrude, governava in nome di Dagoberto III, fece imprigionare a
Colonia il figliastro Carlo Martello che nel 715 fuggì, nel 717 in Neustria
governava Chilperico II ed in Austrasia Clotario IV
(717-719).
Dopo lunghe lotte Carlo Martello fu riconosciuto maestro di
palazzo dell'intero popolo franco, dal 737 Carlo Martello inaugurò, con la morte
degli ultimi sovrani merovingi, il regno dei carolingi, consolidò il
suo potere con continui massacri, ampliò i confini contro neustriani, alemanni,
bavaresi, sassoni, frisi, mentre al vescovo Pirmino era lasciata l'opera
missionaria e mentre l'inglese San Bonifacio era missionario presso i
sassoni.
Le scorrerie di unni e mongoli furono effimere, mentre quelle degli
arabi del VII secolo hanno conseguenze ancora oggi, l'Islam, che vuol dire
sottomissione, era monoteista e aveva preso dall'ebraismo e dal cristianesimo,
concedeva 4 mogli e prometteva il giudizio universale, l'inferno ed il
paradiso.
L'Islam considerava Mose e Gesù dei profeti che dovevano precedere
Maometto, il quale nacque nel 570 alla Mecca sposò una ricca vedova di un
mercante, poi cominciò le sue rivelazioni divine e si trasformò in
condottiero. Con la violenza diffuse la sua religione, nel 622 fuggì a Medina,
dove fece massacrare molti ebrei che gli si opponevano e vendetti
gli altri come schiavi, nel 630 s'impossessò della Mecca e di tutta l'Arabia,
nel 632 morì.
Nel 633 il suo suocero, califfo Abu Bakr, conquistò
Giordania e Irak, poi il califfo Omar, dal 635 al 642, conquistò Siria,
Palestina, Egitto e Persia, riducendo l'impero bizantino ad un terzo, il
califfo Othman dal 647 al 654 conquistò Libia, Cipro, Rodi, sconfisse la
flotta bizantina e minacciò anche Costantinopoli, il califfo Abdul Malik ed il
figlio Walid dal 685 al 715 conquistarono Turkestan, Caucaso e Magreb.
Da
Tunisi, la flotta araba controllava il mediterraneo occidentale, così la chiesa
perdeva a favore dell'Islam i due terzi dei suoi fedeli, anche la Spagna fu
occupata dagli arabi nel 710 e fu distrutto il regno spagnolo cattolico dei
visigoti.
I mori passarono anche i Pirenei e nel 720 furono fermati a
Poitièrs da Carlo Martello, aiutato nella sua impresa dal patrimonio della
chiesa.
Nel 716 L'anglosassone San Bonifacio era missionario presso i
frisoni, stanziati vicini all'Olanda, nel 719 papa Gregorio II gli conferì
l'incarico missionario presso tutti i popoli miscredenti e nel 722 lo fece
vescovo, tuttavia Bonifacio presso i turingi fallì la sua opera missionaria per
la mancanza d'appoggio militare.
Anche il missionario Willibrord dal 690
faceva il missionario presso frisoni, danesi e sassoni, sostenuto dalle armi
franche, le vittoriose campagne di Carlo Martello contro i sassoni favorirono la
sua opera di conversione, il missionario distruggeva idoli e faceva
miracoli.
Nel 721 Bonifacio si separò da lui ed in Turingia fondò un
monastero, in Assia le prime tracce del cristianesimo anteriore a Bonifacio
erano presso installazioni militari fortificate, alcuni conventi di Turingia e
Assia erano postazioni e capisaldi militari, le piazzeforti franche poi
divennero anche sedi episcopali.
Nel 722 Bonifacio, l'apostolo dei tedeschi,
era missionario presso i sassoni, la loro conversione, con battesimi collettivi
obbligatori, avvenne dopo la campagna di Carlo del 738, la quale fu preparata e
realizzata in collaborazione con il clero e con Bonifacio.
Carlo Martello non
era molto religioso ma, per ragioni di conquista, era interessato alla
diffusione del cristianesimo in oriente, usava puttaneggiare con le sante
monache e le vergini consacrate nei chiostri, anche il re Osred di Northumbria
aveva la stessa passione.
Bonifacio era a conoscenza della lussuria dei
monasteri e sapeva che le monache ammazzavano i bambini concepiti, una discepola
di Bonifacio, la vergine Egburg, prediligeva l'amante Bonifacio, di fronte a
tutti gli altri uomini.
La popolazione bavarese, di razza mista, si costituì
ai primi del VI secolo, due secoli dopo il territorio era pieno di conventi, già
in epoca romana il territorio conobbe il cristianesimo, tramite soldati e
mercanti, poi arrivarono ariani, monaci irlandesi e predicatori bizantini; la
nobiltà per prima si volse al cristianesimo, per interesse, mentre
il popolo fu cristianizzato solo nel VII secolo.
I duchi bavaresi della
famiglia degli Agilulfidi erano dapprima legati ai longobardi, poi però il paese
si avvicinò ai franchi, nel 716 il duca Teodone cercò di creare una chiesa
autonoma bavarese, perciò Carlo Martello saccheggiò il paese.
Bonifacio
si recò in Baviera nel 719 e nel 738, ricevette da papa Gregorio III l'ordine di
riorganizzare la chiesa di Baviera e di farne una specie di protettorato
pontificio, mentre il duca Teodone voleva liberarsi dell'influenza
franca.
Perciò i rapporti tra il papa e Carlo Martello si raffreddarono, in
Austria, Moravia e Baviera operavano missionari irlandesi e scozzesi e la
fede non s'irradiava dalle sedi vescovili ma dai monasteri.
Il vescovo di
Salisburgo, Virgilio, confidente di Pipino II, irrideva dei seguaci di Bonifacio
e dei missi papali, che attaccavano il clero franco che voleva essere
autonomo da Roma, invece Bonifacio era asservito a Roma e si faceva sempre
istruire da essa; a Roma faceva continui quesiti in materia di fede, una volta
chiese se i contadini dovevano pagare le tasse e il papa rispose che era ovvio,
perché pagando capivano che la terra aveva un padrone.
Bonifacio affermava
che preti e vescovi franchi erano dissoluti, lussuriosi, omicidi, ubriaconi,
litigiosi e falsi, che alcuni sacerdoti celebravano la messa cristiana e
recavano offerte a Wotan, che i vescovi depredavano i borghi, collezionavano
prebende e attaccavano i monasteri, con l'intento di asservirli. Nell'800 anche
il patriarca d'Aquileia, Palino, accusava i vescovi di dissipare il patrimonio
ecclesiastico nella guerra e nel lusso e di commettere delitti.
Nel 744
Bonifacio, al Sinodo di Soisson, fece condannare il prete Aldeberto che
insegnava che erano inutili confessione, pellegrinaggio a Roma, consacrazione
delle chiese ai martiri e fece condannare anche il vescovo itinerante irlandese
Clemente, contrario al celibato.
Bonifacio, quindi, riorganizzò la chiesa
nazionale franca, inizialmente svincolata da Roma, sottoponendola all'obbedienza
romana, e nel 745 divenne vescovo di Magonza, nel 754 fu ucciso dai
frisoni in rivolta.
Il papa tornò a sostenere il duca Odilone di
Baviera, che voleva staccare il paese dalla Francia, voleva creare una chiesa
nazionale bavarese controllata da Roma e un protettorato romano, purtroppo
Odilone fu sconfitto dai franchi, il papa fece dietrofront e passò dalla parte
del vincitore.
Fine della seconda parte.
STORIA
CRIMINALE DEL CRISTIANESIMO - Editore Ariele
Tornando indietro in oriente, nel 622 l'imperatore Eraclio di
Bisanzio, con i tesori della chiesa ricevuti dal patriarca Sergio poté indire la
prima crociata contro i persiani, che nel 614 avevano preso Gerusalemme e nel
617 minacciavano Costantinopoli. Eraclio vinse e saccheggiò il territorio dei
mandei o sabei, gnostici cristiani seguaci di Giovanni Battista, purtroppo però
si stava profilando una nuova minaccia, l'invasione araba.
Al secondo
concilio ecumenico di Costantinopoli del 681, il patriarca d'Antiochia, Macario,
si presentò con documenti falsi, papa Onorio I fu scomunicato e furono
accusati d'eresia i papi Vittorio I, Zefirino e Callisto.
Papa Giovanni IV
(640-642), consacrato senza il benestare dell'imperatore, si sollevò contro
Bisanzio, anche il nuovo patriarca di Bisanzio Teodoro I (642-649) mosse
all'attacco contro la casa imperiale, inoltre l'esarca africano Gregorio
preparava una sollevazione contro Bisanzio, sostenuto dal papa, però nel 647 fu
sconfitto dagli arabi.
A Roma comparvero molti monaci africani fuggiti dal
potere di Bisanzio, Martino I (649-653) fu il primo pontefice a perseguire
decisamente il distacco di Roma da Bisanzio. Allora falsari a favore della
chiesa erano l'abate Massimo, fatto santo, e lo pseudo-Dionigi.
L'imperatore
Costante di Bisanzio ribadì che il vescovo di Ravenna non era soggetto a Roma ma
a Bisanzio, nel VII secolo anche la chiesa siciliana era orientata verso
Bisanzio. I longobardi, originaria della Germania settentrionale, dopo le
invasioni del 568 si erano impadroniti dell'Italia settentrionale e centrale,
mentre nel sud dominavano Roma ed i bizantini, i papi si destreggiavano tra
Bisanzio ed i longobardi.
Nel VII secolo la chiesa cattolicizzò i
longobardi, che volevano unificare l'Italia, e poi ne distrusse la potenza, con
il re longobardo Ariperto I (653-661) l'orientamento cattolico della regina
Teodolinda prese il sopravvento, perciò re Ariperto restituì delle terre al
papa, era pluriomicida, però da Paolo Diacono fu definito uomo pio.
Con
re Liutprando la potenza dei longobardi raggiunse il culmine in Italia, era
cattolico e benefattore della chiesa, però voleva unificare l'Italia sotto di
se, perciò il papa, toccato nei suoi interessi, gli fu avverso. Ad oriente
l'imperatore Giustiniano II (685-711) fece deportare e giustiziare migliaia di
slavi, nel 711 i bulgari minacciarono Costantinopoli, nel 717 fu la volta
degli arabi.
Il concilio d'Elvira aveva proibito il culto delle immagini,
iniziato dagli gnostici, i monaci ne avevano diffuso il costume perché erano
fabbricanti d'immagini, il popolo venerava le icone come idoli, ad esse
chiedevano miracoli, perciò in oriente gli iconoclasti chiesero la distruzione
delle immagini. Nel VII secolo i pauliciani d'Armenia combattevano, oltre
le immagini, la croce, le cerimonie esteriori ed i sacramenti.
I soldati
incaricati di asportare le icone dalle chiese furono ammazzati dal popolino in
rivolta, forse istigato dai monaci, il dominio bizantino in Italia centrale
crollò proprio allora, in ogni modo il concilio di Costantinopoli del 757
condannò il culto delle immagini. Il clero sapeva che il suo potere si fondava
sulla magia, sulle suggestioni e sul fascino del servizio divino, anche per
questo aveva coltivato le icone.
Papa Gregorio II (715-731) condannò
l'intromissione dell'imperatore d'oriente nelle questioni di fede e venne da
questo minacciato di essere trascinato in catene. Nel 717 l'imperatore d'oriente
Leone III, per fare la guerra agili arabi, aumentò le tasse alla chiesa romana,
i vescovi italiani si ribellarono e si opposero anche all'iconoclastia
imperiale, anche papa Gregorio II esortò alla lotta contro Costantinopoli,
minacciando la separazione da Bisanzio e proibì anche il pagamento delle tasse a
Bisanzio.
L'esarca Paolo di Ravenna ricevette da Bisanzio l'ordine di deporre
papa Gregorio II, però duchi e truppe bizantine furono espulsi da tutta Italia
ed anche Venezia si rivoltò, allora i longobardi erano alleati di Roma e, nella
situazione di crisi, a Costantinopoli fu proclamato un antimperatore, nella
figura di Cosma, la rivolta fu domata nel 730.
Poiché gli italiani avevano
proclamato imperatore Tiberio Petasio, il papa, che voleva comandare da solo a
Roma, si riavvicinò a Costantinopoli, Petasio fu trucidato e la sua testa
spedita a Costantinopoli, poi l'imperatore aumentò le tasse in Italia e separò
l'Illiria e la Sicilia da Roma.
Il nuovo imperatore Costantino V (741-776)
perseguitò i monaci difensori delle immagini, espropriò e chiuse alcuni
monasteri, altri li distrusse, costrinse i monaci e le monache a sposarsi,
giustiziò alcuni monaci, alcuni di loro fuggirono a Roma, accadeva ciò mentre i
bulgari minacciavano Costantinopoli.
Liutprando, che era convinto cattolico e
difensore della chiesa, nel 732 prese Ravenna, l'esarca, allora alleato del
papa, si rifugiò a Venezia. Malgrado Liutprando avesse appoggiato Roma contro
Bisanzio, il papa spinse la flotta veneziana a riprendere Ravenna ed aizzò i
duchi longobardi di Spoleto e Benevento e i vescovi longobardi contro il loro
re.
Quindi Gregorio III chiese aiuto a Carlo Martello, in regalo gli
inviò un pezzo della catena e le chiavi dell'apostolo Pietro, anche se nel 738 i
longobardi erano intervenuti in Provenza contro i saraceni, a fianco dei
franchi, questa prima richiesta del papa non ebbe successo.
Però il regno
franco, sempre in guerra, utilizzava i monasteri come teste di ponte per la
conquista e riteneva che la sua espansione e l'espansione del cattolicesimo
fossero connessi, quindi Carlo Martello non poteva ignorare per sempre le
sollecitazioni della chiesa e del papa.
Gregorio III fu l'ultimo papa a
chiedere la convalida dell'elezione papale a Costantinopoli, il successore papa
Zaccaria (741-752) ribaltò le alleanze e si alleò con Liutprando contro i duchi
lombardi ribelli, in cambio il papa ricevette dai longobardi altri regali in
terre, a spese di Bisanzio.
Nel 743 Liutprando attaccò Ravenna ed il
papa lo invitò a desistere, nel 744 Liutprando morì e il papa convinse il
successore Rachi a non attaccare la pentapoli, poi Rachi andò in pellegrinaggio
a Roma e quindi si chiuse in convento.
Alla morte di Carlo Martello,
avvenuta nel 741, l'impero fu diviso tra Carlomanno e Pipino III il breve, il
primo ebbe l'Austrasia e il secondo Neustria, Burgundia, Provenza e
Baviera. Entrambi erano allievi di monaci e massacratori, si diceva che erano
mossi da dio, perciò meritevoli di una ricompensa in cielo.
Carlomanno, in
seguito venerato come santo, sterminò gli alemanni e confiscò le loro terre, la
chiesa ne guadagnò il vescovado di Costanza che diventò la più grande diocesi
tedesca del medioevo, si arricchirono di terre prese al nemico anche alcune
abbazie, come quella di San Gallo. Nel 747 anche Carlomanno si chiuse in un
chiostro, alle porte di Roma, e poi a Montecassino.
Pipino III (741-768) fu
quasi sempre in guerra, accompagnato dal figlio Carlo Magno, alla corona
s'interponeva l'ultimo dei merovingi, Childerico III, Pipino III chiese il
parere a papa Zaccaria, che gli fece sapere che il rango di re spettava a chi
aveva il potere effettivo, Zaccaria lo fece ungere re da Bonifacio, mentre
Childerico III e suo figlio furono chiusi in un convento.
L'atto di Zaccaria
implicava che il papa aveva il diritto di disporre a piacimento delle corone
regali, almeno apparentemente, la monarchia diventava un'istituzione divina
attribuita al pontefice, da allora i figli di Pipino III, Carlomanno e Carlo
Magno, continuarono a fregiarsi del titolo di re per grazia di Dio.
Ora il re
era separato nettamente dal popolo, perché il suo potere veniva da Dio ed era al
servizio di Dio, in pratica della chiesa, l'ufficio monarchico, assumendo un
carattere teocratico, rafforzava la sua influenza di fronte ai sudditi ed ai
nobili, ma non di fronte al papa e a controllare il re c'era l'alto clero, il re
era co-reggente con Cristo, mentre il popolo non aveva nessuna
sovranità.
Divenne re dei longobardi Astolfo (749-756) che voleva la
distruzione di Roma, contro di lui papa Stefano II chiese l'aiuto prima
all'imperatore Costantino V di Bisanzio, impegnato contro gli arabi, poi a
Pipino III.
Stefano II, per perorare la sua causa, si recò alla corte di
Pipino, secondo gli annali pontifici i sovrani franchi si sarebbero gettati ai
suoi piedi, secondo gli annali franchi, il papa, in abiti penitenziali, si
prostrò davanti a Pipino III.
Pipino III era salito al potere con l'aiuto di
papa Zaccaria e perciò giurò di proteggere Roma, il papa nominò Pipino III
patrizio romano, titolo prima appartenuto all'esarca di Ravenna, così sancendo
la separazione definitiva di Roma da Bisanzio.
La donazione di territori
fatta da Pipino III alla chiesa, divise l'Italia in due fino al 1870,
anche se Pipino regalò al papa solo ciò che era appartenuto a
Bisanzio.
Il papa millantava il sepolcro di Pietro a Roma e si
diceva portavoce di Pietro e suo erede, tra il VII e l'VIII secolo Pietro
era diventato il santo più importante per anglosassoni e franchi, aveva tanti
monasteri a lui dedicati, era garante dell'aldilà, dell'aldiqua, protettore,
guerriero e guardiano del paradiso, probabilmente Pietro non è mai stato a
Roma.
Pipino III era succube del papa, era pieno d'amore per San Pietro, era
dominato dai piaceri sensuali, però non voleva assolutamente essere respinto dal
regno dei cieli.
Nel 754 papa Stefano II unse Pipino III re, che divenne re
per grazia di Dio, da allora il papa lo chiamò per sempre "compare", con
l'unzione esso si era reso servo o dipendente della chiesa, infatti,
affermò Innocenzo III che più grande dell'unto è colui che unge.
Anche
il nuovo papa Paolo I (757-767), continuò a chiamare Pipino III "compare",
poiché questo papa era anche padrino della figlia di Pipino III, Gisla. In
questo nuovo quadro istituzionale, i francesi non potevano più scegliersi un re,
senza l'approvazione del papa, com'era accaduto prima per i papi nei confronti
di Bisanzio.
Pipino III s'impegnò a difendere il patrimonio della chiesa e ad
accrescerlo e regolò per legge l'esazione delle decime a favore della chiesa,
però i notabili franchi non volevano la guerra ai longobardi e stavano per
ribellarsi, anche il fratello di Pipino, da Montecassino, cercò di impedire la
guerra e perciò il papa lo fece rinchiudere in un monastero di
Vienne.
Nel 754 Pipino sconfisse i longobardi di Astolfo, che si
rifugiò a Pavia, e li rese tributari, Astolfo ruppe il trattato di pace e
assediò Roma, il papa minacciò Pipino III di scomunica e di un giudizio
universale se non fosse intervenuto a suo favore, nel 756 Pipino III si mosse di
nuovo contro i longobardi e sconfisse di nuovo
Astolfo.
L'imperatore di Bisanzio si aspettava la restituzione delle terre
italiane che gli erano state prese dai longobardi, invece Pipino III le donò al
papa, così nasceva lo stato sacerdotale della chiesa, nato con le guerre e gli
inganni, con falsi documenti e con false donazioni e durato più di mille
anni.
Roma volle far basare la donazione dei franchi su un antico
diritto costruito su un falso, la donazione di Costantino, lo stato della chiesa
doveva divenire il fondamento materiale e la garanzia del dominio spirituale del
papa. L'attività falsaria è stata abusata dalla chiesa, anche se Pio XI ha
asserito che la chiesa è colonna e fondamento della verità.
L'antichità
cristiana superò in contraffazione l'età pagana e quella del Vecchio testamento
e il medioevo superò il primo cristianesimo nell'attività falsaria. Nel medioevo
i falsi svolsero un ruolo cospicuo, erano false le vite dei santi, le storie dei
miracoli, l'attività falsaria fu ordinatrice della chiesa e del diritto, il
medioevo fu l'eldorado dei falsari.
Dal VI all'VIII secolo l'attività
falsaria fu una specializzazione teologica in oriente, mentre in occidente si
sviluppò dall'VIII al XII secolo, nell'alto medioevo in occidente i falsari
furono quasi esclusivamente uomini di religione, ciò che era essenziale si
fondava sulla menzogna e sull'inganno, si faceva della falsificazione e
dell'ipocrisia una virtù.
Poiché il fine della conversione e della supremazia
della chiesa giustificava i mezzi, potevano essere utili menzogna ed
inganno, lo avevano insegnato anche San Paolo, Origene, Crisostomo e
Sant'Agostino.
Inoltre, di solito nessuno si accorgeva delle falsificazioni,
vi si dedicavano abati e vescovi, come Huilduin, abate di S.Denis (814-840),
l'arcivescovo Hinkmar di Reims (845-82), Pilgrim (971-991) vescovo di Passan e
Callisto II (1119-1124), che autenticò falsi fatti fare quando era vescovo di
Vienne. Malgrado questi fatti, papa Adriano II (885) affermò che la chiesa fugge
l'inganno e la bugia e Pio XI ha affermato che essa è il fondamento e la colonna
della verità.
Durante il medioevo, preti e monaci con dei falsi
procacciarono dei privilegi alla chiesa, in nome della vera fede, dal IV secolo
furono contraffatte risoluzioni conciliari ed atti conciliari, sulla
bibbia fu anche inserita un'indicazione trinitaria fasulla.
Durante il
concilio di Costantinopoli del 680, il patriarca d'Antiochia, Macario, tentò di
dimostrare la dottrina dell'unità della volontà di Cristo, il monoteletismo, con
l'aiuto di documenti sinodali e dei padri della chiesa falsificati.
In quel
periodo l'abate Anastasio Sinaita accusava i monofisiti di falso, erano
all'opera 14 calligrafi, che lavoravano sotto la guida del prefetto Severiano,
in un opificio per falsari, però anche il Santo Anastasio (festeggiato il
21/4) faceva falsificazioni, che definiva perfette, ed invitò i
seguaci ad imitarlo, ricordando le astuzie di Paolo.
Ci furono anche
falsificazioni agiografiche o false narrazioni delle vite dei santi e false
reliquie, c'erano innumerevoli frammenti della croce di Cristo, dodici prepuzi
di Cristo erano venerati dalla confraternita del santo prepuzio, il vescovo di
Osnabruck, Brenno (1068-1088), falsificò un documento imperiale di Carlo Magno,
Otloh di S.Emmetran con dei falsi tentò di sottrarre il monastero all'influenza
del vescovo, egli attestava anche il possesso di reliquie di Dionigi
l'Aeropagita, a suo volta falsario e suo maestro.
Nel medioevo s'inventarono
anche epistole celesti che esortavano alla pace, alla guerra, ad una crociata,
ecc., pullulavano le favole miracolistiche e le leggende dei santi, nei secoli X
e XI fu inventata da preti e monaci una sequela di vite di santi.
Documenti
falsi furono usati nelle lotte intestine tra vescovadi, con falsi diplomi o
concessioni, a Roma fu contraffatta la lista dei vescovi, al fine di garantire
la continuità della successione apostolica a partire da Pietro; seguirono
l'esempio altri vescovi che facevano discendere i loro episcopati dai
discepoli, Magonza da Paolo, Milano da Barnaba, ecc.
Nel 731 in Inghilterra
fu ideata una risposta di papa Gregorio I al vescovo di Canterbury, Agostino, in
realtà redatta da Nothelm, futuro arcivescovo della città, con essa il papa
concedeva ad Agostino il diritto ad ordinare i vescovi, con falsi
documenti e false lettere pontificie Canterbury cercò d'imporre il suo primato
sull'arcivescovo di York.
L'arcivescovo di Vienne e futuro pontefice Calisto
II (1119-1124) fu un papa falsario e scrisse epistole papali false dei
papi precedenti, in Germania Magonza ottenne il suo primato grazie a falsi
attestati di Pipino III e Carlo Magno, anche Brema costruì dei falsi per
acquisire privilegi.
L'arcivescovo Adalberto di Amburgo-Brema, con l'aiuto di
scrivani, confezionò documenti d'imperatori e papi, suo scopo era liberare il
suo vescovado dalla subordinazione, per renderlo uguale ad altri vescovadi più
importanti.
Nel 968, con un documento falso di Giovanni XIII, si conferiva
all'arcivescovo Adalberto di Magdeburgo il primato su tutti i vescovi e
arcivescovi di Germania. Anche i monasteri fecero dei falsi, cioè privilegi
pontifici d'epoca merovingia, con lo scopo di sottrarsi all'influenza dei
vescovi, i monaci del monastero di S. Emmaram, con false attestazioni nel XIII
secolo, riuscirono a diventare indipendenti dall'impero e subordinati solo al
papa.
A metà del XII secolo in Turingia l'abate Reinhardsbrunn falsificò dei
documenti per appropriarsi di terre del vicino convento dei cistercensi, alcuni
si procuravano falsi documenti su commissione, per essere esentati dal
servizio militare o per assicurarsi l'elezione ad abate.
Paolo Diacono, era
un bibliotecario falsario presso Montecassino, dove fabbricò diplomi reali e
documenti pontifici, al monastero di Fulda i monaci Rodolfo e Meginhard avevano
redatto falsi di Pipino III, Carlo Magno e papa Zaccaria, con lo scopo di
sottrarre le decime all'arcivescovo di Magonza.
La falsa donazione di
Costantino nacque nella cancelleria di papa Stefano II, con quell'atto egli
superò le resistenze di Pipino III e si presentò come legittimo padrone
d'Italia, poi indusse i franchi a muovere guerra ai longobardi che volevano
dominare l'Italia.
La donazione derivava dalla leggenda di San
Silvestro, nata a Roma nel V secolo, la quale narrava che papa
Silvestro guarì Costantino dalla lebbra e lo battezzò, per riconoscenza
l'imperatore regalò alla chiesa il Laterano, Roma e l'Italia e fece il papa
superiore agli altri patriarchi.
All'inizio Roma non si servì molti di questo
falso documento, lo richiamò per primo papa Adriano I, in uno scambio epistolare
con Carlo Magno, poi fu imposto definitivamente alla metà del IX secolo, quando
si procedette alla creazione di un altro falso, le decretali pseudoisidoriane,
attribuite allo spagnolo santo Isidoro, sulle quali si fondò lo stato
della chiesa.
Nel 1053 Leone XI su di esse fondò il primato del papa,
trasformando la falsa donazione di Costantino in restituzione da parte di
Costantino di quanto donato da Dio alla chiesa, così la chiesa non doveva
riconoscenza ai franchi, con Gregorio VII (1073-1085) la donazione di Costantino
divenne parte integrante del diritto canonico.
Urbano II (1088-1099),
beatificato nel 1881, istigatore della prima crociata che procurò il massacro di
Gerusalemme, dichiarò che con la donazione la Corsica e le isole Lipari
erano di proprietà della santa sede, nel XII secolo lo scolastico Onorio
sostenne che Silvestro aveva ottenuto da Costantino anche la garanzia che nessun
imperatore avrebbe dovuto regnare senza l'assenso del pontefice, in tal
modo l'imperatore diventava vassallo del papa e l'impero si trasformava in feudo
papalino.
Gregorio IX (1227-1241) sostenne che Costantino aveva concesso al
papa il dominio universale, non doveva esistere un imperatore indipendente dal
papa. Ludovico il Bavaro (1314-1347) e Sigismondo (1433), in qualità di futuro
imperatore, giurarono di osservare la donazione di Costantino, perciò, su queste
premesse, Silvestro II proclamò Roma capitale del mondo.
Successivamente
l'imperatore Ottone III (983-1002) affermò che la donazione era per lui
inefficace, poi la definì falsa e affermò che i territori pontifici erano stati
ottenuti con l'inganno, nel XII secolo l'inganno fu dimostrato da Arnaldo
da Brescia, il suo discepolo Wezel informò Federico Barbarossa che la donazione
di Costantino era una favola, perciò nel XIII secolo la mise in dubbio anche
Federico II.
Oggi alcuni studiosi della chiesa definiscono i falsi
medioevali: "Devozione antica" ed i falsari come:"Venerabili falsari", nel 1440
anche Lorenzo Valla, segretario del papa, riconobbe l'imbroglio, però la
storiografia cattolica riconobbe ufficialmente la falsificazione solo nel XIX
secolo, senza che la chiesa restituisse i privilegi e le ricchezze che ne aveva
ricevute nel contempo, visto che ne era caduto il titolo.
Per tutta la sua
vita gli interlocutori più importanti di Carlo Magno (772-814), succeduto a
Pipinio III, furono i pontefici, egli privilegiò il rapporto con la santa sede,
l'impero carolingio fu una teocrazia e il corpo di Cristo, Carlo era l'uomo
della Provvidenza, anche se era permanentemente in guerra, ovviamente anche
Carlo fu fatto santo dalla chiesa festa 28/1).
Il re dei longobardi,
Desiderio (757-774), non voleva che il suo regno fosse soffocato tra franchi e
lo stato della chiesa, perciò invase il territorio pontificio e il papa Paolo I
(757-767) chiamò di nuovo in soccorso Pipino III, che in quel momento era
impegnato contro i sassoni e cercava anche di prevenire un'alleanza tra
longobardi e bizantini.
A Roma il laico Costantino II (767-768) con un
colpo di mano si fece eleggere papa, contro di lui fu montata una
cospirazione e i congiurati si rifugiarono presso Desiderio, dove raccolsero
delle truppe ed entrarono a Roma, quindi fu fatto papa Stefano III
(768-772), che era amico dei franchi.
Cominciarono le vendette ed ai
cardinali e vescovi dell'altra fazione fu strappata la lingua e gli occhi,
Costantino fu schiaffeggiato e accecato, sotto tortura, confessò di avere
commesso più peccati di qualsiasi altro uomo, poi fu chiuso in un
monastero.
Il sinodo Lateranense del 769 aveva escluso i laici dal trono
pontificio, però nel 784 a Costantinopoli il laico Trasio diventò patriarca, suo
nipote e pure laico Fozio ricoprì la stessa carica e nel X secolo in
occidente Leone VIII in un solo giorno da laico fu fatto papa.
Fino al
III secolo tutti i laici potevano diventare vescovo di Roma, fino al VI secolo
il papa era eletto dal popolo di Roma, poi il suffragio fu ristretto agli
aristocratici, dal VII secolo il diritto elettorale fu riservato al clero
romano, l'imperatore di Bisanzio ratificava l'elezione, in epoca successiva le
grandi potenze esercitarono il veto nell'elezione del papa.
Il papa
Stefano III operò per evitare intese tra franchi e longobardi, appoggiandosi ora
agli uni e ora agli altri, alla morte di Pipino III, Carlo Magno ebbe la parte
settentrionale del regno franco e il fratello Carlomanno quella
meridionale.
Per rafforzare la sua posizione, nel 770 Carlo sposò la figlia
di Desiderio, con l'irritazione del papa, che definiva i longobardi stirpe di
lebbrosi, li accusava di non aver restituito territori della chiesa e accusava
Carlo di voltafaccia.
Nel 771 Carlo ripudiò la moglie, questa volta senza
proteste del papa, visto che il matrimonio era indissolubile, alla corte di
Carlo esisteva un partito filo-longobardo, capeggiato da Paolo Afiarta, comprato
da Desiderio. Ad un certo punto Stefano si riavvicinò a Desiderio, che lo
aveva salvato da un'altra congiura romana.
Nel 772 morì Carlomanno, Carlo
divenne re di tutti i franchi e tolse i diritti ereditari ai figli di
Carlomanno, come aveva fatto il nonno Carlo Martello e suo padre Pipino III.
Poiché la forza prevaleva sul diritto, come aveva insegnato un papa,
vescovi e nobili accettarono il colpo di stato, Carlo fu unto re e
la vedova di Carlomanno si rifugiò con i figli presso Desiderio.
Il
nuovo papa Adriano I (772-795) prese subito posizione contro Desiderio che
non voleva restituire le terre, poi fece catturare e giustiziare l'amico dei
longobardi presso i franchi, Paolo Afiarta, quindi esortò Carlo alla
guerra contro Desiderio.
Poiché Desiderio si era fatto protettore e difensore
dei diritti degli eredi di Carlomanno, Carlo Magno mosse contro i longobardi,
arrivato in Italia, catturò la famiglia del fratello e chiuse tutti in un
convento, poi si alleò con l'abate Anselmo, nemico di Desiderio, l'esercito
franco era seguito da schiere di vescovi.
Mentre Carlo occupava una città
longobarda dopo l'altra, il papa cercava di fare altrettanto con il ducato
longobardo di Spoleto. Carlo Magno vittorioso rinnovò la donazione di Pipino III
del 754 fatta al papa, cioè regalò al papa due terzi dell'Italia, giurando sulla
falsa tomba di Pietro. Successivamente il papa, richiamandosi alla falsa
donazione di Costantino, chiese anche Venezia e l'Istria, Carlo ampliò le
donazioni fatte dal padre ma non accolse tutte le richieste del papa.
Nel 774
Carlo, dopo aver preso Pavia, si mise sul capo la corona di ferro e si annesse
il regno longobardo, era la prima unione personale della storia d'Europa, poi
regalò al papa Ravenna, Desiderio con la moglie e la figlia, cioè la ex
moglie di Carlo, furono rinchiusi in un monastero.
Alla fine del 1050
rimase indipendente solo il ducato longobardo di Benevento, dove il duca Arechi,
genero di Desiderio, assunse il titolo di principe, sui alleò con il figlio di
Desiderio, Adalgisio, e con Bisanzio, tramando un complotto contro Carlo e
Adriano.
Carlo, al ritorno da una campagna contro i sassoni, scese di nuovo
in Italia, i duchi longobardi furono sostituiti con conti franchi e Carlo inviò
in Lombardia anche vescovi ed abati franchi che occuparono i seggi vescovili più
importanti, rispettando però il territorio della chiesa. Carlo Magno fece re del
regno longobardo suo figlio Pipino IV, di 4 anni, mentre papa
Adriano I fu fatto padrino o reggente del regno.
Carlo voleva il controllo
dei passi alpini e i monasteri da lui beneficiati si trovavano infatti in zone
strategiche, ai confini o presso grandi nodi stradali. Intanto i vescovi
italiani si arricchirono con la carestia del 776, durante la quale tanti avevano
venduto sottocosto i loro averi e la loro terra.
Papa Adriano I ricordava al
compare Carlo che si aspettava di ricevere da lui anche la Tuscia, cioè la
Toscana, Spoleto, Benevento, la Sabina, la Corsica, Terracina, Gaeta e Napoli.
Carlo, al momento, ignorò i sogni egemonici di Adriano I e non voleva nemmeno
attaccar briga con Arechi, duca di Benevento, dietro il quale stava
Bisanzio.
Carlo protesse anche il vescovo di Ravenna, Leone, che
s'impossessò dell'Emilia-Romagna, creando una specie di stato ecclesiastico,
anche lui si richiamò ad una presunta donazione di Carlo Magno, in ogni
modo, fin alla morte, ottenne l'appoggio di Carlo.
Il papa cercò insisté per
indurre Carlo a muovere guerra contro Benevento e contro Bisanzio, perciò nel
786 il santo Carlo tornò in Italia ed Arechi, duca di Benevento, fuggì e si
rifugiò a Salerno, Carlo fece la pace in cambio di un tributo annuo, ma Adriano
I non era soddisfatto, esigeva l'invasione di Benevento.
In un secondo
momento, il duca longobardo Grimoaldo, di Benevento, con il duca di Spoleto,
Ildebrando, entrambi alleati dei franchi, attaccarono i bizantini e li
sconfissero, poi Grimoaldo sposò una nipote dell'imperatore bizantino e ruppe
con i franchi, perciò nel 791 Pipino IV si decise ad attaccare Benevento,
facendo finalmente contento il papa.
Papa Adriano I, con l'aiuto prima dei
longobardi e poi dei franchi si era liberato di Bisanzio, perciò cominciò
a computare la durata del papato secondo gli anni di governo dei pontefici e non
più dell'imperatore di Bisanzio e coniò anche denaro con la sua effige, in luogo
di quella dell'imperatore.
Il nuovo papa Leone III (795-816) assicurò la sua
fedeltà a Carlo Magno, che mandò a Roma il cappellano di corte, abate
Angilberto, che aveva avuto con la figlia di Carlo, Berta, due figli, l'abate
sollecitò il papa a sradicare il peccato di simonia, in precedenza Carlo aveva
vietato alle monache di comporre poesie d'amore.
Con la crescita della
proprietà terriera dei papi, era cresciuto il loro nepotismo che era una
specie di clientelismo a vantaggio dei soli parenti del papa. A Roma scoppiò
un'altra congiura che costrinse alla fuga Leone III che poi fu catturato,
trascinato in chiesa e malmenato davanti all'altare, poi però il papa
riuscì a rifugiarsi presso Carlo.
Davanti ai franchi Leone III fu accusato
dai congiurati di corruzione, spergiuro e adulterio, di questi peccati del papa
era intimamente convinto anche Carlo che però non abbandonò il papa e lo
rimise sul trono, nell'800 Leone III incoronò Carlo, che regalò al papa
molto oro, mentre Costantinopoli, che perdeva Roma, si diceva vittima di un
colpo di stato.
Comunque nell'812 Bisanzio riconobbe Carlo imperatore
d'occidente, mentre questo riconobbe la sovranità di Bisanzio su Venezia,
Dalmazia ed Italia meridionale, poi Carlo intraprese l'ultima campagna contro i
corsari danesi.
I sassoni, provenienti dalla Scandinavia, si stanziarono
prima nel nordovest della Germania e poi nel nord della Francia, nel V secolo si
trasferirono anche in Inghilterra. Furono meno esposti all'influenza romana,
erano pagani e seguivano le leggi di natura, come i romani, si dividevano in
nobili, liberi e servi.
Per convenienza e opportunismo, i nobili sassoni si
avvicinarono ai franchi, mentre il popolo fu contro di loro, infatti, i
proprietari sassoni nel IV secolo furono i primi a convertirsi al
cristianesimo, mentre il resto del popolo si convertì più tardi.
La
stessa cosa era accaduta con franchi e longobardi, anche presso gli slavi i
principi precedettero le loro tribù nella conversione, la classe dominante
pensava sempre di guadagnarci con l'operazione, la ragione di stato li spingeva
ad accettare la buona novella.
Clotario I e Carlo Martello fecero diverse
campagne contro i sassoni, avendo a fianco il clero cristiano, i sovrani franchi
non ebbero collaboratori più devoti dei preti, perciò frisoni e sassoni uccisero
missionari cristiani e distrussero chiese.
Nell'VIII secolo si praticò il
battesimo coatto dei vinti, poi la nobiltà sassone favorì anche l'opera
missionaria, per consolidare il suo dominio sulle classi inferiori, comunque,
gli strati più bassi della popolazione sassone rifiutarono il cristianesimo fino
al IX secolo.
Nella campagna contro i sassoni, i guerrieri franchi, non
ricevevano soldo ma partecipavano alla spartizione del bottino di guerra, Carlo
abbatté la quercia sacra dei sassoni, aveva dietro vescovi, abati e preti, anche
i monasteri avevano depositi d'armi dei franchi. Carlo diceva di fare la guerra
per la fede e recò i vessilli cristiani tra i sassoni, la chiesa definiva
i franchi il popolo eletto, che combatteva la superstizione per la
salvezza di tutti popoli.
Dopo il battesimo coatto dei sassoni veniva
la loro istruzione religiosa o ammaestramento religioso, mentre nella chiesa
dell'inizio prima si ammaestravano gli adulti e poi si battezzavano. Nelle
missioni nacquero vescovadi importanti, come quelli di Colonia e
Magonza.
Nacquero città vescovili e da rocche fortificate nacquero
monasteri, alla spada seguiva l'opera missionaria, Carlo costruì fortificazioni
ai confini, i vescovadi nascevano vicini alle fortezze ed i monasteri
nacquero come capisaldi nelle ragioni pagane appena conquistate.
Le chiese
acquistarono latifondi, protetti da fortezze, Carlo fece donazioni ai monasteri
e li sostenne contro i servi, il popolo sassone vedeva nei missionari agenti
della dominazione franca e lottava, non solo per tenersi il paganesimo, ma anche
per la libertà, infatti il regno carolingio era un regno predatore, anche se con
l'aiuto di Dio, cioè dei vescovi.
Nel 750 in Spagna dominavano gli arabi
Omaiadi, mentre a Damasco gli Abbasidi, Carlo si recò in Spagna in
aiuto dei visigoti cristiani, contro gli arabi, però i baschi cristiani furono
contro Carlo e gli impartirono una lezione, la campagna di Spagna dei franchi fu
un fallimento ed alla fine trionfarono gli Omaiadi.
Senza la protezione delle
armi franche, i missionari non potevano attecchire presso sassoni e frisoni,
però la nobiltà sassone e le truppe franche riuscirono a domare la rivolta del
popolo sassone, Carlo a Verdun fece erigere una chiesa sopra un torrente
di sangue di teste da lui tagliate, tanti sassoni furono trascinati via
come schiavi.
Nel 785 Carlo prevalse sulla resistenza, incendiando foreste,
distruggendo coltivazioni, prosciugando pozzi, ammazzando contadini ed occupando
fortificazioni e villaggi trincerati, la storiografia dominante ha sempre
asserito che il vandalismo era nato con i vandali.
I sassoni lottavano non
contro il cristianesimo come tale, ma contro la dominazione straniera e contro i
suoi rappresentanti, contro le sue istituzioni, contro la chiesa e contro le
decime, a nord dell'Elba distrussero chiese e cacciarono preti, poi i
franchi iniziarono le deportazioni di massa, come avevano fatto i bizantini con
gli slavi.
Le terre depredate lungo l'Elba furono donate da Carlo a vescovi e
monasteri e per tutto il IX secolo in Sassonia nacquero monasteri. I
sassoni convertiti in segreto, continuavano a seguire il paganesimo, anche se
era prevista la pena di morte per gli apostati e per chi non seguiva le norme
ecclesiastiche.
Il papa, prima aveva protetto il duca Odilone di Baviera
e il discendente Tassilone III (748-788) e poi li aveva traditi a favore
di Carlo, Tassilone aveva fatto battezzare e ungere suo figlio Teodone da
papa Adriano I e sperava in un aiuto del papa contro Carlo, Adriano però lo
invitò ad obbedire a Carlo e aggiunse che un'eventuale guerra d'aggressione dei
franchi a suo danno sarebbe stata una guerra giusta.
Tassilone III
aveva favorito la chiesa, sotto di lui, i missionari anglosassoni e Bonifacio
riempirono la Baviera di chiese e monasteri, che divennero avamposti per
il dominio bavarese sugli slavi, nel 828 i bavaresi organizzarono anche una
crociata contro gli slavi, che finalmente furono assoggettati a conti
tedeschi.
Tassilone si arrese ai franchi, fu scaricato dall'episcopato
e Carlo lo fece rinchiudere in un monastero come monaco, con la moglie
Liutperga, figlia di Desiderio, e i suoi figli, così finì la sua dinastia. La
Baviera divenne una provincia franca, di cui Carlo fu il primo governatore, la
chiesa bavarese, da lui riccamente dotata, passò armi e bagagli dalla parte di
Carlo.
Sotto la pressione dei turchi, gli Avari, di ceppo unno, provenienti
dall'Asia centrale, si riversarono in occidente, nel 550 erano insediati lungo
il Danubio, la Germania orientale, le Alpi orientali ed il Mar Nero, però il re
merovingio Sigeberto riuscì a renderli tributari.
Tra gli avari vi
erano ausiliari slavi e germani, nel 506 erano alleati dei longobardi e quando
questi nel 568 invasero l'Italia, presero il loro ex territorio, diventando
vicini dei bavaresi, poi si spinsero verso Costantinopoli, nel 750 imposero la
loro egemonia sugli slavi, nel 788 gli avari accorsero anche in aiuto di
Tassilone, ma furono sconfitti e Carlo inflisse loro il colpo di
grazia.
Il principe avaro Tudun si fece battezzare, la guerra contro gli
avari procurò un ricco bottino ai franchi, nell'803 il loro territorio fu
incorporato al regno dei franchi, poi questo popolo, dopo l'826,
sparì dalla storia,
Un secolo dopo era il deserto ad est della Baviera, senza
questa guerra di Carlo contro gli avari, non sarebbero state possibili le
imprese di Enrico il Leone e dei cavalieri teutonici ad est della
Germania.
Carlo salassava il popolo con le imposte e la rapina, contro i
mendicanti si aizzavano i cani, i poveri mangiavano anche l'erba, si risvegliò
il cannibalismo, nel 784 in Gallia ed in Germania per fame perì un terzo
della popolazione, però per la chiesa le cose andavano sempre meglio e la chiesa
austriaca diventò ricchissima.
In Pannonia o Ungheria, il duca bavarese
Tassatone III aveva operato conversioni tra gli slavi e creato vescovadi,
la Pannonia degli avari era stata già cristianizzata dal vescovo irlandese di
Salisburgo, Virgilio, osteggiato da Bonifacio e da Roma.
La chiesa aveva
interesse alla cristianizzazione perché acquistava vasti latifondi, Pipino III
aveva diviso territori conquistati in diocesi missionarie, nell' 895 la Pannonia
fu occupata dai magiari e il cristianesimo fu provvisoriamente eliminato, anche
se i vescovadi bavaresi mantennero i propri possedimenti nella regione.
Dopo
lo sterminio degli avari, il cristianesimo tornò ad espandersi e nel XII secolo
raggiunse l'oriente europeo attraverso l'Ungheria; poi Carlo iniziò la
cristianizzazione degli slavi di Moravia e di Boemia, che furono resi tributari,
qualsiasi rifiuto di pagare le tasse era considerato atto di ribellione,
comunque, Carlo inviò al papa parte del bottino preso agli avari.
La chiesa
approfittò ampiamente delle guerre dei carolingi, perciò definì Carlo grande e
santo, Carlo in 46 anni di regno fece 50 guerre, riposandosi solo nel 790 e nel
807, la guerra contro i sassoni fu importante per le missioni
cristiane.
Carlo tra i suoi più stretti collaboratori aveva dei preti, impero
e chiesa erano indissolubilmente legati, Carlo convocava sinodi, nominò vescovi
e abati, creò vescovadi, conferì agli ecclesiastici terre, privilegi e immunità,
concesse loro l'esenzione fiscale e il diritto a coniare moneta, impose il
pagamento delle decime a favore della chiesa.
I prelati che lo accompagnavano
in guerra erano anche giudici e ricoprivano un ruolo importante a corte,
l'arcivescovo cappellano generale divenne il primo consigliere di Carlo,
l'attività amministrativa dello stato era svolta da personale religioso, la
cancelleria di corte era in mano ai preti, dal IX secolo Gran Cappellano e Gran
Cancelliere furono la stessa persona e l'arcivescovo di Magonza divenne il
funzionario più alto in grado nel regno.
I dignitari ecclesiastici
provvedevano alla giurisdizione delle trecento contee del regno, vescovi e abati
si occupavano di faccende militari, costituivano contingenti armati ed a volte
erano a capo d'eserciti.
Le norme ecclesiastiche furono trasformate in norme
statali, anche se Carlo, come aveva fatto Costantino, s'intromise a sua volta in
questioni dogmatiche, però senza reazioni negative da parte della
chiesa.
Carlo era esaltato dalla chiesa come santo, però alla sua corte si
facevano le orge, alle quali partecipavano le sue figlie ed i preti, le
figlie di Carlo puttaneggiavano, nel palazzo reale vi erano prostitute, le quali
accompagnavano anche l'esercito ed i pellegrini ed erano anche presso i luoghi
santi, nei monasteri si praticava lussuria e sodomia.
Però Carlo osservava i
digiuni ecclesiastici, visitava le chiese e assisteva regolarmente alla messa,
citava Agostino ed aveva un arsenale di reliquie, anche un medaglione con alcuni
capelli della madre di Cristo, riempì la basilica d'Aquisgrana di reliquie,
altre le mise sotto il suo trono ed altre nella sua tomba, era superstizioso e
timoroso dei castighi divini.
Dopo la sua morte prese a fare miracoli, perciò
fu ufficialmente santificato nel 1165, Gregorio IX (1227-1241) confermò la
sua canonizzazione, fu visto come il martire dell'attività missionaria, ad
Aquisgrana divenne patrono della città, alla fine fu venerato anche dalla
Sassonia che aveva macellato, dalla chiesa fu additato come modello ideale di
sovrano.
Napoleone si richiamò a lui, i tedeschi lo videro come campione del
germanesimo e volevano resuscitare l'impero di Carlo Magno. L'impero carolingio
arrivò ad occupare larga parte dell'Europa occidentale, circa 1.200.000
kmq.
Fine della terza e ultima parte del IV volume.