|
la lingua sarda di prof marcello pili novelle lanuseine - storia della sardegna |

LIBRO DISTRIBUITO DA : ROMA , LIBRERIA CICERONE -LARGO CHIGI
GAGLIARI , LIBRERIA DESSI' E LIBRERIA COCCO -VIA DANTE
( EURO 4,9 ) LANUSEI , LIBRERIA -VIA MARCONI , EDICOLA PIAZZA VITT EM
ARBATAX , CARTO LIBRERIA - VIA LUNGOMARE
MARCELLO PILI
NOVELLE LANUSEINE
Poesie, storia,
lingua, economia
Edizioni La
Sfinge.
Novelle
Lanuseine
Poesie, storia,
lingua, economia
Sommario
Novelle
Lanuseine
Poesie
Storia
Lingua (Cognomi
della Sardegna e linguistica)
Contus
Economia
INDICE
Novelle
Lanuseine.
1. La spada piegata (il cavaliere
Celtico)
2. Le venti pecore
3. Monte Tricoli
4. Piazza Martiri
5. Gli Avi
6. La colonia Romana di Arbatax
7. I tuoi fratelli sono (uguali a) i
tuoi Avi
8. La lettura dell'Iliade (gli
Achei)
9. Il viaggio a Niu Susu (la
vacanza)
10. La nave Ichnusa, i
velieri
11. Gennargentu, Bau Mela, Tombe
giganti
12.
La corsa dei
cavalli a Sa Serra (vendemmia a Tucci)
13.
Il castello di
famiglia dei Sulis a Taccu (Sulis o Solis, le popolazioni del sole che vedevano
sorgere il sole)
14.
S.
Vincenzo
15.
S. Lucia
16.
L'invenzione
della ruota (i carrucci)
17.
Sa lissia
18.
Su pani
19.
Gli amici
20.
La visita al
prato (in primavera)
21.
La tomba di
Iolao (Sardus Pater)
22.
Monte
Nulai
23.
I soldi del
Re
24.
Distruttori di
società (i relitti di Cea)
25. Lo specchio della
finestra
1. D'estate
2. Primavera
3. Gennargentu
4. Tavolara
5. Arbatax
6. Cagliari
Lingua.
1. Cognomi della
Sardegna
2. Linguistica e
grammatica
3. Vocabolario, frasi
idiomatiche
NOVELLE LANUSEINE
Novelle
Lanuseine
Premessa
La Sardegna ha
una storia molto più ricca e interessante di quanto comunemente è
conosciuto.
Anzi, ormai
questa consapevolezza è intuita abbastanza generalmente per la frequenza di
vestigia di città e villaggi nuragici, ma la nozione di storia precisa e ricca,
modulata dai fatti precisi non è molto conosciuta. Questi documenti rinforzano
l'idea di storia di tutto rispetto, fino ai tempi dell'oblio recente.
Una generale
cancellazione del passato lontano (3.500 - 4.000 anni fa), e di quello recente
(Romano) è parte di una cultura di dominio imposta e non vera.
La conoscenza è
l'incontro con la storia, piena di documenti di pregio.
Avamposto
Miceneo in Occidente in epoca antichissima (3.500 anni fa), la Sardegna
documenta l'arrivo massiccio di popolazioni progredite e guerriere che hanno
costruito villaggi e torri a difesa dei villaggi e che tenevano i rapporti con
le popolazioni di oriente da cui venivano i Micenei.
La linea di
movimento e di arrivo dei Micenei può essere quella classica della navigazione
Micenea e del commercio Miceneo, che si è
installata su quella più antica della Sardegna con l'oriente dell'Asia
mediterranea che esisteva dall'età della pietra , quando il commercio con la
Sardegna prendeva ossidiana, grezza e lavorata, sale e pelli, prima della
scoperta dei metalli, che poi diedero un altro impulso al commercio e anche
all'arrivo dei Micenei. Questa è la linea Acaia, Creta, Egitto, Cirenaica,
Cartago, Cale (Cagliari).
Dall'Africa si
saliva agevolmente con lo scirocco e si scendeva col maestrale, e nelle giornate
chiare le montagne del Sud della Sardegna sono ben visibili da lontano, e al
largo della costa africana si può intercettare la vista delle montagne del Sud
dell'Isola a forma di Sandalo.
Queste storie
vengono raccontate con ciò che le pietre dicono, i luoghi e gli dei Mani.
NOVELLE
LANUSEINE
Indice
1. La spada piegata
(il cavaliere Celtico)
2. Le venti
pecore
3. Monte Tricoli
4. Piazza
Martiri
5. Gli Avi
6. La colonia Romana
di Arbatax
7. I tuoi fratelli
sono (uguali a) i tuoi Avi
8. La lettura
dell'Iliade (gli Achei)
9. Il viaggio a Niu
Susu (la vacanza)
10.
La nave Icunsa,
i velieri
11.
Gennargentu,
Bau Mela, Tombe giganti
12.
La corsa dei
cavalli a Sa Serra (vendemmia a Tucci)
13.
Il castello di
famiglia dei Sulis a Taccu (Sulis o Solis, le
popolazioni del sole
che vedevano sorgere il sole)
14.
S.
Vincenzo
15.
S. Lucia
16.
L'invenzione
della ruota (i carrucci)
17.
Sa lissia
18.
Su pani
19.
Gli amici
20.
La visita al
prato (in primavera)
21.
La tomba di
Iolao (Sardus Pater)
22.
Monte
Nulai
23.
I soldi del
Re
24.
Distruttori di
società (i relitti di Cea)
25. Lo
specchio della finestra
NOVELLE LANUSEINE
La spada
piegata (Il cavaliere Celtico)
Filippo venne da me portandomi un trofeo: una spada piegata.
Questa era vera, con l'elsa in bronzo, un po’ arrugginita perché stava
sottoterra, ma era in buone condizioni.
Nessuno di noi capiva perché una spada fosse piegata, ma in fondo era un
regalo, un dono, un ritrovamento e interessante.
Le cose degli antichi apparivano, qua e là, e chi era il più pioniere e
audace riferiva di qualche nuova cosa. Lì c'è una tomba, lì c'è un nuraghe.
Già io avevo notato in una campagna di mio padre, Santa Lucia, delle
terracotte a pezzi nel terreno, che io raccoglievo, e poi anche pezzi di mole,
quelle pietre nere forgiate a segnare cerchi, pezzi di cerchi, bacini o pezzi di
bacini di mole che io riconoscevo perché fatti di pietre diverse, forate,
porose, che avevo visto più lontano, pietre nere, diverse dalle pietre rosse,
lisce, o bianche - grigie del granito di cui era fatto il terreno. Pietre
basaltiche. Quelle rosse le chiamavano pietre di Serragus, ed erano spezzettate
perché la originale intrusione della roccia si era raffreddata in fretta, forse,
e quindi la roccia si spezzettava.
Così era il terreno lungo la strada per andare a Santa Lucia: granito
rosso e granito bianco. E proprio entrando nel podere di Santa Lucia c'era un
passaggio sopra il "Serragu" che dava l'accesso all'oliveto; olivi di mille anni
e più, fichi, mandorle, e un bellissimo fiume che scavava il granito con delle
bellissime vasche, sotto l'ombra degli ontani, con cascate e rumore di uccelli e
gazze (Marapicas, forse Malae pichae, "Orrende piche" come le chiama Dante per
il suo stridore orrendo del verso, ma bellissimi uccelli che abitavano quei
fiumi).
Tutto questo era meraviglioso, straordinario.
Un regalo inaspettato della natura. Era un piacere andare a mangiare
sotto quegli alberi, col fiume vicino, con le vasche d'acqua lucente, una
piccola sorgente sotto roccia di granito dove si incontravano i "giornalieri"
(giornaderis, operai agricoli
giornalieri) e le giornaliere per il pranzo.
Tutto parlava di una bellezza pagana, le pietre, le terracotte, il fiume,
il bosco intricato sul fiume, le giornaliere, buona compagnia, straordinaria, i
segni di mura di una casa antica. Eh già, era una fuga, una bellissima fuga, da
dove non si sapeva, da dove non ti dicevano, che i Sardi avevano un passato, che
costruivano Nuraghi, che mai se ne vedeva, e in campagna qualcuno diceva:
"dovevano essere proprio grandi questi Sardi per costruire con queste
grandissime pietre" le tombe giganti che allora si dicevano "le tombe dei
giganti", ad indicare quei "giganti" costruttori di tombe e nuraghi. Tombe di
cui c'era qualche notizia lontana, nessuno ne parlava con precisione.
Là nel luogo del non sapere, là dove non ti dicevano, là il luogo della
"dottrina" la domenica pomeriggio, era il luogo della fuga.
Suonata la campana della "dottrina", Filippo passava sotto casa. Ajòh!
Andiamo. Poi Piriorgiu, la ferrovia, a passo svelto, otto minuti eravamo a
Selène. Respiro forte. Il passo nei boschi, fuori del non sapere, dove non ti
dicevano. Lì c'era un Nuraghe, lì c'era una tomba, un extra che nessuno voleva
acquisire, tanta era la paura nel non essere, nel non sapere.
"Dottrina", catechismo, scuola, non sapere cattolico. Il regime non
lasciava spazio, non dava notizie perché pagane, che forse aveva distrutto.
Filippo intanto aveva fatto raddrizzare la Spada. Una bellissima spada,
tutta lavorata sull'acciaio e l'aveva fatta lucidare. Una spada vera, una
meraviglia. Ma nessuno osava, nessuno sapeva, perché lì era il non sapere e il
non dire.
Dove era stata trovata la spada? Mai e poi mai chi poteva usarla?
Così questa spada si vide un po’. Era bella, era straordinaria, ma in
fondo non si sapeva, non si diceva.
E così un giorno subì un danno, irreparabile. Il non sapere, e il non
dire se l'erano consumata. L'avevano portata dal fabbro e l'avevano mangiata. Io
avevo visto il suo corpo scavato dalla grave pietra di mola.
Il suo corpo era lucido che gridava il dolore del ricordo perduto, di
essere una spada, di chi sa chi?
Era diventata un pugnale, contrastante tra quell'elsa in bronzo, grande e
autentica e la lama mangiata dalla mola del ferro.
Un dolore lontano la voleva ridare al non dire al non sapere.
Questi pensieri restavano là, senza sapere di antichi, di navigatori
audaci ed Achei venuti a colonizzare la Sardegna e risaliti dalla costa lungo le
valli (Su Acu) fino ad arroccarsi a Selènis, dove i Romani li condussero più in
basso, dove potevano fare l'agricoltura più calda verso il sole alto (Su
Acu).
Seppellirono i morti con i loro pettorali di fàlere antiche e costruirono
qui le nuove case, quadrate.
Oggi si racconta di esercitazioni, nella scuola per l'agricoltura, quando
non si diceva, fatte sulle tombe, a Marcìa.
Là dove c'era la sorgente e il pozzo (acqua Marcia?) e dove le donne
andavano a raccogliere l'acqua, comunemente, quando non andavano a Marcusei, più
lontano.
Lì a Marcìa, in Su Monti Sperrau, c'era un cimitero (Sperrau dall'acqua
di Marcìa). Forse antico. Quando mi dicevano che zappavano sulle tombe chiedevo:
ma si è trovato qualcosa? Eh sì! cungialeddas mi hanno detto. Così ho pensato al
Cavaliere Celtico, Longobardo, Vandalo, alla sua spada. Non era ancora possibile
non sapere, non dire.
Le venti
pecore.
La corriera di
Contu passava una volta al giorno e andava a Cagliari. Ma era più frequente
trovare chi andava a Cagliari per "l'impresa" e faceva il viaggio in
compagnia.
Seicento pulcini pigolavano per tutto il viaggio di ritorno instancabili,
interrotti solo un momento quando c'era una frenata o una accelerata.
Si era passati prima a Cagliari a raccogliere i pulcini "già vaccinati" e
ciò sembrava una cosa incredibile, che i pulcini fossero vaccinati quando ancora
non si era sicuri di vaccinare le persone. La mattina si era partiti all'alba,
alle 5. Si camminava per Sa Serra che offriva un accorciamento di tempo ma tra
curve e polvere.
All'alba arrivammo a Gruxi 'e Ferru. Ancora buio, trovammo la mamma che
ci offriva una colazione, come sempre le donne anche in campagna danno
gentilezza. Poi a Cagliari. La continuità faceva sforzi di essere capita, ma
tutti vedevano una modificazione della stabilità di secoli che nel 1950 aveva la
fine del Medio Evo in Sardegna.
Pochi sapevano che bisognava ringraziare gli Americani. Qualcuno diceva
che gli Americani volevano annettersi la Sardegna e dicevano "magari fosse
stato".
Una buona situazione si stava creando e vedeva abili interpreti tutti:
chi faceva l'impresa, chi studiava, chi ancora si attardava sulla campagna, e
qualcuno era pastore.
Ma si parlava come se si fosse smesso il capotto vecchio, e nessuno aveva
premura per il ruolo che svolgeva, tanto tutti si usciva.
Si scopriva il saggio che era nel pastore, che aveva il tempo e la
solitudine per la riflessione.
Gli eredi dei re - pastori, degli Achei, avevano il culto del sapere, del
pensiero, venivano dal tempo antico quando il sapere era fatto a fianco alle
pecore e al vomere (si dice che il poeta
Esiodo si facesse i vomeri
da se per arare la sua terra).
Il contatto con la natura, il controllo del ciclo naturale per
l'agricoltura e la pastorizia, il sapere medico per l'allevamento, facevano di
queste persone piccoli impegnati alla conoscenza. Chi lamentava la poca scuola
fatta, per le pecore. Altri vantavano la quinta, chi addirittura la sesta.
Così capitava
che lo studente o lo studente universitario aiutasse il padre nelle cose
familiari e discutesse con gli anziani che rappresentavano l'antico Omerico, non
tanto attardato, quanto ritornato col cattolicesimo per la provocata caduta
dell'Impero Romano.
Un giorno si ritornava da Cagliari e c'era sulla corriera un giovane più
grande che studiava a suo tempo con lo zio prete e qui aveva "preso" la terza
media. Lo avevo conosciuto dallo zio prete quando facevo "l'esame di
Ammissione"……alla prima media.
Chi cercava di
uscire in estremis dal cesto del Medioevo studiava in privato, tutte le materie,
perché non c'erano scuole o voleva recuperare di non averle fatte.
Parlando del
più e del meno, piano piano sentivamo due anziani al posto avanti a noi che
tenevano un ragionamento importante.
Pian piano ci
sembrava che l'argomento fosse quello, sì, proprio. Parlavano di Samuele.
Questo nome che
veniva dagli ortodossi, dall'Impero di Oriente, da dove la Sardegna si era
staccata tardi portandosi appresso il governo dei giudicati, nel paese dove si
chiamano Priamo e Pilimedda a ricordo della storia, riportava noi studenti alla
storia.
Sentimmo
efferatezze tremende, storie di servi pastori, di audacie difficili, di protesta
dell'essere immersi nel medioevo e sacrificati: tutto si poteva ora vedere e
dire perché non era più realtà e anche nei matrimoni delle famiglie dei pastori
si ballava.
Perciò si fece
avanti e disse: "E' vero che Samuele ha ucciso venti persone?". Zzu, è stata la
risposta; eh!?...quindici!.E ci raccontarono il primo che Samuele sparò.
Era un suo
parente, uno che fuggiva e che si era riparato in un altro paese. Là Samuele lo
raggiunse e lo sparò.
"Ma cussu cane
non sind'er benniu a bidda? E non fu m….!"
"De
tando Samuele du su……..".
Così noi fummo
trasaliti e il racconto successivo sembrava divertente.
Uno dei due di
un paese vicino era più anziano e aveva conosciuto Samuele.
Avevano fatto
qualche operazione insieme. Avevano rubato un giogo di buoi. Poi si avviarono
per Cagliari e per strada rubarono un altro giogo di buoi e poi un altro.
Tutto "andò
bene", arrivarono a Cagliari, vendettero i buoi e rientrarono.
Arrivati al
paese dopo qualche tempo Tizio fu fermato, poi un altro, poi un altro.
I bollettini erano firmati da un veterinario morto.
Una volta
Filippo su questa stessa strada disse: rientriamo con Contu!
Il pomeriggio
era caldo, era primavera. La corriera quasi piena, noi ai posti davanti. Si
sonnecchiava. Appena avevo visto un autista giovane sulla trentina con lenti
molto spesse.
Dormivano quasi
tutti nel pomeriggio caldo fiduciosi nel nuovo.
Poi bom, bom, borobobom! Urti sordi…..il
crepuscolo arrivava, belati. Beeeh, beeeh. Il soprassalto. Uscimmo, e sette,
otto, dieci pecore o più erano stramazzate. Il nostro nuovo non riusciva ad
evitare lo scontro col vecchio.
La porta
Tavolara
a levante,
la greca,
riflesso
tempio
di luce,
del dio.
maestose
Nubi.
querce
sepolte.
Lunghi
corsi
Arbatax
di pietra
oranti
antichi
Portus
salutano.
di cargo
Soli
fenici,
ora.
solco
Il fiume
di fiumi
corre
glaciali.
le forre
I gigli,
e le torri
le sabbie
nascoste.
nuove.
Nausica.
Delle cale
e
degli orli
sprofondati.
Colline
di mare,
conchiglie.
Giochi
di gladio,
monti
boscosi,
strade
crociate.
Capitale
clara.
Sale
e
conchiglie.
Frecce.
La terra
salata,
di prima.
STORIA
LA
SARDEGNA
(di Marcello
Pili)
Origini
fisiche.
L'origine fisica della Sardegna è dovuta all'innalzamento del fondo
marino per spinta della placca Africana verso quella Europea, che ha prodotto
una frattura nel mantello che era il fondo dell'attuale Tirreno. Con lo
scorrimento sulla parte sottostante del mantello ha generato un innalzamento del
fondo marino fino a far emergere la linea di Sardegna - Corsica che ha i suoi
sfoghi vulcanici principalmente in Sardegna.
Questi sfoghi vulcanici chiari sulla riva orientale, Orosei, Cala Ganone,
Barisardo e diffusi nella costa Nord - occidentale sono l'equivalente della
linea di pressione delle placche Africana e Europea che oggi hanno però una
nuova linea di pressione e di scorrimento nella linea della penisola Italiana
che, successivamente alla rottura del mantello sulla linea Corsica - Sardegna,
ha avuto una nuova frattura sulla linea dell'Appennino italiano, e ne ha
un'altra nelle increspature montagnose della Dalmazia.
Queste tre linee di scorrimento del mantello sono approssimativamente
parallele e originate dalle stesse forze.
La linea degli sfoghi vulcanici (tuttora attivi) è attualmente quella del
Vesuvio, Stromboli, Etna, che indica che questa pressione e questo sollevamento
sono ancora attivi.
In Sardegna invece le presenze vulcaniche sono spente e indicano che la
Sardegna e la Corsica sono più vecchie dell'Appennino Italiano e le montagne più
basse per l'erosione più vecchia.
Il sollevamento del fondo marino dovuto allo scorrimento della placca,
per la rottura, sul mantello sottostante ha comportato la sopraelevazione dal
fondo marino del Tirreno, che è profondo circa 2000 metri, e delle rocce del
vecchio fondale del Tirreno che ora sono in copertura della Sardegna
(Calcari).
Un segno di questo movimento è la maggiore altezza della costa orientale
perché la punta dello scorrimento verso l'alto, e il Gennargentu fa parte del
blocco orientale che è più montuoso.
Il sopraelevamento del fondale marino ha messo il sedimento del fondale,
calcare e dolomite, a copertura della Sardegna.
Questa copertura è consumata dalla pioggia in larghi tratti (il calcare è
alla lunga corroso dall'acqua per reazioni che lo rendono solubile come
bicarbonato di calcio), ma larghi tratti ne rimangono fino a quota di 1400
metri.
La punta più alta, il Gennargentu, per la maggiore esposizione alla
pioggia è ormai scoperto e mostra le rocce che sono sotto il calcare, lo scisto,
di cui è formato il Gennargentu e a cui deve la brillantezza alla luce del sole
che lo ha fatto chiamare Gennargentu (janua argenti, porta d'argento), "porta"
perché ha un fronte orientale verticale che brilla alla luce da vicino, perciò
"d'argento" (riverbero dello scisto).
Sotto lo scisto, di cui sono formate le montagne più alte del massiccio
del Gennargentu, c'è il granito che rappresenta, per l'altezza medio - bassa dei
monti in Sardegna, la roccia più diffusa e con grande effetto ambientale, come
d'altronde grande effetto ambientale fanno le bianche montagne e scogliere
orientali di calcare.
Il calcare c'è pure nella costa occidentale ma a livelli più bassi di
quota, come le basse cime scogliere di Alghero e di Buggerru e le colline di
Cagliari.
Il granito quindi è la roccia più diffusa in Sardegna, modellata dal
vento e dalla pioggia di particolari suggestive immagini di orsi (capo d'Orso),
di funghi (Arzachena) e di altre forme modellate dal vento che turbinando nei
buchi sgrana il granito progressivamente.
Infatti questi ricami della natura sul granito sono sulla costa nord dove c'è un vento (il maestrale)
quasi costante.
Questo vento, che prende origine dal Golfo francese di Mistral da cui si
assume che venga, è in realtà un vento del Nord che si sente fino a Cagliari
perché lungo il corridoio della pianura del Campidano (da Sassari a Cagliari)
non trova resistenza.
Il bacino di pianura del Campidano è un bacino alluvionale di copertura
di una valle altrimenti sommersa dall'acqua, che si è riempita con i detriti di
demolizione delle montagne fatta dalla pioggia.
Questo bacino in epoca glaciale si mostra di più perché, essendo più
bassa (di circa 120 metri) la quota del mare, il fiume o i fiumi, Tirso e Rio
Mannu, sfociano più in basso e ciò fa abbassare la quota del loro corso, facendo
emergere il bacino del Campidano come fossa, fossa d'altronde visibile per lo
sprofondarsi direttamente di monti nell'attuale livello della pianura, oggi
coperto quasi completamente.
La fine dell'epoca glaciale, ultima, ha risollevato il livello del Mare e
ha riempito le fosse dei fiumi che in epoca glaciale erano più profonde e ancora
si vedono i residui in corso di riempimento nelle lagune costiere, Stagni di
Oristano (Oru 'e Istainu, Bordo di Stagno), di Cagliari e di
Arbatax, dopo avere fatto i cordoni litoranei via via più esterni.
Le manifestazioni vulcaniche sono in forma lavica nella parte orientale,
tra Orosei e Cala Ganone e poi a Barisardo.
Talvolta queste rocce arrivano al mare in ciascuno di questi tre luoghi
con le rocce Nere, ed evidenti sono i segni delle colate laviche.
Anche queste rocce sono colonizzate dall'uomo perché formano terreni
fertili e così abbiamo insediamenti arcaici e nuragici, punici e romani su
qualunque tipo di roccia, comprese le lave. Molti sono i nuraghi in pietra
lavica , i più sono in pietra di granito grigio o rosso, e meno sono in pietra
di calcare bianca.
I nuraghi sono fortezze e abitazione del capo tribù, simbolo della
comunità, intorno a cui si disponevano le capanne del villaggio. I villaggi
nuragici e i Nuraghi sono circa 8.000 per una popolazione di circa 1.500.000 di
abitanti, come è oggi, anche se è diversamente distribuita.
La storia
dell'uomo in Sardegna.
Alle origini dell'uomo la Sardegna non era popolata di ominidi, perché
non vi sono state ritrovate tracce.
Anche se il Mediterraneo si è prosciugato per lungo tempo glaciale
lasciando banchi di sale sul fondo del Mediterraneo, ancora rintracciabili, non
c'è traccia di passaggio dell'ominide dall'Africa, forse perché lo spazio tra la
Tunisia e la Sardegna pur se prosciugato poteva essere, come sembra, un deserto
di sale profondo anche 2000 metri sotto il livello attuale del mare.
La presenza di quasi tutti gli animali e le piante fa pensare che per gli
animali un passaggio c'è stato, in concomitanza con una glaciazione che scopriva
un corridoio tra Toscana, Elba, Corsica, Sardegna, o in una precedente
glaciazione o nel prosciugamento del Mediterraneo perché molti animali hanno un
adattamento biologico antico in Sardegna, relativo alle specie che sono più
piccole, come generale adattamento e risparmio in ambiente di siccità, e ciò
richiede molto tempo.
Tale adattamento riguarda i vegetali che sono molto spesso profumati,
come frutto della siccità e della concentrazione delle essenze.
Ciò vale per il lentischio, per il mirto, per erbe di montagna profumate
(erba 'e entu) che si possono cogliere a fianco della strada su tutta la strada
del Gennargentu tra Villanova Strisaili e il passo di Correboi. Poi c'è l'erba
detta Armidda di alta montagna (Monte Armidda, Lanusei). La produzione di
essenze è tipica delle zone secche, come di più si vede per le essenze classiche
di incenso e mirra che stanno in zone pre desertiche.
Poi c'è l'adattamento animale, fatto di varietà più piccole, e forse
perché vivono di erbe profumate sono gustose, come pure il pesce per le acque
pulite.
Questo adattamento ha portato ad avere Asinelli piccoli, Cavalli sardi
piccoli, frutta sarda piccola (pesche) e talvolta amara (pesche sarde e miele
sardo: miele di fiori di cisto, amaro).
La popolazione umana in Sardegna può essere arrivata con l'ultima
glaciazione, cioè diecimila anni fa, o con una precedente glaciazione se si
possono riscontrare caratteri più primitivi anche se mescolati ai nuovi.
I primi insediamenti sono ascrivibili a popolazioni allora localizzate
nel golfo ligure, tramite il detto corridoio Liguria, Toscana, Elba, Corsica,
Sardegna, o direttamente se viene assunta la capacità di navigare anche in modo
sporadico e irregolare 8.000 anni fa.
Così, sporadici sembrano gli approdi, per piccoli gruppi più che altro di
uomini che vivevano di frutti di mare, e di cui sono documentate in Sardegna
presenze in ripari sotto roccia o grotte vicine al mare, in Gallura e verso
Alghero.
La
navigazione.
Se abbiamo detto che in Sardegna possono essere arrivati via mare dalla
Liguria degli uomini primitivi (età della pietra, paleolitica), ciò indica che
la navigazione è una attività molto antica, cosicchè da ottomila anni fa o poco
meno abbiamo l'inizio della navigazione di tutto il Mediterraneo.
La spinta a conoscere o alla ricerca di clima più caldo a mezzogiorno ha
spinto l'uomo ligure o l'ominide verso la Sardegna, dove e se non era già
arrivato prima direttamente dall'Africa col Mediterraneo asciutto.
Quest'uomo ha trovato alcune ricchezze in Sardegna che 8.000 anni fa
erano molto più importanti di oggi: il sale e l'ossidiana.
Il sale evidentemente era subito un bene commerciabile con le popolazioni
del Nord, liguri di provenienza, e tramite questi con tutta l'Europa.
Poi c'era l'ossidiana, trovata sui bacini vulcanici di Monte Arci vicino
Oristano, e consistente in materia lavica vetrosa per il raffreddamento rapido,
da cui si facevano agevolmente per scheggiatura lame taglienti come vetri, punte
di freccia, con la sola scheggiatura.
Di questi prodotti di ossidiana dell'età della pietra scheggiata sono
state contate 150 fabbriche sul fianco del Monte Arci, fabbriche per il
commercio internazionale verso l'oriente e il Nord Europa.
Commercio senza moneta?
Sì, il commercio incomincia prima della moneta, perché ogni merce è
moneta di sè stessa e tutte le merci sono buone monete. Se non ci fosse moneta
potremmo fabbricare punte di freccia (che sono sempre utili per cacciare e
perciò per vivere), trasportarle e scambiarle con barche o battelli, ritornare
per commerciare con nuove barche attrezzi di ossidiana pagando con altri oggetti
di ossidiana o caccia ottenuta agevolmente con le frecce di ossidiana.
Così si vede che l'ossidiana è moneta e funge da moneta, come ogni bene
senza moneta è scambiabile con ogni altro.
Il commercio viene prima della moneta e si può fare senza moneta e viene
detto Baratto, scambiando un bene con l'altro, e misurando il guadagno e la
convenienza ogni volta che si ripassa con la stessa merce: quantità commerciata
di ossidiana, o numero via via crescente di barche o battelli impiegati.
Ciò dava benessere, prestigio e attività al gruppo che si
sviluppava.
L'utilità di chi comprava l'ossidiana o il sale era ovvia: il sale,
perché necessario e l'ossidiana, come la selce, perché agevolava la caccia e con
la caccia o con le pellicce si poteva pagare l'ossidiana.
L'utilità di un coltello di ossidiana o di selce può essere
rappresentata dal fatto che ancora oggi molti anziani usano il coltello per una
infinita quantità di impieghi che li rende quasi autosufficienti.
Il Mediterraneo di 8.000 anni fa va visto presto come un via vai di
trafficanti e commercianti.
Dopo l'industria, della selce e del sale, che è la prima attività
economica dell'uomo e che lo definisce uomo (uomo è l'animale che si provvede
degli strumenti per prodursi i beni di cui ha bisogno: frecce, martelli,
coltelli etc.) c'è il commercio, attività economica ad alto potenziale perché
offriva beni altamente utili, ma pur poco costosi: bastava trovarli e navigare
per venderli, cari dove mancavano, nè era difficile fabbricarli: così il
guadagno andava gran parte a chi li commerciava contro prezzi più alti.
Per il
commercio Fenicio o Punico si è stabilito che il guadagno era di trenta volte il
capitale impiegato, che sicuramente era un livello molto redditizio
(Polibio).
Dagli sporadici
commercianti della prima età della pietra ai professionisti del Commercio: i
Micenei e i Fenici.
I Micenei.
I Micenei che abitualmente chiamiamo Achei, sono le popolazioni che
fecero la guerra di Troia e popolavano le città di Argo, Micene, Sparta, in
Grecia. Questi popoli ebbero l'egemonia navale per lungo tempo nell'Oriente del
Mediterraneo e contesero ai Fenici, che poi fondarono Cartagine, l'occidente
occupando la Sardegna e altre piazze forti in Corsica e Baleari.
Tracce importanti di questo insediamento sono le terracotte e i richiami
letterari dei porti sardi quali Olbia, che è un nome di una città della Grecia
antica, secondo l'usanza di ridare i nomi delle città di origine, poi c'è una
Nea - polis indicata nel golfo di Oristano e Cagliari che per avere la città
moderna sopra lascia meno evidenti i siti archeologici più antichi.
Anche per la dominazione Fenicia e poi Punica Cagliari porta lo stesso
problema.
Infatti è sicuramente la città Fenicia più importante della Sardegna, e
le vestigia dei cimiteri ancora evidenti su tutta la collina di Santa Avendrace
lo confermano, per la grande dimensione e la disponibilità di un grande porto
dentro la laguna di S. Gilla che lambisce il Viale S. Avendrace.
Questa evidenza conferma che Cagliari è dall'antichità il centro più
importante dell'Isola, bocca di carico e scarico di merci dal paleolitico in poi
verso l'Africa e l'Oriente e sede di una cultura precedente i Miceni e i Fenici
e attestata nelle colline di Cagliari, in particolare sul colle urbano di Monte
Claro in città, e detta cultura di Monte Claro per i vasi particolari di
terracotta ivi trovati.
A questo polo meridionale di traffici di industria litica e del sale
(anche oggi ci sono le saline), poi di coltura agricola, fa pendant il polo Nord
attestato sia sul versante di Olbia e isole dell'arcipelago maddalenino, come
verso Alghero sottovento, con grandi tracce di necropoli famose quale quella di
Anghelu Ruju vicino ad Alghero, oggi inserite nel comprensorio vinicolo che
produce un vino famoso di nome Anghelu Ruju, cioè Angelo Rosso.
La doppia polarizzazione, evidente fin dalle origini dei primi
insediamenti in Sardegna, è evidente ancora oggi con le due capitali di Cagliari
e Sassari, ad indicare un riferimento antico al Nord Europeo e un riferimento al
Sud antico Africano e Orientale. Questa caratterizzazione passa attraverso tutta
la fase nuragica, che può iniziare coi Micenei (4.000 - 3.500 anni fa) e finisce
coi Romani e mantiene la doppia caratterizzazione Nord e Sud, anche se la
cultura Nuragica si è diffusa capillarmente nell'interno della Sardegna,
preferendo anche le montagne dove ci sono ancora imponenti bastioni nuragici a
difesa dalle eventuali invasioni.
Questa difesa è stata costruita da popolazioni Achee, dette Micenee dalla
loro capitale Micene, e guerriere che lontano dalla madre patria hanno
costituito un nucleo di resistenza duro per impedire invasioni dal mare che già
erano considerate possibili da quando l'egemonia Micenea era venuta meno nei
mari d'Oriente a favore dei Fenici per la caduta della prevalenza Micenea in
Oriente.
Tale caduta è databile poco dopo la guerra di Troia, cioè circa 3.200
anni fa, che indica l'anno di datazione della guerra di Troia.
I Micenei in
Sardegna.
I Micenei rappresentano quindi i primi abitanti numerosi che per la
colonizzazione Achea delle Coste (Olbia, Neapolis, Cagliari) hanno costituito un
nucleo numeroso di popolazione, certamente più numeroso di quella venuta con la
glaciazione sia dal Nord tramite il corridoio dell'Elba e Corsica, che
dall'Africa con possibile arrivo di uomini primitivi verso Cagliari e le coste
occidentali (Iglesiente), ma già indirizzati e motivati dal commercio di sale,
conchiglie, terracotte, ossidiana; ciò prima dei metalli che vi furono poi
trovati abbondanti, per i bisogni dell'antichità: rame e zinco specialmente,
quindi il bronzo.
Questo periodo Arcaico, attestato dalle culture pre - nuragiche, ha
lasciato ampia documentazione archeologica, ma certamente i numeri di
popolazione sono ridotti, forse meno di centomila abitanti, mentre con la
cultura Nuragica si raggiunge la popolazione di 1.500.000 di abitanti, che è la
popolazione che da allora la Sardegna ha mantenuto quasi sempre, con la
differenza che allora era una popolazione densissima (per allora Strabone indica
la Sardegna intensamente popolata e ricca di ogni coltura agricola: come era
ricca finchè è rimasta la vocazione agricola, cioè fino al 1950 circa. Dopo di
che c'è stata ulteriore terziarizzazione moderna e una certa
industrializzazione, non esente dal fare danni all'altra parte
dell'economia).
La cultura
nuragica.
La cultura Nuragica è la elaborazione di una cultura guerriera (Achea,
cioè Micenea), che avendo di fronte nel Mediterraneo una insorgenza di
prevalenza fenicia e la fine della predominanza micenea in Oriente ha provveduto
ad abbandonare le coste della Sardegna per barricarsi al suo interno, dove
manteneva l'egemonia, e lasciando le coste quanto bastava per controllare senza
esporsi direttamente al rischio di invasioni senza potervi provvedere.
Ciò ha comportato l'arretramento delle capitali all'interno dell'isola,
anche se non molto arretrate.
La capitale Nuragica del sud si era spostata dalla precedente
localizzazione nelle colline marine di Cagliari a quella maestosamente difesa di
Barumini, vera porta sud della Isola di Sardegna.
Al Nord la capitale Reale (di Re Omerici s'intende, Re pastori, capi
Regionali di tribù, Re di costruttori di fortezze) può essere localizzata con i
castelli - Nuraghi molto grossi, vere fortezze, quello di S. Antine e Nuraghe
Losa, che costituivano ora l'uno ora l'altro la porta nord e porta verso la
montagna, come era anche la fortezza e villaggio - capitale di Barumini. Come
oggi ci sono le capitali Cagliari e Sassari, allora c'erano le capitali di
Barumini e di S. Antine - Losa.
La necessità per i Micenei di difendersi nell'isola ha comportato la
messa a coltura del territorio per pastorizia ed agricoltura, giacchè non si
poteva più vivere di commercio e di armi che nel Mediterraneo vedevano ormai i
Fenici egemoni (soprattutto nel commercio, ma pericolosi anche
militarmente).
La civiltà nuragica che ne è derivata è durata oltre 1.000 anni, ha
colonizzato l'intera Sardegna, con una attenzione alla montagna dovuta ai rischi
delle coste, ma pur sempre sfruttabile con la pastorizia, e riprendendo quel
luogo della cultura megalitica dove si erano localizzati i primi uomini che
adoravano il sole ed ergevano grandi tombe e adoravano i propri avi. Queste
grandi tombe, comuni nell'interno della Sardegna, si chiamano oggi tombe
dei Giganti perché fatte con pietre grosse e ciclopiche, ed erano tombe
per molti e i più importanti della comunità e Re Micenei , adorati per
dare continuità alla comunità: queste sepolture megalitiche erano luoghi di
culto, come altri ce ne sono in cima alle montagne per il culto del sole e
rivolte a Mezzogiorno (Monte Paulis di Lanusei).
La regressione territoriale dei Micenei ha saldato le culture "moderne"
dei Micenei di allora (3.500 anni fa navigatori) con quelle ancestrali degli
adoratori del sole che seppellivano con grandi pietre.
Ciò si è sviluppato tra 3.500 e 2.700 anni fa quando poi un certo
sfondamento fenicio c'è stato in Sardegna, portando via la parte occidentale e
meridionale della Sardegna ai Nuragici.
In questa posizione rimarranno i Sardi Micenei rispetto ai Punici
fino quasi all'arrivo dei Romani.
Gli archeologi hanno trovato nei pressi del paese di Bonorva le
fortificazioni che i Nuragici Micenei hanno costruito per difendere
gli accessi alla montagna e per contrastare eventuali invasioni dei Fenici che
avevano un forte nella pianura di fronte. Questa fortificazione Nuragica fatta
di muri a secco ad arco secondo la collina e selciati a terra era in opera
comune a tutte le altre opere nuragiche e mostra una situazione tipo frontiera
Indiana, una specie di Fort - Apache, che ha resistito fino all'arrivo dei
Romani.
La cultura
Fenicia.
La cultura Fenicia si insinua in Sardegna e in tutto il Mediterraneo
occidentale perché le altre marinerie sono soccombenti, in particolare quella
Micenea.
Gli approdi ormai liberati dai Micenei, che sono arretrati nell'interno
dell'Isola, sono facilmente raggiunti dai Fenici che prima si attestano
prudentemente su isolotti congiunti con la terra o addirittura staccati ( Solki
, da cui Sulcis ) per evitare rischi di contatto non desiderato. Da
questi isolotti, o penisolette difendibili e a tiro di nave per scappare, i
Fenici si proponevano ai Sardi con manufatti di lana, di metalli e di oro, che
via via sostituivano il commercio Miceneo, e di cui certo non si poteva fare a
meno senza regredire verso la primitività.
Le pelli dei pastori trovavano uno sbocco commerciale e si potevano
acquistare metalli e bronzo in particolare per le armi e tutti gli strumenti,
anche se il bronzo si poteva già produrre in Sardegna prima di ciò per la
presenza di miniere di rame e zinco.
Ma proprio queste miniere furono la prima mira dei Fenici che occuparono
primamente il bacino metallifero detto oggi dell'Iglesiente (dalla città di
Iglesias) e che disposero tutt'intorno le loro città: Cagliari, Nora, Bithia,
Sulci, Tharros, la più importante delle quali sembra ora Sulci solo perché non è
stata coperta dalla città moderna come Cagliari e perché era la più vicina al
bacino metallifero.
Sulci (oggi S. Antioco), isola o penisola sul lato ovest a sud, era una
importante colonia Fenicia e poi Punica (entrambe le parole vengono dal greco
Phoinix) che ha importanti rinvenimenti archeologici tra cui le mura di difesa.
Altri siti archeologici fenici minori si ritrovano lungo la costa orientale a
Muravera, a Tertenia - Sarrala sul mare e a Tortoli - S. Gemiliano di Arbatax,
oltre che nella nuova destinazione commerciale di Olbia - ex Micenea e anche
gli altri siti ex Micenei .
La semidominazione Fenicia della Sardegna ha comportato un migliore
sfruttamento del terreno dal punto di vista agricolo, dato che i punici erano
espertissimi dell'agricoltura ed a Roma si citava di un grande testo di
Agronomia punico del punico Magone.
Però questo non comportò un miglioramento di libertà, e i liberi
ripararono sui monti e colline con terre peggiori.
All'inizio i Sardi guerrieri inflissero una terribile sconfitta ai
Fenici, come guerrieri Micenei, ma dopo i Fenici poterono usufruire di tutto
l'impero coloniale che arrivava fin sull'Oceano Atlantico (l'antica Tartesso
oggi Cadice in Spagna, e nel Marocco Atlantico).
Queste risorse erano venute meno ai Micenei con la fine dei Regni Micenei
in Oriente e i Sardi si difesero solo localmente, con i mezzi limitati di un
regno regionale e non più internazionale. Uno dei deficit era poi la vecchiezza
della tecnica militare che in Sardegna si era evoluta producendo gli stupendi
bastioni dei Nuraghi, ma esaurita questa applicazione di una tecnica di torri di
difesa già nota agli Assiri e da cui forse i Micenei l'avevano presa, furono i
Fenici a fare uso di tecniche di guerra prese da eserciti ordinati e numerosi,
come era avvenuto in Babilonia, eserciti che non poggiavano solo sul valore
individuale acheo che noi conosciamo dall'Iliade.
Questo atteggiamento individuale è ancora visibile oggi e premia la
libertà ma lascia spazio alla poca organizzazione.
I Romani.
Con i Romani lo sviluppo fu superiore in Sardegna, anche se non superiore
alle sole città Puniche che godevano di straordinaria ricchezza dal commercio e
dalla manufattura di oggetti preziosi (Tharros) che serviva tutto il
mediterraneo. Anche se con la conquista parziale della Sardegna, ma si intende
la gran parte di terre fertili (la pianura attualmente chiamata Campidano, da
Campeda o Campania o zona di campi coltivati, dove c'erano prima i Campani o
Greci, o Achei Micenei).
Il nome che i greci diedero alla Sardegna fu quello di Ichusa, che indica
sandalo o piede che è la forma della Sardegna (oggi c'è una buona birra in
Sardegna con quel nome a ricordo dei padri Achei, una birra leggera fatta con
buona acqua delle fonti granitiche e leggere).
I Romani hanno lasciato imponenti resti in Sardegna.
A Cagliari c'è l'anfiteatro ancora intatto perché scolpito sulla roccia
di un pendio di una collina della città, la principale di oggi che occupa la
parte antica della città che si chiama Castello, dal tempo che fu dominio
spagnolo (500 anni fa), castello dei governanti fortificato con belle mura e
bellissime torri del precedente
dominio Pisano (800 anni fa),cioè del tempo delle repubbliche marinare.
I Sardi chiamano questo Castello Casteddu
ed è il nome sardo di Cagliari. Il nome latino di Cagliari è invece Kalaris che
sembra un genitivo latino "delle cale", cale di cui era formato il territorio
intorno, pieno di stagni e anse aperte di mare a formare stagni. Stagni non
ancora chiusi dal mare e che sono ancora in corso di riempimento dall'epoca
glaciale in cui i fiumi avevano rotto quei cordoni litoranei ,che ora si stanno
riformando e definitivamente si stanno ricolmando gli stagni, che sempre nei
racconti di prima, o anticamente erano di più e più grandi. La fase glaciale
abbassando il livello del mare aveva tramite i fiumi sfondato queste barriere
per il correre dell'acqua dei fiumi verso la quota più bassa e fatto un solco
nella attuale pianura e mantenuto parte del terrapieno del campidano a livelli
delle epoche glaciali diverse, e oggi sono chiamate "terrazze" dai geologi che
le ritrovano.
Il fiume glaciale aveva scavato il solco circa 120 metri più sotto del
livello della pianura di oggi e con la deglaciazione il mare si è rialzato e ora
fa depositare i detriti ai fiumi più in alto. Gli ultimi stagni attuali sono le
valli glaciali in via di riempimento (come si può vedere per i laghi alpini e le
paludi della foce del Po che sono ugualmente residui in via di riempimento delle
valli glaciali più profonde di circa 120 metri rispetto al livello della pianura
di oggi e del livello del mare di oggi).
Le bocche dei
fiumi sono attualmente a Oristano e a Cagliari e qui ci sono gli stagni
(Oristano = Oru' e Istainu = Bordo di stagno) dove anticamente c'erano le
cale, come Kalaris appunto luogo delle cale.
Cala è nome greco, poi Romanizzato, e in Sardegna è usato dovunque:
Calasetta (Sulci di S. Antioco), Cala Sinine (Baunei), Calaliberotto (Orosei),
Cala Luna (Baunei), Cala Gonone (Dorgali), Calamosca (Cagliari), Cala Moresca
(Arbatax) e altre a volontà.
Oltre all'anfiteatro Romano, Cagliari presenta resti della città Romana
affioranti su quasi tutta la città attuale.
C'è la villa di Tigellio, poeta dell'imperatore, vicino alla Via Vittorio
Emanuele e Corso di Cagliari di oggi.
Poi c'è la chiesa paleocristiana di Piazza S. Cosimo, vero pezzo di
Palestina a Cagliari.
In tutta la città vecchia vicino alla via Roma e al declivo della collina
(Via Regina Margherita) affiorano con gli scavi stradali i resti romani delle
strade e dei canali di scarico delle acque.
In Viale S. Avendrace, sulla strada all'inizio, c'è una bellissima grotta
incisa e decorata, detta grotta della Vipera, dove le iscrizioni romane indicano
la sepoltura di una donna romana.
Le strade che si diramano da Cagliari sono quasi tutte sovrapposte alle
antiche strade Romane e ancora ci sono i nomi dei paesi segnamiglio usati dai
Romani (Quartu = Quartum milium sull'Orientale Sarda, Strada Antoniniana o
di Marco Aurelio , Sestu = sextum milium per la strada centrale e
Decimo = decimum milium lungo l'asse Cagliari – Porto Torres oggi detta Carlo
Felice perché il Re Savoia la fece ristabilire nell'800.
All'uscita di Cagliari, dalla attuale Porta Castello, dove originava la
strada Romana Cagliari - Porto Torres (Sassari), c'è ora una chiesetta chiamata
del Buoncammino ad indicare fortuna al Viandante che iniziava il viaggio, dove
probabilmente esisteva un tempio alla dea della Fortuna come a Roma c'è sul
Tevere ad indicare l'antica Fortuna ai naviganti per il viaggio.
Da questo luogo si ha un magnifico panorama di Cagliari, delle antiche
cale quasi completamente chiuse da cordone litoraneo, oggi stagni e saline (da
cui il nome di Kalaris).
A Porto Torres c'è una parte intera della città romana, nell'abitato, che
è indegnamente tenuta all'aperto perché si consumi e sparisca.
Questa condizione di mancata protezione delle antichità Romane è forse
una politica distruttiva perché anche a Roma sono lasciate le mura Serviane
consumarsi sotto la pioggia, dopo che si sono salvate per duemila anni solo
perché erano sepolte.
Le mura Serviane, di Servio Tullio cioè, vicino alla Stazione Termini di
Roma sono un esempio di distruzione dolosa abbinata a incuria dolosa. In
Sardegna c'è un ponte Romano su un guado lungo la strada di Alghero Capo Caccia,
visibile dalla strada odierna sulla destra, in totale abbandono.
Una caratteristica negativa del passaggio dei Romani in Sardegna e ancora
visibile è lo scoperchiamento dei Nuraghi.
Chi credesse che i Nuraghi sono mezzo demoliti per le intemperie non sa
che quei nuraghi avrebbero vissuto migliaia, e forse milioni di anni, ma furono
scoperchiati dai Romani per renderli inutilizzabili ai Sardi come difesa, data
la resistenza mostrata dai Sardi.
I Romani sono altresì autori di modifiche nella disposizione degli
abitanti che furono fatti scendere dalle montagne verso altezze collinari di
400, 500, o 600 metri dove ancora si trovano.
Ciò ha portato la migliore coltura agricola, la congiunzione dell'interno
coi porti, prima diviso in Porti Punici e interno dei Sardi, che ha consentito
l'inserimento della Sardegna dentro un'area allargata economicamente sviluppata
quale l'Impero Romano.
La caduta dell'Impero Romano ha costituito un regresso per la Sardegna,
anche se questo regresso è avvenuto più tardi che nel resto dell'Occidente
perché la Sardegna faceva parte dell'impero Romano d'Oriente, che è caduto molto
più tardi.
Comunque, poi, la Sardegna è passata alla parte occidentale portando
tradizioni di gestione territoriale e del diritto che venivano da Giustiniano e
comunque da un impero ben organizzato. Queste esperienze amministrative sono
note col nome di gestione dei Giudicati, o province diremmo oggi, e la
tradizione ci ricorda nomi e princìpi del diritto territoriale (Carta de Logu di
Eleonora d'Arborea).
La parte occidentale dell'Impero Romano ha avuto una più cruda esperienza
di barbarie che viene normalmente coperta con vani discorsi di
cristianizzazione, che cercano di passare oltre la totale perdita dei
diritti.
I domini di
Pisa e Genova.
La Sardegna in epoca Giudicale, post Bizantina, subisce l'intervento di
Pisa e Genova, che si dividono la Sardegna in due parti: al Nord Genova con le
sue colonie di Castelsardo e Bosa e il Sud con Pisa che occupa Cagliari in
maniera ancora visibile con due meravigliose torri delle mura di Cagliari che si
chiamano: Torre di S. Pancrazio e Torre dell'Elefante.
Successivamente la Sardegna passò quasi totalmente a Genova, se si
esclude il tira e molla con gestori locali dei giudicati, la cui più famosa è
Eleonora d'Arborea, che ha mantenuto il controllo di un'area tra Oristano e
Cagliari, fuori Cagliari, che ricorda il regno Sardo del Sud del periodo
Nuragico che aveva reggia e centro a Barumini (Nuraghe e villaggio di Barumini).
Ciò indica che le situazioni in Sardegna sono sempre le stesse dal tempo in cui
sono arrivati i Liguri dal Nord e gli orientali da Est e Sud formando due poli
ben visibili ancora oggi e relativamente diversi e dovuti alla qualità del
terreno utile (Campidano di Cagliari e Sassarese).
Solo di recente si è superata quella disposizione Nuragica che è la
antica mappa del grano, dove si vedono a vista decine di Nuraghi insieme, sulla
linea Macomer - Abbasanta - Nuoro, che costituisce il bacino nuragico del grano
in mano ai Sardi in epoca fenicia.
Con l'abbandono quasi completo dell'agricoltura ora in Sardegna, quella
disposizione viene abbandonata a favore delle coste che risentono del richiamo
moderno del turismo, così come furono allora anticamente importanti per i primi
abitatori per il commercio.
La riapertura ai commerci e alla mobilità è un fattore positivo e una
condizione da cui la Sardegna si è staccata solo temporaneamente nella
storia.
Gli
Aragonesi.
Gli Aragonesi colonizzarono la Sardegna con la forza di un impero enorme
e la Sardegna rivisse nella realtà di scambio internazionale anche se in
posizione non centrale rispetto alla Spagna.
Si può dire che ancora oggi in Sardegna tutto parli degli Aragonesi.
Il castello fortificato di Cagliari (Rione Castello), i palazzi della
nobiltà Aragonese ancora in Cagliari alta con le lapidi a segnare i fatti più
importanti: Carlo V vi mise una lapide che indica che "ci troviamo qui riuniti Principi e Re
d'Europa con 600 navi " per cercare di debellare la pirateria saracena.
Altri misero una lapide di monito dopo il trucidamento del vicerè e
furono uccisi i responsabili e bruciate le case: "Ocho al viandante" chiude la
scritta. Poi ci sono i castelli di Quirra (del Conte Carroz de Quirra, su un bel
monte verso Tertenia) e di Medusa.
I Savoia.
I Savoia sono i veri padri dei Sardi. Non c'è un Sardo che non sia un
soldatino Savoia: per severità di educazione, costanza dei rapporti personali,
fermezza e libertà.
Con i Savoia i Sardi sono liberali moderni, eredi dei Micenei - Achei,
intraprendenti e fermi.
I tempi moderni hanno portato problemi anche in Sardegna dove fa breccia
per generosità una certa ingenuità che è il rischio di ogni persona non
chiusa.
Dei Savoia c'è ancora il monumento al Re Carlo Felice che regnò in
Sardegna a Cagliari e che diede la struttura moderna della strada principale
della Sardegna Cagliari - Sassari
detta perciò Carlo Felice.
Ogni altra cosa, casa o palazzo in Castello a Cagliari, riporta ai
Savoia: i forni della guarnigione, in zona Buoncamino (Torre di S. Pancrazio) il
comando militare, il palazzo Reale, piazza Martini d'Italia e l'ottimo Bastione,
ingresso monumentale notevole al Castello dalla parte bassa della città
costruito dai Savoia.
Conclusioni
Le tracce di
Jolao
Lungo la costa orientale sono molte le
tracce di Iolao ,eroe greco padre di Sardo.
Lungo la linea
orientale ci sono due formidabili
villaggi nuragici , chiamati uno SERRA ORRIOS (ORIOR, delle origini) con templi per riunione del Consiglio di
capi tribù, grosso centro equivalente all’attuale Nuoro cui è vicino.Il villaggio Serra Orrios è il più
importante del bacino orientale montagnoso a cui segue per importanza il
villaggio nuragico di Lanusei- Selène con bellissime e importanti tombe giganti,
seconde solo a quella di Fonni, sepoltura di Iolao, Sardus Pater.
Questo
villaggio nuragico , con nuraghe in posizione maestosa sulla costa con
veduta del mare per 20 chilometri,
controllava le rotte fenicie da 800 metri sul mare con veduta diretta delle
navi, come si può fare oggi.
Questo popoloso
villaggio fortificato chiudeva a oriente il controllo sul mare che diventava
fenicio e completava i bastioni
montani contro i fenici che a Sud avevano Nuraghe Arrubiu di Orroli e a
Ovest il nuraghe di Barumini e
quelli di Losa- S.Antine in un primo tempo, e poi le trincee fortificate di
Bonorva.
Il popolo di
Iolao , gli Iolei o Iliesi , ha lasciato tracce numerose nella zona degli
sbarchi che si chiamano Portum Ilii e poi nelle montagne che si chiamano Perda Iliana ( o Liana)e dove c’è
l’albero portato da Iolao , la
iolea, che i Romani chiamavano olea e che ancora domina la zona chiamata Oleastra.
Con l’ arrivo
dei Romani le popolazioni del Gennargentu furono abbassate di quota per fare
meglio l’ agricoltura e più vicine al mare.
La popolazione
del villaggio nuragico di
Selène fu spostata a
Lanusei, quella del villaggio di Perda Liana- Tonneri fu spostata a Seui, quella di Bau
Mela a Villagrande , e quella di
Gennagentu ,dove ancora oggi il luogo si
chiama Ruinas, ad Arzana.
I Romani fecero
le strade là sui sentieri che
avevano fatto le popolazioni di Iolao, prima fra tutte quella detta Sa Serra , dal mare dello sbarco detto
della Musa del Mare(Musedu) fino a Lanusei ,dove erano salite e dove c’è ancora
Sa Sedda ‘e Sa Porta, dove c’era la porta fortificata a
difesa dopo l’arrivo dei Fenici , lì quando sulla strada si arrivava verso la
montagna.Poi una per Tortolì ancora visibile e una verso Mezzogiorno da Lanusei per la zona agricola detta Su Acu ( Ipsum Vacuum ,
la valle) selciata e ancora
visibile.
Il dio volle
che Iolao fosse ricordato , scolpendo
nel monte prospiciente il porto, nella roccia, l’immagine del guerriero
che ancora si vede verso il mare.
Ma la sua
tomba rimane protetta dietro la montagna a forma di toro che
la custodisce a ricordo del ruolo dello sviluppo dell’agricoltura .
L'economia
della Sardegna dal 1950 ad oggi.
L'economia che si è trovata in Sardegna dopo la guerra è la continuazione
di quella economia medioevale delle Pievi e dell'Agricoltura che molti possono
aver conosciuto.
Questa economia comportava un numero esagerato di addetti alla
agricoltura e alla pastorizia, e per la pastorizia il peso è alto ancora
oggi.
Questa eccessiva occupazione agricola era ottenuta con forte natalità
spinta da prescrizione di procreazione irresponsabile atta a formare addetti a
piccoli Mansi, e come esattamente era nel Medio Evo e come era stato ricostruito
con il divieto di fare vigna Fenicio (cioè col divieto di fare economia moderna)
associato alla prescrizione di procreazione irresponsabile (6 o 13 figli).
La modernità portò la mobilità della popolazione, settoriale,
territoriale e urbana.
Tutto questo ha configurato una nuova struttura della Economia della
Sardegna in senso quasi moderno.
La forte mobilità settoriale ha ridotto l'occupazione o la sottocupazione
agricola, mentre quella della pastorizia, per essere politicizzata e con forti
incentivi e non disincentivi, viene mantenuta.
Ma l'apertura alla modernità dura poco e con lo sviluppo del turismo,
subìto per iniziative esterne quale quella dell'Aga Khan, la Sardegna viene
fatta oggetto del divieto di fare vigna nella forma di impedimento all'Aga Khan
e coll'impedire imprenditorialità turistica o col distruggerla dove c'era da
molto tempo come ad Arbatax.
Il tutto è stato condito con divieti, di falso rispetto dell'ambiente,
chè degli incendi estivi nessuno condanna il deturpamento dell'ambiente perché
fa arretratezza voluta dal Fenicio.
Le aree soggette alla forte contestazione per imporre il divieto di fare
vigna sono quelle meglio tenute. Dove non si deve opporre all'Aga Khan
l'economia controllata è un via libera allo sfascio, con dune marine portate via
dalle ruspe perché tolgono la vista del mare alla casupola.
La situazione viaria e degli accessi al mare è di sterrati o tratturi e
l'ospitalità turistica locale è spesso da principianti perché la professionalità
e il settore è boicottato.
Le alte tariffe di trasporto, combinate Nave - Aereo, fanno stop al
turismo e soddisfano quel fare Fenicio di economia che viene proposto
all'ingenuità dei Sardi.
Quelle alte tariffe di nave si reggono sugli alti prezzi dei biglietti
d'aereo che sono di monopolio perché alti e anche se ci sono più linee sono
sempre di monopolio perché sono due tre volte il prezzo di un viaggio
equivalente libero Europeo o Americano.
D'altronde l'interdizione al volo aereo di Compagnie internazionali è il
segno delle barriere all'entrata effettive che seguono il monopolio.
La struttura ricettiva non ha programmazione né organizzazione e il lato
Sud è totalmente trascurato in termini della sua organizzazione turistica,
contrariamente alla qualità dei luoghi e delle vestigia storiche.
Questo per avere uno sviluppo lento che consente al Fenicio il controllo
politico di ogni iniziativa e mantenere così il controllo sui Sardi e sulla loro
economia com'era con i Fenici e il loro divieto ai Sardi di fare vigna.
L'industria in Sardegna ha avuto una esplosione volta a fare operai
politicizzati, a fare monte dei contributi alla localizzazione di imprese enormi
espressamente vietate.
La chimica del petrolio ha distrutto lagune, litorali e paesaggio, e
visto l'esito di chiusura quasi totale si vede che più che altro era il
programma per impedire il normale sviluppo di allora.
Il blocco delle Autostrade, che in Sardegna non ci sono mai state, ha
bloccato anche l'economia italiana che ora sta sullo sviluppo zero, e forse
negativo tenendo conto dei redditi personali, per le tasse "fenicie" e
l'altissimo costo delle abitazioni, per l'abolizione "anticapitalistica" del
mercato degli affitti urbani e per l'altissimo prezzo delle abitazioni in
proprietà, frutto della azione di eliminazione degli affitti.
La Sardegna dopo questa "cottura" è pronta per essere una regione
destabilizzata a basso sviluppo e quindi è ricondotta ad essere una regione
meridionale, che la tradizione Savoia, Genova e Pisa, aveva sempre
impedito.
L'ingenuità dei Sardi e la falsità del Fenicio fanno questo.
| la lingua sarda
di prof marcello pili |
LINGUA
I COGNOMI DELLA
SARDEGNA
I cognomi della
Sardegna sono raccolti secondo il significato dei cognomi che sono: nomi latini
di animali (Angius, Porcu, Podda, Pisci etc) più nomi di frutti (Piras, Pirastu,
Meloni, Prunas etc) che insieme danno i cognomi degli addetti alla agricoltura,
come se i Romani avessero dato il cognome secondo il loro mestiere. Perciò
per l'agricoltura figurano i nomi degli animali per gli allevatori di animali o
pastori, i nomi dei frutti della terra (Piras, Meloni, Fenu etc), della
lavorazione della terra o dei luoghi agricoli (Campus , Ortu, Putzu etc) e i
nomi della lavorazione del pane (Fara, Simula, etc) per gli agricoltori, per cui
il totale dà gli addetti all'Agricoltura.
Poi ci sono i
nomi di strumenti di lavoro (Marras, Farci, Stocchino, Agus, etc) che indicano
gli addetti all'industria e all'artigianato.
Poi i Notabili
addetti (Pubblici) per ramo di competenza (Dessena, De Muro, Dettori, De Murtas,
De Plano, De Montis etc) che insieme a quelli delle qualità personali (Brundu,
Ruju, Basciu, Mancosu, Pintus, Virdis etc) che abbiamo chiamato cives, come
addetti ai servizi, e i militari (Pili, Piliu, Pilo etc), danno gli addetti ai
servizi.
Nel proseguo
verrà data una tabella degli addetti ai vari settori Agricoltura, Industria e
Servizi che sarà paragonata con una economia recente della Sardegna
relativamente arretrata (1961).
Il confronto
tra il numero di addetti all'agricoltura, industria e servizi di 2200 anni fa,
quando i Romani occuparono la Sardegna e la riorganizzarono dando i nuovi
cognomi in latino secondo il settore a cui erano applicati al lavoro i Sardi, e
gli addetti in percentuale negli stessi settori al 1961, anno relativamente
recente e di economia relativamente arretrata, viene fatto in una tabella dopo
l'analisi della derivazione latina di quei cognomi, qui appresso.
Si può già dire
che la realtà fotografata 2200 anni fa (II guerra Punica) non è molto diversa da
quella del 1961, se non per una maggiore percentuale di addetti ai servizi, e
quindi con una economia più moderna 2200 anni fa rispetto al 1961.
Questi dati in
tabella sono più avanti commentati ulteriormente.
|
AGRICOLTURA |
INDUSTRIA |
SERVIZI |
|
Animali
(Pastori) da Pera
(Agric.) Altri
frutti (Agric.) Altri
prodotti agr. (Agric.) Prodotti
del pane (Agric.) Luoghi
agricoli (Agric.) |
Strumenti |
Professioni
(Notabili) da
Pilum Qualità
(colori) Altre
qualità Altri Altre
parti del corpo Colori
altre qualità |
COGNOMI DELLA
SARDEGNA
Animali
Qualità
da Pera
(colori)
PIRAS
ANGIUS
BRUNDU
PIRAI
PORCU
RUJU
PIRASTU
PODDA
RUBIU
PIREDDA
PUGGIONI
MURRU
PIRARBA
PISCI
PIRINA
PISCHEDDA
+altro
MULEDDA
professioni
+ altri frutti
BOI
DE - S - S'ENA
BACCAREDDA
ANGIONI
DE MURO(U)
MELONI
TRUDU
DE (T)TORI
PRUNAS
LEPORI
DE MURTAS
FIGUS
CABRAS
DE LUSSU
MURA
ACCA
(VACCA)
DE-S-OGUS
MELAS
MULAS
DE PAU
+ altri prod.
ABIS
DE RIU
agricoli
CABIDDU
DE PLANO
SPIGA
PERDISCI
DE MONTIS
CANNAS
PUXEDDU
DE IDDA
ORRU'
(DA
PULIXEDDU)
(DEIDDA)
FENU
DE
LOGU
FLORIS
PULIGHEDDU
DE JANA
PALMAS
MURINU
(DEIANA)
PIBIRI
DE (F)FENU
PISU
DE (S)SOLIS
Che sono poi in
totale come:
Pastori
Notabili
Agricoltori
Poi
Da Pilum
+ altre qual.
Altri
(oltre i colori)
PILI
SULIS
PILIA
BASCIU
SALIS
PILLAI
MANCOSU
SOLIS
PILLERI PIZZINNU
SELIS
PILIU
LADU
PILLIU
ARZU
+ strumenti
PILUDU
ARESU
PILO -
PILI
MANNU
MARRAS
FARCI
Altre
parti
prodotti
STOCCHINO
corpo
del pane
AGUS
PES
PANI
CORDA
CONCAS
FARA
SPADA
MANI(G)AS
(FARRA)
SULAS
PODDIGHE
SIMULA
SASSU
PILLONCA
+ luoghi
DOA
PEDDE
agricoli
CORRIAS
CIUFFU
CAMPUS
ZEDDA (SEDDA)
ORTU
SERRA
PUTZU
PINNA
MA(R)RONGIU
FODDIS
FOGU
CARBONI
colori
altre
qualità
PINTUS
VIRDIS
MELIS
CHERCHI
MACIS
LECIS
FLORIS
PISTIS
ONNIS
ARBA
MARCIALIS
I cognomi sono
di struttura naturale pagana
DE S'ENA
Addetti alle fonti
DE MURO
Muratori e
Impresari
DETTORI
Allevatori di tori
DE MURTAS
Proprietari di pascoli
DE LUSSU
Venditori di roba
di lusso
DE-S-OGUS
Oculisti
e medici
DE RIU
Addetti
alle acque
DE PLANO
Addetti alle
terre (governo) di pianura
DE MONTIS
Addetti
al governo delle terre di montagna
DE IDDA
Addetti
agli affari urbani (impiegati pubblici)
DE LOGU
Addetti al governo della pastorizia
DE JANA
Addetti al cimitero
DEPAU
Addetti
agli affitti dei pascoli
DESSOLIS
Cappellai
+ Altri
strumenti delle Professioni
MARRAS,
FARCI
Zappatori e Falciatori
STOCCHINO
Macellai
AGUS
Sarti e tessitori
LORIGA
Vasai
CORDA
Marinai
SPADA ,
SCUDU
Soldati
SULAS, CORRIAS,
SEDDA (ZEDDA)
Calzolai, Sellai
SASSU,
PALA
Muratori, Edili
SERRA,COSSA(U)
Falegnami
DOA, CUBONI,
CARRADA
Vinai
PINNA,CONTU,CARTA
Scrivani
FODDIS,BROCCA
Minatori, Trasportatori
FOGU,
CARBONI
Fabbri, Fonditori
Tutti si credono eredi
di quegli Achei che hanno colonizzato l'Isola con la realtà del re pastore,
quasi ancora oggi esistente come in epoca omerica, e conferma che gli esempi dei
cognomi di Epoca Romana II - I sec. A.C. sono un esercizio che mette bene in
evidenza la classificazione della popolazione in gente comune(Agricoltori e
Pastori), Professioni(Industria), Notabili(Servizi).
I cognomi sono molto più moderni( 2200
anni fa) dei toponimi,che sono molto più antichi (3500 anni fa ).Tali sono i
nomi di paesi come Nuraminis(città di Noragugume(paese dei cocomeri),
Ballao , Narbolia ( paese
arboricolo), Nurra ,Nora (città), Lanusei(dei boschi lanosi), Baunei (dei
luoghi di valli),Barì ,Orosei(serie di bordi, di costa),Barumini( Baru-dominus,
città del Re)
DERIVAZIONE DEI
COGNOMI DELLA SARDEGNA DAL LATINO
1) Animali
- Sardo -
Latino (nom.)
Italiano
ANGIUS
AGNUS
AGNELLO
PORCU
PORCUS
PORCO
PUDDU
PULLUS
POLLO
PODDA
(Pulla da Pullus)
POLLA (Gallina)
PUGGIONI
(da Pullus)
Pulcino, Uccello
CORBU
CORVUS
CORVO
PISCI
PISCIS
PESCE
PISCHEDDA
(da Piscis)
PESCETTO
MULEDDA
(da Mula)
(Piccola Mula)
BOI
BOVIS
BUE
ANGIONI
(da Agnus)
(Agnello)
TRUDU
TRUDUS
TORDO
PIGA
PICA
GAZZA
LEPORI
LEPUS (Leporis)
LEPRE
CABRAS
CAPRA
CAPRE
ACCA (Vacca,
Aca)
VACCA
VACCA
MULAS
MULA
MULE
ABIS
APIS
API
FALCHI
FALCO
FALCHI
CABIDDU
CABALLUS
CAVALLO
IBBA (da
Ebba)
EQUA
CAVALLA
MACCIONI
CATAL MAXON
GHIOZZO
PERDISCI
PERDIX
PERNICE
PUXEDDU
(da Pulex)
PULCETTA
(da sardo
Pulixeddu)
PULIGHEDDU
"
"
MURINU
MURINUS
TOPOLINO
2) Qualità:
colori
BRUNDU
BLONDUS
BIONDO
RUJU
RUBER
ROSSO
RUBIU
RUBER
"
NIEDDU
NIGRUM
NERO
MURRU
MUREX
ROSSO
(amaranto)
MORITTU
(di Morus)
MORETTO
(di Mora)
MUREDDU
"
"
MORO
MORUS
MORO
(di Mora)
CANU
(CAU)
CANUS
CANUTO
3)
Caratteristiche
PIU
PIUS
PIO
CAMBOSU
GAMBOSUS
Gambe lunghe
BASCIU
_________
BASSO
PITTAU
PINCTUM
PINTATO
(colorato)
MANCOSU
MANCUS
MANCINO
MANNIRONI
(da Magnus)
GROSSO
PIZZINU
___________
PICCOLO
LADU
PLANUM
PIATTO
ARZU
ALTUS
ALTO
ARESU(Arresi)
ARESUM
MAGRO
MANNU
MAGNUS
GRANDE
LANGIU
___________
MAGRO
LEBIU
LEVIS
LEGGERO
VARGIU
VARIOUS
VARIO
BELLU
BELLULUS
BELLINO
GIUA(T)
IUVAT
Che giova
4) Altre
qualità
PINTUS
PINCTUM
DIPINTI
VIRDIS
VIRIDIS
Dei Verdi
FARRIS
da Farreus
Dei Farina
MELIS
da Melleus
Dei Mieli
MELE
"
MIELE
MACIS
MACIES
Dei Magri
CHERCHI
QUERCUS
Delle Querce
LECIS
da Ilex
Dei Lecci
URPIS
URBIS
Delle città
FLORIS
da Flos (Floris)
Dei Fiori
PACIS
PAX
Della pace
PISTIS
PISTIS
Delle pesti
ONNIS
OMNIS
Di tutti
SALIS
SALIS
Di sale
SOLIS
SOLIS
Di sole
SULIS
SOLUM
Di soli
SELIS
(da Salis)
Di sale
ARBA
ARBORICOLA
Di alberi
MARCIALIS
MARCIA
Di Acque
5) Parti
del corpo
PES
PES
PIEDI
CONCAS
CONCAVUS
TESTE
MANIAS
(GAS) MANIGA
MANUS
MANI
PODDIGHE
POLLEX
POLLICE
PALA
(da Pala)
SPALLA
CARCANGIU
CALCANEUM
CALCAGNO
PILLONCA
__________
PEDUNCOLO
PEDDE
PELLIS
PELLE
ORECCHIONI
________
ORECCHIONI
MANCA
MANCUS
Mano Mancina
COINU,COIZZA
CAUDA
CODINO
6) Frutti
PIRAS
PERE
PIRAI
(Piroi)
PERASTRO
PIRASTU
PERASTRO
PIREDDA
PERETTA
PIRODDI
PERETTO
PIRARBA
PERASTRO
PIRINA
PERINA
7) Altri
frutti
MELONI
MELONI
PRUNAS
PRUGNE
FIGUS
FICHI
CASTANGIA
CASTAGNE
MURA
MORE
MELAS
MELE
8) Altri
prodotti
agricoli
SPIGA
(Cabizza)
SPIGA
(Testa di spiga)
CANNAS
CANNE
BACCAREDDA
Bacca
(Caredda)
ORRU'
ROVO
TEGAS
GERMOGLI
FENU
FIENO
FRONGIA
FRONDE
CERCHI
QUERCE
LECIS
LECCI
FLORIS
FIORI
PALMAS
PALME
PIBIRI
PEPE
FADDA
FAVA
(Fascedda)
(FAVETTA)
PISU
FAGIOLI
9) Prodotti del
pane
PANI
PANE
FARA
(Farra)
FARINA
FARINA
FARINA
SIMULA
SEMOLA
10) Altro
professioni
DE
PAU
DEL PANE
DE MURO(U)
DEL MURO
DE
MURTA(S)
DEL MIRTO
DES - S
-ENA
DELLA SORGENTE
DE LUSSU
DEL LUSSO
DE - S -
OGUS
DEGLI OCCHI
DE RIU
DEL RIO
(Del Rio)
DE PLANO
DEL PIANO
DE MONTIS
DEI MONTI
DE IDDA
DEL PAESE
(Deidda)
DE LOGU
DEL LUOGO
DE JANA
DEI CIMITERI
(Deiana)
DE - F -
FENU
DEL FIENO
DE
- S - SOLIS
DEL SOLE
DE - T -
TORI
DEI TORI
11) Altri
strumenti di
mestieri
MARRAS
ZAPPE
FARCI
FALCI
FURCAS
FORCONI
STOCCHINO
COLTELLI
AGUS
AGHI
BROCCA
BROCCA
LORIGA
MANICO (di Brocca)
CORDA
CORDA
SPADA
SPADA
SULAS
PUNGOLI
(del calzolaio)
CORONA
CORONA
SCUDU
SCUDO
LIGAS
LEGHE
SASSU
SASSO
DOA
DOGA (di Botte)
CUBONI
BOTTE GROSSA
CUBEDDU
BOTTE PICCOLA
CARRADA
BOTTE DA CARRO
MURGIA
Recipiente per il
formaggio
dolce
CORRIAS
LACCI (di scarpe)
ZEDDA
SELLA
(Sedda)
BACCHIDDU
BACCHETTA
FODDE (IS)
SACCA
(della Bisaccia)
STAFFA
STAFFA
SERRA
SERRA (Sega)
PINNA
PENNA
CONTU
CONTO
CARTA
CARTA
FOGU
FUOCO
CARBONI
CARBONI
ARRAS
PEGNI
COCCO
(Coccoda)
CIOTTOLO
TREBINI
TREPIEDE
12) Luoghi
di
lavoro
CAMPUS
CAMPI
ORTU
ORTO
COSTA
COSTONE
ARGIOLAS
AIE
PUTZU
POZZO
MA(R)RONGIU
ZAPPAMENTO
13) Da
Pilum
PILI
(Pilii)
PILITI
CON PILO (Pilum)
PILIA
PILITA
CON PILO
PILLAI
PILARIUS
PILARIO
PILLERI
PILERIUS
CON PILO
PILIU
PILITUM
CON PILO
PILLIU
"
CON PILO
PILUDU
PILOSUS
PELOSO
PILO
PILO (Pilum)
CON PILO
(cioè Militari)
TABELLA TOTALI
COGNOMI
1) Animali
25 (Pastorizia)
2) Frutti + Prod. agricoli
+ Luoghi di lavoro agricoli 31
(Agricoltura)
3) Qualità
25 (Cives)
4) Altre qualità
18 (Cives)
5) Parti del corpo
11 (Cives)
6) Professioni
(Notabili)
15 (Notabili)
7) Mestieri
33 (Artigiani)
8) Soldati
8
COGNOMI: TOTALI
Agr.
Ind.
(Artig.)
Serv. Priv.
Serv. Pu
(Cives)
Notab.+ Sold.
56
33
54
23
|
2.200 ANNI FA
34%
19%
47% |
|
AL 1961
38%
29%
32% |
NOTA.
Nota al
confronto tra occupati 2.200 anni fa e al 1961.
L'industrializzazione
sembra più elevata ora, ma molti mezzi di trasporto che ora sono automobili e
meccanica erano prodotti dall'Agricoltura con la produzione di cavalli e buoi.
Si sa che la meccanica è molta parte per l'industria ed è occupazione.
Si nota che
,fatta eccezione per l’industria di cui abbiamo parlato, idati mostrano una
struttura dell’economia piu matura e di maggior benessere 2200 anni fa piu’ che
nel 1961; questo perché l’agricoltura aveva un peso inferiore, pur
incorporando l’allevamento dei
cavalli che ora come mezzi di trasporto meccanici sono nell’industria.
Gli addeti ai
servizi sono largamente superiori 2200 anni fa rispetto al 1961 ,mostrando
perciò una situazione di maggior benessere allora, 2200 anni fa.
Questo conferma
la opinione di chi considera la
fine del Medio Evo in Sardegna nel 1950, con benessere inferiore a quella data al periodo Romano.
Linguistica e Grammatica
L'aspetto linguistico fondamentale del passaggio dal latino al neo latino
è la perdita delle desinenze o suffissi dei nomi con cui anticamente si indicava
il caso o il modo di impiego di quella parola. Ad esempio la parola Rosa in
latino vuol dire rosa e prende la desinenza in ae come Rosae per indicare "della
Rosa" o "alla Rosa".
Nell'Italiano,
nel Sardo, e in tutte le lingue Neolatine compreso l'Inglese, si generano gli
articoli che non esistevano nel latino (Rosa voleva dire la rosa ma il "la" non
esisteva).
Gli articoli
vengono generati dai pronomi già conosciuti: ipse, ipsa, ipsum, e ille, illa, illud, usandoli come
articoli.
Es. Il cane
viene da stesso cane, o da quel cane.
Lat. Canis
Sardo Su Cani, da Ipsum Cani(s)
Lat. Rosa
Sardo Sa Rosa, da Ipsa
Rosa
In Sardo gli
articoli determinativi vengono dal pronome Latino ipse, ipsa, ipsum (che
in latino vale per stesso, stessa) così:
Sardo
Latino
Italiano
Su
Ipsum
il, lo
Sa
Ipsa
la
Is
Ipsis
i, gli, le
Sos
Ipsos
i, gli
Sas
Ipsas
le
L'uso del
dativo plurale (is) o dell'accusativo plurale (sos), non fa differenza perché le
coniugazioni latine vengono abbandonate e ognuno sceglie i casi che
foneticamente sono più confacenti o più comprensibili.
L'articolo
determinativo plurale è unico is, al Centro Sud della Sardegna, diventa invece
sos, e sas al Centro Nord.
In Italiano gli
articoli determinativi vengono da Latino ille, illa, illud.
Latino
Italiano
(il) (le),
il(lo)
il, lo, le
il (la)
la
il(lu)d
(lu dialettale)
(i)(lli)s
i, gli
La derivazione
in Sardo da ipse, ipsa, ipsum latino del pronome esso, essa, cioè in
Sardo
Sardo
Latino
Italiano
Issu
IPSUM
Esso
Issa
IPSA
Essa
Isse
IPSE
Esso stesso
Issoro
IPSORUM
Loro stessi, loro
è chiarissima,
dato che manca solo la p, e c'è in Sardo anche Isse da Ipse, per sé stesso, e
issoro da ipsorum per loro stessi e loro.
Gli articoli
indeterminativi in Sardo vengono dal numero uno latino unus, una, unum,
Le forme
ulteriori di derivazione dopo la eliminazione delle desinenze delle declinazioni
sono:
1) la
semplificazione fonetica come nella parola
Amigdala che
diventa Mendula (It. Mandorla);
2) la
semplificazione grammaticale come nel verbo
Sardo
Latino
Italiano
volo (o
bolu)
volo
voglio
volis
(bolis)
vis
vuoi
volit
(bolit)
vult
vuole
che da
irregolare viene ridotto a regolare, semplificando;
3) si tiene la
s per il plurale, non per l'italiano, ma come per il francese e per
l'inglese; s presa dal dativo plurale in is, o dove capita,
es:
Is
Canis
Ipsis Canis
I cani
Is
Rosas
Ipsis + Acc.
Le
rose
Is
Porcus
Ipsis + Nom.
I porci
con
l'accusativo plurale (Rosas) o il nominativo singolare se in s (Porcus è
plurale in Sardo).
4) Le
trasformazioni dei nomi seguono regole fonetiche semplificatorie, e finali di
nome latino diffusi quali nei nomi
Latino
Sardo
Not
- orius
Not - Oriu
V - arius
Vargiu,
cioè - orius e
- arius, diventano - orgiu e - argiu perché foneticamente più semplici.
5) I nomi che
hanno il nominativo strano o irregolare in Latino vengono presi in Sardo dai
casi a desinenza regolare e foneticamente più precisi, es:
Latino
Sardo
Lepus,
leporis
Lepori
Flumen,
fluminis
Flumini
Mars,
Martis
Martis
Homo,
hominis
Omini
Ciò mentre gli
Inglesi hanno preso Homo per Uomo (trad. Man) e Hominis per Donna (women), con
errore!
Come d'altronde
è mal tradotto in Inglese Muro con Wall che è invece il nome di Vallo (di
Adriano) da loro conosciuto, ma nome erroneamente attribuito al Muro, chè Vallo
indica l'avvallamento antistante il muro e cioè il fossato.
Si vede anche
che gli Inglesi hanno preso il caldo per il freddo (cold); errori che derivano
da malcomprensione della lingua di derivazione come avviene anche in Sardo.
Es:
Accordada
(andare a servizio)
da Accordarsi
Ingurdu (non
affilato)
da Ingordo
Scaddau
(spaventato)
da Scaldato
6) Vale nella
trasformazione del Latino in Sardo anche il principio della sistemazione
fonetica sillabica (più spinta nell'italiano con desinenze sempre vocali che
agevolano il suono e la comprensione), togliendo suoni complessi e di
comprensione difficile, dato il livello culturale basso della fase della perdita
del Latino classico.
Quindi il Sardo
è lingua operativa, volgare, come comunemente è detto, semplificata, ma efficace
(può capitare di vedere ancora oggi bambini alla fonte che fanno lunghe
discussioni in Sardo).
7) Per quanto
riguarda la "vera" corrispondenza col Latino della lingua sarda del Nord o del
Sud, questa sembra una questione infondata perché al Nord, specificamente nel
Nuorese dove si tende a localizzare il "vero" latino, la pronuncia evidenzia
pesantemente il K che non c'è in latino e quindi tradisce il Greco originario
dei Micenei, poi montanari.
Il Sardo del
Nord dice: es.
Sardo
Latino
Italiano
Es. isko
scio
so
mi k'ando
eo (gerundio eandum)
vado
e il Sardo del
Sud dice
sciu
scio
so
andu
eo
vado
col risultato
che è più vicino al Latino il Sardo del Sud per fonetica e
lettera.
8) Un altro
esempio può essere la traduzione dell'avverbio di luogo hic, haec, hoc, o hinc
(It.: qui, ci):
Sardo
Sud inc'est
Lat. hinc est
It. c'è
Sardo Nord ink'est
Lat. hinc est
It. c'è
Sardo Medio iddu
est
Lat. hinc est
It. c'è
dove si vede
nel Sardo Mediano l'uso improprio del pronome illud (iddu) per indicare il ci di
hinc.
Questo esempio del
Sardo Mediano senz'altro indica una non buona rispondenza al latino, non
presente al Sud, e giustificata in zone di regresso e spopolate della Sardegna
nella transizione (Sarebbe come tradurre “c'è” con “lo è” che è sbagliato).
Poi mettendo a
confronto forme verbali del Sud che sembrano leziose, cadenzate, come:
Sardo Sud
Latino
inci
femmus
hinc fuimus
inci
semus
hinc sumus
inci
sunt
hinc sunt
si vede che
sono le forme più aderenti al latino e ciò si spiega col fatto che la zona di
Cagliari da cui si irradia questa forma di Sardo era la più ricca e la più in
contatto con la lingua latina.
Le forme Nord per
queste frasi sono tutte peggiori:
Sardo Nord
Latino
bi himos
ibi fuimus
bi simos
ibi sumus
bi sunu
ibi sunt
e contengono
aspirazioni, alterazioni, e fonetica lontane dal latino.
9) In conclusione quindi si può dire che
la differenza di lingua dal Nord al Sud è appurata, ma questa differenza non
individua una maggiore aderenza al latino, chè tutte due sono aderenti al
latino, se non per il Sud che sembra più aderente.
La differenza fonetica
al Nord può marcare la presenza della lingua miceneo - balcanica nei Sardi
micenei che sono andati poi nelle montagne e parlavano una lingua primitiva
greca la cui presenza è rappresentabile da quelle k pesanti, le aspirazioni e il
parlare secco, che si sono trasferiti al Latino e al Sardo.
Al Sud oltre alla
migliore aderenza al Latino, sia di forma che di fonetica, si può immaginare una
influenza della lingua punica, in tal caso nella fonetica più che nella
forma.
Queste due differenze
possono rappresentare l'influsso del Punico e del Miceneo - greco - arcaico sul
contesto latino più generale per tutti, dato che al Sud pronunciano giustamente
k per le parole greche e ci dolce per quelle latine come scio (u), pertanto non
ha senso parlare di maggior aderenza al Latino se non per il linguaggio del Sud,
che pronuncia il k quando è il k greco e c dolce il c dolce latino di scio.
Quindi il linguaggio del Sud è più aderente al Latino per fonetica e per
aderenza letterale mentre al Nord ci sono storture fonetiche e aspirazioni e
minore aderenza letteraria.
Questo può far pensare
ad una aderenza fonetica e di modo di parlare (aspirazioni e modulazione
pesante) del linguaggio del Nord al Greco - miceneo arcaico sopravvissuto nel
Latino e al Latino nel Sardo.
La parte Nord (o il
Nuorese) è rimasta poi più a lungo lontano dagli influssi dell'Italiano, Pisano
antico e Genovese, che ha determinato un ulteriore addolcimento fonetico nel Sud
rispetto al Nord, fino all'assorbimento di maggiore quantità di termini italiani
o italianeggianti anche in Sardo.
L'arrivo dei Micenei -
greco - arcaici con una lingua arcaica è attestato dalla fonetica greco -
balcanica dei Sardi del Nord (Nuorese) e dalla essenzialità e cadenza del
parlare, che sono pregi del linguaggio di 3.500 anni fa, ma indicano un
linguaggio meno evoluto del Latino che è venuto 1.300 anni dopo, ed è meno
flessibile. Così i riferimenti culturali all'essenzialità, senz'altro positivi
3.500 anni fa, sono all'arrivo del Latino bagaglio da superare, soprattutto da
chi si dice autentico portatore del linguaggio latino e non è vero.
La ricchezza del mondo
latino e classico è rimasta nel parlare più dolce e meno secco del Sud anche se
questa flessibilità non garantisce un assorbimento effettivo della cultura
classica nella lingua. Foneticamente la lingua del Sud è più flessibile e più
aderente al latino.
La modifica
fondamentale dal Latino ai linguaggi neo - latini, e la base del cambiamento
delle lingue antiche a quelle moderne, è la perdita della declinazione delle
parole e dei nomi tramite i suffissi o desinenze variabili, come rosa rosae, con
la ricerca degli articoli necessari alla individuazione dei casi anteponendo le
preposizioni appunto e gli articoli ai nomi, come facciamo ancora. Questo è
il passaggio fondamentale dalle lingue antiche a quelle moderne come il
Sardo
(Influenza del
Latino sul Sardo: molta!).
L'influenza del
Greco
Difficile dire se si
tratta di influenza di Greco miceneo antico o Greco bizantino perché le parole
sono poche, mentre le parole sono precise.
Es:
Sardo del
Sud
Greco
Italiano
Ischidioni
Ischidion
Spiedo
Likittau
Lekythos
Ben curato
o
Allikidiu
da Lekythos
Ben curato
Anche Kale e Kala sono
parole Greche, da cui Kalaris (delle Kale) e Kalàri o Kalaritani, o i vecchi
Klari.
Di questo nome
Kala sono piene le coste: come Cala Gonone, Calasetta, Cala Moresca, Cala Luna,
etc, etc.
(Influenza
generale sul Sardo del Greco; poca)
L'influenza del
Punico
L'influenza del Punico
presente è piccola e solo qualche nome di cosa o luogo (Surra) e qualche cognome
(Sanna) è riconducibile al Punico.
(Influenza del
Punico sul Sardo : poca)
L'influenza del
Nuragico
(o
Protosardo)
L'influenza del
Nuragico è molto conservata nei luoghi (Nur - aghe, Mog - oro) ma è più
difficile riscontrarla nella lingua comune che abbiamo detto è latina.
Il superamento di
questi linguaggi protosardi è dovuto anche alla complessità e ricchezza della
lingua latina necessaria per una vita di relazione e commercio e artigianale più
complessa e ricca che nell'epoca nuragica. Comunque molti toponimi, specie
montani e interni sono riconducibili al protosardo.
(Influenza del
Protosardo sul Sardo attuale: poca)
Il Sardo genera
l'Inglese
C'è un numero elevato
di parole inglesi che hanno un identico termine in Sardo e vengono dal
Sardo.
Queste
sono:
Inglese
Sardo
To
jump
giumpai
To
stress
steressai
Robbish,
robbery
sdorrobai
Top
attoppai
Bussiness
bussinadas
Trucks
traccas
What
eita
Provender
brovenda
Corral
corti
To
test
testai
To
move
moviri
Paper
paperi
Tomatoes
tamata
Hallò
haiò
Stand
standàli
Famìne
fàmini
Bob
Bobòri
The
fort
is fortis (su forti)
Yes,
yea
giai
Curtail
corteddu
Exit
essidi
Piccadilly
piccadillu
Car
carru
Steak
sticchiri
Luxury
lugori
Bias
a bias
Judge
giuggi
Groggy
grogu
Creel
scrillitau
Come si vede tutte
queste parole Inglesi vengono dal Sardo dove esistono e si pronunciano nello
stesso modo.
L'Inglese
genera il Sardo
O forse bisogna pensare
che il Sardo deriva dall'Inglese perché quelle parole sarde vengono
dall'Inglese.
Ma come?
Certo è forte
l'assomiglianza di parole che non esistono in Italiano, ma ci sono in Sardegna e
in Inghilterra.
Certo tutte e due sono
isole, e quindi adatte a conservare di più le lingue per l'isolamento. Es:
To stress e
steressai non c'è in Italiano.
To jump e
jumpai non c'è in Italiano.
Bussiness e
bussinadas non c'è in Italiano
e così via
tutte le altre.
Ma basta questo?
L'Inglese e il
Sardo derivano dal Latino
Il punto fondamentale è
che l'Inglese è una lingua neolatina come tutte quelle dell'ex impero
romano.
Il 90% delle parole
inglesi è Latino. Più cento o centocinquanta parole celtiche.
La ragione per cui si
dice che l'Inglese non è lingua neolatina deriva dal fatto che l'Inghilterra (e
la Germania) non sono cattoliche e così per escluderle si è inventato che le
lingue non erano lingue neolatine.
Ma i numeri inglesi
sono corrispondenti al latino: es.
Inglese
Latino
1 One
Unus
2
Two
Duo
3
Three
Ter
-
4
- 4
-
5
- 5
6
Six
Six
7
Sept
Septem
8
Heit
Octo
9
Nine
Novem
- 10
- 10
I nomi della
settimana pure:
Inglese
Sardo
Italiano
Monday (Moon,
Luna)
Lunis
Lunedì
Tuesday
(Tuèr, Fr)
Martis
Martedì
Wednesday
Mercuris
Mercoledì
Thursday Jovis (jobis)
Giovedì
Friday
Cenarba
Venerdì
Saturday
(Saturn)
Sabatu
Sabato
Sunday
(Sun,Sole)
Dominigu
Domenica
Dal confronto tra
questi nomi ne deriva che l'impianto pagano dei giorni della settimana, secondo
i pianeti del Sole, è stato modificato tardivamente di più in Sardegna per la
presenza di esiliati cristiani, togliendo gli ultimi tre nomi pagani, di cui
resta il venerdì in Italiano (dì di Venere) e il Saturday (dì di Saturno) e il
Sunday (dì del Sole), per Sabato e Domenica in Inglese.
Così è ricostruita
interamente la settimana pagana, da lunedì al giorno del Sole.
(Questo con contributi
del Sardo, dell'Inglese e dell'Italiano).
Non ha
fondamento l'abitudine di non considerare Neo - latino l'Inglese.
Questo ha
spiegazione col tentativo ridicolo di escludere la Gran Bretagna dall'eredità
pagana Latino - Romana, fatto dai cattolici dopo l'abbandono Anglicano (di
Enrico VIII) e Protestante (di Lutero).
Perciò si può
concludere che il Sardo e l'Inglese derivano dal Latino ed è regolare trovare
parole corrispondenti perché corrispondono al Latino.
Così si può
vedere pure che l'inglese conserva il "Genitivo Sassone" che è genitivo latino
della terza declinazione (Homo, hominis; inglese man's), ed è un esempio insieme
al tedesco di incompiuta eliminazione delle declinazioni per suffissi e
desinenze. Ciò denota maggiore rigidità dell'Inglese e Tedesco nel conservare la
lingua o minore elasticità nell'adattarla al meglio, come ha fatto l'Italiano,
il Sardo e il Francese. Nell'Inglese esiste anche il comparativo latino - ior
che rimane negli aggettivi mono e bisillabici come nicer, better, later, nearer,
etc, etc.
Altre
derivazioni dal Latino del Sardo
Continuando,
nell'analisi delle desinenze si vede che
Latino
Sardo
atus
va in adu - au
ata
ada
come
delegatus
delegau
delegata
delegada
e si vede
che
orius
va
in orgiu - iu
oria
orgia
arius
argiu
come
notorius
va in notoriu
febbruarius
freargiu
Ciò sempre
eliminando le desinenze consonanti al singolare e chiudendo le sillabe con
vocale, ed "s" solo al plurale.
Derivazioni dal
Latino dell'Inglese
L'Inglese
conserva addirittura il Latino netto in:
Plus
Notorius
Media
Major
Minor
Superior
Inferior
Luxurios
etc,
che sono di uso
comune e talvolta riprese dall'Inglese in Italiano, ridicolmente pronunciate
all'Inglese anziché in Latino.
Tale Plus pronunciato Plas
e
Major
Mejar
e
Media
Midia
Per concludere,
la derivazione dal Latino Ego
dà:
Sardo Deo (Eo,
Jeo), Deu (Eu)
Inglese
(e Fr) I, Je (o)
Tedesco Ich (o)
Iam Latino
dà:
Sardo Ià, Ciài
Inglese Yes
(Yea)
Tedesco
Ià
Sardo es: Ià si
lu naro, ciai siddu nau,
Italiano Glielo
dico.
Conclusioni
Si vede che le
lingue Europee sono tutte neolatine
come simili (Indo-Europee)
erano
anticamente le lingue parlate in Europa.
Noi comprendiamo il Francese e lo Spagnolo senza gran studio, come i
Romani capivano
il Gallico o il Celtico.
Per quanto riguarda la comprensione dell'Inglese da
parte degli Italiani, oggi è
più una
questione fonetica che di lingua perché si capisce di più lo scritto che il
parlato.
Ciò perché le lingue meridionali hanno una buona sistemazione fonetica
strettamente
sillabata con vocali chiare, e finali con vocale.
(D'altronde, foneticamente già si presentano problemi nel Sardo, dal
Sardo del Sud
al Sardo del Nord o Nuorese, per la presenza di k estraneo, per le aspirazioni e
per la cadenza del parlare).
Si ritorna insomma oggi come era anche nell'Antico, a
lingue di origine
Indoeuropea e
simili tra loro in tutta l'Europa.
L'etimologia di Nuraghe
L'etimologia di
Nuraghe: in Sardo Nuragus, Nurake, deriva dal Sumero Ur,Uruk, città
dei Sumeri e della Mesopotamia.
Questo
significato è preso in senso generico di città, o villaggio, come in
Greco Polis .
Il
contatto tra questi luoghi lontani e tra le lingue è stabilito perché i
nuraghi
sono torri
Assire, e il contatto degli Assiri con gli Achei Micenei è avvenuto in Asia
Minore, e col trasferimento degli Achei - Micenei in Sardegna si è spostata con
loro questa forma di difesa del villaggio o città, e il Nuraghe rappresentava la
città o villaggio.
Quindi Uruk,
Urak, N-urake, (in Sardo di derivazione Miceneo – Antico o Fenicio) è diventato
il nome del villaggio, che ora si dà alla sola torre, che pure rappresenta il
villaggio intero, come si è visto con il simbolo del Nuraghe in una sola pietra
scolpita e custodita dentro il Nuraghe (a Palmavera, Alghero), a rappresentare
l'unità del villaggio.
Uruk - Urak,
Nurak (e), in Latino diventa
Nurakus, o Nurax, o Nuragus, da cui
Nuraghe.
Identiche derivazioni dal Sumero Mesopotamico sono tutte le derivazioni di Nur: Nurra,
Nurri, Nuoro, Nora etc, etc, che esistono come toponimi di Villaggio-città, che
quindi non è un toponimo pre - indoeuropeo, ma semplicemente Sumero,
Indoeuropeo.
Altre derivazioni dal Sumero sono le derivazioni di Ur,
con uguale significato
di Nur (cioè
città o villaggio) e precisamente:
Or -
istano
Mog
- or (o)
Or - istano
ancor oggi si può derivare dal Sardo Ur 'e Istainu: bordo dello stagno (Ur, Uru
= Bordo) o nel senso antico Sumer: Città dello Stagno. Questo dà
anche l'etimologia di oro: cioè Ur, Oru, come città che indica luogo di pregio,
di ricchezza per cui Oro = Ur, Oru = Ricchezza che dà nome all'oro.
Il significato di Uru (ancora in Sardo), cioè Orlo,
Bordo (per Oristano: Bordo
dello Stagno),
deriva dal fatto che in Sumero Ur voleva dire sia città (di Ur) che bordo nel
senso comune, perché Ur era la città nel bordo del fiume (Eufrate), e quindi
vale nel senso di città e nel senso comune di bordo (bordo del fiume Eufrate che
era in partenza, come Ur'e Istainu, bordo di Stagno per Oristano è ancora
oggi).
Questa derivazione non deve dare meraviglia perché molte sono le
parole
Sumere ancora
presenti, e si veda che in Sardegna si sono fissate perché isola esclusa da più
pesanti influenze migratorie e dagli stravolgimenti del continente, e quindi ha
conservato questi legami di 3.500 anni fa in parecchi toponimi.
Ci sono in
realtà altre parole Sumere
comuni, quali i nomi delle classi sociali
della terra
Sumer, che sono gli Amelu e i Meskenu, che in Sardo suonano dal latino Melius
(Mellus) e Meschinu, cioè i Migliori e i Meschini ancora riconoscibili in
Italiano. La derivazione Indoeuropea delle lingue europee è così una derivazione
dalla lingua Sumer (vicina all'India) e documentata nelle tavolette Sumer.
D'altronde anche in
Inglese esiste un
termine simile a
Nurake che si dice borough e che vuol dire borgo,
villaggio, città e che deriva sempre dal Sumero Uruk e che è
largamente impiegato in Europa, come Nurak(e) è impiegato in Sardegna per lo
stesso significato di villaggio, borgo, etc. (es. Salisburgo, Strasburgo etc ,
neigh-bourhood etc).
Anche il Latino
Urbs viene da Ur, come Urbino, Urbania, Orbetello etc.
In Sardegna ci
sono i moderni toponimi ,che prima si chiamavano con Nur e ora si chiamano
Villa, come Villagrande, Villa-nova Tulo, Villanova Franca, Villamassagia etc.,
a conferma che il toponimo Nur - Nurake - Nuraki è simile a quello attuale di
Villa.
Continuando con
il significato di Uruk come città, o luogo di pregio, abbiamo anche il nome
attuale della Mesopotamia, come luogo di pregio (la mezzaluna fertile), che oggi
è indicato con IRAQ e IRAQI che viene da Uruk ,luogo di pregio, città ,ed
è molto simile a N-uraki, in Sardo, derivato dal Sumero, per luogo di pregio,
villaggio o città.
Il nome
nuraghe oggi rappresenta il simbolo del villaggio-città e la torre,mentre prima
era il nome del villaggio, così come oggi nuovi villaggi si chiamano Villanova,
Villagrande etc.
Dallo Spagnolo
VENTANA
FINESTRA
PREGUNTA
(I)
DOMANDA (RE)
ORTIGU
SUGHERO
BERANU
PRIMAVERA
BARROSU
PREPOTENTE
MARRANU
(IA)
MAIALE (SFIDA)
SERRA
SERRA
PRATA
ARGENTO
INTREGA
RIFILARE,DARE
ASSUMBRU
PAURA
PRENSA
PRESSA
PRASSA
PIAZZA
TEMPORADA
TEMPORALE
BURRINCU
ASINO
Dal Punico
SABA
SABBA
(UNA)
SURRA
VENTRESCA (molti)
Una surra 'e
bastonadas
Tante botte
SANNA
BURLA
Frasi
idiomatiche sarde
ORCI BALLA
(da Orcus)
BRUCIA
AISCAU
INESCATUS
ADESCATO
OC ANNU
HOC ANNUM
QUEST’ANNO
AGITORIU
ADJUTORIUM
AIUTO
BELLU
PRENDA
(da prehendo)
CATTURANDO
ASSUMBRAI
ASOMBRO(Sp.)
SPAVENTO
COROMEDDU
CORO MELIUS
IL
MEGLIO
S’AMPULATURA
( da ampullator)
ALZA LA BOTTIGLIA
CARDEDDU
CARDETUS
GROSSO LAVORO
IN
PISSIRIS
INPISSINIS
CON LA PUZZA
MALA
SPESSIA
MALA SPECIES
CATTIVO UMORE
MALA
GANA
MALA VOGLIA
MALU
ETU
MALO MODO
FORROGAI
FORNUM OCCARE
FRUGARE
UNA
SARRETTA
SARRITOR
NON FA PARLARE
A
BIAS, A BORTAS
A VOLTE
SA
BROVENDA
PROVENDA
FIENO PER I CAVALLI
MURIGAI
MUREX OCCARE
RIGIRARE LA PENTOLA
PRUS
A PRESTU
PIUTTOSTO
PRIMEDIA
PRIMAE DIAE
PRIMIZIA
EIA
ETIAM
ANCHE
CIAI
IAM
SI
BECCIU
PERDALI
VETUS PETRALIS
VECCHIO COME LA PIETRA
NIEDDU
PIGIDU
NIGRUS PICITUS
NERO COME LA PECE
SU
CRABU ‘E JUDEU IL CAPRO DEL
JUDEO (parit)
SCOMPOSTO
SU
SURPU ‘E GAIRU
IL CIECO DI GAIRO
(che)S’E BAUNEI
SMODATO
(come quello di Baunei)
CURRIDORIU
CURRITORIUM
BALCONE
Contus
S'Omini a
berritta
S'omini a berritta est
un'omini chi candu essidi de omu non si depidi scaresci nudda.
Tottu si depidi
arregordai poita custu est un'omini ca non podit sbagliai.
In
s'antigu s'omini fu prus liberu, ma candu est benniu su tempus modernu est prus
controllau.
In
s'antigu inci fu traballu meda in prus de fai, sa guerra, ca s'omini balenti si
depiat sempri dimostrai.
Meda s'indi contada de
sa Brigata Sassari ca poi fudi unu macellu in sa guerra mondiali, e ind'ha mortu
meda.
In dogna famiglia du
est unu siu o unu babbu chi ha fattu sa guerra. Ma ancora indi nanta de unu
nonnu chi ha fattu sa guerra 'e Crimea, in su 1855.
In s'antigu meda prus
lontanu est erribada genti 'e meda a tesu, navigatoris e prus esploradoris ca
compranta roba 'e valori po da endi e portanta custa merci a distanza ca mancu
si podit crei oi.
In quindici disi
s'andada in Africa e poi in Egittu e poi in s'orienti ca du e fuit su desertu.
Tandu si viaggià meda e su cummerciu torrada a contu ca fu prus su godangiu de
su cummerciu ca su fruttu 'e su traballu in s'agricoltura.
Tandu toccada a
tribulai po difendi su cummerciu, ca podiat capitai ca in mari s'attoppà genti
mala ca indi furà sa cosa.
Po cussu toccada anda
in medas in sa navi portandu arrasoas o stoccu e meda 'e su godangiu s'indi
andada po mantenni custa genti.
Però fu s'occasioni e
biri sa genti a tesu chi antigamenti fu bennia in Sardigna, ca Sardu fu su figiu
de s'eroi che est benniu cun una spedizioni.
S'est fattu unu
monumentu a custu Eroi ca mutianta Iolau, ca eniada de Grecia cund'unu esercitu
migranti.
Candu funt'arribaus a
Casteddu, ca tandu mutianta Calàris, po i càlas chi due iat, ca non fu cungiau
ancora su stainu, is Calaritanus anti fattu una festa manna e tottus is
cumpangius de Iolau e de Sardu funti abarraus in Sardigna, ca prima mutianita
Ichnusa.
Cummerciandu torrànta
continuamenti in s'orienti e in su viaggiu longu meda genti fudi occupada in
custu traballu.
Ma medas anti pigau su
traballu 'e piscadori o de arraminaiu o de contadinu.
Ma prus erricu fu chini
andada in mari a bendi sa cosa in Orienti, portandu sali, arramini, freccias e
peddis.
Su godangiu fu meda ma
in pagu tempus est benniu a cuncurrenzia atru cummerciu ca erribada in Sardigna
portandu cosa 'e foras.
Portanta oru, estiri 'e
lussu, e ciccanta e fairi schiavus ca non fu bonu.
Est benniu su tempus de
sa guerra e ha toccau a fairi murus in dogna logu po si difendi e continuamenti
inci fu guerra appettottu.
Meda s'indi funt andaus
a sa montera e a Gennargentu faendu fortis e Nuragus, ma su fruttu 'e cussa
terra fu pagu e fu solu de su bestiamini.
D'est toccau a difendi
custu pagu in medas modus e meda ortas.
In s'antigu sa guerra
'e su cummerciu est finia cun is Romanus e totus anti agatau traballu e
cummerciu liberu.
Ma a pustis de is
Romanus est torrau a benni genti 'e foras a imporri cummerciu e a indi pigai sa
cosa.
Cun sa monarchia 'e
Savoia su Sardu a torrau a tenni difesa e siguresa. Ma ha toccau a fai guerras
medas.
I, II e III
guerra 'e indipendenza, guerra de Crimea, I guerra Mondiali e poi sa
Segunda.
Recentementi bivianta
medas invalidus de guerra, de sa primu guerra mondiali, e meda indi ìa mortu, ma
s'Italia fu liberada e fatta cun sacrificiu de meda Sardus. Goffredo Mameli, ca
est nasciu in Lanusei, o su babbu, er mortu a bintidus annus po s'Italia.
Cantu Mamelis inci ada
in Sardigna?
S'onori 'e su Sardu est
onori 'e su Re, ca poniada su nomini a is vias a Lanusei, ca funti Via
Cavour, Via Garibaldi, Via Siccardi, Via Zanardelli. Genti a postu.
Tottu su traballu 'e sa
guerra immoi torrada a essiri inutili. Nemigus de intru funti distruggendu sa
Sardigna, commenti candu is commerciantis de Nora e Sulci furinti ciccandu 'e
fai schiavus e ha toccau a fai sa guerra.
Po cussu s'omini a
berritta essit attentu a si ponni sa berritta ca toccada a tenni conca a postu
po non crei a is tontesas de Nora e Sulci ca immoi funti andandu in sa montera a
fairi dannu cun genti de valori ca non tenit esperienzia de custus falsus.
Po cussu s'omini
berritta essidi sempri a berritta po s'arregodai de portai conca e non pensai ca
potit fai e mancu da tenni sempri calencuna cosa inpissu 'e conca po non si
creiri securu e senza ingannu, ca in cussu etu est facili agatai genti ca
circada de fai fai balentìas.
Po cussu si narat "poni
a conca". Aicci s'omini a berritta est prus seguru 'e biri cun attenzioni ca
genti noa er bennia 'e mari e de continenti e est in is montis circandu genti po
fairi balentìas e dannu.
Chini ha bittu meda
dannu non creidi a chini circa de distruggi sa Sardigna oi e si tenit sa
berritta in conca e non abarrai senza difesa ingenuamenti.
Becciu Perdali
(Vetus Petralis)
Fu becciu perdali
oramai ca si moviada a pagu cun is crabas andandu in camminu a pasci, e torrada
a merici a domu cun sa pubidda e cun is crabas.
Biviada ind'una omu
eccia ca teniada is murus nieddus pigidus de su fumu.
Tenianta geminera e
cogina paris cun is crabas a papanta latti e casu e pani, ca calencunu litru
s’iddu endianta. Su crabu chi portanta pudesciada a tesu ca non s’indi podiada e
toccada a inci furriai su nasu.
Dogna dì andanta a
pasci in camminu e prus fudi in su stradoni ca agatanta erba po is crabas senza
idda pagai.
Istadi e ierru essianta
cun d'unu taju e crabas e torranta a merì.
Ni’ e entu, soli e
forre 'e dì.
Una dì appu ittu 'e sa
ventana ca fu tottu niau e po non fuginai una femmina eccia camminada scurza in
camminu in su ghiacciu.
Custa eccia
biviada a fundu 'e cuss'atru ecciu perdali ca portada is crabas a pasci.
Ancora si narada "mi
paris su crabu 'e judeu" candu unu esti spettenau, e si bi ca in s'antigu
calencun 'atru pascià crabas che custu ecciu ca seus narandu.
Tandu però sa beccesa
non fu dannu ca sempri is figius agatanta traballu e ponianta a postu sa omu e
accodianta a is beccius in domu.
Calencunu non accodiat
a biri su cambiamentu, chi no is prus sighianta a traballai a sa beccesa e
faianta fruttu 'e su sartu e s'occupanta in sa dì senz'abarrai senza 'e fai
nudda in bidda.
Candu funti erribadas
is ferias calencun narada: "ferias?!, pagadas???
Commenti 'e nai ca non
traballas e in prus ti pàganta.
In binnenna si podìa
biri su ecciu cun is giovanus e is pipius, tottu cuntentus ca s'arregorta fu
bona e s'agina faiada unu monti in su teloni o in su pampinu in terra.
Candu enianta is
cuaddus po carriai, totus agiudanta, unu s'indandada cun is cuaddus a bidda e
totus a binnennai.
Portandu agina e
binnennandu si contànta contus de s'antigu e si naràda de cussas perdas chi
movianta is antigus ca fùrinti mannas, ca is antigus fùrinti mannus e
fortis.
Contus de scusòrgius ca
s'agatanta in su sartu o in domu, a sutta 'e su muru o de su mattoni, ca depias
biri in su sonnu chini t'iddu narada.
Tottus contanta
calencunu sonnu, ca torrada in su sonnu e narada o no su scusorgiu.
Tottu cust'òru accuau
non s'iscidi de uba enìada, ma immoi funti scavandu medas tumbas gigantis,
nuraxis e domus romanas ca aicci torrada su contu e si cumprendi ca su scusorgiu
inci fudi a beru.
Appu ittu eu monetas
punicas agatadas in Seui, ind’unu scusorgiu, e aici s'indi agatà medas.
Castiandu in su sartu
si biìa cosa 'e s'antigu, orrugus de brocca, orrugus de mola, e calencuna mola
eccia fudi intrea in calencuna muredda.
Andandu a mari s'indi
biìat atra ‘e cosa, commente 'e nuraxis, pussus de abba, orrugalla de fonderia,
ca parìat stranu poita finu a pagu tempus fa non s'andada a mari.
Est benniu a contu ca
in s'antigu is Sardus andanta meda a mari e medas nuraxis funti a fund 'e
mari.
Tantu si navigàda e
prus funti ennius de mari in s'antigu, ca anti fattu is nuraxis e tombas
gigantis e is domus de janas.
Custus beccius chi
funti abarraus parìanta biviri in is nuraxis, talunu cun sapienzia, atrus
semplicementi.
Cussu ecciu perdali chi
portada is crabas a pasci tenìa prus annus de sa perda e su nuraxi.
Totus traballànta, ma
sa povertadi non fu curpa 'e s'antigu, ca fu prus erricu, ma curpa 'e maladìa
recenti de chini non bolit su sviluppu e su cummerciu.
Oi medas funti circandu
'e fai dannu senza si biri, po nai ca non seus bonus e ciccai unu postigeddu e
non biri comment 'est sa cosa.
Chini fai dannu est
ciccandu 'e fai seraccus e schiavus cun sa disoccupazioni e ciccandu 'e spingi
is atrus a fai dannu.
Su Contu
Su contu fu tandu 'e
Samueli, ca fu bandidu e non s'isci cantu mortus ha fattu.
Si conta ca fu pastori
a seraccu e ca fu circau po mancanza 'e bestiamini.
De tandu fu latitanti e
inda mortu meda e fu ciccau appettottu e fu mortu 'e maladia.
Ma meda atrus indi
contanta, ca s'isci de candu eus intendiu de s'attraccu a Monte Maore.
Tandu inci furinti
mortus meda e atrus attraccus a Corre Boi e in atru logu. Inci fu Liandru e
Tandeddu.
Mortus meda ha tentu in
custas biddas, in Gairu e in Orgosulu po chistionis de fura o atru contu.
Poi ha tentu sequestrus
in tempus ca non fu famini.
E a Pratobello in su
muru 'e sa caserma anti scrittu: "Non credo mancu ca tottus sos bandìtos in
fachere sequestros sian solu disoccupatos e poberos emigrantes………….".
In Correboi, po tempus meda,sa corriera esti stetia
sighìa de is carabineris, ma de tempus meda cussa corriera fu sighìa de is
carabinieris, e in Gennargentu due fu serviziu 'e carabinieris po sa corriera a
Bau Mela.
In tempus prus recentis
ha tentu sequestrus in Lanusei e in Tortoli e sempri parit ca non sia po
famini.
Parit ca sequestrus
sianta prus signali de anticapitalismu. Ca incià genti ca olit tenni is Sardus
in famini comment a is tempus de is Cartaginesus ca non si potiat fai sa ingia
ca fu ricchesa e is Cartaginesus timianta ca is Sardus si potiant ribellai.
Oi parit su propriu e
inci hadi novus cartaginesus chi a bortas funti in su cumunu e ciccanta sempri
'e non fai fai nudda a is Sardus. Non si potit fai sa omu, non si potit fai
s'impresa e sa buttega, non si potit fai sa omu a mari e candu olis unu
documentu funti sempri storias.
Aici inci hat novus
cartaginesus in dogna idda ca fainti seraccus e schiavus e teninti a non fai
nudda, e traballu no indi lassanta fai.
Dogna idda 'e montagna
er morendu e in dogna idda inci ha cartaginesus, ca immoi funti in is montis ca
in sa marina inceddus 'anti ogaus cun is elezionis.
Furint abituaus a istai
prus in sa marina, ma immoi dus connoscinti e inc’iddus 'anti ogàus.
In sa montera ancora
non dus connoscinti e funti faendu dannu cun genti meda ca làssanta disoccupaus,
ma non si podit fai nudda 'e traballu. Totu
est proibiu de s'anticapitalismu, chi olit nai famini.
Aici nosu
teneus meris ca olinti poberus e ca funti in su cumunu e non fainti fai sviluppu
o attividàdi.
Tottu est proibìu e
dognunu depit dipendiri de contributu, de racumandazioni, de prascèris e po ti
fai votai anticapitalismu.
Custus de montagna
funti sperimentandu cussu ca in s'antigu iat tentu in sa marina, ca is
Cartaginesus tenianta in povertadi po siguresa e po non essi indipendentis is
Sardus.
Aicci òi funti ciccandu
'e fai su propriu in is monti ca non dus connoscinti ancora is Cartaginesus e in
sa marina inc’eddus anti giai ogaus
e novu sviluppu est partendu. Ma sa guerra est ancora forti in sa Regioni poita
is Cartaginesus si fainti votai ancora in is montis, e in sa Regioni funti
faendu dannu e circandu 'e non lassai sviluppai sa Sardigna po da dominai.
Commenti faìant in
s'antigu, is Cartaginesus, e po cussu non ciàda occupazioni e sviluppu.
Ca medas possibilidadis
in Sardegna ha sempri stettiu, de s'antigu candu enianta 'e s'orienti a
cummerciai e si funti firmaus po su logu bellu e produttivu.
Torrandu in segus seus
torraus a su famini artificiali po su dominiu in pissu 'e is Sardus.
Ma non tòrrant prus is
contus e ormai totus anti ittu ca is Cartaginesus portant povertadi e chini non
bolit morri e famini s'indi scìdat.
Su
contu 'e is banditus est contu 'e s'antigu ca troppu a longu est andau, si non
sia ca de meda tempus su banditismu siat pilotau de s'anticapitalismu.
S'errichesa de
su mari chi in s'antigu ha portau eròis e populazioni, òi podit fai is Sardus
benestantis, si non si impedit de fai traballu e sviluppu, bolendu tenni invecis
is Sardus in povertadi. Su contu 'e s'antigu est su propriu contu 'e òi, de essi
seraccus o podi fai sviluppu e attividadi.
Dialoghi in
Sardo (Arregionus)
In domu - A
casa
In domu ‘du ha cosa 'e fai. In casa c'è roba da
fare.
Tui circa 'e abarrai in
domu ca enit genti. Tu cerca di rimanere in casa che viene gente.
Prima 'e essìri circa
'e cungiai is fentanas. Prima di uscire cerca di chiudere le finestre.
Torrandu a domu passu
accantu 'e siu Paulinu po comprai pessa. Tornando a casa passo da Ziu Paulino
per comprare carne.
Si non bis sa
televisioni non ses contentu. Se non vedi la televisione non sei contento.
Candu deppu andai a
s'officiu 'e su registru scaresciu sempri calencuna cosa. Quando devo andare
all'ufficio del registro domentico sempre qualcosa.
Domingu est festa e
inci a genti a praugiu: circa 'e comporai su chi mancada. Domenica è festa e c'è
gente a pranzo: cerca di comprare ciò che manca.
Immoi soi straccu e
minci corcu. Ora sono stanco e mi corico.
Cungia sa fentana prima
e t'inci corcai. Chiudi la finestra prima di coricarti. Deu pesu prestu a
mattinu. Io mi alzo presto al mattino.
A su mercau -
Al mercato
A su mercau andanta
femminas a comporai sa cosa 'e papai. Al mercato vanno le donne a comprare la
roba da mangiare.
Oi non du ha pisci.
Oggi non c'è pesce.
Crasi attinti cerasia
primedia. Domani portano le prime ciliegie.
Po immoi non serbit
atru. Per ora non serve altro.
Castia chi du ha lissa.
Vedi se c'è muggine.
Oi soi enniu 'e su
mercau carriau. Oggi son venuto dal mercato carico.
Oi du e iat frutta 'e
continenti. Oggi c'era frutta del continente.
S'agina
sarda est prus durci. L'uva sarda è
più dolce.
Ca
non proit, est ca s'agina est durci. Perché non
piove l'uva è dolce.
Immoi deppu essiri, poi
andu a su mercau. Ora devo uscire, poi vado al mercato.
Senza cosa non si potit
abarrai, bai e compora 1 a cosa. Senza roba non si può stare, vai a comprare la
roba. Erribau
est su pisci? Il pesce è
arrivato?
Andandu a
Casteddu - Andando a Cagliari
Andandu a Casteddu est
camminu malu e mi fai mali sa macchina. Andando a Cagliari è strada cattiva e mi
fa male la macchina
Però du ha cos'è biri.
Bellus montis. Però ci sono cose da vedere. Belle
montagne.
Arribandu a Casteddu du
est troppu trafficu. Arrivando a
Cagliari c'è troppo traffico.
Chi erribas da
campidanu in s'istadi parit unu forru. Se arrivi dal campidano in estate sembra
un forno.
Candu enit s'ora e
s'indi andai 'e Casteddu deppu pensai ancora a su viaggiu longu. Quando viene
l'ora di andare via da Cagliari devo pensare ancora al viaggio lungo.
Prima 'e torrai a
Casteddu inci olit tempus. Prima di tornare a Cagliari ci vuole tempo.
Sinunca toccada a andai
dogna dì a Casteddu. Se no tocca andare ogni giorno a Cagliari.
Si depis comporai
calencuna cosa 'e valori toccada andai a Casteddu. Se devi comprare qualcosa di
valore devi andare a Cagliari.
Mi soi scaresciu 'e
mandai una cartolina 'e Casteddu. Mi sono dimenticato di mandare una cartolina
di Cagliari.
A mari - Al
mare
Candu
est s'istadi andaus a mari. Quando è
l'estate andiamo al mare.
Po calai a mari toccada
a pigai s'asciugamanu e su berrettu. Per scendere al mare tocca prendere
l'asciugamano e il cappello.
Occ'annu ha fattu
calori meda. Quest'anno ha fatto molto caldo.
S'annu passau ha fattu
entu meda. L'anno passato ha fatto molto vento.
In Gaddura du est
sempri entu. In Gallura c'è sempre vento.
Aicci due andanta po sa
barca a vela. Così ci vanno per la barca a vela.
Candu du-e-soi duas
oras basta, mindi deppu andai. Quando ci sono due ore basta, me ne devo
andare.
Si depis piscai, su
fundali est bonu. Se devi pescare, il fondale è buono.
Toccat a tenni
attenzioni a mari, prima 'e fai su bagnu inci olit ora. Ci vuole attenzione al
mare, prima di fare il bagno bisogna far passare il tempo.
Oi essu a piscai a su
notti. Oggi esco a pescare di notte.
Occ'annu
est prenu 'e genti. Quest'anno c'è
pieno di gente.
Benendu 'e
continenti
Torrandu 'e continenti
toccat a fai med'oras de mari. Tornando dal continente tocca fare molte ore di
mare.
Primu
inci poniat prus pagu tempus. Prima ci si
metteva di meno.
Una dì appu agatau
tempus malu. Una volta ho trovato tempo cattivo.
Candu torru in
continenti pigu s'aereu. Quando torno in continente prendo l'aereo.
Candu
erribu tengu ancora oras de trenu. Quando arrivo
ho ancora ore di treno.
Po andai a Casteddu
inci olit quattr'oras de trenu. Cosa e non crei. Per andare a Cagliari ci
vogliono quattro ore di treno. Roba da non credere.
In s'ierru non fait a
viaggiai po su frittu. In inverno non fa a viaggiare per il freddo.
Po Paschiscedda
torranta tottus de continenti. A Natale tornano tutti dal continente. Po cussu
non du ha postu. Perciò non c'è posto.
Medas s'anti fattu sa
omu a mari e beninti 'e continenti. Molti si sono fattì la casa al mare e
vengono dal continente.
Erribandu in Sardigna
si bit s'isula e Tavolara ca est propriu bella. Arrivando in Sardegna si vede
l'isola di Tavolara che è proprio bella.
DIZIONARIO
Sardo
Latino
Italiano
Scabessada
(Sp. Cabessa)
Schiaffo
Scantulada
Cantula
Schiaffo
(Lat. Canto - latus)
Scantergiada
Canterius
Schiaffo
Fudi
Fuit
Fu
Cordula
Cordula
Corda (alim.)
Pegus
Pecus
Pecora
(capo di
b.)
Scandula
Scandula
Scheggia
(di le).
(vedi scandalo)
Mendula
Amigdala
Mandorla
Nomini
Nomen (inis)
Nome
Bragas
Bracas
Braghe (pant.)
Cunnu
Cunnus
Carrabùsu
Càrrabus
Coleottero
Traccas
Tractas
Carri pesanti
(Ingl. Trucks)
Origa
Auricola
Orecchio
Frumini
Flumen (inis)
Fiume
Meurra
Merula
Merlo
Jumpai
Jungo
Saltare
(ingl.
Jump)
Inserta
In serta
Innesto
(in ramo)
Sarmenta
Sarmentum
Vite
Frammentu
Fragmentum
Lievito
Sanna
(Fen. Sanna)
Derisione
Laori
Laboris
Terreno a grano
Murgia
Muria
Salamoia
(del
formaggio)
Smurgiai
Da muria
Fare
colazione
Porcu
Porcus
Maiale
Angius
Agnus
Agnello
Agitoriu
Adjutorium
Aiuto (grido)
Rebuliat(da)
Reboleat
Fa vomitare
Serbit,
servit
Servet
Serve
Baculi(u)
Baculus
Bastone da sost.
Trogulu
Troculus
Andare scomposto
Cardafu
Cardo factus
Non maturo
(fig. stupido)
Nemus
Nemo
Nessuno
Tulla
Trulla
Mestolo
Gutturu
Gutturi
Gola
(It. cons. gutturale)
Orgiu
Hordea
Orzo
Mesanteri
Mesanterius
Intermedio
(di
figlio)
Surra (una
surra)
(Fen. Surra, ventresca)
Tanti
Orgiòla
Hordiòla
Aia
Citula
Citus-ula
Spicchio
(d'aglio)
Badalocu
Vane locus
Chiacchierone
Strigili
Strigilis
Tipo
sottile (magro)
Stravanau
Smodato
Sighenti
Seguente
(di
figlio)
Accolombrau
Aggobbato
(di legno)
Ingaungiu
Ingannum
Esca, assaggio
Streculai
Strepitans
Masticare
Ingorrosu
Invidioso
Scorporau
Goloso (It. scorpacciata)
Scoffau
Fortunato
(it. da
coffa)
Scunnau
Cunnus
Sfortunato
Sculau(ai)
Disfare
Narboni
Bosco basso
Criai
Fare l'uovo
Fruciri
covare
(della gallina)
Scusorgiu
Abscondorius
Tesoro
(nascosto)
Lastima
Pena
Cannaca
Collana
Cuccuru
scargiu
Capriola
(lett. capo-pancia)
Purdoni
Grappolo
Stravanau
Strabalatus
Smodato
(It. strampalato)
Ingurdu
Non affilato
(di coltello)
Gevi
Tenero
Lebiu
Levis
Leggero
Caddargiu
Calidarium
Caldaia
Freargiu
Februarius
Febbraio
Mischinu
(Sumero meskenu)
Poveretto,
mischino
Mellus
(Sum. amelu)
Migliore
Torrainsegus
Torna in secus
Torna indietro
Sconcorrada
S-cum cornata
Scontro di testa
Cuncordia
Cum corda
Concordia
(concordare)
Scuncordai
S-cum cordare
Litigare
Cuncursu
Cum cursum
Concorso
Pusti
prangiu
Post prandium
Post pranzo
(dopo pranzo)
Piste,
piste
Pistis, (e)
O
peste, o peste
(accidenti)
Ampulatura
Ampullator
Alzare le monete (a sorte)
Su laccu
Lacus
Tinozza per abbeveratoio
Oristano
(Sum. Ur, Lat. Urbs)
Città dello
stagno
(oru 'e
istanu)
(bordo dello stagno)
(uru 'e
istanu)
Su Acu
Ipsum vacuum
La valle
Taccu,
teccu
Tacco, pianoro
Accordada
Accordata, donna
a servizio
Scaddau
Scottato, in senso
figurato da una
situaz.
Logu D'oro
Luogo d'oro
(max concentrazione di nur.)
Padenti
Padus
Luogo di fonti
Ordinagu
Ordinalis
Corda
all'orecchio dei
buoi al carro
Strumbulu
Stimulus
Bastone con frusta
per i buoi al carro
Ciuali
Juntalis
Legno che unisce i
buoi
Scunnai
Cunnus
Vincere
soldi al gioco
Sinunca
Sit nunc
E allora
Eia
Etiam
Anche
Ciai
Iam
Sì (Ted.
ia)
Treulu
Tribulum
Chiasso
Treulai
da tribulum
Trebbiare
Ingorrosu
Invidioso
Peri
Perinde
Pure
Codula
Codula
Pietra
Suttalaccu
Sub lacus
contenitore
(per spillare il vino)
Calloni
Calo(onis)
Portatore di pesi
(stupido)
Lugori
Luxor
Lucentezza
(del mattino)
Dillu
Dictum
Detto
Su Singulu
Singulum
Frutto singolo
(di giuggiola)
A forru 'e
soli
In pieno sole
A forru e'
dì
Nell'ora più
calda
Prantargia
Impianto agricolo
(recente)
Becciu
perdali
Vetus petralis
Vecchio solcato
come una pietra
antica
Abentau
Ad ventum datus
Distratto
Giassu
Passaggio
S'iskra
Istrum ( Istrumai)
Terre di fiume
Appiu
Sedano
Furrighitta
Arnese di canna
con ruota
dentata
Pertighitta
Pertichetta (di ramoscello)
Matracca
Arnese di ferro
per fare rumore
Scimingiai
Svenire, scemare di forza
Cranculada
Bloccata dal freddo
(di
mano)
Trebini
Trepiede
Appinnigonai
Fare tante
pieghe
(del vestito)
Coccoroni
Grumo di terra
Coccoruddu
Coccorutus
Massiccio (da coccoda)
Coccoda
Coccum
Masso di pietra
Coccineddu
Coccinus
Asino (cioè di pietra)
Strumbulu
Stimulus
Frusta, stimolo
Scorporau
Smodato,
di mangiare
(vedi scorpacciata)
Purdiau
Putridatus
Marcio, (di legno)
Insinsulu
Insinsulum
It.
Zanzara
(insinuare)
Nodiu
Notius
Più noto, risaputo
Su jù
Juntus
Coppia (giunta) di buoi
Aresti
Agrestis
Agreste,
selvatico
Ora 'e
scabulai
Scapulare
Ora di smettere
(il lavoro)
Scabuladda
da scapulare
finiscila
Coroddis
Coronis(nidis)
cima
Corongiu
"
"
Ponzianu
Abitante di
Ponza
(nome proprio latino)
Famini
Famen (inis)
Fame
Mannu
Magnum
Grande
Mesanteri
Intermedio
(di figlio)
Pitticcu
Piccolo
Prandiu
asi?
Prandium habes?
Hai pranzato?
Cea
Focea (Fauces)
Foce
Mesucea
Medium focea
Slargo del
fiume
S'iskra e su
pesau
Il piano del fiume
e la costa
rialzata
Klari (o
Kalàri
(Gr. Kale)
Abitanti di Cagliari
o
Kalaritàni)
(nome antico)
Jassu
Jacio
Passaggio (tra muri)
(pertugio)
Pertus
Pertusus
Buco,
porta
A pustis
A posteris
Dopo, poi
Scrabionau
(da caprum)
Spettinato
Stòri
Astoris
Falco
Primedìa
Primae diae
Primaticcio
(di frutta)
Scoffau
Fortunato
Portu
Portus
Porto, nome
latino di
Arbatax
Diciu
Dictum
Detto
Muttetu
Mottetto
Rebuliat
Rebuliat
Fa
vomitare o nausea
Spirritu
Spiritus
Magro
Cabudanni
Caput anni
Inizio
d'autunno
(anno agrario)
Ocru
Oculum
Occhio
Trudu
Trudus merla
Tordo
Strigili
Strigilis
Sottile
Strigiula
Strigilis
Spazzola
(da strigliare)
Su sostru
Sostratum
Il
soppalco
Su porci
Porticus
Il portico
Tampogu
Tam pocum Tanto poco
(almeno)
Carrargiu
Carrarius
Strada di carri
(sp. carretera)
Lunis
Luna - ae
Lunedì
Martis
Mars - rtis
Martedì
Mercuris
Mercurius
Mercoledì
Jovis(bis)
Juppiter (Jovis)
Giovedì
Cenarba
Venerdì
Sabatu
(Jud. Sabba)
Sabato
Dominigu
Dominicus
Domenica
Poddini
Pollens
Crusca di farina
Bilisoni
Corbezzolo
Lentiscia
Lenticchia
Lentiscu
Lentischio
Ciciri
Ceci
Fa(scedda)
Faba
Fave
Pisurci
Piselli
Samucu
Sambuco
Spinarba
Spina arbor
Cardo
Orrù
Rovus
Rovo
Teria
Spine
(cespuglio)
Filici
Filix
Felce
Crobi
Corbis
Corbula
Ita
lastima
Che
pena
Tegi
Teges
Trappola per uccelli
Lassu
Laccio, trappola per
uccelli
Prensa
(Sp. prensa)
Pressa per l'uva
Su tabiccu
(da tabernaculum) Il muro tramezzo
Sa bovida
Bovilis
La volta,
portico
Standali
Stantalis
Palo
alto
(da competizione)
Impirigai
Impigliare
Alloriai
Lorica
Rintronare
(Allorigai)
di chiacchiere
(usa
loriga come giro)
Unu
Unus
Uno
Dus
Duo
Due
Tres
Ter
Tre
Quattru
Quater
Quattro
Cincu
Quinque
Cinque
Ses
Sex
Sei
Setti
Septem
Sette
Ottu
Octo
Otto
Noi
Novem
Nove
Deci
Decem
Dieci
Moddissosu
Pane
casareccio
(morbido)
Moddissi
Mollis
Lentischio
(arbusto morbido)
Cranculai
Fare la
mano fredda
Attittirigandu
Tremando dal freddo
Titia
Segno del
freddo
( es.titia su
frittu)
Attittiradoras
Donne del
pianto
Issoro
Ipsorum
Di loro
Coccorrocci
Ghiaia di roccia
Cuccuru
(Sum. Kukur)
Cima di pietre
(abitato di
pietre)
Triculi
Triculum
A tre
punte
Murdegu
Mordicus
Pertinace
(arbusto)
Fusti
Fustis
Bastone
(fusto, come
fustigare)
Anguli
Angulus
Pane a forma
(angolato)
Malloreddus
Da malleus
Fatti col dito
Alinu
Alienus
Albero (forestiero)
Aliga
Aliena(res)
Immondezza
Prata
(Sp. plata)
Argento
Prensa
(Sp. prensa)
Pressa
(dell'uva)
Affroddiai
(Lat.Flores)
Far ben vestire
Frustigu
Piccolo
rametto
Pittoriga
Orecchino
Cugumeri
Cetriolo
(da
cocomero)
Corcoriga
Zucca
(da
coricare, che
sta coricata)
Inpissiris
Inpissinis
Puzzante (chi
è suscettibile, o sull'orlo)
Occ'annu
hoc annum
Quest'anno
Massulai
Massula
Masticare (la
massula, il boccone)
Streculai
Strepitans
Masticare (con rumore)
Cadìnu
Cadìvus (che cade)
Cesto, per gettare le
cose che vi cadono
Contoniai
Rientrare (a casa per
cantoni di
case)
Nieddu
pigidu
Nero come la pece
Gravellu
Graveolaus
Garofano
(profumato)
Peus
Peius
Peggio
Nodiu
Notius
Più noto
Spilurziri(ziu)
Pilus ursi
Pelo d’orso, Rabbrividire
(Pilu 'e
Ursu)
(rizzare di peli)
Arregiolai
Regulare
Pianellare (da fare
(fare)
pianeggiante il pavimento)
Scursura
Cursor(oris)
Api
vaganti
(de
Abis)
(novelle)
Simbula
Simila
Semola
(simula)
Trebussu
Triplus
Forcone
(a tre forche)
Trevessu
Tribus verbis
Di poche parole
Toponimi di
Lanusei
Niu susu
Nido di sopra
Niu giossu
Jacio
Nido di sotto
Barigau
Variegatus
Parte intermedia
Monte
Nulai
Mons Lunaris
Monte Lunare
(alba)
Selènis
Selènis
Della
luna
(monte del
tramonto)
Trubistis
Rupestris
Delle rupi
Bingialis
Vinealis
Delle vigne
Porcilis
Porcilis
Dei porcili
Coroddis
Coronidis
Delle cime
Padenti
Padus
Dei
fiumi
(pad-entis)
Perdaleri
Petralerius
Pietraia
Pissicuccu
(Sum. Kuk, Lat. super)
Cima di su
Cuccuru
longu
(Sum. Kuk-ur, Lat.
longus) Cima lunga
Triculi
Tricolum
Monte a tre
punte
Marcìa
Màrcia
Acqua marcia
Marcusei
Marcia series
Luogo delle acque
(fonti
dell'acquedotto
romano)
Genna
settili
Janua subtilis
Porta sottile
Mauru
Sauru
Maurus saurion Luogo dei
ficodindia
(frutti mauri)
Sessula
Saxulum(a)
Luogo di sassi
(di fiume)
Flumini
Flumen(nis)
Fiume
(frumini)
Scala 'e
murta
Luogo del
mirto
Calaregus
Discese
Taccu
Tacco,
di pianoro
Elixedu
Ilicetus
Luogo
dei lecci
(da ilex)
Su puleu
Pulex (locus)
Luogo delle
pulci
Cardedu
(da cardo) Cardetus Luogo dei
cardi
Pira onni
Pira omnia
Luogo di tutte le pere
Sa tanca
Luogo di terre chiuse
Praidis
Petra-ae
Luogo delle pietre
Bau Mela
Vacum melas
Valle
delle mele
Gual 'e
ferru
Juntalis
Giuntale (di
buoi)
(juali 'e
ferru)
di ferro
Cancedda
Cancella
Luogo dei cancelli
Cuccunai
(Sum. Kuk, Lat. narius)
Cime molteplici
Nomi di città e
paesi
Kalaris
(Gr. Kale, lat. Kalaris) Luogo delle cale
Nuoro
(Sum. Nur, da Ur)
Città
Nurallau
(Sum. Nur, Lat. locus)
Luogo di città
Gonnos
codina
Gonnos fodina
Città di miniera
Nuraminis
Città di miniera
Barumini
(Sum.Ur,Lat.Dominus)
Città del Re
Nora
Città
Nuragus
Nuragus
Nuraghe (villaggio)
Nurachi
Nurake(Uruk)
„
Narbolia
(Sum. Nur, Lat. olea) Villaggio delle olive
Barì
(Sardo)
(Sum. Bar, da Ur)
Villaggio
Noragugume
Villaggio delle
zucche
(o cocomeri)
Gest-uri
(Sum. ur)
Villaggio
Mog-ur
(oro)
(Sum. ur)
Villaggio
Nurri
(Sum. ur)
Villaggio
Nureci
Nurax-cis
Villaggio
Nurra
(Sum. nur)
Luogo di pregio
Nughedu
Nuraghetus
Piccolo
villaggio
Nule
(Sum. nur, lat. Locus)
Villaggio
Serra
Orrios
Serra orior
Luogo delle origini
Oristano
(Sum. Ur)
Villaggio, città
(Oru 'e
Istanu)
dello stagno
Nuovi toponimi
con Villa, moderni
Villanova
Villa nova
Città
nuova
Villagrande
Villa magna
Città grande
Villasimius
Villa similis
Come un villaggio
Villa
sostituisce Ur, di Nur, per villaggio - città.
Nomi di città o
paesi che finiscono in ai, ei dal latino finale in series.
Lanusei
Lanus-series
Luogo
della lana
delle
pietre (muschio)
Orosei
(Sum. Ur, Lat. series) Città dei
bordi
(di costa)
Urzullei
Altum series
Luogo
alto
(città)
Baunei
Vacum - series
Luogo delle
valli
Altre
forme lessicali :
FORROGAI
FORNUM
OCCARE
MURIGAI
DA MUREX
(MURIGADDU)
STRECULAI
STREPITUM
MASTICANDO (ARE)
STRECULANDU
SPEADDU
ANGULI ('E
CIBUDDA)
ANGULUS (di pane)
PRUS
PAGU
MENO
CARDAFU
CARDO FACTUS (Cardofactus)
(Cardo,
Ablativo)
MARSIGUSA
GRANARILLA
COLOMBERI
MURDEGU
(A)
MORDICUS
ERBA 'E
ENTU
ARMIDDA
SOGARGIA
CACCIUMBULU
SCRARIA
FEURRA
FERULA
CARDULINU
BULLETTU
(BOLETUS)
GONNOS-CODINA
(Lat.FODINA )
CITTA’ DI MINIERA
FODDINI
(da FODINA) CENERE, POLVERE DI CARBONE
FODDI
(da FODINA)
SACCO PER CARICHI
FODDI ‘E
BERTULA
LATO DI BISACCIA (SACCO)
La presenza di
parole come Murigai da Murex e
Foddini e Foddi da
Fodina-Miniera
ci portano al tempo della lavorazione della Porpora e
delle miniere.
ECONOMIA
PROSPETTIVE
ECONOMICHE DELLA SARDEGNA
(NAZIONE SARDA ED ECONOMIA)
Strabone dice che la Sardegna è un'isola con "molta terra fertile di ogni
prodotto" e così non descrive alcuna caratteristica naturale che corrisponde ad
una regione di poco benessere o di poche possibilità di sviluppo.
Già dal tempo nuragico la Sardegna era densamente popolata con nuclei
abitativi di rilievo (oggi resti di villaggi nuragici), che per l'occidente
erano allora la vera eccezione di modernità che la Sardegna derivava da
migrazioni belliche dall’Oriente.
Dice Sallustio che le popolazioni Nord - Africane erano derivate
dall'esercito di Eracle (migrazioni belliche) composte da Persiani e Medi che si
era recato in Spagna, indicando i due tipi di popolazione attuale Tunisini e
Marocchini (i Medi) e gli Spagnoli
e i Sardi (i Persiani o
i Greco Micenei).
La traccia di quel passato glorioso i Sardi la conservano nelle ziqqurat
mesopotamiche di "monte S'accoddi" e nelle popolazioni che hanno tracce precise
della migrazione che sembra di oggi
ma invece è di 4.000 anni fa.
La Sardegna ha dunque tutte le carte in regola per essere protagonista
della modernità, giacchè sempre è stata all'attenzione nel mondo antico per le
risorse pregiate che essa conteneva: ossidiana, metalli, sale, buona caccia e,
dice Strabone, buona terra fertile di ogni prodotto.
Dopo aver passato un lungo medioevo che è finito nel 1950, il boom
economico italiano ha coinvolto la Sardegna come un protagonista integrato nei
benefici e nello sforzo produttivo moderno dell'Italia.
Recentemente, a sviluppo moderno quasi fatto, è sorta l'enfasi della
specificità, della particolarità, insieme ad alcuni segni di devianza
individuale poi più diffusa e di prospettiva politica che non è solida dentro
l'ambito della Repubblica di Platone.
Il valore e la virtù dei Sardi, detta balentìa, continuava la tradizione
Romana della virtus civile e del valore della libertà.
Quello stesso valore che ha contribuito alla formazione dell'Italia
nell'Indipendenza, nella guerra di Crimea e poi con la Brigata Sassari, che ogni
Sardo conosce e ha conosciuto nella prima guerra mondiale, Carso ed altro.
Bisogna evitare che la bontà e la semplicità dei Sardi porti però questi
a spingere con un pedale verso l'obiettivo dello sviluppo di cui tutti sentono
il bisogno e con l'altro verso una situazione socialmente sfilacciata e di
aggressività di cui l'interesse può essere solo quello della divisione dei
Sardi.
Le risorse economiche di base, pur scarse, non sono mai un vincolo della
modernità, ancor meno lo sono quando la Sardegna si vede naturalisticamente la
Regione più favorita e quindi deve solo predisporsi per usufruire di questo
vantaggio.
Ci sarebbe bisogno di riprendere le riunioni dei capi tribù a Serra
Orrios o a S. Vittoria di Serri, per riprendere i discorsi della Sardegna -
Nazione, quando l'isola esposta ad ogni pericolo esterno si realizzava come
Nazione federando le tribù, organizzando le forze, e gestendo i problemi
complessivi con la saggezza degli anziani e capi tribù.
Così, sempre meno discorsi venuti dall'esterno, piani di
industrializzazione che i sardi non hanno deciso, la continuità culturale
interrotta, il rifiuto dell'uso del territorio in senso moderno.
I Sardi, in sé, sanno che queste cose non sono state felici ma si cerca
la soluzione individuale, la perdita della libertà economica, la rinuncia
all'iniziativa, la magra consolazione dell'assistenzialismo che è insufficiente
in principio e in prassi, anche politica.
Che i Sardi parlino tra di loro, prima che per correnti di pensiero
esterno!
Che si distinguano gli uomini di buona volontà, e tra questi quelli che
dicono che vogliono il bene ma senza che a questo voler bene si associ una
realizzazione di bene. Ciò non è molto facile, e non è molto difficile. I Sardi sono
tutti parenti, visto l'isolamento, pertanto devono essere compatti tra di loro
ed aperti agli altri.
Cosa fare consegue: ogni cosa che porta benessere a sé e agli altri, ciò
che si dichiara per bene e si realizza per il bene previsto.
Non va bene lo sviluppo proiettato dall'esterno, quello che i Sardi non
possono valutare, non possono capire né sostenere e che poi se si sfascia non
possono e non sanno sostituire.
Si è visto che
l'Italia ha superato bene la crisi petrolifera delgli anni ‘70 con la formazione
di una nuova economia flessibile in alcune regioni (Toscana, Emilia, Marche) che
limitatamente sta prendendo piede, come piccole iniziative, anche in Sardegna
.
Se i Sardi non vengono deviati da obiettivi di tipo generale,
l'industrializzazione ad esempio, possono intraprendere con profitto piccole
iniziative che crescono. La Regione non sia di freno. Il modello industriale per
la Sardegna non esiste, salvo quella piccola industria che viene stimolata dalla
domanda locale.
Il turismo è
quella valvola di contatto esterno della famiglia sarda con "gli altri" e dove
questa attività può far stare bene tutti. Tutto il resto di attività moderne che
si possono creare ben vengano, perché i settori si evolvono e se i Sardi non
fossero usciti dall'agricoltura, dai paesi, nel 1960, per nuovi lavori e nuove
residenze sarebbe apparso ridicolo oggi il discorso del mantenimento di tutte le
attività tradizionali perché non ci
sarebbe stata modernità . Quindi flessibilità, disposizione al nuovo, salvare il
tradizionale che si può inserire nel moderno.
Il moderno è come quel contatto col mare che i nostri antenati non hanno
disdegnato e da cui sempre viene ogni cosa.
Marcello Pili
Università di
Roma
"La
Sapienza"
Roma
17/7/95