Politica liberale e deformazione dei media
Difficilmente arriveremo all’individuazione di una politica liberale non generica se noi seguiamo gli argomenti che vengono posti all’attenzione della stampa e della televisione prendendo la parte per qualcuno degli argomenti in contesa.
Questo
perché l’informazione di tutti i settori è già corrotta e taroccata dal
fatto che gli argomenti da porre in circolazione e di discussione sono scelti
dalle agenzie di stampa per la stampa e dalle sei televisioni (potremmo dire di
regime Rai –Mediaset).
E’
orribile vedere come i telegiornali siano ridotti, tutti uguali e ripetitivi,
con gli stessi soli tre punti commentati con le stesse parole.
Le
libere voci sono il Giornale di Feltri
e L’opinione delle Libertà, e per
chi non credesse invitiamo a vedere qualche telegiornale di piccola rete che
ancora legge le notizie d’agenzia e c’è quindi la verifica che ci sono
molte notizie interessanti e utili che vengono censurate dalle sei reti di
regime per fini di irregimentare l’opinione rendendola comune (o comunista?).
Spero
che ora a queste piccole reti finora sfuggite all’intervento non venga esteso
il controllo del grande fratello totale.
Però
voglio approfondire una parte dell’informazione, “L’economia” che io
insegno, per dire che quasi tutto ciò che si dice su questo argomento è falso
e costruito per far derivare dibattiti intorno a fatti che non esistono.
Cominciando
dagli ultimi in ordine di tempo vediamo perché mai le discussioni sui parametri
di ammissione agli accordi di Maastricht si svolga sul deficit di bilancio dello
Stato (che è intorno al 3% poco più poco meno).
Tutti
noi sappiamo che c’è un altro parametro detto rapporto
tra debito pubblico intero accumulato e Pil che non viene mai trattato se
non nelle tabelle del Giornale e mai nei commenti.
Perché
si crede che questo parametro non conta per la valutazione della nostra
ammissibilità quando il rapporto è 124% e deve invece essere inferiore al 60%?
Come si crede di poter far quadrare questo parametro?
Semplice,
se non se ne parla, e si canalizza (tramite i sei canali televisivi di regime:
mai nome più appropriato) la discussione intorno al 3% del rapporto deficit/Pil.
Spero che sia chiara la differenza del rapporto
Debito Pubblico totale su Pil e Deficit Annuale su Pil.
Così
facendo in Italia si da a intendere credendosi furbe che le obiezioni (poco più,
poco meno del parametro) sono da ragionieri e quindi è evidente che noi
(Italia) saremmo in Europa di diritto.
Questo
è un esempio presente di falsificazione dell’informazione in economia e
possiamo seguirne lo sviluppo per vedere come va a finire. (Andrà a finire che
nessuno parlerà dopo l’esclusione di Maastricht del rapporto Deficit/Pil e
della ragione della nostra esclusione per intero).
Stanno
già arrivando dal regime della disinformazione le prime iniziative di diversivo
sull’argomento: “L’Europa era l’unico modo per tassarvi” “Senza
questa tassazione saremmo scoppiati” etc. etc., e così prima di chiudere
l’anno vedremo l’intera operazione di disinformazione.
Ciò
in economia è la regola e si basa sul fatto che i giornalisti dell’economia
sono scelti molto spesso ignoranti di economia e “conduttori”, in senso
elettrico, di informazioni prefabbricate senza capirle come base per non
criticarle.
Tutto
ciò però ha a monte l’Università dove l’insegnamento è costruito su
libri standard adeguati a non far capire niente (è ciò che serve!!!) e i
docenti sono selezionati nei concorsi a cattedre spesso col criterio del ramo
politico e della massima e della massima subordinazione, che si verifica col
fatto che quasi nessuno scrive di economia sui giornali, e avrebbe in realtà
poco da dire su quella base di selezione. Solo col ministro del Polo Podestà un
po’ di concorsi sono andati in mano ai giudici. Tale situazione vige in Italia
almeno dal centrosinistra (1961), cioè quando gli economisti magnificavano la
nazionalizzazione dell’energia elettrica, l’intervento dello Stato
nell’economia, come strumento progressivo di sviluppo, poi la programmazione
economica con tanto di Ministro e pseudo-esperti che magnificavano la
programmazione perché derivata concettualmente dal controllo marxista
dell’economia e tutto doveva preparare l’arrivo dei comunisti al governo
stendendo un sentiero di positivo e di bene per questo sulla strada.
Quei
pseudo-esperti sono ancora tra di noi e sempre dalla stessa parte con finti
socialisti e veri comunisti.
Quando
l’attacco negli anni ’70 al capitalismo, fatto col cartello del petrolio
(monopolio che ha alzato il prezzo di dieci volte), con l’uso della lotta di
fabbrica per fini distruttivi fiancheggiata dalle Br, aveva messo in discussione
il livello di produzione, di benessere, e l’impiego di forza lavoro, allora si
diceva che il capitalismo era “marcio”, che c’erano le cosiddette
“contraddizioni interne” che ora si chiamano “capitalismo selvaggio o
spinto”, “consumismo et egoismo”.
Nessuno
sa che il massimo di occupazione in Italia si è avuto nel 1961 (prima delle
rivalutazioni “fantasiose” degli occupati dell’Istat) e che questa data
corrisponde con l’avvio del centro-sinistra.
I
socialisti non capiscono la ragione dell’assalto che hanno subito: ma loro
erano là al governo al posto dei comunisti per una svolta politica contrattata
da qualcuno con i comunisti, da allora, e delegata ai socialisti per l’impresentabilità
mondiale-occidentale dei comunisti. Con l’assassinio di Kennedy e poi con la
perdita della guerra del Viet-nam tutto era pronto per l’attacco finale che si
è svolto negli anni ’70.
Monopolio-cartello
anticapitalistico per il petrolio e aggressione in fabbrica e nella fabbrica
della cosiddetta “cultura” (il ’68 nelle Università).
Tutto
ciò che è seguito è stato poi enfatizzato come crisi del capitalismo (anziché
aggressione). La bilancia del commercio estero italiano che negli anni 1973-1986
(il 1986 è la fine del cartello petrolifero e ritorno a prezzi bassi) aveva
avuto un modesto deficit è stata sempre presentata come in posizione di grave
deficit che con discorso di propaganda veniva detto “strutturale”.
Tutto
allora veniva indicato come difficoltà strutturale in base a strumenti di
propaganda marxista fino a quando, arrivato il Pci al governo, tutto ora viene
taciuto e minimizzato per imporre l’idea che ora, ora sì, va bene.
Oggi,
nessuno dice che il bilancio corrente dello Stato è composto da tre partite che
per semplicità indicheremo dello stesso ordine di grandezza (cioè 30%
ciascuno) e che sono salari e stipendi della pubblica amministrazione (30% per
4.000.000 di dipendenti pubblici) interessi sul debito pubblico (30% per il
debito) e pensioni (40% per i 20 milioni di pensionati).
Così
si vede che la spesa per interessi è dell’ordine di grandezza di quella dei
salari e stipendi per quattro milioni di dipendenti ed è oltre la metà delle
pensioni per 20.000.000 di pensionati e che il dimezzamento del tasso di
interesse ridurrebbe il deficit pubblico a zero.
Perché
questo tasso di interesse non si tocca (rimanendo sempre più alto che nel
mercato internazionale) è perché di questo non si parla (non si tocca perché
di questo non si parla) e perché il tasso di interesse fa parte della banda
“progressista anticapitalista” e lavora da tempo per questa causa. Vediamo
un tasso di interesse alto dato che al tasso di interesse piace
l’anticapitalismo, infatti un alto tasso di interesse è uno strumento
anticapitalistico redditizio, e per abbassarlo Prodi deve fare le sette chiese
(contraddizioni di campo comunista). Ciò ed altro vedremo in seguito.