Aggiustamento della bilancia dei pagamenti e dei prezzi interni nell’economia italiana dal 1970 ad oggi di Prof. Marcello Pili
Il
periodo indicato risulta particolare perché con esso
finisce il periodo ad alto tasso di sviluppo che prende gli anni ’50 e
’60. Negli anni ‘50 e ‘60 è ancora a maggior tasso di sviluppo il
periodo tra il 1957 e il 1968, il primo anno indicando l’attivazione del
Mercato Comune Europeo con il trattato di Roma padre dell’attuale Unione
Europea. L’attivazione di un’area di libero scambio ha portato subito una
attivazione del commercio per le facilitazioni e per l’ampliamento
del mercato, e questo comporta che ogni paese si è specializzato nelle
produzioni in cui era più efficiente e ha sostituito le altre con le
importazioni. Con le importazioni si importa l’efficienza del paese da cui
vengono quei prodotti e cioè l’alta qualità e i bassi prezzi. La crescita
dei settori in cui un paese è efficiente comporta la crescita
dell’economia, come è avvenuto negli anni ’50 e ’60 in Italia e in
genere in Europa, e come si vede ora per la Spagna, da poco entrata nel
mercato comune europeo, per l’effetto di sostituzione delle produzioni in
crescita perché efficienti che occupano maggior capitale e forza lavoro a
quelle vecchie non dinamiche e con minore efficienza precedentemente basate
sul mercato chiuso o interno.
L’Italia dal 1968 viene interessata da un processo di “rivoluzione culturale” alla cinese”, solo meno violento e con meno assassinii. I morti sono di meno ma l’imposizione di deformazioni culturali non è meno forte. Questa “rivoluzione” o involuzione culturale ha preso di mira la produzione e l’economia generando instabilità sindacale e pressione salariale per i prezzi dell’epoca. Questo fenomeno è proseguito nel 1969, e poi nel 1970 – ‘71 – ‘72 si è congiunto a fenomeni di natura economica svoltisi all’estero ma aventi influenza su tutta l’economia mondiale.
Tali
eventi sono: la dichiarazione di inconvertibilità del dollaro che non poteva
reggere un cambio con l’oro (allora base del valore del dollaro) di 35$ per
oncia Troy di oro fino (cioè 31gr. circa)
[1]
dato che si chiedeva all’America di dare oro in cambio dei
biglietti. L’altro attacco “anticapitalistico” avviene sul fronte del
petrolio a partire dalla guerra Arabo-Israeliana
detta guerra del Kippur.
Questa
guerra è stata vinta rapidamente (1972) da Israele, ma politicamente, a
livello mondiale con l’aiuto della Russia che egemonizza molti paesi arabi
politicamente, si è cercato di ridurre gli effetti negativi della guerra del Kippur
con un’altra arma, come minaccia e realizzazione del rincaro del prezzo del
greggio di petrolio estratto dai paesi arabi, a cui
si unirono altri paesi di area Islamica e formarono l’organizzazione di tipo
monopolistico chiamata OPEC, tendente a formare un cartello (cioè una offerta
unica) per una offerta regolata in maniera che riducendo la quantità offerta
sul mercato, col procedimento dell’equilibrio del monopolista, si
ottenessero rincari elevati del prezzo del petrolio.
Questi
rincari sono stati usati come minaccia per fermare Israele ormai arrivato a
pochi chilometri da Il Cairo e poi come fonte di
denaro e come motivo di consolidamento della dipendenza dei paesi arabi dalla
Russia che garantiva questo cartello (in violazione delle norme sulla
concorrenza internazionali quali il GATT, General Arrangement
on Tariffs and Trade)
perché metteva a disposizione fondi e denari per l’acquisto di armi da
parte dei paesi OPEC sotto influenza politica russa presso la Russia.
Così
il circuito politico, economico, in violazione delle regole del Gatt
si teneva con la garanzia politica della Russia e con i vantaggi in denaro
delle forniture militari della Russia ai paesi arabi che subito si armarono e
si fecero ferocemente guerra fra di loro (IRAN –
IRAQ).
Il
condizionamento “politico” e “culturale” contro l’Occidente andò
avanti per lunghi anni dal 1970 al 1986, anno in cui in America una precisa
azione dei Conservatori mise fine a quel pseudomonopolio
che rincarava continuamente i prezzi del petrolio portandoli da 3$ a barile a
oltre i 40$ a barile, con un rincaro totale di oltre dieci volte.
L’interruzione
dell’efficacia dell’OPEC si ottenne perché c’era una debolezza
intrinseca del cartello che prima non si era fatta valere. E cioè l’OPEC
non copriva che una parte della produzione mondiale di petrolio e quindi il
suo potere di determinare i prezzi per il 100% del mercato era
dovuta alla “neutralità” garantita dall’influenza russa o dalla
minaccia che impediva agli altri paesi non OPEC di alzare le vendite di
petrolio.(quantità)
Esempio di tali aspetti di minaccia dentro l’OPEC fu che l’Arabia Saudita fu costretta a ridursi di molto (da 8 Mld b. a 2.4 Mld b. al giorno) la sua offerta sul mercato, a favore dei paesi militarmente forti dell’area che avevano così alti guadagni dall’alto prezzo del petrolio senza la riduzione della quantità venduta, che è la variabile necessaria nello schema del monopolista per avere il rialzo di un prezzo di monopolio.
Esempio:
c
= costi marginali, d = domanda, r = ricavo marginale q = quantità venduta o
domandata.
PC
= prezzo di concorrenza, PM = prezzo di Monopolio.
Con questo schema è chiaro che il livello del prezzo di concorrenza è più basso (PC) e quello di Monopolio o Cartello più alto (PM). La quantità venduta al contrario e più bassa qM < qC.
Se la riduzione di quantità venduta dai paesi OPEC non è seguita dalla neutralità o costanza di azione dei produttori esterni all’OPEC il risultato sarà che una riduzione della produzione dei paesi OPEC non diventa una riduzione complessiva e quindi in questo caso la riduzione OPEC con rialzo di produzione di altri paesi non OPEC sarà inefficace sui prezzi.
Questa
è la via con cui nel 1986 l’OPEC viene
smantellato.
L’Arabia
Saudita non temendo più la Russia per le garanzie avute dall’America a
guida allora di un Conservatore alza la sua produzione e ciò elimina il
cartello e il prezzo da 44$ b. scende a 10-12$ b.
Tale
situazione va avanti dal 1986 fino quasi ad oggi (2000) quando ricominciano i
tentativi OPEC di rialzare il prezzo del petrolio (ora sui 30$ b.)
anche per il fatto che c’è una amministrazione “democratica” in America
che evidentemente garantisce “neutralità” rispetto alle violazioni degli
accordi Gatt a cui in America sono altrimenti
molto sensibili.
(Ad esempio di questa sensibilità si cita la “battaglia del grano” giusta che l’America combatte contro l’Europa per il protezionismo doganale, e le più modeste rappresaglie contro l’Italia fatte bloccando prodotti tipici quali prosciutto e parmigiano perché l’Italia fa passare tessuti importati semilavorati, dall’India e Cina, come Made in Italy).
Con
ciò in conclusione si vede che la forma tecnica del rialzo dei prezzi del
petrolio è l’OPEC, che questo si basa sulla “neutralità” degli altri
produttori, e che la neutralità può essere determinata per i vantaggi degli
alti prezzi come per la minaccia politica o militare (Si pensi all’area
arabica ed ai paesi con poca popolazione e non militarmente forti ed al caso
dell’invasione del Quwait effettiva da parte
dell’IRAQ).
Ciò
non esclude evoluzioni del fenomeno se non è bloccato adeguatamente.
E’
evidente che l’alto prezzo di monopolio del petrolio ha larghi effetti
negativi che tendono ad autoeliminarlo.
Dapprima la riduzione della quantità offerta che alcuni possono non accettare.
Secondariamente
i paesi sviluppati a causa dell’alto prezzo del petrolio rialzano i prezzi
dei loro manufatti (inflazione) e quindi rapidamente i paesi OPEC acquistano
più care dall’Occidente le merci che prima compravano più economicamente a
più bassi prezzi.
C’è
poi l’insidia della guerra per i maggiori guadagni dell’OPEC, insidia che
è una ulteriore forza naturale che spinge alla
produzione in concorrenza. Ciò si basa sulla “Immoralità” del monopolio
e dei prezzi alti e sulla tentazione di saccheggi dei larghi profitti di
monopolio.
Nel
lungo termine i monopoli o cartelli oltrechè
vietati non possono esistere, essendo che l’unico equilibrio “naturale”
è quello di concorrenza. Intanto vediamo gli effetti di questi rialzi dei
prezzi del petrolio sull’economia italiana, partendo dalle definizioni della
bilancia dei pagamenti.
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