Il ruolo delle realtà di mercato aggregate, quelle Europee (Unione Europea) e quelle mondiali.

 

5.1 Parzialità territoriali e generalità territoriali.

 

Abbiamo già indicato che l’Unione Europea è una realtà di Mercato Unico costituito su accordo di libero mercato, di riduzione ed eliminazione dei dazi doganali al suo interno e sulla libertà di movimento di quattro fattori: merci, servizi, persone e capitali.

Questo accordo di libero scambio individua una realtà territoriale (Europa) parziale rispetto alla generalità territoriale mondiale.

La parzialità territoriale dell’accordo di libero scambio indica una entità di minore efficienza rispetto allo scambio libero mondiale, che è sempre migliore e si chiama mondializzazione e comporta solo effetti positivi di più bassi prezzi e di maggiori quantità prodotte.

Esempi comuni dei benefici per le imprese e le famiglie sono l’ampia scelta e i prezzi bassi. Per i poveri si indichi il prezzo mondiale del grano a 200 lire al chilo circa di oggi che rende quasi gratis questo bene e il prezzo della frutta (arance) che si vendono sotto le 1000 lire al chilo al minuto con l’accesso dei bassissimi redditi alla frutta, che mai nella storia c’era stato.

Si pensi ai popoli nordici che consumavano solo mele e dove la frutta era venduta ad uno, cioè c’era il prezzo per una mela, una arancia, una pera, una banana, che era un chiaro indice di scarso consumo e di povertà.

 

La realtà di mercato mondiale, o globale, è già una realtà per molti paesi e per molti prodotti dentro gli accordi GATT (libero scambio) che consentono anche oggi mercato mondiale di molti e moltissimi prodotti.

 

5.2 Parzialità settoriali (merci o mercati) o parzialità normative; e generalità di mercati generalità o normative.

 

Oltre le parzialità o generalità territoriali del mercato (già dette), possiamo avere parzialità o generalità settoriali del mercato (una sola merce, in un solo caso, o molte merci in vari casi o tutti i casi).

 

Cioè possiamo avere mercati con condizionamento legato al prodotto, in cui il singolo prodotto fa o non fa libero mercato. Si prendano limiti di natura militare o strategica per alcuni prodotti o molti prodotti, e limiti anche ridicoli, quale quello del divieto di importare riso dall’Estero del Giappone, che vuole significare una “garanzia” di autosufficienza in caso estremo di guerra e oggi un po’ ridicolo.

Ci sono normative di prodotto e condizioni di mercato diverse dalla concorrenza che riguardano un prodotto (Petrolio del Cartello Opec), o prodotti gestiti in monopolio quale l’oro da cui per esempio erano esclusi i privati (come fino a poco tempo fa in Italia).

 

I vecchi accordi di libero mercato di carbone e acciaio (CECA) che hanno costituito la base degli accordi sfociati nella UE sono un esempio di libero mercato limitato ad alcune merci.

 

Questi esempi servono per indicare che fuori di accordi regionali di libero commercio (come UE ad es.) ci sono accordi di libero commercio mondiale (GATT) a cui ogni paese aderisce in parte e in toto, e ci sono accordi di scambio limitati a beni particolari, o che escludono beni particolari.

 

Questa è la composizione di diverse forme di accordi che esistono oggi, con specificazione territoriale o settoriale di merci particolari, oggi che si parla di globalizzazione intesa come il limite di libero scambio mondiale per tutte le merci che è solo auspicabile.

 

La messa in contatto mondiale di ognuno con ognuno a prezzi modici con Internet fa pensare ad una estensione facile del libero scambio mondiale. La definizione del libero scambio mondiale va preparata e chiede tempo (anni ad es., ed altro) ma sicuramente si possono già vedere i vantaggi del libero scambio mercantile di merci “innocue” quali il grano.

In questo mercato gli Stati Uniti, che sono il mercato più efficiente a livello mondiale (con il prezzo di 10 dollari al quintale, e quindi di 200 lire al chilo oggi al 2000), propendono per il mercato globale perché ci sono paesi e accordi regionali (UE) che pongono tariffe doganali all’ingresso del grano.

La UE oggi impone un dazio che è quasi uguale al prezzo internazionale del grano, per cui il prezzo interno alla UE del grano è quasi il doppio di quello internazionale (per l’UE è oggi nel 2000 questo prezzo del grano di 400 lire circa al Kg.).

 

Questo comporta che una adesione della UE al libero mercato mondiale del grano farebbe scendere il prezzo interno da 400 lire a 200 lire il Kg. (cioè alla metà), con riduzione del prezzo del pane e della pasta, che è meglio di qualunque politica assistenziale di chi vuole fare assistenza palese, e cioè per imporre dipendenza agli assistiti, per cui essi sono assistiti dai sopraffatori.

 

 

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