Lo sviluppo economico della società degli uomini
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Economia MARCELLO PILI I
SEGRETI DELL’ECONOMIA
Marcello Pili è Docente all’Università La Sapienza di Roma. Autore di numerosi articoli scientifici. Si occupa dei rapporti tra sviluppo parziale e generale dell’economia. E’ esperto di questioni finanziarie, nazionali e internazionali. |
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“Per Ashnan
edificarono una casa;
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SOMMARIO
I Segreti dell’economia
Parte I Lo sviluppo economico della società degli uomini Capitolo I Le origini Parte II La Teoria economica Capitolo II Le ipotesi di funzionamento Capitolo III La produzione Capitolo IV I settori produttivi Capitolo V Ricerche, Avanzamento Capitolo VI Il ruolo storico, giuridico ed economico dello Stato Capitolo VII Letture di storia e dell’economia molto antica
INDICE
I segreti dell’economiaIntroduzione Parte I – Lo sviluppo economico della società degli uomini Capitolo I - Le origini I.1 I Primordi I.2 L’origine del mercato. Il commercio internazionale. La divisione del lavoro I.3 L’origine della moneta I.4 Il tempo odierno Parte II – La teoria economia Capitolo II - Le ipotesi di funzionamento II.1 Le utilità II.2 I prezzi II.3 I costi II.4 Lo schema generale di domanda e offerta Capitolo III – La produzione III.1 La produzione in monopolio III.2 La funzione di produzione: inutilità del concetto III.3 La influenza della concorrenza sui costi e sui prezzi secolari III.3.1 L’andamento della curva dei costi non più a U ma orizzontale III.4 Esercizi III.5 E’ facile fare impresa? E’ facile fare l’imprenditorialità giovanile? Capitolo IV – I settori produttivi. Riservato IV.1 Il settore industriale (I settore) IV.2 Il settore agricolo (II settore) IV.2.1 Il settore agricolo oggi. IV.3 L’economia dei tre settori produttivi e dello Stato IV.4 Conclusioni Capitolo V – Ricerche. Avanzamento. Il sistema monetario V.1 Cos’è il sistema monetario? V.1.1 Variazione recente del valore dell’oro V.1.2 Inconvertibilità del Dollaro e mercato dell’Eurodollaro V.1.3 La stabilità della moneta e dei sistemi monetari V.1.4 Cos’è l’offerta endogena della moneta? V.1.5 Il controllo dell’inflazione V.1.6 La teoria dei prezzi V.2.1 La moneta, il risparmio e l’investimento V.2.2 Documentazione storica della conoscenza economica Capitolo VI - Il ruolo storico, giuridico ed economico dello Stato VI. 1 Il ruolo storico VI.2 Il ruolo giuridico VI.3 Il ruolo economico VI.4 Cos’è il capitalismo? VI.5 Avvertenza Capitolo VII - Letture di storia e dell’economia molto antica VII.1 Attività industriali in Europa dal Medioevo alla “Intensificazione industriale” VII.2 Moneta e finanze nelle tavolette di argilla Mesopotamiche (4500 anni fa) VII.3 L’origine dell’economia nella Persia arcaica VII.4 Economia Antica in Attica VII.5 L’origine della città in Platone
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Il primo segreto che ognuno, studente o imprenditore, o negoziante o curioso, deve sapere è che l’economia è materia di sofisticazione e di alterazione del sapere per fini politici e per garantire una società illiberale anziché una società liberale.
Tenendo
presente questa premessa in questo libro verrà fatta una analisi storica della
generazione conoscitiva dei contenuti della materia indicata come economia e
contemporaneamente alla esposizione storica verrà fatta la critica dei punti
più importanti e vedere così come le conoscenze generate vengono poi manipolate
per ottenere un punto di vista favorevole o sfavorevole ad un modello
dell’economia liberale.
Tra
i testi classici (Greci) ci sono L’economico di Senofonte, L’economia di
Aristotele, mentre una grande quantità di testi di economia e diritto è
ricavabile dalle tavolette incise in cuneiforme (circa 30.000) e ritrovate a
Ebla in Siria dalla missione italiana dell’Università “La Sapienza” di Roma che
ha studiato con risultati interessantissimi la città di Ebla e una civiltà
fiorente di ricchezza e commerci basata sulla grande città, di circa 5.000 anni
fa.
Questi
testi, contratti di vendita, cessione di tributi, matrimoni con relative
transazioni economiche equivalenti alla dote, trattati tra stati e città,
sono incisi nelle tavolette di argilla ritrovate negli scavi di Ebla e
tradotti dal cuneiforme dagli esperti, e nelle tavolette Sumer conosciute
e tradotte da tempo.
Queste
premesse antiche mettono in evidenza che l’economia non è scienza recente ma
accompagna la storia dello sviluppo della vita umana, della sua capacità di
provvedersi via via maggiori mezzi di sussistenza, che ovviamente derivano
dalla capacità progressivamente acquisita di governare il modo di produrre
questi mezzi di sussistenza che sono i beni economici.
Quindi la conoscenza economica nasce con lo sviluppo umano che corrisponde alla maggiore possibilità di disporre di beni in abbondanza.
Tale
conoscenza economica non diventava un testo dei criteri corrispondenti ai modi
di produzione perché addirittura questi modi di produzione precedono la
scoperta della scrittura e la conoscenza tramandata dei modi di produrre, e la
conoscenza stessa dei modi di produzione era il primo testo di economia (non
scritto) conservato nella pratica dei processi produttivi e nell’esperienza di
fare, oltre che nella tradizione orale.
Con la scoperta della scrittura molte di queste funzioni vennero trascritte nella forma di contratti di transazione tra stati, di rapporti di pagamento dei tributi e dei trattati con gli stati esteri che avevano anche il contenuto economico relativo alla costituzione di buoni rapporti e quindi di scambi commerciali (Tavolette Sumer e Babilonesi).
Non
era sempre nettamente evidenziata la natura speciale dell’economia perché la
“produzione” era ancora mescolata alla “predazione” e quindi i fatti economici
erano mescolati ai problemi della guerra e i testi riportano infatti queste due
faccende integrate e non sempre separate.
Solo
dopo altro tempo, quando si è potuto distinguere tra il contributo
dell’economia e quello della guerra e della stabilità dello Stato, si è
incominciato a studiare specificamente le leggi dell’economia, distinte da
quelle della stabilità dello Stato di ordine militare e degli ordinamenti,
consentendo di avere una descrizione degli elementi di benessere dell’uomo in
elementi componenti quali: dottrina dello Stato, la difesa dello Stato, il modo
di produrre il benessere economico o materiale.
Evidente
che il benessere dei cittadini è dipendente da come questi tre elementi possono
sviluppare i loro migliori benefici.
Se
una grande capacità di produrre beni non è garantita da una capacità militare
di difesa e da una buona organizzazione dello Stato, questo benessere
potenziale viene sprecato, perché con rapine e distruzioni e disarmonia dello
Stato si disincentiva lo sviluppo dell’economia dato che manca la possibilità
di beneficiare di questi beni; cioè se si toglie il principale incentivo alla
produzione economica che è la possibilità di godere o di fruire di questi beni
e del relativo benessere non si fa nessuna economia.
La
superiorità della coltivazione rispetto alla caccia e alla predazione è una
evidenza economica che determina la scelta della coltivazione e dello sviluppo
dell’agricoltura. Quindi lo sviluppo dell’agricoltura è la prova che la scelta
economica precedente è stata fatta anche se si tramanda solo che l’agricoltura
è migliore e semplicemente si fa solamente questa produzione (ci sono però
tracce di questa che viene considerata ottima scelta nelle tavolette Sumer).
Lo sviluppo dell’agricoltura ha determinato il maggiore sviluppo delle popolazioni e delle civiltà localizzate su buone terre fertili come per esempio la Mesopotamia e la valle del Nilo che risultano le terre più fertili in area di clima temperato. Queste terre erano quelle dove l’uomo si poteva impiantare con il minimo di dotazione quali capanne di frasche o di argilla e quindi sono le prime a svilupparsi.
Dopo
che il relativo benessere dovuto alla introduzione delle coltivazioni,
principalmente del grano e poi della frutta, ha dato una maggiore disponibilità
di beni si è potuto dedicarne una maggiore quantità alla costruzione di
abitazioni più complesse e più soddisfacenti con ciò consentendo di superare la
difficoltà di climi più freddi.
Questo
passo è fondamentale per il passaggio dallo sviluppo dalle zone temperate
d’origine alle zone più fredde perché queste ultime erano più fertili, con
maggiore disponibilità di acqua, e nello scambio tra sole e acqua (più sole e
meno acqua nelle zone temperate-calde e meno sole e più acqua nelle zone
temperate fredde) il risultato economicamente vantaggioso è quello di meno sole
e più acqua, che è più produttivo di grano e di erba abbondante per il
bestiame.
Con
queste conoscenze le migrazioni verso l’ovest europeo da Mesopotamia e Nilo,
oppure semplicemente la migrazione delle conoscenze della tecnica agricola,
hanno sviluppato le popolazioni precedentemente installate in Italia e in
Grecia che fino ad allora vivevano di caccia, senza grande sviluppo.
Con
lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento regolare del bestiame
(pastorizia) lo sviluppo umano risulta molto rilevante in Italia e in Grecia;
in Italia sia per le colonie Greche che per le popolazioni italiche
precedentemente installatesi.
Con
queste osservazioni siamo arrivati quindi al periodo storico della nascita di
Roma in Italia e dello sviluppo della cultura classica ed Ellenistica in
Grecia, che tanto contributo hanno dato alla definizione dello Stato e della
bontà dello stato basato sulla libertà dei cittadini rispetto a quello basato
sulla tirannide che era la norma fino a quel punto della storia.
A
questo punto era abbastanza sviluppata la tecnica militare della difesa, la
conoscenza dei sistemi di produzione agricola e dell’allevamento, e quindi era
necessario procedere nella definizione dello Stato più adatto a dare un
maggiore benessere con i buoni apporti dell’economia già raggiunti
(agricoltura, industria, e miniere) e della buona difesa.
In
questo periodo nascono le più importanti elaborazioni della teoria dello Stato
rappresentate con la Repubblica di Platone, che traeva le conclusioni delle
forme dello Stato già sperimentate fino allora e che faceva balenare la
preferenza per la Costituzione che garantiva la maggiore libertà dei cittadini
e quindi la preferenza per la democrazia degli uomini liberi, e diretta da
uomini sapienti.
Questa
elaborazione è quella che poi da Atene classica ed ellenistica si trasmette a
tutto il mondo.
Già
da prima però una importante componente dell’economia si sviluppava: il
commercio.
Se
l’agricoltura e le miniere erano legate alla presenza del territorio adeguato
dentro lo Stato, l’unico modo di provvedersi di prodotti necessari e non
ritrovabili dentro il territorio dello Stato era quello del commercio e
dell’industria propria.
La estrema necessità del commercio per provvedersi di tutti quei beni
necessari che non era possibile produrre all’interno è stata la causa che ha
agevolato in tutti i modi il commercio in epoca antica, e contemporaneamente ai
primi ritrovamenti della società organizzata (Ebla 5.000 anni fa) questo era
già molto sviluppato.
Questa
estrema necessità del commercio non è però condizione sufficiente per lo
sviluppo del commercio stesso. Ciò che rende il commercio possibile oltre che
necessario è il grande vantaggio dell’esercizio del commercio, cioè i
suoi guadagni enormi in confronto ai guadagni del lavoro agricolo o delle
miniere. (Ai tempi dei Fenici era di 30 volte il capitale impiegato)
Questi
enormi guadagni hanno spinto popolazioni audaci a specializzarsi in queste
attività altamente redditizie già dall’antichità.
Già
da 3.200 anni fa, cioè ai tempi della guerra di Troia, il Mediterraneo era
pieno di empori commerciali dei Fenici, che avevano empori in tutto il Nord
Africa, il Medio Oriente, Sicilia, Sardegna e Spagna.
L’emporio
di Cadice in Spagna era addirittura fuori del Mediterraneo (Atlantico) e i
Fenici commerciavano lo stagno con gli Inglesi (le popolazioni celtiche di
allora).
Questi
enormi guadagni derivavano dal fatto che nel mondo di allora rappresentato dai
territori che si affacciavano al Mediterraneo e del Medio Oriente i prezzi dei
beni agricoli e dei metalli si formavano a seconda dell’abbondanza e della
facilità di produzione e all’incontrario a seconda della scarsità e della
difficoltà della produzione e della loro utilità alta.
Questa regola dei prezzi che si formano alti in proporzione alla scarsità
e bassi in proporzione alla abbondanza non è una caratteristica dell’antichità
ma è la condizione normale di funzionamento dell’economia ed è quindi una legge
economica.
In virtù di questo fatto, lungo le coste del Mediterraneo si avevano prezzi diversissimi per molti prodotti ed in particolare per prodotti di maggior pregio quali i metalli, cari perché scarsi e molto utili in quasi in tutti i luoghi, e meno cari dove venivano prodotti. Così comprare i metalli, rame e stagno, poi ferro, e oro, e trasportarli verso i popoli che non li producevano per venderli magari lavorati ricavandone prezzi molto alti era un’attività molto proficua che si è sviluppata moltissimo già dall’antichità.
Cogliendo i vantaggi dei diversi prezzi degli stessi beni in luoghi diversi, cioè comprando dove i beni costavano poco e vendendoli dove erano cari si otteneva un vantaggio per il commerciante che guadagnava la differenza, un vantaggio per il primo venditore che vendeva un prodotto abbondante altrimenti difficile da vendere e un vantaggio per l’acquirente che trovava un bene altrimenti difficile da trovare se non più caro.
Il
risultato del commercio sarà poi un prezzo più basso dove si vendeva caro e un
prezzo più alto dove si comprava a basso prezzo, tendendo così il commercio a
livellare i prezzi dei beni nei vari luoghi con vantaggio di tutti e a
beneficiare tutti.
Se i prezzi dei beni hanno oggi quasi lo stesso livello dovunque è perché lo sviluppo del commercio tra economie è tanto e tale che i prezzi sono praticamente livellati, anche perché il costo del trasporto che rappresenta il differenziale irriducibile di prezzo è bassissimo data l’efficienza dei servizi del commercio e dei trasporti che comporta bassi costi.
La condizione che migliora lo sviluppo del commercio e lo rende massimo è
lo sviluppo all’interno di uno stesso sistema di garanzie giuridiche certe che
diventano garanzia del commercio.
Ciò
avviene quando uno stato o un impero racchiude una quantità di territorio
elevata come è avvenuto nell’antichità con l’Impero Romano. In questo caso
tutto il commercio che prima era commercio estero e soggetto ai
condizionamenti, ai rischi e ai pericoli della guerra, ora diventa commercio
interno allo stato e all’Impero e perciò diventa stabile, duraturo e perciò più
benefico e proficuo.
Con
l’Impero Romano si è ottenuta di fatto un’area di libero scambio, producendo
offerta abbondante di beni, la divisione del lavoro e della produzione nei
territori più produttivi, col risultato di avere la maggiore quantità di beni
disponibili e i prezzi più bassi, anche per la concorrenza tra una quantità di
produttori maggiore nel mercato più ampio.
Questa
situazione che nell’antichità si è verificata principalmente nell’Impero Romano
dando un livello di benessere al mondo mai raggiunto prima di allora si trova
ora in Europa col mercato comune europeo che anche senza unificare gli stati ha
consentito una comune normativa di commercio basata sul libero scambio e comune
normativa giuridica, per cui si ottiene una situazione per il commercio uguale
a quella dell’Impero Romano, che era di libero scambio essa stessa e di uguale
normativa del diritto.
Lo sviluppo oggi dell’area di libero scambio in Europa si riferisce alla stessa area coperta dall’Impero Romano, dato che i confini verso i paesi dell’est europeo di oggi sono praticamente gli stessi dell’Impero Romano.
Con
ciò abbiamo delineato brevemente il corso dello sviluppo economico dall’inizio
della Storia ad oggi badando ai fatti grossi già detti, mentre d’ora innanzi si
baderà oltre che ai fatti grossi anche a quelli minori e a tutti quegli
strumenti necessari per capire come questi fatti economici grandi e piccoli si
determinano e perché.
Ci
sentiamo di usare come definizione dell’Economia e del lavoro dell’Economista
quella data da Adamo Smith nella sua opera che risulta la prima del periodo
moderno e sufficientemente analitica e sistematica.
Tale
opera come anche la definizione
dell’economia si intitola: “Ricerca sopra le origini e le cause della ricchezza
delle nazioni”. Questo titolo ben rappresenta l’obiettivo e il limite della
disciplina che si chiama economia e che in questo nostro libro sarà sviluppata.
Il
libro di Adamo Smith è comunemente inteso come il primo dei trattati moderni,
cosa su cui concordiamo, ma non è certamente il primo libro di economia. Gli
scritti di economia precedenti sono molti ma la disciplina fino al ‘500 aveva
poca possibilità di svilupparsi perchè c'era un contesto anche della religione
cristiana contraria all’economia e al benessere umano.
Solo
dopo il ‘500 con lo sviluppo della riforma religiosa e la voglia di provvedere
un miglioramento del benessere dei cittadini, che era caduto spaventosamente
nel Medio Evo dopo la caduta dell’Impero Romano, sono ripresi gli studi e le
elaborazioni sia sulla religione, col protestantesimo, sia sull’economia come
teoria del benessere che facesse a meno della guerra come teoria
dell’arricchimento che non portava vantaggio economico se non a danno di altri.
Lo
sviluppo di una teoria del benessere che non facesse capo alla conquista e alla
guerra, ma che desse i criteri dello sviluppo delle nazioni in condizioni di pace,
era la necessità che avevano le nazioni che erano divenute protestanti e
l’Inghilterra che con lo scisma anglicano aveva bisogno di svilupparsi in
maniera indipendente dalla situazione del resto dell’Europa, fino là totalmente
condizionata negativamente quanto allo sviluppo economico della chiesa
cristiana.
La
necessità di sviluppare l’economia inglese per sfuggire ai condizionamenti
della chiesa cattolica e nel principio di libertà che serviva per tenere
lontana la stessa chiesa e difendere la scelta di differente interpretazione
religiosa, che comportava diverse conseguenze di benessere perché i protestanti
accettavano l’economia come non peccato, ha portato in tutta Europa la
riscoperta e lo studio del periodo classico, Romano e Greco, e sull’onda di
quel recupero storico, ideologico, e lo studio dei testi, si è avviato quel
processo conoscitivo dell’economia e l’applicazione allo sviluppo da cui è
sorto lo sviluppo dell’epoca moderna.
Così
si può pensare che la modernità sia la prosecuzione dello sviluppo del periodo
classico, che si era fermato per il lungo periodo del Medio Evo e per la
cattiva influenza della chiesa cristiana sulla iniziativa umana verso il
benessere, che i cristiani bollavano ideologicamente col negativo di indicarle
come “cose terrene” (mentre la povertà “portava in paradiso”!).
I modi con cui produrre il benessere delle nazioni è quindi l’argomento di studio dell’economia.
Tale
corpo finale di nozioni e postulati non è cosa molto facile e omogenea ma, come
nella costruzione di un organismo, ogni singolo pezzo svolge una funzione da
solo o insieme agli altri pezzi per cui nell’insieme si devono valutare i
contributi dei singoli pezzi, e quindi è anche complessa.
Come
il cuore, il sangue e le ossa, gli aspetti dell’economia si riferiscono
a pezzi e funzioni diverse e con logiche a volta diverse che nell’insieme
producono un organismo che potremo con semplicità chiamare “macchina del
benessere”, oppure corpo di idee e comportamenti per il maggior benessere
e lo sviluppo delle nazioni.
Di questo ci occuperemo nel nostro libro qui avanti.
In conclusione quindi l’Economia è scienza antica come la storia dell’uomo e già 5000 anni fa ci troviamo di fronte a società economicamente evolute e ricche.
La localizzazione di queste civiltà a forte sviluppo economico più antico in zone calde con fornitura naturale di acqua indica il ruolo che, a un certo punto dello sviluppo che fu agli inizi primordiali di sviluppo industriale (litico, dell’osso e del legno), ebbe l’agricoltura.
L’agricoltura quindi arriva come
secondo settore, sviluppato dalla concomitanza delle condizioni naturali
favorevoli del caldo e dell’acqua.
Queste basi e passaggi dalla prima
industria e poi alla agricoltura e ai metalli portano direttamente all’età
moderna che è collocata 5000 anni fa.
La buona conoscenza storica della
generazione dell’economia comporta che così la metà della economia è già
conosciuta. L’altra
metà si ottiene integrando fenomeni e schemi semplici come quello di mercato
e badando a non uscire dagli schemi semplici verso cose false o ideologiche.
Tutto è però sempre riconducibile a cose semplici.
L’uscita dell’uomo dalla condizione primordiale ha comportato il passaggio dalla natura ferale e quindi dalla vita di randagio e cacciatore a quella di essere stanziale e produttore e manufattore (trasformatore) dei beni necessari alla sua sopravvivenza.
Tale passaggio
indica il superamento della fase in cui la natura era presa come vincolo per l’attività umana vivendo della caccia e cibandosi di questa
come fa ogni animale ancora oggi e l’avvio verso la fase in cui l’uomo manipola
la natura a proprio vantaggio, scoprendo una infinità di piccole modificazioni
accessibili via via e più complesse progressivamente, che risultano capaci
di dare una quantità di beni crescente e offrendo all’uomo una vita sempre
più agevole e agiata.
La prima di
queste scoperte è la ricerca di strumenti d’aiuto per la caccia: bastone,
pietra, bastone appuntito o altro che hanno offerto valido strumento d’aiuto
per la caccia.
Il passo successivo
e fondamentale è quello in base al quale l’uomo adatta questi strumenti naturali
al proprio fabbisogno prima con lavorazioni grezze quali lo scheggiamento
delle pietre con altre pietre per fare mazze adatte alla caccia, punte di
freccia o di lancia da mettere in cima ai bastoni appuntiti e poi alle stecche
di canna o legno dopo l’invenzione dell’arco per fare le frecce adatte alla
caccia di animali che scappano veloci.
Questa prima
manipolazione degli strumenti naturalmente disponibili già cambia notevolmente
la vita degli uomini rendendo la caccia molto più facile e offrendo con la
scheggiatura di particolari pietre quali la selce e l’ossidiana impareggiabili
strumenti di lavoro quali pugnali, lame, punte di freccia particolarmente
micidiali (quali quelle di ossidiana, pietra nera vetrosa di origine vulcanica
che deve la sua caratteristica di vetrosità al raffreddamento veloce della
lava e produce schegge di varia forma e taglientissime. Es. fig. 1)
| - Punte di freccia e laminavetrosa per taglierina |
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-Lama di pseudo |
.
Questi strumenti
sono indicati come relativi al periodo della pietra scheggiata, detto anche
paleolitico (cioè antica età della pietra).
Una notevole
innovazione avviene quando l’uomo incomincia ad adattare i suoi strumenti
oltre la scheggiatura e la lavorazione grossolana.
Siamo all’età
della pietra lavorata, lavorata con altre pietre e per sfregamento producendo
ora da qualunque tipo di pietra, non più solo ossidiana o selce, mazze ben
forgiate in pietra, da innestare su bastoni in legno a incastro o legate con
lacci di pelle.

Quindi l’industria si sviluppa prima dell’agricoltura, e prima dell’agricoltura c’era la raccolta di frutta e di tuberi ma non la coltivazione, in parallelo con la caccia semplice, prima della scoperta di poter lavorare le pietre e i legni.
L’agricoltura si fa risalire al periodo della pietra lavorata che quindi consente una ampia fornitura di strumenti di lavoro in pietra quali punteruoli (aratro) per bucare la terra e seminare, avendo visto che il processo naturale della germinazione era quello e quindi dopo qualche esperimento venne ripetutamente praticato inventando l’agricoltura.
La selezione
dei semi ha fatto il resto e così con la semplice coltura del grano o dell’orzo
si poteva far fronte ai periodi della carenza di cibo e alla integrazione
della dieta precedentemente di sola carne e frutta, ma non continua.
Ovviamente
con la scoperta del fuoco avvenuta precedentemente si potevano ormai cuocere
i cibi. La cottura è stata prodotta come fenomeno casuale quale l'incendio
di un bosco che prendeva un animale e poi, visto che la carne era migliore,
la cottura è stata ripetuta. Poi visto ancora che il fuoco su terreni argillosi
lasciava sul terreno della terra indurita, che noi chiamiamo terracotta, essi
capirono che potevano modellare l'argilla quando era bagnata, quindi lasciarla
asciugare e cuocerla facendo strumenti di ogni genere quali pentole, boccali,
lucerne, che poi venivano decorati con impressione nell'argilla fresca con
stecchini a fare segni di pagliette o addirittura appoggiando alla argilla
fresca tessuti di giunco, canne o altro, che lasciavano impressi i segni per
decorazione.
L’attività
di produzione di servizi si sviluppò conseguentemente perché il prodotto agricolo
o quello della caccia doveva essere stivato, conservato o trasportato e cucinato.
Così dal tempo
primordiale esiste l’attività industriale, quella agricola e quella dei servizi.
Tale classificazione noi ancora la usiamo per classificare l’attività umana
di produzione di beni e servizi che chiamiamo economia di una nazione.
Lo sviluppo di questi settori economici segue una strada evolutiva graduale e naturale. Primo, il produrre strumenti primordiali di caccia e pesca dà il primo sviluppo dell’industria. Secondo, la vicinanza di acqua in climi caldi suggerisce l’uso razionale dei prodotti agricoli (grani, tuberi, frutti) e quindi lo sviluppo dell’agricoltura e l’economia stanziale. A queste due attività si aggiunge quella dei servizi per conservare, trasportare i prodotti e venderli, che rappresentano i servizi di base privati a cui si aggiungono quelli dei servizi dello Stato, che erano all’inizio quelli della corte del re o capo dell’orda e dell’esercito. Con questo settore dei servizi abbiamo la struttura odierna dell’economia in Industria, Agricoltura e Servizi, che funzionano con un mercato e cioè con produzioni per l’uso proprio o per lo scambio. In fondo a tutto il nostro ragionamento si potrebbe dire che il primo settore sia quello dei servizi (che poi riaffiora e si sviluppa) perché i servizi si rendono anche nelle società degli animali (servizi di cure familiari, difesa, preparazione del cibo, etc.).
L’origine del mercato è così pure immediata perchè la produzione agricola e la pastorizia hanno portato subito che il contadino poteva avere eccedenze agricole ed il pastore non poteva mangiarsi tutte le pecore mentre aveva bisogno del grano ed altri prodotti agricoli per integrare la dieta.
Dato che la
divisione del lavoro tra chi coltivava principalmente e chi allevava principalmente
era molto proficua perché consentiva un maggior prodotto per ciascuno, dovuto
alle cure e alla specializzazione della capacità di seguire la produzione
a buon fine, ben presto si smise di produrre ciascuno ciò che gli occorreva
di ogni bene e si passò alla produzione divisa per categorie che consentivano
una buona specializzazione e un prodotto molto più elevato (ciò si chiama
divisione del lavoro; se abbiamo dei dubbi pensiamo a cosa costerebbe farci
le scarpe da soli o fondere il ferro per fare un cacciavite ad es.).
Questa produzione
specializzata e in eccesso dei propri fabbisogni, insieme alle eccedenze casuali
di produzione, se esisteva una certa convivenza pacifica tra le popolazioni
confinanti, ma anche in periodi di guerra, veniva portata ad un luogo comune
dove con l’occasione di una gran festa (oggi fiere paesane) ognuno cercava
di smerciare il bene di cui aveva eccedenza, prendendo beni per lui più utili
che erano prodotti in eccesso da altri.
In particolare
chi allevava bestiame, quando questo raggiungeva un certo sviluppo, era costretto
a disfarsene altrimenti risultava impossibile continuare ad allevarlo per
il gran consumo di erba che richiedeva il mantenerlo.
Per dare sbocco
a queste eccedenze dell’allevamento vennero costituite in epoca antichissima
luoghi di ritrovo annuale, con richiamo alle divinità della fertilità e della
riproduzione e con feste di vari giorni, in cui avvenivano questi scambi di
animali allevati nell’anno passato e di cui disfarsi a vantaggio dei contadini
che per esempio avevano bisogno di questi animali per il lavoro dei campi,
cavalli, buoi e asini, oppure capre e pecore da latte per uso personale o
familiare, o animali per la carne.
In queste
occasioni si svolgeva una gran quantità di affari, quali contratti di ogni
genere, per pascoli, alleanze politiche, e discussioni sulla gestione degli
affari più estesi oltre la tribù, e quindi i rapporti organizzativi tra tribù
e affari nazionali in piccolo.
Per i prodotti
industriali, altamente utili e di elevatissimo valore, è sorta subito la convenienza
di commercio internazionale (che poteva pagare l’alto costo dei viaggi marittimi
internazionali). Questo commercio ha riguardato l’ambra, l’oro, l’argento,
il bronzo, poi le ceramiche votive ed altro, e dava guadagni fino a 30 volte
il suo costo.
In sintesi nelle migrazioni dei primordi si faceva commercio primordiale tramite doni che i primi uomini si facevano per rendere meno pericolose le migrazioni e raccogliendo e scambiando via via i “doni” più desiderati. Tale fu l’ambra in antico (molto antico), poi la dotazione di ossidiana e sale, che accompagnavano l’orda selvaggia come dotazione del gruppo e così, mediante l’opportunità dei doni per rendere la migrazione meno pericolosa, incominciarono i primi scambi internazionali, nel senso di scambi tra orde migranti.
Si consolidò lo scambio in Europa tra l’ambra portata
dalle popolazioni del Nord col sale e l’ossidiana portati dalle popolazioni
provenienti dal Sud.
Questa base di scambio di doni atti a salvare l’orda
dalle stragi inutili e pericolose dava origine alla raccolta di beni di alta
utilità quali l’ambra, l’ossidiana, la selce e il sale che venivano trasportati
con l’orda, e poi con vere e proprie spedizioni mercantili per mare già in
età neolitica.
Il commercio internazionale arcaico comporta la primissima divisione del lavoro che poi prosegue nel neolitico col commercio di prodotti industriali e agricoli. Chi ha dei dubbi sulla importanza della divisione del lavoro che potenzia l’economia pensi di fabbricarsi le scarpe da solo, una lavatrice o un’automobile o un aereo!
(Gli archeologi parlano bene e appropriatamente di industria
litica per il periodo primordiale e di commercio internazionale in epoca neolitica).
L’origine
della moneta è interessantissima e graduale.
Nei mercati
ognuno portava i beni da lui detenuti in eccesso e cercava un bene che gli
fosse più utile da trarre in cambio. Ciò alla fine risultava quasi sempre
possibile perché la fiera durava alcuni giorni e quindi c’era la possibilità
di vedere e rivedere finchè le persone si accordavano a scambiare un bene
contro altri in un rapporto per esempio di un cavallo per dieci pecore, o
di 15 quintali di grano, che poteva essere un prezzo ritenuto adeguato e soddisfacente
da tutti.
Così si incominciarono
ad avere i primi valori delle merci, che erano nient’altro che le quantità
di un bene che servivano per comprare un altro bene. Come abbiamo
visto prima ad esempio 10 pecore per un cavallo che quindi era il valore del
cavallo se scambiato con le pecore e 15 quintali di grano per un cavallo che
era il valore del cavallo in termini di grano che era necessario per acquistarlo.
Così il valore era la quantità di un bene che era necessaria
per acquistare una unità di un altro bene. (si dice prezzo se riferito alla
moneta, si dice valore se riferito ad altra merce).
Ben presto si vide che cercare il bene esatto che serviva in cambio delle nostre eccedenze era un lavoro anche difficile; così, salvo qualcuno che trovava esattamente la cosa di cui aveva bisogno, gli altri cercavano qualche bene che comunque andasse bene o qualche bene che avrebbero più facilmente collocato ad altri anche in un momento successivo.
Ciò per evitare
di rimanere con le eccedenze che richiedevano costi di custodia (grano) o
di allevamento (pecore) o potevano deperire (frutta e vino).
A questo punto
si andava al mercato con la premura di disfarsi delle eccedenze e, se non
si trovava esattamente ciò che poteva essere utile che era però più raro,
si accettava un bene che risultasse poi più facilmente conservabile (pecore
ad esempio, o grano).
Ecco quindi
che la moneta era stata inventata con quel bene più conservabile e che tutti
accettavano in cambio per una maggiore utilità intrinseca (moneta merce).
Si aveva così
presto che una merce fungeva da mezzo di scambio, cioè si scambiava agevolmente
con tutti gli altri beni per la grande utilità e la non deperibilità dello
stesso che garantiva che chiunque avrebbe poi gradito e preso questo bene
in pagamento di ogni altro bene.
Questi beni,
pecore e grano, sono state le prime monete usate, tanto che nella volgata
ancora il denaro si chiama grano e la parola latina di moneta (pecunia) viene
da pecus che vuol dire pecora, indicando che i Romani erano all’origine degli
allevatori e pastori. Questo fatto portava una apparente contraddizione perché
implicava che era più conveniente fare due scambi, uno della nostra eccedenza
verso il bene usato come moneta e un altro tra questa merce-moneta e la successiva
merce che ci serviva espressamente, piuttosto che uno perché questo uno era
molto più difficile che la somma dei due.
Ad esempio
si può portare il fatto che il primo scambio si poteva fare in una fiera e
il secondo in un’altra, oppure uno scambio in un periodo e il secondo in un
periodo successivo.
In entrambi
i casi lo scambio unico sarebbe stato impossibile quindi due scambi erano
vantaggiosi.
Questo girare per fiere, poi, ha portato a professionisti del commercio che disponendo di eccedenze facevano una continua trasformazione delle eccedenze in moneta e di questa in nuovi acquisti per cogliere vantaggi derivanti dalle differenze di prezzo tra una fiera e l’altra o tra la fiera di un periodo e quella successiva. Questo ultimo esempio del commerciante che acquista e vende alle fiere successive è esattamente ciò che succede alla Borsa Valori, dove chi dispone di una eccedenza di moneta compra titoli per venderli alla “fiera” successiva, cioè quando vuole perchè la fiera, cioè il mercato della Borsa, è aperta tutti i giorni.
La moneta
poi da queste forme iniziali si evolve verso i metalli, che avevano tutte
le caratteristiche della merce moneta quali la forte utilità e la non deperibilità,
a cui aggiungevano la maggiore concentrazione di valore in una piccola quantità
di metallo e l’utilità per una quantità ancora maggiore di persone.
Con la scoperta
dei metalli quindi vennero usati questi quale merce-moneta delle transazioni,
senza che il baratto tra singoli beni fosse escluso quando uno trovava esattamente
quello che cercava.
I metalli
servivano a tutti, perché rifusi fornivano punte di frecce, in rame o in bronzo,
e tutti quegli utensili estremamente necessari che prima si facevano a fatica
lavorando personalmente la pietra ed erano ora in metallo di forgia e di utilità
molto maggiore perché più precisi.
Con poco metallo
si facevano coltelli, pugnali, raschiatoi, ciotole, poi con più metallo asce
e mazze, le fibbie, le spille, tutte cose di moltissima utilità di metallo
che si possono vedere abbondanti nei musei archeologici di tutta l’Italia.
Dal metallo in genere si passa poi al metallo coniato, cioè segnato normalmente con figura dell’imperatore o del re o di altro segno di buon auspicio quale la spiga, la nave, il fabbro, la Minerva, il cavallo o altro, in cui il valore indicato dalla moneta era spesso maggiore di quello del metallo contenuto, evitando così di usare una quantità più grande di metalli per le transazioni e aumentando la concentrazione del valore di quel metallo coniato (Questa era l’utilità del conio).
A questo punto
sorge la possibilità del conio falso perché è molto conveniente coniare i
metalli, ma la repressione in epoca antica era molto pesante, e il costo del
conio pure, per cui questo non risultava un problema rilevante.
La coniazione
di metalli in moneta può risalire a circa 3.000 anni fa.
Ci sono monete
Fenicie e Puniche e Romano Repubblicane in tutti i Musei.
Con questo
stratagemma del conio e con l’uso di metalli preziosi quale l’oro e l’argento
la mole del metallo da avere in cambio dei beni era sempre più ridotta e lo
scambio in moneta-metallo sempre più gradito. L’oro in particolare era
ambitissimo per il segno di molto valore che aveva, per la decorazione di
cui si faceva uso e per il segno di potere e indirettamente segno solare che
rappresentava.
L’oro quindi
prese a diventare la moneta essenziale per gli scambi di rilevante valore
e in particolare per pagamenti di merci o tributi tra stati, e con le genti
straniere si scambiava solo contro metalli preziosi (Fenici).
La moneta aurea risultava quindi la moneta dei pagamenti internazionali e ciò dall’antichità fino ad oggi perché ci sono ancora oggi regolazioni internazionali in oro e sicuramente fino al 1971, anno in cui fu decretata la inconvertibilità del Dollaro americano che fino a quel punto era convertibile in oro al prezzo di 35$ per oncia troy di oro fino (di 31gr. circa) e poteva quindi circolare come moneta dei pagamenti internazionali.
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Il baratto
Il baratto
è una forma di mercato zoppo, in cui non ci sono prodotti validi per tutti
con funzione di moneta, e si scambiano con difficoltà beni contro beni. Questo
commercio è più difficile e riaffiora quando l’economia è particolarmente
povera o distrutta (nel tempo di guerra ad esempio).
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