Lo sviluppo economico della società degli uomini

Economia

MARCELLO PILI

I SEGRETI DELL’ECONOMIA
(INTRODUZIONE ALL’ECONOMIA POLITICA e testo di base PER STUDENTI UNIVERSITARI, IMPRENDITORI, STUDENTI)


Edizioni La Sfinge


La sfinge rappresenta il rapporto con la natura che l’uomo incontra quando vuole sapere e conoscere. La natura si presenta Enigmatica e l’uomo la deve interrogare e darsi le risposte con la scienza e con la logica. L’economia è materia di falsificazione perché tramite essa si può costruire dominio. La falsificazione è a difesa di chi il dominio gestisce contro gli interessi di tutti. Verità e benessere sono la base dell’economia vera, mentre la falsità e la credenza per fede danno povertà, e problematica sociale creata ad arte.

Marcello Pili è Docente all’Università La Sapienza di Roma. Autore di numerosi articoli scientifici. Si occupa dei rapporti tra sviluppo parziale e generale dell’economia. E’ esperto di questioni finanziarie, nazionali e internazionali.

 

“Per Ashnan edificarono una casa;
Di un aratro e di un giogo le fecero dono.
Lahar nel suo ovile
E’ un pastore che incrementa i prodotti dell’ovile.
Ashnan in mezzo ai raccolti
E’ una vergine amabile e generosa.
L’abbondanza che viene dal cielo
Lahar e Ashnan la fanno comparire sulla terra;
Alla società essi arrecano l’abbondanza;
Al paese essi arrecano il soffio di vita;
Essi fanno eseguire le leggi degli dei;
Moltiplicano il contenuto dei magazzini;
Riempiono i granai da scoppiare.”
(Tavoletta Sumer)

 

(La scoperta dell’Agricoltura viene trattata in maniera sacrale data la grande importanza economica e del benessere che essa ha dato: tavoletta sumer di 4.500 anni fa; Ashnan rappresenta l’agricoltura e Lahar l’allevamento del bestiame.)

SOMMARIO

 

I Segreti dell’economia

 

Parte I            Lo sviluppo economico della società degli uomini 

Capitolo I         Le origini

Parte II           La Teoria economica

Capitolo II       Le ipotesi di funzionamento

Capitolo III      La produzione

Capitolo IV      I settori produttivi

Capitolo V       Ricerche, Avanzamento

Capitolo VI      Il ruolo storico, giuridico ed economico dello Stato

Capitolo VII     Letture di storia e dell’economia molto antica

 

INDICE 

 

I segreti dell’economia                                                  

Introduzione                                                                                               

Parte I – Lo sviluppo economico della società degli uomini

Capitolo I - Le origini                                                                                         

I.1 I Primordi                                                                                        

I.2 L’origine del mercato. Il commercio internazionale.

La divisione del lavoro                                                                         

I.3 L’origine della moneta                                                                    

I.4 Il tempo odierno                                                                              

Parte II – La teoria economia                                                         

Capitolo II - Le ipotesi di funzionamento                                                           

II.1 Le utilità                                                                                       

II.2 I prezzi                                                                                            

II.3 I costi                                                                                             

II.4 Lo schema generale di domanda e offerta                                        

Capitolo III – La produzione                                                                               

III.1 La produzione in monopolio                                                         

III.2 La funzione di produzione: inutilità del concetto                         

III.3 La influenza della concorrenza sui costi e sui prezzi secolari      

III.3.1 L’andamento della curva dei costi non più a U ma orizzontale 

III.4 Esercizi                                                                                        

III.5 E’ facile fare impresa? E’ facile fare l’imprenditorialità giovanile?                                          

Capitolo IV – I settori produttivi.      Riservato                    

IV.1 Il settore industriale (I settore)                                                    

IV.2 Il settore agricolo (II settore)                                                        

IV.2.1 Il settore agricolo oggi.                                                              

IV.3 L’economia dei tre settori produttivi e dello Stato                      

IV.4 Conclusioni                                                                                    

Capitolo V – Ricerche. Avanzamento. Il sistema monetario                              

V.1 Cos’è il sistema monetario?                                                           

V.1.1 Variazione recente del valore dell’oro                                        

V.1.2 Inconvertibilità del Dollaro e mercato dell’Eurodollaro             

V.1.3 La stabilità della moneta e dei sistemi monetari                        

V.1.4 Cos’è l’offerta endogena della moneta?                                                        

V.1.5 Il controllo dell’inflazione                                                            

V.1.6 La teoria dei prezzi                                                                      

V.2.1 La moneta, il risparmio e l’investimento                                                       

V.2.2 Documentazione storica della conoscenza economica                                   

Capitolo VI - Il ruolo storico, giuridico ed economico dello Stato                     

VI. 1 Il ruolo storico                                                                              

VI.2 Il ruolo giuridico                                                                            

VI.3 Il ruolo economico                                                                        

VI.4 Cos’è il capitalismo?                                                                     

VI.5 Avvertenza                                                                                    

Capitolo VII - Letture di storia e dell’economia molto antica                           

VII.1 Attività industriali in Europa dal Medioevo alla

“Intensificazione industriale”                                                               

VII.2 Moneta e finanze nelle tavolette di argilla Mesopotamiche

(4500 anni fa)                                                                                         

VII.3 L’origine dell’economia nella Persia arcaica                              

VII.4 Economia Antica in Attica                                                           

VII.5 L’origine della città in Platone                                                    

 

 

Introduzione

 

Il primo segreto che ognuno, studente o imprenditore, o negoziante o curioso, deve sapere è che l’economia è materia di sofisticazione e di alterazione del sapere per fini politici e per garantire una società illiberale anziché una società liberale.

Tenendo presente questa premessa in questo libro verrà fatta una analisi storica della generazione conoscitiva dei contenuti della materia indicata come economia e contemporaneamente alla esposizione storica verrà fatta la critica dei punti più importanti e vedere così come le conoscenze generate vengono poi manipolate per ottenere un punto di vista favorevole o sfavorevole ad un modello dell’economia liberale.

 Fatta questa premessa di ordine generale il corso parte da una attenta storia delle origini della disciplina che non sono per niente recenti.

Tra i testi classici (Greci) ci sono L’economico di Senofonte, L’economia di Aristotele, mentre una grande quantità di testi di economia e diritto è ricavabile dalle tavolette incise in cuneiforme (circa 30.000) e ritrovate a Ebla in Siria dalla missione italiana dell’Università “La Sapienza” di Roma che ha studiato con risultati interessantissimi la città di Ebla e una civiltà fiorente di ricchezza e commerci basata sulla grande città, di circa 5.000 anni fa.

Questi testi, contratti di vendita, cessione di tributi, matrimoni con relative transazioni economiche equivalenti alla dote, trattati tra stati e città, sono incisi nelle tavolette di argilla ritrovate negli scavi di Ebla e tradotti dal cuneiforme dagli esperti, e nelle tavolette Sumer conosciute e tradotte da tempo.

Queste premesse antiche mettono in evidenza che l’economia non è scienza recente ma accompagna la storia dello sviluppo della vita umana, della sua capacità di provvedersi via via maggiori mezzi di sussistenza, che ovviamente derivano dalla capacità progressivamente acquisita di governare il modo di produrre questi mezzi di sussistenza che sono i beni economici.

Quindi la conoscenza economica nasce con lo sviluppo umano che corrisponde alla maggiore possibilità di disporre di beni in abbondanza.

Tale conoscenza economica non diventava un testo dei criteri corrispondenti ai modi di produzione perché addirittura questi modi di produzione precedono la scoperta della scrittura e la conoscenza tramandata dei modi di produrre, e la conoscenza stessa dei modi di produzione era il primo testo di economia (non scritto) conservato nella pratica dei processi produttivi e nell’esperienza di fare, oltre che nella tradizione orale.

Con la scoperta della scrittura molte di queste funzioni vennero trascritte nella forma di contratti di transazione tra stati, di rapporti di pagamento dei tributi e dei trattati con gli stati esteri che avevano anche il contenuto economico relativo alla costituzione di buoni rapporti e quindi di scambi commerciali (Tavolette Sumer e Babilonesi).

Non era sempre nettamente evidenziata la natura speciale dell’economia perché la “produzione” era ancora mescolata alla “predazione” e quindi i fatti economici erano mescolati ai problemi della guerra e i testi riportano infatti queste due faccende integrate e non sempre separate.

Solo dopo altro tempo, quando si è potuto distinguere tra il contributo dell’economia e quello della guerra e della stabilità dello Stato, si è incominciato a studiare specificamente le leggi dell’economia, distinte da quelle della stabilità dello Stato di ordine militare e degli ordinamenti, consentendo di avere una descrizione degli elementi di benessere dell’uomo in elementi componenti quali: dottrina dello Stato, la difesa dello Stato, il modo di produrre il benessere economico o materiale.

Evidente che il benessere dei cittadini è dipendente da come questi tre elementi possono sviluppare i loro migliori benefici.

Se una grande capacità di produrre beni non è garantita da una capacità militare di difesa e da una buona organizzazione dello Stato, questo benessere potenziale viene sprecato, perché con rapine e distruzioni e disarmonia dello Stato si disincentiva lo sviluppo dell’economia dato che manca la possibilità di beneficiare di questi beni; cioè se si toglie il principale incentivo alla produzione economica che è la possibilità di godere o di fruire di questi beni e del relativo benessere non si fa nessuna economia.

Ciò è quello che succedeva generalmente per esempio 5.000 anni fa quando l’uomo cercava la forma di organizzazione più adatta al suo benessere e ha sviluppato i suoi sistemi di difesa e militari, i suoi modi di organizzare lo Stato nelle forme che poi sono state classificate in Monarchia o Tirannidi, Aristocrazie o Oligarchie e democrazie o gestioni demagogiche, e ha ordinato i modi di produzione che essendo principalmente legati all’industria e alla agricoltura si sono trasmessi come modo tecnico di produrre i beni nell’industria e in agricoltura e incorporati in osservazioni economiche contenute nelle tavolette Sumer nella forma sacrale data l’importanza di benessere raggiunto tramite queste conoscenze.

La superiorità della coltivazione rispetto alla caccia e alla predazione è una evidenza economica che determina la scelta della coltivazione e dello sviluppo dell’agricoltura. Quindi lo sviluppo dell’agricoltura è la prova che la scelta economica precedente è stata fatta anche se si tramanda solo che l’agricoltura è migliore e semplicemente si fa solamente questa produzione (ci sono però tracce di questa che viene considerata ottima scelta nelle tavolette Sumer).

Lo sviluppo dell’agricoltura ha determinato il maggiore sviluppo delle popolazioni e delle civiltà localizzate su buone terre fertili come per esempio la Mesopotamia e la valle del Nilo che risultano le terre più fertili in area di clima temperato. Queste terre erano quelle dove l’uomo si poteva impiantare con il minimo di dotazione quali capanne di frasche o di argilla e quindi sono le prime a svilupparsi.

Dopo che il relativo benessere dovuto alla introduzione delle coltivazioni, principalmente del grano e poi della frutta, ha dato una maggiore disponibilità di beni si è potuto dedicarne una maggiore quantità alla costruzione di abitazioni più complesse e più soddisfacenti con ciò consentendo di superare la difficoltà di climi più freddi.

Questo passo è fondamentale per il passaggio dallo sviluppo dalle zone temperate d’origine alle zone più fredde perché queste ultime erano più fertili, con maggiore disponibilità di acqua, e nello scambio tra sole e acqua (più sole e meno acqua nelle zone temperate-calde e meno sole e più acqua nelle zone temperate fredde) il risultato economicamente vantaggioso è quello di meno sole e più acqua, che è più produttivo di grano e di erba abbondante per il bestiame.

Con queste conoscenze le migrazioni verso l’ovest europeo da Mesopotamia e Nilo, oppure semplicemente la migrazione delle conoscenze della tecnica agricola, hanno sviluppato le popolazioni precedentemente installate in Italia e in Grecia che fino ad allora vivevano di caccia, senza grande sviluppo.

Con lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento regolare del bestiame (pastorizia) lo sviluppo umano risulta molto rilevante in Italia e in Grecia; in Italia sia per le colonie Greche che per le popolazioni italiche precedentemente installatesi.

Con queste osservazioni siamo arrivati quindi al periodo storico della nascita di Roma in Italia e dello sviluppo della cultura classica ed Ellenistica in Grecia, che tanto contributo hanno dato alla definizione dello Stato e della bontà dello stato basato sulla libertà dei cittadini rispetto a quello basato sulla tirannide che era la norma fino a quel punto della storia.

A questo punto era abbastanza sviluppata la tecnica militare della difesa, la conoscenza dei sistemi di produzione agricola e dell’allevamento, e quindi era necessario procedere nella definizione dello Stato più adatto a dare un maggiore benessere con i buoni apporti dell’economia già raggiunti (agricoltura, industria, e miniere) e della buona difesa.

In questo periodo nascono le più importanti elaborazioni della teoria dello Stato rappresentate con la Repubblica di Platone, che traeva le conclusioni delle forme dello Stato già sperimentate fino allora e che faceva balenare la preferenza per la Costituzione che garantiva la maggiore libertà dei cittadini e quindi la preferenza per la democrazia degli uomini liberi, e diretta da uomini sapienti.

Questa elaborazione è quella che poi da Atene classica ed ellenistica si trasmette a tutto il mondo.

Già da prima però una importante componente dell’economia si sviluppava: il commercio.

Se l’agricoltura e le miniere erano legate alla presenza del territorio adeguato dentro lo Stato, l’unico modo di provvedersi di prodotti necessari e non ritrovabili dentro il territorio dello Stato era quello del commercio e dell’industria propria.

La estrema necessità del commercio per provvedersi di tutti quei beni necessari che non era possibile produrre all’interno è stata la causa che ha agevolato in tutti i modi il commercio in epoca antica, e contemporaneamente ai primi ritrovamenti della società organizzata (Ebla 5.000 anni fa) questo era già molto sviluppato.

Questa estrema necessità del commercio non è però condizione sufficiente per lo sviluppo del commercio stesso. Ciò che rende il commercio possibile oltre che necessario è il grande vantaggio dell’esercizio del commercio, cioè i suoi guadagni enormi in confronto ai guadagni del lavoro agricolo o delle miniere. (Ai tempi dei Fenici era di 30 volte il capitale impiegato)

Questi enormi guadagni hanno spinto popolazioni audaci a specializzarsi in queste attività altamente redditizie già dall’antichità.

Già da 3.200 anni fa, cioè ai tempi della guerra di Troia, il Mediterraneo era pieno di empori commerciali dei Fenici, che avevano empori in tutto il Nord Africa, il Medio Oriente, Sicilia, Sardegna e Spagna.

L’emporio di Cadice in Spagna era addirittura fuori del Mediterraneo (Atlantico) e i Fenici commerciavano lo stagno con gli Inglesi (le popolazioni celtiche di allora).

Questi enormi guadagni derivavano dal fatto che nel mondo di allora rappresentato dai territori che si affacciavano al Mediterraneo e del Medio Oriente i prezzi dei beni agricoli e dei metalli si formavano a seconda dell’abbondanza e della facilità di produzione e all’incontrario a seconda della scarsità e della difficoltà della produzione e della loro utilità alta.

Questa regola dei prezzi che si formano alti in proporzione alla scarsità e bassi in proporzione alla abbondanza non è una caratteristica dell’antichità ma è la condizione normale di funzionamento dell’economia ed è quindi una legge economica.

In virtù di questo fatto, lungo le coste del Mediterraneo si avevano prezzi diversissimi per molti prodotti ed in particolare per prodotti di maggior pregio quali i metalli, cari perché scarsi e molto utili in quasi in tutti i luoghi, e meno cari dove venivano prodotti. Così comprare i metalli, rame e stagno, poi ferro, e oro, e trasportarli verso i popoli che non li producevano per venderli magari lavorati ricavandone prezzi molto alti era un’attività molto proficua che si è sviluppata moltissimo già dall’antichità.

 L’importanza del commercio è ciò per cui, al di là della guerra, gli stati cercavano di stabilire trattati di buon vicinato e di alleanza, dando dei lasciapassare ai mercanti e stabilendo anche delle leggi e regolamenti per definire le controversie commerciali.

Cogliendo i vantaggi dei diversi prezzi degli stessi beni in luoghi diversi, cioè comprando dove i beni costavano poco e vendendoli dove erano cari si otteneva un vantaggio per il commerciante che guadagnava la differenza, un vantaggio per il primo venditore che vendeva un prodotto abbondante altrimenti difficile da vendere e un vantaggio per l’acquirente che trovava un bene altrimenti difficile da trovare se non più caro.

Il risultato del commercio sarà poi un prezzo più basso dove si vendeva caro e un prezzo più alto dove si comprava a basso prezzo, tendendo così il commercio a livellare i prezzi dei beni nei vari luoghi con vantaggio di tutti e a beneficiare tutti.

Se i prezzi dei beni hanno oggi quasi lo stesso livello dovunque è perché lo sviluppo del commercio tra economie è tanto e tale che i prezzi sono praticamente livellati, anche perché il costo del trasporto che rappresenta il differenziale irriducibile di prezzo è bassissimo data l’efficienza dei servizi del commercio e dei trasporti che comporta bassi costi.

La condizione che migliora lo sviluppo del commercio e lo rende massimo è lo sviluppo all’interno di uno stesso sistema di garanzie giuridiche certe che diventano garanzia del commercio.

Ciò avviene quando uno stato o un impero racchiude una quantità di territorio elevata come è avvenuto nell’antichità con l’Impero Romano. In questo caso tutto il commercio che prima era commercio estero e soggetto ai condizionamenti, ai rischi e ai pericoli della guerra, ora diventa commercio interno allo stato e all’Impero e perciò diventa stabile, duraturo e perciò più benefico e proficuo.

Con l’Impero Romano si è ottenuta di fatto un’area di libero scambio, producendo offerta abbondante di beni, la divisione del lavoro e della produzione nei territori più produttivi, col risultato di avere la maggiore quantità di beni disponibili e i prezzi più bassi, anche per la concorrenza tra una quantità di produttori maggiore nel mercato più ampio.

Questa situazione che nell’antichità si è verificata principalmente nell’Impero Romano dando un livello di benessere al mondo mai raggiunto prima di allora si trova ora in Europa col mercato comune europeo che anche senza unificare gli stati ha consentito una comune normativa di commercio basata sul libero scambio e comune normativa giuridica, per cui si ottiene una situazione per il commercio uguale a quella dell’Impero Romano, che era di libero scambio essa stessa e di uguale normativa del diritto.

Lo sviluppo oggi dell’area di libero scambio in Europa si riferisce alla stessa area coperta dall’Impero Romano, dato che i confini verso i paesi dell’est europeo di oggi sono praticamente gli stessi dell’Impero Romano.

Con ciò abbiamo delineato brevemente il corso dello sviluppo economico dall’inizio della Storia ad oggi badando ai fatti grossi già detti, mentre d’ora innanzi si baderà oltre che ai fatti grossi anche a quelli minori e a tutti quegli strumenti necessari per capire come questi fatti economici grandi e piccoli si determinano e perché.

Ci sentiamo di usare come definizione dell’Economia e del lavoro dell’Economista quella data da Adamo Smith nella sua opera che risulta la prima del periodo moderno e sufficientemente analitica e sistematica.

Tale opera come  anche la definizione dell’economia si intitola: “Ricerca sopra le origini e le cause della ricchezza delle nazioni”. Questo titolo ben rappresenta l’obiettivo e il limite della disciplina che si chiama economia e che in questo nostro libro sarà sviluppata.

Il libro di Adamo Smith è comunemente inteso come il primo dei trattati moderni, cosa su cui concordiamo, ma non è certamente il primo libro di economia. Gli scritti di economia precedenti sono molti ma la disciplina fino al ‘500 aveva poca possibilità di svilupparsi perchè c'era un contesto anche della religione cristiana contraria all’economia e al benessere umano.

Solo dopo il ‘500 con lo sviluppo della riforma religiosa e la voglia di provvedere un miglioramento del benessere dei cittadini, che era caduto spaventosamente nel Medio Evo dopo la caduta dell’Impero Romano, sono ripresi gli studi e le elaborazioni sia sulla religione, col protestantesimo, sia sull’economia come teoria del benessere che facesse a meno della guerra come teoria dell’arricchimento che non portava vantaggio economico se non a danno di altri.

Lo sviluppo di una teoria del benessere che non facesse capo alla conquista e alla guerra, ma che desse i criteri dello sviluppo delle nazioni in condizioni di pace, era la necessità che avevano le nazioni che erano divenute protestanti e l’Inghilterra che con lo scisma anglicano aveva bisogno di svilupparsi in maniera indipendente dalla situazione del resto dell’Europa, fino là totalmente condizionata negativamente quanto allo sviluppo economico della chiesa cristiana.

La necessità di sviluppare l’economia inglese per sfuggire ai condizionamenti della chiesa cattolica e nel principio di libertà che serviva per tenere lontana la stessa chiesa e difendere la scelta di differente interpretazione religiosa, che comportava diverse conseguenze di benessere perché i protestanti accettavano l’economia come non peccato, ha portato in tutta Europa la riscoperta e lo studio del periodo classico, Romano e Greco, e sull’onda di quel recupero storico, ideologico, e lo studio dei testi, si è avviato quel processo conoscitivo dell’economia e l’applicazione allo sviluppo da cui è sorto lo sviluppo dell’epoca moderna.

Così si può pensare che la modernità sia la prosecuzione dello sviluppo del periodo classico, che si era fermato per il lungo periodo del Medio Evo e per la cattiva influenza della chiesa cristiana sulla iniziativa umana verso il benessere, che i cristiani bollavano ideologicamente col negativo di indicarle come “cose terrene” (mentre la povertà “portava in paradiso”!).

I modi con cui produrre il benessere delle nazioni è quindi l’argomento di studio dell’economia.

Tale corpo finale di nozioni e postulati non è cosa molto facile e omogenea ma, come nella costruzione di un organismo, ogni singolo pezzo svolge una funzione da solo o insieme agli altri pezzi per cui nell’insieme si devono valutare i contributi dei singoli pezzi, e quindi è anche complessa.

Come il cuore, il sangue e le ossa, gli aspetti dell’economia si riferiscono a pezzi e funzioni diverse e con logiche a volta diverse che nell’insieme producono un organismo che potremo con semplicità chiamare “macchina del benessere”, oppure corpo di idee e comportamenti per il maggior benessere e lo sviluppo delle nazioni.

Di questo ci occuperemo nel nostro libro qui avanti.

In conclusione quindi l’Economia è scienza antica come la storia dell’uomo e già 5000 anni fa ci troviamo di fronte a società economicamente evolute e ricche.

La localizzazione di queste civiltà a forte sviluppo economico più antico in zone calde con fornitura naturale di acqua indica il ruolo che, a un certo punto dello sviluppo che fu agli inizi primordiali di sviluppo industriale (litico, dell’osso e del legno), ebbe l’agricoltura.

L’agricoltura quindi arriva come secondo settore, sviluppato dalla concomitanza delle condizioni naturali favorevoli del caldo e dell’acqua.

Queste basi e passaggi dalla prima industria e poi alla agricoltura e ai metalli portano direttamente all’età moderna che è collocata 5000 anni fa.

La buona conoscenza storica della generazione dell’economia comporta che così la metà della economia è già conosciuta. L’altra metà si ottiene integrando fenomeni e schemi semplici come quello di mercato e badando a non uscire dagli schemi semplici verso cose false o ideologiche. Tutto è però sempre riconducibile a cose semplici.

 

 

Parte I - LO SVILUPPO ECONOMICO DELLA SOCIETA’ DEGLI UOMINI

Capitolo I – Le origini.

  

I.1 I Primordi

 

L’uscita dell’uomo dalla condizione primordiale ha comportato il passaggio dalla natura ferale e quindi dalla vita di randagio e cacciatore a quella di essere stanziale e produttore e manufattore (trasformatore) dei beni necessari alla sua sopravvivenza.

Tale passaggio indica il superamento della fase in cui la natura era presa come vincolo per l’attività umana vivendo della caccia e cibandosi di questa come fa ogni animale ancora oggi e l’avvio verso la fase in cui l’uomo manipola la natura a proprio vantaggio, scoprendo una infinità di piccole modificazioni accessibili via via e più complesse progressivamente, che risultano capaci di dare una quantità di beni crescente e offrendo all’uomo una vita sempre più agevole e agiata.

La prima di queste scoperte è la ricerca di strumenti d’aiuto per la caccia: bastone, pietra, bastone appuntito o altro che hanno offerto valido strumento d’aiuto per la caccia.

Il passo successivo e fondamentale è quello in base al quale l’uomo adatta questi strumenti naturali al proprio fabbisogno prima con lavorazioni grezze quali lo scheggiamento delle pietre con altre pietre per fare mazze adatte alla caccia, punte di freccia o di lancia da mettere in cima ai bastoni appuntiti e poi alle stecche di canna o legno dopo l’invenzione dell’arco per fare le frecce adatte alla caccia di animali che scappano veloci.

Questa prima manipolazione degli strumenti naturalmente disponibili già cambia notevolmente la vita degli uomini rendendo la caccia molto più facile e offrendo con la scheggiatura di particolari pietre quali la selce e l’ossidiana impareggiabili strumenti di lavoro quali pugnali, lame, punte di freccia particolarmente micidiali (quali quelle di ossidiana, pietra nera vetrosa di origine vulcanica che deve la sua caratteristica di vetrosità al raffreddamento veloce della lava e produce schegge di varia forma e taglientissime.  Es. fig. 1)

                                                                      

- Punte di freccia e laminavetrosa per taglierina

-Lama di pseudo coltello e pugnale rudimentale in selce  

. 

Questi strumenti sono indicati come relativi al periodo della pietra scheggiata, detto anche paleolitico (cioè antica età della pietra).

Una notevole innovazione avviene quando l’uomo incomincia ad adattare i suoi strumenti oltre la scheggiatura e la lavorazione grossolana.

Siamo all’età della pietra lavorata, lavorata con altre pietre e per sfregamento producendo ora da qualunque tipo di pietra, non più solo ossidiana o selce, mazze ben forgiate in pietra, da innestare su bastoni in legno a incastro o legate con lacci di pelle.

Da quanto detto sopra deriva che la prima attività umana, e che caratterizza il passaggio dalla condizione ferale a quella umana nel senso che definisce tale passaggio quando si verifica questa condizione di manipolazione e produzione degli strumenti di lavoro e di caccia, è l’attività industriale. Infatti l’industria è definita come quella attività di manipolazione di materie prime disponibili in natura per trasformare in beni nella forma utile a un impiego diretto dell’uomo (in questo periodo, età della pietra, gli archeologi parlano di industria litica).

Quindi l’industria si sviluppa prima dell’agricoltura, e prima dell’agricoltura c’era la raccolta di frutta e di tuberi ma non la coltivazione, in parallelo con la caccia semplice, prima della scoperta di poter lavorare le pietre e i legni.

L’agricoltura si fa risalire al periodo della pietra lavorata che quindi consente una ampia fornitura di strumenti di lavoro in pietra quali punteruoli (aratro) per bucare la terra e seminare, avendo visto che il processo naturale della germinazione era quello e quindi dopo qualche esperimento venne ripetutamente praticato inventando l’agricoltura.

La selezione dei semi ha fatto il resto e così con la semplice coltura del grano o dell’orzo si poteva far fronte ai periodi della carenza di cibo e alla integrazione della dieta precedentemente di sola carne e frutta, ma non continua.

Ovviamente con la scoperta del fuoco avvenuta precedentemente si potevano ormai cuocere i cibi. La cottura è stata prodotta come fenomeno casuale quale l'incendio di un bosco che prendeva un animale e poi, visto che la carne era migliore, la cottura è stata ripetuta. Poi visto ancora che il fuoco su terreni argillosi lasciava sul terreno della terra indurita, che noi chiamiamo terracotta, essi capirono che potevano modellare l'argilla quando era bagnata, quindi lasciarla asciugare e cuocerla facendo strumenti di ogni genere quali pentole, boccali, lucerne, che poi venivano decorati con impressione nell'argilla fresca con stecchini a fare segni di pagliette o addirittura appoggiando alla argilla fresca tessuti di giunco, canne o altro, che lasciavano impressi i segni per decorazione.

L’attività di produzione di servizi si sviluppò conseguentemente perché il prodotto agricolo o quello della caccia doveva essere stivato, conservato o trasportato e cucinato.

Così dal tempo primordiale esiste l’attività industriale, quella agricola e quella dei servizi. Tale classificazione noi ancora la usiamo per classificare l’attività umana di produzione di beni e servizi che chiamiamo economia di una nazione.

Lo sviluppo di questi settori economici segue una strada evolutiva graduale e naturale. Primo, il produrre strumenti primordiali di caccia e pesca dà il primo sviluppo dell’industria. Secondo, la vicinanza di acqua in climi caldi suggerisce l’uso razionale  dei prodotti agricoli (grani, tuberi, frutti) e quindi lo sviluppo dell’agricoltura e l’economia stanziale. A queste due attività si aggiunge quella dei servizi per conservare, trasportare i prodotti e venderli, che rappresentano i servizi di base privati a cui si aggiungono quelli dei servizi dello Stato, che erano all’inizio quelli della corte del re o capo dell’orda e dell’esercito. Con questo settore dei servizi abbiamo la struttura odierna dell’economia in Industria, Agricoltura e Servizi, che funzionano con un mercato e cioè con produzioni per l’uso proprio o per lo scambio. In fondo a tutto il nostro ragionamento si potrebbe dire che il primo settore sia quello dei servizi (che poi riaffiora e si sviluppa) perché i servizi si rendono anche nelle società degli animali (servizi di cure familiari, difesa, preparazione del cibo, etc.).

 

 

I.2 L’origine del mercato. Il commercio internazionale e la divisione del lavoro.

 

L’origine del mercato è così pure immediata perchè la produzione agricola e la pastorizia hanno portato subito che il contadino poteva avere eccedenze agricole ed il pastore non poteva mangiarsi tutte le pecore mentre aveva bisogno del grano ed altri prodotti agricoli per integrare la dieta.

Dato che la divisione del lavoro tra chi coltivava principalmente e chi allevava principalmente era molto proficua perché consentiva un maggior prodotto per ciascuno, dovuto alle cure e alla specializzazione della capacità di seguire la produzione a buon fine, ben presto si smise di produrre ciascuno ciò che gli occorreva di ogni bene e si passò alla produzione divisa per categorie che consentivano una buona specializzazione e un prodotto molto più elevato (ciò si chiama divisione del lavoro; se abbiamo dei dubbi pensiamo a cosa costerebbe farci le scarpe da soli o fondere il ferro per fare un cacciavite ad es.).

Questa produzione specializzata e in eccesso dei propri fabbisogni, insieme alle eccedenze casuali di produzione, se esisteva una certa convivenza pacifica tra le popolazioni confinanti, ma anche in periodi di guerra, veniva portata ad un luogo comune dove con l’occasione di una gran festa (oggi fiere paesane) ognuno cercava di smerciare il bene di cui aveva eccedenza, prendendo beni per lui più utili che erano prodotti in eccesso da altri.

In particolare chi allevava bestiame, quando questo raggiungeva un certo sviluppo, era costretto a disfarsene altrimenti risultava impossibile continuare ad allevarlo per il gran consumo di erba che richiedeva il mantenerlo.

Per dare sbocco a queste eccedenze dell’allevamento vennero costituite in epoca antichissima luoghi di ritrovo annuale, con richiamo alle divinità della fertilità e della riproduzione e con feste di vari giorni, in cui avvenivano questi scambi di animali allevati nell’anno passato e di cui disfarsi a vantaggio dei contadini che per esempio avevano bisogno di questi animali per il lavoro dei campi, cavalli, buoi e asini, oppure capre e pecore da latte per uso personale o familiare, o animali per la carne.

In queste occasioni si svolgeva una gran quantità di affari, quali contratti di ogni genere, per pascoli, alleanze politiche, e discussioni sulla gestione degli affari più estesi oltre la tribù, e quindi i rapporti organizzativi tra tribù e affari nazionali in piccolo.

Per i prodotti industriali, altamente utili e di elevatissimo valore, è sorta subito la convenienza di commercio internazionale (che poteva pagare l’alto costo dei viaggi marittimi internazionali). Questo commercio ha riguardato l’ambra, l’oro, l’argento, il bronzo, poi le ceramiche votive ed altro, e dava guadagni fino a 30 volte il suo costo.

In sintesi nelle migrazioni dei primordi si faceva commercio primordiale tramite doni che i primi uomini si facevano per rendere meno pericolose le migrazioni e raccogliendo e scambiando via via i “doni” più desiderati. Tale fu l’ambra in antico (molto antico), poi la dotazione di ossidiana e sale, che accompagnavano l’orda selvaggia come dotazione del gruppo e così, mediante l’opportunità dei doni per rendere la migrazione meno pericolosa, incominciarono i primi scambi internazionali, nel senso di scambi tra orde migranti.

Si consolidò lo scambio in Europa tra l’ambra portata dalle popolazioni del Nord col sale e l’ossidiana portati dalle popolazioni provenienti dal Sud.

Questa base di scambio di doni atti a salvare l’orda dalle stragi inutili e pericolose dava origine alla raccolta di beni di alta utilità quali l’ambra, l’ossidiana, la selce e il sale che venivano trasportati con l’orda, e poi con vere e proprie spedizioni mercantili per mare già in età neolitica.

Il commercio internazionale arcaico comporta la primissima divisione del lavoro che poi prosegue nel neolitico col commercio di prodotti industriali e agricoli. Chi ha dei dubbi sulla importanza della divisione del lavoro che potenzia l’economia pensi di fabbricarsi le scarpe da solo, una lavatrice o  un’automobile o un aereo!

(Gli archeologi parlano bene e appropriatamente di industria litica per il periodo primordiale e di commercio internazionale in epoca neolitica).

 

 

I.3 L’origine della moneta.

 

L’origine della moneta è interessantissima e graduale.

Nei mercati ognuno portava i beni da lui detenuti in eccesso e cercava un bene che gli fosse più utile da trarre in cambio. Ciò alla fine risultava quasi sempre possibile perché la fiera durava alcuni giorni e quindi c’era la possibilità di vedere e rivedere finchè le persone si accordavano a scambiare un bene contro altri in un rapporto per esempio di un cavallo per dieci pecore, o di 15 quintali di grano, che poteva essere un prezzo ritenuto adeguato e soddisfacente da tutti.

Così si incominciarono ad avere i primi valori delle merci, che erano nient’altro che le quantità di un bene che servivano per comprare un altro bene. Come abbiamo visto prima ad esempio 10 pecore per un cavallo che quindi era il valore del cavallo se scambiato con le pecore e 15 quintali di grano per un cavallo che era il valore del cavallo in termini di grano che era necessario per acquistarlo.

Così il valore era la quantità di un bene che era necessaria per acquistare una unità di un altro bene. (si dice prezzo se riferito alla moneta, si dice valore se riferito ad altra merce).

Ben presto si vide che cercare il bene esatto che serviva in cambio delle nostre eccedenze era un lavoro anche difficile; così, salvo qualcuno che trovava esattamente la cosa di cui aveva bisogno, gli altri cercavano qualche bene che comunque andasse bene o qualche bene che avrebbero più facilmente collocato ad altri anche in un momento successivo.

Ciò per evitare di rimanere con le eccedenze che richiedevano costi di custodia (grano) o di allevamento (pecore) o potevano deperire (frutta e vino).

A questo punto si andava al mercato con la premura di disfarsi delle eccedenze e, se non si trovava esattamente ciò che poteva essere utile che era però più raro, si accettava un bene che risultasse poi più facilmente conservabile (pecore ad esempio, o grano).

Ecco quindi che la moneta era stata inventata con quel bene più conservabile e che tutti accettavano in cambio per una maggiore utilità intrinseca (moneta merce).

Si aveva così presto che una merce fungeva da mezzo di scambio, cioè si scambiava agevolmente con tutti gli altri beni per la grande utilità e la non deperibilità dello stesso che garantiva che chiunque avrebbe poi gradito e preso questo bene in pagamento di ogni altro bene.

Questi beni, pecore e grano, sono state le prime monete usate, tanto che nella volgata ancora il denaro si chiama grano e la parola latina di moneta (pecunia) viene da pecus che vuol dire pecora, indicando che i Romani erano all’origine degli allevatori e pastori. Questo fatto portava una apparente contraddizione perché implicava che era più conveniente fare due scambi, uno della nostra eccedenza verso il bene usato come moneta e un altro tra questa merce-moneta e la successiva merce che ci serviva espressamente, piuttosto che uno perché questo uno era molto più difficile che la somma dei due.

Ad esempio si può portare il fatto che il primo scambio si poteva fare in una fiera e il secondo in un’altra, oppure uno scambio in un periodo e il secondo in un periodo successivo.

In entrambi i casi lo scambio unico sarebbe stato impossibile quindi due scambi erano vantaggiosi.

Questo girare per fiere, poi, ha portato a professionisti del commercio che disponendo di eccedenze facevano una continua trasformazione delle eccedenze in moneta e di questa in nuovi acquisti per cogliere vantaggi derivanti dalle differenze di prezzo tra una fiera e l’altra o tra la fiera di un periodo e quella successiva. Questo ultimo esempio del commerciante che acquista e vende alle fiere successive è esattamente ciò che succede alla Borsa Valori, dove chi dispone di una eccedenza di moneta compra titoli per venderli alla “fiera” successiva, cioè quando vuole perchè la fiera, cioè il mercato della Borsa, è aperta tutti i giorni.

La moneta poi da queste forme iniziali si evolve verso i metalli, che avevano tutte le caratteristiche della merce moneta quali la forte utilità e la non deperibilità, a cui aggiungevano la maggiore concentrazione di valore in una piccola quantità di metallo e l’utilità per una quantità ancora maggiore di persone.

Con la scoperta dei metalli quindi vennero usati questi quale merce-moneta delle transazioni, senza che il baratto tra singoli beni fosse escluso quando uno trovava esattamente quello che cercava.

I metalli servivano a tutti, perché rifusi fornivano punte di frecce, in rame o in bronzo, e tutti quegli utensili estremamente necessari che prima si facevano a fatica lavorando personalmente la pietra ed erano ora in metallo di forgia e di utilità molto maggiore perché più precisi.

Con poco metallo si facevano coltelli, pugnali, raschiatoi, ciotole, poi con più metallo asce e mazze, le fibbie, le spille, tutte cose di moltissima utilità di metallo che si possono vedere abbondanti nei musei archeologici di tutta l’Italia.

Dal metallo in genere si passa poi al metallo coniato, cioè segnato normalmente con figura dell’imperatore o del re o di altro segno di buon auspicio quale la spiga, la nave, il fabbro, la Minerva, il cavallo o altro, in cui il valore indicato dalla moneta era spesso maggiore di quello del metallo contenuto, evitando così di usare una quantità più grande di metalli per le transazioni e aumentando la concentrazione del valore di quel metallo coniato (Questa era l’utilità del conio).

A questo punto sorge la possibilità del conio falso perché è molto conveniente coniare i metalli, ma la repressione in epoca antica era molto pesante, e il costo del conio pure, per cui questo non risultava un problema rilevante.

La coniazione di metalli in moneta può risalire a circa 3.000 anni fa.

Ci sono monete Fenicie e Puniche e Romano Repubblicane in tutti i Musei.

Con questo stratagemma del conio e con l’uso di metalli preziosi quale l’oro e l’argento la mole del metallo da avere in cambio dei beni era sempre più ridotta e lo scambio in moneta-metallo sempre più gradito. L’oro in particolare era ambitissimo per il segno di molto valore che aveva, per la decorazione di cui si faceva uso e per il segno di potere e indirettamente segno solare che rappresentava.

L’oro quindi prese a diventare la moneta essenziale per gli scambi di rilevante valore e in particolare per pagamenti di merci o tributi tra stati, e con le genti straniere si scambiava solo contro metalli preziosi (Fenici).

La moneta aurea risultava quindi la moneta dei pagamenti internazionali e ciò dall’antichità fino ad oggi perché ci sono ancora oggi regolazioni internazionali in oro e sicuramente fino al 1971, anno in cui fu decretata la inconvertibilità del Dollaro americano che fino a quel punto era convertibile in oro al prezzo di 35$ per oncia troy di oro fino (di 31gr. circa) e poteva quindi circolare come moneta dei pagamenti internazionali.

 

- Il baratto

 

Il baratto è una forma di mercato zoppo, in cui non ci sono prodotti validi per tutti con funzione di moneta, e si scambiano con difficoltà beni contro beni. Questo commercio è più difficile e riaffiora quando l’economia è particolarmente povera o distrutta (nel tempo di guerra ad esempio).

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