Ricerche, Avanzamento
L’origine della moneta è stata indicata in quel passaggio graduale di individuazione della merce più adatta ad essere scambiata con tutte le altre. Era necessario uscire dalle difficoltà che si avevano dal voler scambiare un bene detenuto con esattamente il bene desiderato.
Questo scambio era ed è e resta molto difficile perché dobbiamo trovare chi abbia il bene da noi desiderato e che voglia esattamente il bene di cui noi disponiamo.
Questo è intuitivamente molto difficile perciò piano piano ognuno non trovando nel mercato esattamente ciò che cercava in cambio del proprio bene si accontentava di cedere il proprio bene (che poteva deperire o poteva costare per la sua detenzione) e accettare un altro bene che avesse la caratteristica di essere più facilmente scambiabile e quindi agevolare così il secondo passaggio tra questo bene e il bene al fine desiderato.
Tra questi beni che fungevano bene allo scopo di beni intermedi prima di trovare i beni voluti c’era il grano, visto che tanto serviva a tutti, e quindi scambiare col grano era positivo dato che tanto poi il grano si sarebbe dato a chiunque. Un altro bene di quel genere poteva essere costituito dalle pecore, che essendo un valore di medio taglio di uso generale poteva essere ceduto agevolmente, e conservato senza troppo sforzo in una economia rustica primordiale. Per gli scambi di maggiore rilievo ben presto sorse la convenienza di scambiare i propri beni con i metalli.
Questi metalli, rame, bronzo, avevano un grande valore perché con la fusione riuscivano a sostituire una serie di prodotti in pietra che richiedevano molto lavoro e una ricerca dispendiosa di tempo. Questi prodotti erano poi punte di freccia, coltelli, fibbie etc., allora di valore rilevante.
Avere in cambio delle eccedenze stagionali dell’agricoltura o della pastorizia delle quantità di metallo era molto utile perché il metallo poteva essere agevolmente conservato e poi ceduto agevolmente a chi disponeva di un bene a noi necessario. Anche gli artigiani primordiali che lavoravano ancora la pietra, il legno, l’osso e l’argilla potevano scambiare questi beni finiti con metalli che avrebbero agevolmente piazzato ad altri, o lavorato essi stessi.
Così si è visto che fare due scambi con la merce moneta intermedia era più facile che farne uno solo tra due merci sole e tra i relativi possessori che potevano non volere quella merce.
Da allora la corsa ha riguardato l’affinamento della merce moneta, avvenuto con i metalli detti “preziosi” perché risultavano avere una maggiore densità di valore rispetto ai metalli normali quali erano il rame e il bronzo. L’oro e l’argento sono stati subito quei metalli a più alto valore perché l’oro dava gioielli molto richiesti e la lucentezza, la incorruttibilità e l’immagine della luce del sole che veniva fissata in simboli di potere ed era poi molto ben conservabile. L’argento dava la lucentezza, era usato per stoviglie di lusso ed era di maggiore abbondanza per cui presto fu la moneta più comune per tagli di pagamento intermedi. Per la tesoreria degli Stati, dei Re e per gli scambi commerciali internazionali, data l’esigenza di valori più alti fu riservato l’oro che ha sempre avuto un valore di 15 – 20 volte quello dello argento. Così una libbra d’argento valeva allora 1/15 di una libbra d’oro. (Così da almeno 5000 anni fa, mentre recentemente l’argento vale molto meno, cioè 1/50 dell’oro).
L’oro aveva un maggior valore per la sua rarità, per il costo di estrazione e per il largo impiego fin dall’antichità per gioielli e simboli religiosi, e oggetti di altissimo valore ornamentale come segno di potere, per la sua incorruttibilità, tanto che i gioielli dell’antichità sepolti affiorano perfetti dagli scavi archeologici e li ammiriamo nei musei.
Si può dire che a Babilonia l’oro era abbondante e alcune sepolture reali femminili hanno fatto rinvenire alcuni chili di oro in monili giganti per gambe e braccia, segno di ricchezza enorme allora.
Così usando per i pagamenti quantità di oro, di argento per minor valore e di bronzo e rame per valori minimi abbiamo già un sistema monetario articolato ancorchè non siano ancora monete coniate.
I sistemi monetari che usavano un solo metallo sono stati detti Monometallici, e quelli che usavano l’oro e l’argento insieme venivano chiamati Bimetallici. Si cercava di tenere un cambio fisso tra l’argento e l’oro che però non reggeva e si arrivò al Monometallico aureo chiamato anche Gold Standard in vigore nel secolo scorso e col cambio oro-biglietti fino al 1971.
Il conio nasce fondamentalmente dal vecchio segno del sigillo del proprietario dei lingotti di metallo, che quindi marchiava i suoi averi.
Ben presto il conio divenne affare di Stato o del Re o dell’Imperatore per diffondere il suo simbolo (immagine) come collante sociale dei cittadini nell’impero e nello Stato, come segno di benessere legando l’immagine del Re a quella del benessere economico che veniva utilizzando il metallo coniato (moneta). Poi c’era un altro vantaggio non secondario per il Re che poteva coniando il metallo imporre un valore maggiore della quantità di metallo e quindi lucrare su questo aumento di valore. Tale aumento di valore era garantito a favore del Re perché agli altri era vietato il conio e la moneta falsa era pesantemente punita e difficile da fare visto che miniere e conio erano affare dello Stato.
Procedendo via via col conio sempre più alto rispetto al valore del metallo incorporato si arriva ad una moneta il cui valore monetario del metallo è praticamente nullo e questa diventa la base della moneta chiamata moneta segno. Questa moneta non ha più valore come moneta merce – metallo, ma trae il valore dal segno dello Stato o dell’Imperatore. Questa moneta segno arriva poi più recentemente alla carta moneta in cui il valore del metallo è zero e il valore è attribuito dallo Stato che attribuisce alla moneta segno da lui creata il potere liberatorio illimitato delle obbligazioni (dei debiti insomma).
In breve lo Stato stabilisce che pagando con questi biglietti si estinguono i debiti e così il gioco è fatto e tutti accetteranno questi biglietti. Per evitare i falsi c’è la legge pesante e le procedure di stampa della moneta complesse che impediscono le contraffazioni.
Oltre la carta moneta segno c’è oggi la moneta virtuale che è registrazione pura di un credito presso una banca (un conto corrente ad esempio) che si può utilizzare mediante ordini di pagamento quali assegni, bonifici, addebito di fatture (come bollette telefoniche o altro) senza manipolare i biglietti monetari emessi inizialmente dalle Banche ordinarie (biglietti di Banca) e ora solo dalla Banca Centrale (In Italia la Banca d’Italia). I biglietti monetari possono essere anche emessi dal Tesoro dello Stato, come erano le cinquecento lire in biglietto sparite solo da poco tempo, ma emessi sempre per piccoli tagli.
Le banche all’origine emettevano biglietti per fare prestiti contando che questi biglietti finivano nella circolazione fiduciaria privata e non venivano riportati alla Banca per essere cambiati in oro. Per cui con un quantitativo di oro a garanzia le banche potevano espandere il credito per un multiplo di questo valore in oro tramite la stampa dei “biglietti di banca” e i prestiti di questi.
Siccome questi biglietti circolavano perennemente tra il pubblico e solo pochi riportavano i biglietti alla banca per chiedere oro, allora una data quantità di oro garantiva un multiplo di carta moneta emessa dalle banche.
Quando la carta moneta è stata dichiarata inconvertibile, prima a livello interno dei singoli paesi e poi a livello internazionale (15 Agosto 1971) per la dichiarazione della inconvertibilità del dollaro, allora la circolazione diviene non più metallica ma solo fiduciaria. A garanzia di questa moneta fiduciaria c’è lo Stato per la garanzia giuridica dell’obbligazione e il deposito del cittadino che può disporre in proporzione alla quantità di moneta fiduciaria di cui dispone presso una banca.
Con la carta moneta inconvertibile (non convertibile
in oro cioè) il suo potere monetario deriva solo dalla legge che attribuisce
ai biglietti di banca il potere di liberare dai debiti e quindi perciò
diventano appetibili per tutti. La
moneta fiduciaria o bancaria si risolve in un diritto su biglietti di banca e
col diritto di trasferirli a favore di chi desideriamo (conti correnti
bancari, che funzionano tramite assegni o altri ordini di pagamento).
Così
un conto corrente bancario diventa una specie di moneta perché essendo
formato con diritti su biglietti di banca è in grado di far provvedere, con
richiesta verso la sua banca, biglietti di banca fino al valore del conto
corrente bancario verso chiunque. Pertanto con modifiche successive del
sistema monetario si arriva a quello di oggi, in cui molta parte della moneta
consiste in trasferimenti di depositi che in ultima analisi sono diritti su
biglietti di banca, ma il loro accreditarsi e addebitarsi sui relativi
depositi della clientela rende sempre meno necessario il ricorso al movimento
materiale dei biglietti di Banca tra clienti diversi. Oggi girano come
mezzi di pagamento gli assegni che sono titoli di credito contenenti
l’ordine alla Banca di accreditare a qualcuno la data somma da prelevare sul
nostro conto corrente.
Per quanto riguarda la circolazione del contante (cioè dei biglietti di
banca) questa si è molto formalizzata sul prelievo, oggi automatico, col
Bancomat di piccole quantità periodicamente, per le spese correnti (300.000
lire o 500.000 alla volta).
Il
movimento diverso per pagamenti tramite biglietti di grosse somme è sempre più
raro perché pericoloso per smarrimenti o furti e ben sostituito dai bonifici
che sono ordini di accredito su altri conti correnti o di somme ad altre
persone.
Così
vediamo che in sistemi monetari avanzati quasi la moneta non circola più.
Originariamente
era l’oro la moneta, ed è stata sostituita dai biglietti di Banca
convertibili e dai biglietti di Stato convertibili. Poi è venuta
l’inconvertibilità e la circolazione di soli biglietti di Banca però non
emessi più dalle singole Banche ma dalla Banca Centrale in rapporto (anche
con autonomia) col Ministero del Tesoro. La circolazione dell’oro sul
sistema internazionale dei pagamenti è continuata fino a che il 15 Agosto
1971 si è decisa da parte americana l’inconvertibilità del dollaro in oro,
che anche se solo formalmente e meno sostanzialmente esisteva fino ad allora.
Così l’oro spariva anche dalla circolazione nei pagamenti internazionali ed
è ora relegato ai regolamenti di pagamenti tra banche centrali e il Fondo
Monetario Internazionale, che è una istituzione con sede a Washinton (USA)
che regola con propri regolamenti i rapporti tra banche centrali e fa
finanziamenti a queste.
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