Storia ed Economia dello Stato di Prof. Marcello Pili

 

2.3.9 Il ruolo dello Stato in Economia. Spesa pubblica e tassazione.

 

Il mercato generale classico assumeva la neutralità dello Stato in economia e quindi si limitava a trattare i mercati dal solo punto di vista degli operatori privati. Se lo Stato fosse rimasto al ruolo dello Stato liberale non vi figurerebbe nell’economia lo Stato con funzioni particolari, ma come un singolo cittadino che compra penne, carta, scrivanie, petrolio per riscaldamento, costruisce uffici etc., etc..

Lo Stato quindi invece di essere uguale al cittadino privato per poca parte dell’economia ha, con le gestioni comuniste o filo – comuniste, preso un ruolo via via più importante portandosi fuori dal ruolo minimo in economia e dalla condizione di neutralità cosiddetta del Bilancio in Pareggio.

Lo schema teorico keynesiano che abbiamo aggiunto al modello classico tratta del ruolo che può avere a fini di incrementare l’occupazione il deficit di Bilancio.

 

Vediamo oggi quindi, lontani dal modello liberale ottimo dell’economia, lo Stato prendere iniziative sul deficit pubblico e soprattutto affondare il coltello nell’economia privata tagliando metà della totale economia per fini cosiddetti “pubblici”, “sociali” etc., Così con la scusa di aiutare gli altri del “pubblico” e del “sociale” si mette a salari di fame i produttori (un operaio della Fiat guadagna oggi 1.300.000 al mese ed è in condizioni di fame).

Con la scusa di assistere si creano disoccupati tramite le altissime tasse sugli altri e bisognosi diventano quelli che bisognosi non erano. Così è importante vedere il contenuto, o l’obiettivo economico, della ideologica comunista, o del “pensiero” cosiddetto sociale della chiesa che è sempre lo stesso comunismo.

Così con l’intervento dello Stato in Economia, fuori del modello minimo liberale (minime tasse e minime spese ben sottolineate storicamente dai ministri del Regno d’Italia che furono Quintino Sella e gli altri liberali) e oltre il modello keynesiano (ruolo del Deficit Pubblico per lo sviluppo dell’Occupazione) che pure abbiamo incorporato nel modello generale  classico – keynesiano, lo Stato ha preso recentemente a invadere una parte enorme dell’economia con tassazione da Stato totalitario e produzione collettivizzata perché con la scusa della tassazione metà del reddito viene gestita dal partito unico – comunista - stato che impone questo stato di cose per finanziarsi e per corrompere l’elettorato col controllo dell’economia.

A questo si aggiunga la costituzione di una quantità incredibile di monopoli, dette aziende pubbliche, che essendo fuori del mercato concorrenziale non sviluppa efficienza e tecnologia ma corruzione politica e clientele. Oltre il danno economico c’è la corruzione politica e non si può parlare di democrazia ma di comunismo corruttore.

La quantità di aziende private che lo Stato italiano ha tenuto dopo il Fascismo per fini di clientela elettorale è solo limitatamente ridotto ora con l’obbligo di privatizzazione imposto all’Italia dalla U.E., perché queste privatizzazioni fatte sono una piccola parte del necessario e perché le privatizzazioni si sono fatte badando che le partecipazioni venissero assunte privatamente da persone amiche del gruppo comunista – interventista sullo Stato per cui ora sono in amministrazioni personali fiduciarie degli stessi vecchi partiti che le controllavano prima e per di più con l’occasione di fare ricchezze personali sotto copertura di privatizzazioni protette o guidate.

 

Quello che abbiamo ora non è un ruolo dello Stato nell’economia, ma una appropriazione di una parte di economia molto grande (metà del reddito con le imposte e tasse e in più la partecipazione o privatizzazione pilotata di imprese) al fine di controllo totalitario della popolazione tramite il controllo dei proventi economici e dei flussi personali dei redditi.

Prova ne sia che ogni volta che la popolazione vota per il non comunismo, questo voto viene mediante trucchi vanificato. L’apparato che si appropria dell’economia per fini totalitari non lascia ai cittadini autonomia di scegliere il governo.

L’obiettivo non detto sarebbe quello di condizionare totalmente i cittadini al fine di farsi sempre votare comunista, come nei paesi comunisti e come si riesce in parte nelle regioni comuniste d’Italia.

Il modello comunista è sempre di povertà, anche se temporaneamente nelle regioni italiane comuniste non si osa proporre il modello pauperista, per il rischio che si è verificato a Bologna, dove la proposizione del modello pauperista (degrado) ha comportato l’abbandono del voto comunista, il cui programma rimane però sempre la povertà e il dominio sulla povertà e le difficoltà della gente, per cui le difficoltà della Pubblica Amministrazione opposta contro l’economia devono intendersi procurate intenzionalmente per portare difficoltà alla gente.

 

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