GLI STRUMENTI DELLA POLITICA ECONOMICA.  di Prof. Marcello Pili

 

Dopo aver dato la storia e gli elementi del funzionamento dell’Economia, passiamo ad indicare con quali mezzi o strumenti si può influenzare l’andamento dell’economia che, come abbiamo già detto, si basa sul libero mercato delle merci prodotte, sull’andamento storicamente decrescente dei costi e dei prezzi per il sistema di concorrenza nella produzione, sul sorgere della moneta e delle istituzioni bancarie e creditizie che provvedono alla ricollocazione del risparmio privato per l’investimento delle imprese e delle famiglie (Abitazioni).

Così gli strumenti della politica economica vanno individuati in quelle variabili dell’economia che hanno la capacità di influenzarne altre variabili positivamente e che, se non hanno reazioni indesiderate in qualche settore, vengono utilizzate per portare il sistema economico al massimo sviluppo. Se ci sono controindicazioni in un settore dell’economia, ad esempio, può essere che la variabile di politica economica non possa essere usata completamente.

 

 

2.1.1 Il tasso di interesse

 

Il tasso di interesse è il prezzo ed il costo del dare o prendere a prestito. In questo senso, più questo è basso meglio è per l’economia, perché abbasserà i costi di produzione di tutti gli operatori che impiegheranno prestiti correnti ( a breve termine) per finanziare il ciclo produttivo annuale e prestiti all’investimento per finanziare l’attività di investimento delle imprese e delle famiglie (a medio e lungo termine).

Il limite basso di questo prezzo dipende dalla concorrenza bancaria che spesso non c’è e che per lungo tempo non c’è stata per legge (legge bancaria del 1936 fatta dopo la crisi del 1929 per evitare fallimenti bancari allora possibili, come era avvenuto in America allora), e dal livello dei costi bancari, che a loro volta sono alti come in tutti gli altri mercati se non c’è la concorrenza dei produttori (qui le Banche).

La politica Economica sana e naturale, dovrebbe comportare quindi che il tasso di interesse fosse al livello più basso possibile per consentire il massimo livello dell’attività economica.

Questo in realtà è quasi sempre stato, ed è stata la politica economica saggia, fatta da secoli.

C’è però una grossa eccezione che riguarda gli anni dal 1969 al 1998 che sono in realtà trenta lunghi anni -una generazione insomma- che ha conosciuto tassi di interesse alti ed elevatissimi fino ai tassi bancari di usura e la cui giustificazione non c’è.

Si è detto che la politica dei tassi bassi può essere sospesa solo temporaneamente per qualche effetto settoriale indesiderato, che si accompagna all’effetto positivo di promozione dell’attività economica. Questa “sospensione” della politica dei tassi di interesse bassi è durata trent’anni in Italia con fatica indicibile di famiglie e imprese per pagare i mutui casa le une e per evitare il fallimento le altre, che negli anni 1969 – 1998 hanno dovuto sopportare un “attacco anticapitalistico” dissimulato come crisi economica, ma vero attacco militare all’Occidente fatto dai comunisti e loro amici.

In realtà l’attacco militare ha preso la forma del rincaro del prezzo del greggio, che uscendo dal regime di concorrenza e riducendo la quantità prodotta poteva, con procedimento monopolistico vietato dagli accordi sul commercio internazionale, far rialzare i prezzi del greggio e lo fece.

Rialzando il prezzo del greggio, la domanda mondiale e nazionale si riduceva a quella altamente utile perché incorporava il petrolio in processi produttivi efficienti; ciò esattamente come si vede in un comune schema grafico di equilibrio del mercato in monopolio.

Questo rincaro del prezzo del petrolio ha comportato maggior esborso monetario in bilancia dei pagamenti e quindi questo rincaro delle importazioni di petrolio ha generato un deficit della bilancia dei pagamenti che è stato fronteggiato tramite strumenti atti a ridurre il deficit della Bilancia dei Pagamenti come è un rialzo del tasso di interesse.

Questo rialzo del tasso di interesse riduceva, e ha ridotto, il livello di attività generale dell’economia e questo basso livello dell’attività economica riduceva le importazioni in genere perché queste dipendono dalla attività produttiva e di consumo, secondo una quota che indica il grado di apertura del nostro paese al commercio internazionale.

Questa potrebbe essere una spiegazione degli alti tassi di interesse nel periodo 1969 – 1998 ma è falsa perché il periodo della crisi petrolifera è il periodo 1973 – 1986 e non oltre, quindi è evidente che il tasso di interesse alto non si spiega con la crisi petrolifera, anche se è stato giustificato con questa in modo falso.

Già dal 1969 abbiamo avuto emissioni obbligazionarie al 6% e poi al 9%, il tutto ottenuto con una restrizione monetaria della Banca d’Italia per niente giustificata.

Così pure gli alti tassi di interesse dal 1986 al 1998 non hanno nessuna giustificazione se non quella di fare gli interessi delle banche in contrasto con gli interessi dell’economia italiana.

Infatti, quando l’autorità sui tassi di interesse è passata dalla Banca d’Italia alla Banca Centrale Europea (BCE), i tassi sono rapidamente scesi, ai livelli di ora (2001) che sono bassi (ora 6% circa, rispetto ai 20 – 25% del periodo della crisi petrolifera 1973 – 86).

Questa storia dei tassi di interesse italiani in un ampio periodo del dopoguerra (1969 – 1998) si giustifica così.

La lobby bancaria ha avuto agevolazioni al rialzo dei tassi di interesse dalla falsa teoria economica che l’inflazione causata nel periodo 1973 – ’86 si fronteggiasse con alti tassi di interesse. Questa teoria è falsa perché l’inflazione degli anni 1973 – 86 aveva origine nell’alto prezzo del petrolio che si trasferiva ai prezzi di tutti gli altri beni, con rialzo generalizzato che veniva chiamato inflazione.

Questa inflazione non era quindi causata da alta domanda ( inflazione da domanda che in un sistema efficiente e sviluppato non esiste) e perciò non poteva essere fermata dallo strumento di controllo della inflazione da domanda come il tasso di interesse.

Quindi la teoria secondo cui l’inflazione si abbassa cura con la riduzione della moneta in circolazione e del credito e con alti tassi di interesse è falsa per le economie sviluppate come l’Italia nel periodo 1969 – 98. In particolare si nota che dopo il 1986 l’inflazione era ridicola e bassa e i tassi di interesse invece molto alti, cosa che ha consentito la perdita di competitività del nostro sistema bancario che, per essere abituato ad alti tassi di interesse, non aveva lo stimolo naturale concorrenziale alla riduzione dei costi interni alle banche.

La variazione al ribasso dei tassi di interesse è naturalmente la politica espansiva e quella di rialzo dei tassi di interesse è la politica restrittiva.

Questa politica restrittiva è fatta più spesso per risolvere problemi di bilancia dei pagamenti in quanto un rialzo dei tassi di interesse riduce la domanda di credito e perciò la spesa per investimenti che più spesso è fatta con crediti. Questi bassi investimenti riducono la spesa globale che riduce le importazioni per la parte di domanda di beni dall’estero.

Questo abbassamento di domanda lascia sul mercato interno eccedenza di beni prodotti e non venduti che saranno collocati all’estero per carenza di domanda interna. Così abbiamo che il tasso di interesse più alto promuove la riduzione delle importazioni e lo sviluppo delle esportazioni e perciò viene indicato come strumento di politica economica in grado di correggere gli squilibri della bilancia dei pagamenti di un paese. Questa manovra si chiama Aggiustamento della Bilancia dei pagamenti. A questa politica dei tassi di interesse può essere aggiunta, al fine di Aggiustamento della Bilancia, la manovra dei cambi (specie con la svalutazione) di cui ci occuperemo con gli altri strumenti di politica economica.

 

 

2.1.2 Altri strumenti. Quantità di moneta, coefficiente di Riserva obbligatoria, operazioni di mercato aperto, politica fiscale e variazione della spesa pubblica, tasso di cambio.

 

Gli altri strumenti della politica economica sono divisi in strumenti reali e strumenti monetari.

Per completare il quadro degli strumenti monetari parliamo della quantità di moneta regolata dalla Banca d’Italia tramite prestiti alle Banche e sconto di cambiali del proprio portafoglio alle Banche. Questa variazione della quantità di moneta, fatta dalla Banca d’Italia, agevola e accompagna la variazione del tasso di interesse che si vuole ottenere, nel senso che esiste una relazione inversa che lega la quantità di moneta offerta ai tassi di interesse. Per cui se si vuole ottenere un rialzo del tasso di interesse si riduce la quantità di moneta e se si vuole un ribasso del tasso di interesse si aumenta la quantità di moneta, cioè i prestiti della Banca d’Italia alle Banche.

Esisteva fino a pochi anni fa uno strumento sostitutivo per ottenere la variazione della quantità di moneta ed era la variazione del coefficiente di Riserva Obbligatoria. Questo coefficiente di riserva obbligatoria era formalmente uno strumento di garanzia verso i depositanti delle banche perché la riserva veniva depositata presso la Banca d’Italia, ma in realtà era un modo indiretto di obbligare le Banche a detenere una parte del debito pubblico in forma di biglietti emessi dal Tesoro per le proprie spese e questa Riserva essendo priva di giustificazioni teoriche vere è stata tolta recentemente.

C’è poi un terzo strumento di intervento per determinare sempre una espansione o una riduzione della quantità di moneta. Questo strumento è l’Intervento sul mercato aperto con cui si  intende la politica della Banca d’Italia che finanzia il sistema economico direttamente, comprando titoli dello Stato e dando in corrispettivo moneta, e quindi alzando la quantità di moneta, la quale ha il suo effetto di riduzione dei tassi come si può vedere in uno schema semplice di mercato della moneta.

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