Economia. Fondamenti di verità nascosti. di Prof. Marcello Pili
Questo principio può anche essere intuitivo ma va spiegato e siccome si risolve in un apprezzamento del modello classico viene ideologicamente e intenzionalmente ignorato.
Il
consumo come frutto della produzione viene oscurato per suggerire il peccato
dell’economia che sarebbe il profitto, che riguarda la produzione.
E’
evidente che se il consumo è il frutto della produzione e il consumo è
necessario e soddisfacente in un’ottica non pauperistica
e non settario – flagellatoria, allora le
critiche mistiche al fine di profitto (profitto che è la misura del fare bene
l’economia) fanno ridere o sono viste per quello che sono cioè imprecazioni
settarie di chi non sta bene di testa che ripropongono il peccato medioevale
di fare Economia. Diceva bene A. Smith che il
panettiere non fa il pane per fare beneficenza (e chi dice di fare beneficenza
non fa niente) ma lo fa per profitto e per far studiare i propri figli e perciò
sarebbe… udite, udite, egoista.!
Intanto
il panettiere fa il pane per tutti e mai manca il pane prodotto. Chi invece
vuole fare assistenza non fa né il pane né niente e ciò che fa lo fa con il
pane e i beni prodotti dagli altri.
Non sembri superfluo il sottolineare la parola “produzione efficiente” invece della solita produzione e basta.
S’intende
sempre produzione efficiente per il mercato ma occorre dirlo perché non si
intenda produzione di qualcosa qualsiasi, come avveniva nelle imprese
pubbliche al Sud in Italia che poi scaricavano le perdite sullo Stato.
La
produzione efficiente indica che non trattasi di produzione qualsiasi, ma che
invece richiede valutazione degli investimenti, congruità con gli obiettivi
di produzione, quantitativi e qualitativi, messa in opera, controllo della
produzione da un punto di vista tecnico, di mercato, controllo della gestione,
dei costi bassi etc., etc..
La
complessità della produzione se analizzata farebbe apparire pretestuosa,
ridicola e falsa, la critica al fare economia “per profitto”, e perciò
questi principi e questi aspetti non vengono chiariti.
Questo
principio indica che chiunque vuole consumare (cioè tutti) deve preoccuparsi
di produrre da sé o con gli altri qualcosa di buono e di efficiente che
venduto sul mercato consenta di remunerare il proprio lavoro se fatto da solo,
o anche con gli altri se c’è il contributo produttivo anche degli altri.
Da
questo principio deriva che nessuno può far a meno di produrre il reddito
complessivo, e sarà il massimo possibile perché ognuno si dà da fare a
produrre e ci saranno poche tasse perché non c’è da assistere chi con poca
giustificazione è mantenuto ora a non produrre (disoccupazione, false
pensioni) o a produrre male (carrozzoni politico clientelari al Sud). In
queste condizioni le basse tasse sono uno stimolo produttivo forte perché si
mantiene il legame forte tra produzione e consumi desiderati per cui il
desiderio di consumo spinge all’impegno nella produzione.
Viceversa le alte tasse staccano i consumi dalla produzione, e si può consumare molto poco pur con un alto impegno alla produzione, e con ciò le tasse diventano un boicottaggio Anticapitalistico della produzione.
La
scusa di redistribuzione del reddito nasconde solo
redistribuzione clientelare ma l’obiettivo
fondamentale è l’attacco alla produzione fatto togliendo il giusto compenso
dell’impegno produttivo. E’ come quando c’erano i briganti che
rubavano e l’economia era ridotta al minimo per evitare di lavorare per i
briganti. Ora i briganti sono nel sistema di potere o di dominio che calpesta
l’Italia e gli Italiani.
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