Economia. Fondamenti di verità nascosti. di Prof. Marcello Pili

 

4.1 Consumo come frutto della produzione.

 

Questo principio può anche essere intuitivo ma va spiegato e siccome si risolve in un apprezzamento del modello classico viene ideologicamente e intenzionalmente ignorato.

Il consumo come frutto della produzione viene oscurato per suggerire il peccato dell’economia che sarebbe il profitto, che riguarda la produzione.

E’ evidente che se il consumo è il frutto della produzione e il consumo è necessario e soddisfacente in un’ottica non pauperistica e non settario – flagellatoria, allora le critiche mistiche al fine di profitto (profitto che è la misura del fare bene l’economia) fanno ridere o sono viste per quello che sono cioè imprecazioni settarie di chi non sta bene di testa che ripropongono il peccato medioevale di fare Economia. Diceva bene A. Smith che il panettiere non fa il pane per fare beneficenza (e chi dice di fare beneficenza non fa niente) ma lo fa per profitto e per far studiare i propri figli e perciò sarebbe… udite, udite, egoista.!

Intanto il panettiere fa il pane per tutti e mai manca il pane prodotto. Chi invece vuole fare assistenza non fa né il pane né niente e ciò che fa lo fa con il pane e i beni prodotti dagli altri.

 

 

4.2 Investimento come base della produzione efficiente che consente il consumo.

 

Non sembri superfluo il sottolineare la parola “produzione efficiente” invece della solita produzione e basta.

S’intende sempre produzione efficiente per il mercato ma occorre dirlo perché non si intenda produzione di qualcosa qualsiasi, come avveniva nelle imprese pubbliche al Sud in Italia che poi scaricavano le perdite sullo Stato.

La produzione efficiente indica che non trattasi di produzione qualsiasi, ma che invece richiede valutazione degli investimenti, congruità con gli obiettivi di produzione, quantitativi e qualitativi, messa in opera, controllo della produzione da un punto di vista tecnico, di mercato, controllo della gestione, dei costi bassi etc., etc..

La complessità della produzione se analizzata farebbe apparire pretestuosa, ridicola e falsa, la critica al fare economia “per profitto”, e perciò questi principi e questi aspetti non vengono chiariti.

 

 

4.3 Produzione come modo di ricerca del consumo tramite la retribuzione degli sforzi di produzione.

 

Questo principio indica che chiunque vuole consumare (cioè tutti) deve preoccuparsi di produrre da sé o con gli altri qualcosa di buono e di efficiente che venduto sul mercato consenta di remunerare il proprio lavoro se fatto da solo, o anche con gli altri se c’è il contributo produttivo anche degli altri.

Da questo principio deriva che nessuno può far a meno di produrre il reddito complessivo, e sarà il massimo possibile perché ognuno si dà da fare a produrre e ci saranno poche tasse perché non c’è da assistere chi con poca giustificazione è mantenuto ora a non produrre (disoccupazione, false pensioni) o a produrre male (carrozzoni politico clientelari al Sud). In queste condizioni le basse tasse sono uno stimolo produttivo forte perché si mantiene il legame forte tra produzione e consumi desiderati per cui il desiderio di consumo spinge all’impegno nella produzione.

Viceversa le alte tasse staccano i consumi dalla produzione, e si può consumare molto poco pur con un alto impegno alla produzione, e con ciò le tasse diventano un boicottaggio Anticapitalistico della produzione.

La scusa di redistribuzione del reddito nasconde solo redistribuzione clientelare ma l’obiettivo fondamentale è l’attacco alla produzione fatto togliendo il giusto compenso dell’impegno produttivo. E’ come quando c’erano i briganti che rubavano e l’economia era ridotta al minimo per evitare di lavorare per i briganti. Ora i briganti sono nel sistema di potere o di dominio che calpesta l’Italia e gli Italiani.

 

 

 

 

4.4 Basi teoriche del commercio estero; la divisione del lavoro.

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