Temi di economia :Mezzogiorno

 

 

1.Il problema del Mezzogiorno d’Italia è un problema economico regionale?

     No, è il prodotto di una scelta politica volutamente negativa .                     

           

 

1.1)            Introduzione

 

1.2)            La mancata azione di sviluppo

 

1.3)            L’origine storica del problema del Mezzogiorno

 

1.4)            L’uscita dal problema del Mezzogiorno è semplicissima

 

1.5)            Storia dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno

 

1.6)            Un aggiustamento antico, l’emigrazione oceanica dell’Ottocento

 

1.7)            Prospettiva del problema del Mezzogiorno

 

1.8)            Conclusioni

           

                                                                                                                                             RISERVATO

2. GLI STRUMENTI DELLA POLITICA ECONOMICA.           

               

 

3. Aggiustamento della bilancia dei pagamenti e dei prezzi  interni

     nell’economia italiana  dal 1980 ad oggi.

 

 

Premessa: esiste una specificità del periodo? Si esiste.                               

 

PARTE A. L’AGGIUSTAMENTO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI.     

 

1)      Misure di bilancia dei pagamenti.                                                         

 

1.1)Vale la vecchia classificazione della bilancia dei pagamenti in due tipi:

bilancia reale e bilancia valutaria.                                                                

 

1.2) Bilancia commerciale.                                                                       

 

1.3) Problemi interni di misurazione statistica della bilancia delle merci o

mercantile.                                                                                            

 

1.4) Misure scorrette e disinformazione.                                 

 

2)      Shocks esterni in una economia in equilibrio. Equilibrio di crescita.  

 

2.1) Origine degli Shocks: Alte variazioni del prezzo del petrolio, alte

variazioni del cambio del dollaro. Cumulo dei due fattori. Inflazione.              

 

2.2) Effetti degli Shocks sulle altre variabili: tassi di interesse, nuovo

assetto territoriale dell’industria e dell’economia.                            

 

2.3) Cumulo con diseconomie esterne: la legge dell’equo canone e

la non mobilità della forza lavoro.                                                                   

 

3)      Effetti di tutto ciò. Riduzione dell’attività economica come aggiustamento?     

 

3.1) Riduzione ciclica e di più lunga durata.                                     

 

3.2) Riallocazione continua e flessibilità.                                                 

 

3.3) Effetto Malthusiano.                                                                                

 

 

4)      Uscita con la “Nuova Economia” degli anni ‘70.?                                              

5)      Blocco delle infrastrutture come aumento delle difficoltà

di aggiustamento dell’economia italiana. Attacco anticapitalistico? Si.           

 

6)      Meccanismi dell’aggiustamento della bilancia dei pagamenti.                    

 

6.1) Politiche monetarie: tassi e quantità di moneta.                                             

 

6.2) Aggiustamento tramite politiche monetarie: tassi e quantità di moneta.          

 

6.3) Politiche fiscali: generali o selettive.                                                          

 

6.4) Politiche di aggiustamento di b.p. basate sulla variazione del tasso

di cambio (TC).                                                                                                             

 

6.5) Modello semplificato delle ripercussioni del processo di aggiustamento di b.p.    

 

6.5.1) Meccanismi interni in parallelo con l’aggiustamento nei paesi

competitori. Migliore o peggiore aggiustamento. Raggiungibilità

del risultato di aggiustamento.                                                                               

 

6.6) L’aggiustamento è sempre possibile? No, non è sempre possibile.          

 

6.7) Condizioni dell’aggiustamento. La flessibilità. Il falso euristico

della condizione di M-L, tautologia da superare.                                         

 

 

 

PARTE B. L’AGGIUSTAMENTO DEI PREZZI INTERI

 

7)      Shocks esterni e variazione dei prezzi interni. Trasmissione.          

 

7.1) Il ruolo della struttura Input – Output (I – O) dell’economia.            

 

7.2) Ruolo di potenziamento degli effetti.                                    

 

7.3) Tutti i fattori insieme.                                                                 

 

7.4) Anelasticità del mercato del lavoro e non mobilità.                              

 

7.5) Il massimo espresso dalla competitività e dall’inflazione dell’estero.              

 

7.6) Tutto questo ha naturalmente un effetto sul livello assoluto

di attività e sullo sviluppo.                                                                                 

 

7.7) Fu vero inferno, quello degli anni ’70? Si, fu vero inferno, insieme agli

altri fattori negativi. Blocco degli affitti, blocco delle autostrade, inizio del

 rialzo della tassazione, politica svalutativa.                                                                      

 

7.8) Sintesi dei dati studiati.                                                                                            



 

1)      IL PROBLEMA DEL MEZZOGIORNO D’ITALIA E’ UN PROBLEMA ECONOMICO REGIONALE?

NO, E’ IL PRODOTTO DI UNA SCELTA POLITICA.

 

1.1 Introduzione

Innanzitutto dobbiamo chiarire che la scelta politica che riguarda il Meridione d’Italia è una scelta di separazione, volgarmente detta “dìvide et ìmpera”, che in Italia l’Entità anticapitalistica ha fatto subito dopo l’Unità d’Italia ed è una scelta fatta contro l’Unità d’Italia che prosegue quella della chiesa di ostilità all’Unità d’Italia e di controllo del Sud Italia tramite lo Stato dei Borboni o regno di Napoli che dir si voglia.

L’economia, e l’economia regionale nelle specifico, è la scienza che dimostra e dimostrerà che il Sud Italia non è gestito secondo i criteri dell’economia, ma secondo criteri politici di creazione e di mantenimento del sottosviluppo. Dovunque nel mondo questa entità Anticapitalistica agisce lì c’è il sottosviluppo, come in America Latina Cattolica e in Africa Cattolica e la zona comunista europea e mondiale.

 

L’economia regionale spiega il sottosviluppo di una qualunque area e immediatamente dopo è indicata la strada perché quest’area non sia più sottosviluppata.

Se invece si impedisce di agire secondo l’Economia e agitando argomenti falsamente “maggiori” si impone di non agire per niente o di agire in maniera opposta all’Economia, allora abbiamo una politica per il sottosviluppo e abbiamo inquadrato il problema.

 

L’azione di cosiddetto “sostegno” al sottosviluppo è in realtà l’azione che crea e sostiene il sottosviluppo.

L’azione assistenziale uccide il mercato e porta il sottosviluppo fingendo che il mercato al Sud non sia capace di dare sviluppo.

Il mercato in ogni luogo dà sviluppo sempre a condizione di lasciarlo operare.

Nel Sud Italia il sottosviluppo è dovuto al volere produrre uno sviluppo basato sulla industrializzazione, che è uno strumento volgarmente marxista e ideologico e perciò falso, mentre l’industria per la libera economia si distribuisce secondo un modello gravitazionale polarizzato che in Europa ha il centro-baricentro nel Nord della Germania ex Federale (North Rein ad es.) e quindi indica che il Sud Italia è molto lontano dal centro gravitazionale e non può avere un grande sviluppo industriale.

Così l’ideologia sviluppo – dato - dall’industria è falsa e crea sottosviluppo perché indica come unico strumento, poi indicato come superiore e imposto con la politica comunista, l’industrializzazione che invece non può dare quello sviluppo perché il Sud è lontano dal polo gravitazionale industriale europeo. Questa distorsione ideologica falsa che indica l’industria come unico settore che dà sviluppo è lo strumento con cui si boicotta lo sviluppo che si ottiene invece dagli altri due settori, agricoltura e servizi, e dell’aggiustamento demografico alle condizioni economiche. Tale aggiustamento demografico alle condizioni economiche evita la giacenza di popolazione eccedentaria e la determinazione della disoccupazione cronica che è il bacino di bisogno che viene utilizzato politicamente col voto comunista per perpetuare la disoccupazione con l’indirizzo dello sviluppo sul settore industriale che non si può sviluppare al Sud perché è troppo lontano dal baricentro industriale europeo (detto core system), cuore del sistema. Il puntare falsamente sull’industria e non usare gli altri due settori per lo sviluppo (agricoltura e servizi) e non agevolare l’aggiustamento demografico col calo della natalità sono gli strumenti con cui in Italia si tiene il sottosviluppo al Sud.

Questo risultato è ottenuto facendo finta di fare cose di sviluppo e dichiarando false intenzioni di sviluppo e in realtà ponendo fermamente opposizione allo sviluppo moderno dei settori agricolo e dei servizi che si otterrebbe col mercato, l’iniziativa e la neutralità (specie delle tasse) dello Stato e l’aggiustamento demografico (calo della natalità).

Il calo della natalità è positivo e indica l’aggiustamento della popolazione alle quantità compatibili con l’economia, mediante il calo della natalità.

Il solo can can che c’è in Italia sul non controllo delle nascite con la politica della procreazione “irresponsabile” indica la malafede di chi promuove l’alta natalità solo per produrre più disoccupazione e poi utilizzare questa per un voto comunista con cui ricominciare con l’alta natalità, l’assistenzialismo e il falso obiettivo della industrializzazione, che quando viene proposta o realizzata oltre le preferenze del mercato, che per il Sud Italia sono poche, porta ai disastri industriali che in Italia ci sono stati negli anni ’70 e ’80 con chiusura di tutta l’industria in eccesso creata artificialmente. Quindi al Sud il sottosviluppo si costruisce facendo falsa industrializzazione, con industrie che cadranno per poi ricominciare daccapo con la gestione del disastro sociale e con politiche di assistenza che impediscono l’azione del mercato e che porterebbero alla fine del problema del Sud.

 

1.2 La mancata azione di sviluppo della agricoltura e dei servizi e l’azione di ostacolo all’aggiustamento demografico (contro il calo della natalità) come strumenti di produzione del sottosviluppo e del suo mantenimento.

Questi tre settori sono sufficienti a spiegare il sottosviluppo del Mezzogiorno.

Il mancato sviluppo di una agricoltura moderna e di mercato in Italia è stato promosso con la legge detta De Marzi – Cipolla, vera legge comunista per cui il conduttore anche occasionale di un fondo diventava conduttore praticamente fisso con contratti obbligatori di quindici anni difficilmente rescindibili.

E’ evidente che questo tipo di contratto perché toglieva al proprietario del fondo la sua possibilità di indirizzo produttivo e quindi il suo ruolo imprenditoriale ha provocato l’abbandono e il mancato utilizzo agrario di gran parte delle terre agrarie del Sud.

Dove non c’è stato l’abbandono e c’è l’affittanza questa è solo in attesa dell’esito del suo superamento per il minimo o nullo rendimento di questa e quindi c’è l’abbandono a termine prevedibile di queste terre.

Questa regolamentazione comunista dei contratti agrari (detta con dire sovietico dei patti agrari) altera il libero formarsi dei contratti agrari e delle remunerazioni e quindi distrugge le convenienze comportando il mancato uso progressivo delle terre agrarie.

Si pensi che pure il contratto di pascolo è stato reso stabile e assimilato all’affittanza e con pochissima remunerazione per cui nessuno ha più convenienza a dare un terreno a pascolo a rischio di non poter più entrare nel proprio terreno per cui non è conveniente dare i terreni a pascolo perché si rischia di non poterne più godere come proprietario.

Con ciò si perde in Italia tutto il prodotto lattiero caseario e di carne di un settore che darebbe occupazione efficiente e redditi di impresa abbondanti che si perdono completamente in Italia. (La legge De Marzi Cipolla è del 1971, dopo il ’68 cioè, e con modifiche è ancora produttiva di danni)

Il confronto con la vicina e sviluppata Svizzera, dove il settore agricolo e della pastorizia è tenuto in condizioni di mercato, ci fa vedere quale è il ruolo di una agricoltura moderna ottenibile con liberi contratti agrari che in Italia è impossibile avere per il trattamento ideologico comunista dell’agricoltura al servizio del principio sviluppo proposto da tutta e sola industria come base di sindacalizzazione comunista e corruzione del libero voto. Votando poi comunista si perpetua la situazione.

Il trattamento ideologico dell’economia italiana spiega tutte le sue manifestazioni di arretratezza, e la tenacia degli Italiani a non voler soccombere a queste misure ignobili spiega tutte le cose positive.

Il Mezzogiorno è quindi un problema creato secondo il principio del “dìvide et ìmpera” per cui il mezzogiorno è uno stato a sé dato in gestione alla mafia con il sottosviluppo prodotto con la sola proposta di sviluppo industriale che non si può avere perché le preferenze industriali di quel territorio non sono buone, data la lontananza dal baricentro degli insediamenti industriali per l’Europa che è nel Nord-Germania.

1.3 L’origine storica del problema del Mezzogiorno nasce prima dell’Unità d’Italia per quel frazionamento dell’Italia prodotto dalla chiesa cattolica per non avere stati sovrani adiacenti.

     Il Sud è stato tenuto in condizione di sottosviluppo anche perché aveva scarse opportunità industriali e lo stato di Borbone è stato gestito con impronta paternalistica e autoritaria di dominio sulla povertà secondo lo schema della chiesa e la povertà si poteva ancora vedere negli anni ’50 del XX secolo con migrazioni in Europa e in Nord Italia per lavoro.

       Queste migrazioni-tragedie nascono dalla politica demografica della procreazione irresponsabile a seguito di indicazioni della chiesa e dalla politica di non sviluppo economico del Regime Borbonico autoritario. 

       Tutte le azioni violente agite dalla chiesa e dai residuati borbonici nel Sud Italia per resistere all’Unità d’Italia erano il tentativo di proseguire il controllo sul Sud Italia, ex Stato dei Borboni, con gli strumenti di prima e la resistenza allo sviluppo che sarebbe venuto dall’accorpamento dello Stato Unitario e con la sostituzione poi della resistenza armata contro lo Stato Unitario con lo sviluppo di quella forma oscura di resistenza e di sottosviluppo che è la mafia.

       Si può pensare che il Fascismo abbia fatto un patto di conservazione dello stato al Sud desiderato dalla chiesa e che lasciava tutti i cattolici derelitti (perché erano derelitti) per avere l’appoggio o la non ostilità sugli altri versanti, nazionale o internazionale. 

       Così il problema si sposta al 1950, dopoguerra in cui il comunismo non è forte, eppure al sud non si fanno politiche di sviluppo.

       Solo via via prende luogo l’ipotesi di industrializzazione, vero cavallo di Troia dei comunisti che cercano di riprendere spago, perché l’industrializzazione non ha possibilità al Sud e in realtà si costruisce un’industria e una economia assistita al Sud Italia per usarla per un voto comunista con cui si può riproporre politicamente la stessa linea di sottosviluppo che garantisce il controllo politico.

       Il problema al Sud oggi è uguale a quello di due secoli fa ed è derivato dal tenerlo povero per controllarlo.

       La grande quantità di disoccupati viene inquadrata come problema di sottosviluppo e giovanile (vero frutto demografico della proposta procreazione irresponsabile) nascondendo chi questo risultato ha provocato: chiesa e comunismo.

       L’agitare continuo dei problemi insoluti del Mezzogiorno è fatto per far credere che essi siano difficili da risolvere. Niente di più falso.

       La soluzione è semplicissima. Sviluppo alle condizioni di mercato, e quindi di produttività, dei tre settori agricoltura, industria, servizi.

       Buona agricoltura, poca e buona industria, ottimi servizi (specie il turismo).

 

       Il far marciare il Sud in un regime sbagliato di assistenzialismo per tenerlo dipendente fa sì che il Sud mantenga la piega della dipendenza anche perché si è tolta intenzionalmente anche la possibilità della migrazione al Nord dei disoccupati che negli anni ’50 del XX secolo aveva consentito di ristrutturare l’agricoltura.

       Questa possibilità della migrazione interna come modo di risolvere problemi di eccedenza di disoccupati al Sud è stato eliminato con la legge detta di “equo canone” della abitazione così detta a copertura del ruolo infame di questa legge nel determinare la distruzione del mercato degli affitti, per cui l’Italia che ha il più grande patrimonio abitativo al mondo per abitante non ha la possibilità di muovere i propri disoccupati perché non ci sono case in affitto.

       L’affitto in Italia è passato da 1/3 di un salario nel periodo con mercato dell’affitto disponibile a 1 intero salario di oggi con l’equo canone o tutti i vincoli sostitutivi. L’aggravio è enorme e spiega la non utilità della migrazione per cercare il lavoro al Nord perché questo aggravio assorbe l’intero salario e non è più conveniente il cambiare residenza verso il Nord.

       D’altronde la possibilità di comprare la casa è ancora più sfavorita perché la riduzione delle case in affitto ha fatto lievitare la domanda di case in proprietà rincarandole irrimediabilmente, impedendone così l’acquisto ai disoccupati che vorrebbero migrare al Nord. 

       Così si vede che sono stati costruiti accuratamente da chiesa e comunisti i pali di impedimento anche legislativo allo sviluppo del Sud. 

       Ora che al Nord non possono migrare i disoccupati del Sud si è imposta una situazione di fatto di migrazione illegale, fuori dalla legge e che tende a disgregare la società aumentando le eccedenze del mercato del Sud e del Nord con ciò che di destabilizzante e di promozione dell’illegalità che ciò comporta. 

       Questo secondo un progetto che è l’opposto del benessere e che non è l’obiettivo dello stato e del benessere dei cittadini, ma l’obiettivo di chiesa e comunismo che vogliono disgregare lo stato tramite la distruzione della società civile, imponendo loro i comportamenti e ordinando di fatto la società sui principi in base ai quali sarà poi dipendente dalla loro azione politica e di dominio. 

 

1.4   L’uscita dal problema del sottosviluppo del Mezzogiorno è semplicissima.

a)      Si promuova lo sviluppo concorrenziale dell’Agricoltura, di quel poco di industria e di tutti i servizi compreso il turismo.

 

b)    L’eccedenza dei disoccupati al momento si faccia trasferire al Nord abolendo la legge dell’equo canone, volgarmente detta.

 

c)      Si lasci l’aggiustamento a lungo termine della popolazione tramite la procreazione responsabile operare col calo di natalità.

 

d)      Si promuova e si incentivi la parte di sviluppo industriale possibile con sostegno di infrastrutture e formazione tecnica e superiore per tecnici e quadri e imprenditori.

 

e)      Si sviluppi il terziario del turismo e dei servizi tecnici e di supporto alle imprese compresi i servizi culturali e agrituristici.

 

f)         Fatto questo l’Area del Sud è pronta a svilupparsi ad un livello di reddito soddisfacente, riferito a quello cioè del resto del sistema Italia ed Europa, e può poi con la fine del sottosviluppo riprendere la dinamica della natalità e il corso naturale dello sviluppo della popolazione che non ha nessun bisogno di migrazioni illegali.

 

Per quanto riguarda l’origine delle migrazioni illegali, queste sono originate dalle stesse gestioni indicate per il Sud Italia e presenti in tutto il mondo così anche per questi luoghi vale il principio di sviluppo indicato nei punti qui per il Mezzogiorno e chiunque ostacola questi punti e questi principi è lo stesso che ha prodotto quel sottosviluppo per fine di dominio e che sta ora usando le migrazioni illegali per vedere se si può distruggere lo sviluppo anche dove c’è: oggi Italia ed Europa. La migrazione illegale è una forma di aggressione anticapitalista sostenuta da corrotti politici, tecnici e falsi scienziati che dicono che la migrazione illegale “serve”, che la migrazione illegale “è necessaria” nientemeno, che la migrazione illegale “non si può fermare”, con ciò tradendo il loro obiettivo che è quello di promuoverla a tutti i costi anche con falsi pseudo scientifici per fini di disgregare la società ed appropriarsi dello Stato. Ciò è l’obiettivo di chi vuole dominare il Mondo e già lo domina col sottosviluppo, la fame, le guerre e la mancata prospettiva di “questa vita” per indicarne un’ “altra di vita”.

 

g)      Ad accompagnare lo sviluppo del Sud e quello Nazionale è propedeutico lo sviluppo delle infrastrutture viarie autostradali principalmente. Tale sviluppo è stato bloccato dal 1975 come atto anticapitalistico e antisviluppo, con la falsa scusa della crisi petrolifera, e con il blocco delle autostrade che sole avrebbero dato la riduzione dei consumi di petrolio.

Le autostrade nel dopoguerra sono infatti il fattore principale dello sviluppo italiano degli anni ’50 e ’60 chiamato boom economico, insieme al Mercato Comune Europeo del 1957.

 

Senza infrastrutture lo sviluppo si ferma o muore per strangolamento. Strangolamento che è sempre più frequente vedere nelle autostrade d’Italia, circonvallazione di Milano e di Bologna, e in circostanze di movimenti di fine settimana o di feste in tutta l’Italia.

Questa è azione anticapitalistica e di dominio, di compressione delle possibilità di benessere e dei diritti dei cittadini, di chi abbiamo detto ha l’obiettivo di toglierli tutti: diritti e benessere.

 

 

1.5  Storia dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno d’Italia degli anni 1950 – 2001.

       L’intervento straordinario per il Mezzogiorno è stato disposto nei primi anni ’50 secondo una linea di intervento a sostegno alle infrastrutture civili ed agricole, e quindi teoricamente corretto, tramite la Cassa per il Mezzogiorno che ha avuto finanziamenti per questo scopo ed ora è stata eliminata perché aveva assunto competenze non compatibili con il libero mercato.

       Col modificarsi della situazione politica, non liberale, e con il riprendere della influenza politica dei comunisti che è avvenuta anche con la partecipazione dei socialisti al governo italiano dopo il 1962 si ebbero i primi interventi, detti di programmazione, volti a sostenere e a creare al Sud una industrializzazione secondo lo schema marxista secondo cui solo l’industria crea sviluppo ( il marxismo dice valore) e quindi sotto l’influenza politica dei comunisti.

       Si è fatta così la legge degli incentivi industriali a cui grossi gruppi industriali hanno aderito con progetti mastodontici specie nella petrolchimica (Porto Torres, Gela, Brindisi) e nella siderurgia (Taranto) e assorbendo cifre incredibili di contributi fino a far dire che questi gruppi avevano costruito queste fabbriche mastodontiche gratis.

       La piccola e media impresa ha preso poco vantaggio di questa situazione di incentivi perché la maggiore carenza di questo settore è la carenza di qualità manageriali all’altezza del compito e per ciò che abbiamo già detto essere la scarsa attitudine dell’industria a localizzarsi nel Sud Italia per la grande lontananza dal centro gravitazionale della localizzazione che è in Germania (North Rein).

 

       Con i grossi centri petroliferi (Raffinerie principalmente) e dell’acciaio (di Taranto) costruiti quasi tutti a carico dei contributi dello Stato, si ha che questi hanno fatto errori di progetto, dato che quasi tutto era a carico dello Stato, e soprattutto non hanno più fatto adeguamento tecnologico perché non era finanziabile e così, con la crisi petrolifera degli anni ’70 e ’80, questi gruppi sono interamente falliti perché hanno mostrato la loro inefficienza a trattare la raffinazione e l’acciaio a prezzi dell’energia alti.

       Con questi fallimenti che hanno comportato la chiusura di molta della capacità produttiva (come la Siderurgia di Taranto ad es.) installata nel Mezzogiorno con le leggi di incentivazione industriale, la situazione industriale del Mezzogiorno aveva perso molta parte di quella industrializzazione forzata e quasi totalmente finanziata con le risorse dello Stato confermando così la teoria della localizzazione industriale che dice che lontano dal baricentro industriale le localizzazioni in termini di occupati o di fatturato sono via via inferiori.

       Così l’eccesso di localizzazione ha fallito, indicando i limiti di questa industrializzazione e della teoria marxista che la promuoveva come “unica causa di sviluppo”, evidentemente falsa.

 

       Questa enfasi ideologica e di propaganda della industrializzazione al Sud era volta a sottrarre la gente dalle campagne che aveva influenza politica democristiana e trasformarla in operai sindacalizzati ad influenza comunista.

       Questa linea ha comportato la totale trascuranza dello sviluppo efficiente in Agricoltura perché quanto peggio stavano i contadini e gli operai agricoli tanto meglio poteva apparire l’immagine dell’operaio industriale che serviva all’ideologia ancorchè questo operaio navigasse su un Titanic di molto debole sicurezza di navigazione.

 

       Con la legge che abbiamo detto De Marzi Cipolla il colpo all’agricoltura è stato fatale perché portando alla prosecuzione automatica e garantita di tutti i rapporti di affittanza e mezzadria a qualunque titolo operanti (anche semplicemente annuali), e poi alla durata quindicennale, non si è potuto fare più alcun piano di variazione colturale da parte del padrone dei terreni, non c’era più incentivo a fare investimenti migliorativi che solo il padrone poteva avere interesse a fare e ciò rese più conveniente non dare più a coltura le terre per evitare costi giudiziari e incertezze sulla reale proprietà dei beni che l’effettivo contenzioso della legge sostenuto dai comunisti portava per l’ampiezza del contenzioso proposto e per la sua infondatezza laddove c’erano occupazioni solo temporanee.

 

       Tutto questo ha comportato un abbandono spaventoso delle campagne che è stato l’unico processo di rialzo della produttività disgraziato che l’agricoltura del Sud ha subito.

 

       L’agricoltura che è rimasta è quella parte in proprietà gestita con operai agricoli e aziende agricole che ha potuto seguire la linea di razionalizzazione indicata dalla Unione Europea perché non aveva vincoli con affittanza o mezzadria. Queste essendo localizzate di preferenza nelle terre a medio bassa produttività sono state via via abbandonate dai padroni delle terre e quindi le stesse terre abbandonate.

 

       I mezzadri ed affittuari supportati dalla legge De Marzi Cipolla, che violava la rinnovabilità dei contratti e con ciò la flessibilità colturale e di gestione, hanno sperimentato la loro incapacità di fare gli imprenditori perché la qualità e quantità delle terre in loro uso non lo consentivano e perché non erano in grado di seguire l’andamento della agricoltura comunitaria e del mercato.

       I disastrosi effetti di questa legge ideologica che attaccava “la proprietà privata” sono stati di abbandono totale delle terre ad affittanza e mezzadria da parte dei padroni delle terre e poi dopo per le difficoltà e incompetenza degli stessi mezzadri e affittuari.

 

       Questa legge è la copia identica, ideologica e distruttiva operata dai comunisti, di quella che nelle aree urbane ha distrutto l’affitto delle abitazioni con la proroga dei contratti e la statuizione automatica del prezzo degli affitti e che con volgarità è stata chiamata di “equo canone”, come se distruggere il mercato dell’affitto si volesse far passare per cosa equa. La conseguenza è che ora non c’è più l’affitto se non ad un prezzo triplo di prima (in termini depurati dall’inflazione si è passati da 1/3 di salario ad 1 salario pieno) o c’è l’acquisto che è salito a prezzi spaventosi oggi sotto gli occhi di tutti perché non essendoci più l’affitto la domanda di acquisto di appartamenti è cresciuta obbligatoriamente moltissimo e l’offerta ha perso la parte rilevante di case bloccate dalla legge detta di equo canone, volgarmente e falsamente perché chiama equa la distruzione del mercato lasciando senza casa molta gente. Questa gente potrebbe accedere ora solo a prezzi proibitivi alla proprietà della casa e la legge distrugge la possibilità delle migrazioni interne, anche dal Sud al Nord che si basavano sul basso prezzo dell’affitto e sulla ampia e amplissima disponibilità di case in affitto prima della legge che è sempre più faticoso chiamare di “quo canone”.

 

       Due leggi quindi di distruzione della convivenza civile (la De Marzi Cipolla e la “equo canone”) volute dai comunisti e sostenute da accordo volgarmente detto “compromesso storico” per la rottura del sistema dei diritti che è la base dell’azione comunista di attacco agli stati e alla sovranità dei cittadini che viene sostituita con la loro sottomissione e il dominio dei comunisti. La perdita del benessere e il controllo sociale mortifero dura ancora in aree arretrate come la provincia di Nuoro in Sardegna, dove il modello distruggi per dominare sembra ancora portare al consenso elettorale ai comunisti, dato il basso o bassissimo livello della cultura e la presenza di spiriti atavici (valentìa, odio) sollecitati da stregoni del Sardismo e del Comunismo che sono solo frequentatori abituali di botteghe di vino o mestatori distruttori.

       Gli ingenui Sardi della provincia di Nuoro capiranno più tardi, quando sarà ancora più grave il danno, mentre nelle parti più dinamiche dell’economia della Sardegna un taglio salutifero col comunismo, vero inganno, è stato già fatto con le ultime elezioni politiche (del 13-5-2001).

       Queste quindi sono le considerazioni sui fatti dell’incentivazione industriale del Mezzogiorno d’Italia fallita perché per la teoria non poteva essere diversamente perché l’industria ha sue preferenze localizzative che non possono essere modificate con un contributo in conto capitale perché il flusso dei maggiori costi di inefficienza supera qualsiasi contributo, per il fatto che il valore corrispettivo dei flussi (con limite della serie divergente) maggiore di qualsiasi valore dato (contributo del capitale). Con ciò si dà anche l’interpretazione della politica comunista volta a controllare la popolazione facendo cose sbagliate per essa e nascondendole dietro false parole quali “industrializzazione”, “equo canone” legge De Marzi Cipolla tutte cose di prevedibile effetto negativo o disastrose che dovevano rubare il giudizio degli ingenui che altri non ingenui complici del Governo del male hanno lasciato operare per dominare gli Italiani aggiungendogli subdolamente problemi per dominarli.

       Questo fatto dura tutt’oggi.

 

       Tutto questo cattivo impiego di risorse e di leggi per il falso sviluppo del Sud ha lasciato la popolazione al Sud di molto eccedentaria sulle possibilità di sostentamento economico e di occupazione per cui ora un certo aggiustamento demografico sarà necessario ed è in atto: il calo della natalità al Sud che su questa linea di aggiustamento era più indietro del Nord. Al Nord c’è la piena occupazione perché le famiglie dalla crisi petrolifera degli anni ’70 hanno ridotto progressivamente e continuamente la natalità (confermando il ruolo utile e corretto del calo della natalità), mentre al Sud l’ingenuità e la sirena degli incentivi e le lusinghe false dei sussidi hanno ingannato la popolazione mostrando aspettative economiche false per cui oggi, a termine e con la verifica dei fatti, si verifica che quelle aspettative erano false e utilizzate falsamente dai comunisti per propaganda per produrre problemi sociali che cinicamente cercano ancora di gestire.

 

       La giacenza nella posizione di disoccupato di una massa enorme di giovani al Sud è causa di ulteriore calo della natalità per cui la disoccupazione “tende ad eliminare se stessa” nel lungo periodo con correzione demografica se non intervengono soluzioni di assorbimento della disoccupazione da parte dell’economia, e per l’impossibilità causata dalla legge dell’equo canone di migrare al Nord.

 

 

1.6 Un aggiustamento antico, l’emigrazione Oceanica dell’ottocento e del Novecento del Sud Italia.

       Nel Sud Italia al momento della Unificazione dell’Italia avvenne un aggiustamento che io chiamo aggiustamento da accorpamento in un’area economica e valutaria maggiore.

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